|
IL BULLISMO
Cosa
è il bullismo?
E’
un fenomeno molto diffuso in vari ambienti della società
attuale, specialmente nelle scuole. Nel passato era relegato
all’ambiente
militare, dove prendeva il nome di “nonnismo”. Il
bullismo, espressione
derivata dall’inglese “bullyng”
(bull=toro), identifica tutti quei
comportamenti di sopraffazione che tendono a mostrarsi superiori
all’altro,
prevaricandone i diritti a proprio
vantaggio.
Come si manifesta e
perché?
Si
esprime con comportamenti che abbracciano un vasto spettro
di azioni, che possono andare dalla presa in giro, alla minaccia, alla
violenza
fisica. I comportamenti possono comprendere la minaccia di conseguenze
fisiche
se non si consegna la merenda, o se non si fanno copiare i compiti, o
se non si
paga la “tangente”, e via dicendo fino a forme
più adulte, violente e abusanti.
In tutti questi comportamenti è sempre presente un
atteggiamento di superiorità
che viene fatto valere e imposto alla vittima, che è spesso
un “diverso” dal
resto del gruppo. Lo scopo principale è trovare un proprio
senso di identità,
di forza e di approvazione da parte degli altri. In questo senso non
possono esistere
“bulli” solitari, perché il
comportamento ha valore nel contesto del gruppo,
che fa da spettatore e/o attore dei comportamenti prevaricatori. In
questo modo
l’attore guadagna prestigio, stima e rafforza la propria
reputazione nei
confronti degli altri, dai quali si sente ppoi rispettato e temuto. A
volte è
anche una forma di comunicazione violenta che la persona adotta per
incapacità
di comunicare in modo diverso. Tipico è l’insulto
o la reazione violenta da
parte di chi, in un confronto verbale, non sa far valere a parole la
sua
ragione.
Quale sono le radici?
Come
tanti altri comportamenti, spesso negativi, possiamo
osservare un’influenza dei mass media, in particolare il
cinema, alcuni serial
televisivi alcune espressioni sportive, anche se non è
possibile attribuire
solo alla emulazione la causa reale di questo fenomeno. Nella
età
adolescenziale, o preadolescenziale, il ruolo di quello che spesso
viene
chiamato un “eroe negativo” viene visto come
vincente perchè in grado di
opporsi con la violenza a tutti gli altri, all’establishment.
Spesso il
bullismo affonda le sue radici nel senso di inadeguatezza, di
inferiorità, di mancanza
di autostima. Alle basi possono esserci sensi di rabbia che la persona
non
riesce ad esprimere in altro modo; una ricerca di identità
personale, carente
per mancanza di autostima; un desiderio di sentirsi importanti e
potenti, senso
raggiunto con la paura istillata nella vittima; una reazione difensiva
dovuta
alla propria debolezza interiore che viene mascherata attraverso
l’aggressività; un desiderio di vendetta dovuto a
prevaricazioni subite. In
ogni caso è una forma di abuso perpetrata a danno di una
persona più debole,
con gesti che portano il “bullo” a sentirsi
gratificato con un comportamento
violento.
Lo si può contrastare?
Serve farlo?
Il
contrasto del bullismo non è facile perché
richiede la
eliminazione della gratificazione e del rinforzo positivo che la
persona
ottiene con i proprio comportamenti abusivi e prevaricatori. Affrontare
il
bullismo opponendo una violenza maggiore potrebbe portare ad un
incremento del
livello di conflitto, rinforzando i fatto l’idea che il
modello vincente è sempre
la sopraffazione, anche se spesso sembra che questo sia
l’unico tipo di
linguaggio che il bullo riesce a recepire. Per
eliminarlo occorre creare un vuoto
relazionale, un spazio di disagio che mostri come il bullismo non
“paghi” più.
In questo vediamo la necessità di una educazione non tanto
del “bullo”, in
quanto degli altri “attori”: la vittima e il
gruppo. Quando una azione riceve
riprovazione e non apprezzamento porta a cercare altre forme di
comunicazione e
di affermazione. Da questo punto di vista l’approccio
è principalmente
comportamentale, dal momento che un approccio più cognitivo
resta difficile per
la resistenza del “bullo” ad ascoltare altri punti
di vista.
Subire passivamente o denunciare?
A volte
la non reazione, porta alla perdita del significato
stesso dell’azione di prevaricazione che ha come scopo
l’intimidazione e la
soggezione emotiva dell’altro. Questo può essere,
in alcuni casi la strategia
corretta. In altri casi, la denuncia aperta del comportamento,
un’esposizione
della persona alle conseguenze morali e sociali, il ricorso ad una
legittima
autorità superiore, l’emarginazione sociale e
l’eliminazione dei rapporti
personali, sono altre possibili strategie di contrasto, non sempre
facili e con
risultati immediati, ma senza dubbio giuste e corrette
perché tolgono la
gratificazione al comportamento.
Se un saggio viene a
contesa con uno stolto, quello va in collera o ride, e non
c’è da
intendersi.- (Proverbi 29:9)
L’uomo dalla collera
violenta deve essere punito; perché, se lo liberi, dovrai
tornare daccapo.-
(Proverbi 19:19)
Ma io vi dico: non
contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia
destra, porgigli anche l’altra;- (Matteo 5:39)
Bibliografia:
- La
Bibbia, Versione Nuova Riveduta, Società Biblica di
Ginevra, 1994
top
info@teenchallenge.it |