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Marijuana
Che cos’è
la marijuana?
La
marijuana – spesso chiamata erba, maria,
fumo, canna, spinello, brace, paglia – è una
mistura grigio-verde di foglie,
gambi, semi e fiori
secchi triturati di “Cannabis sativa” (la pianta
della canapa). La maggior parte
dei consumatori di marijuana fuma questa droga attraverso sigarette
preparate
manualmente chiamate spinelli (o “joint”) ed in
numerosi altri modi; alcuni
utilizzano pipe o pipe d’acqua, chiamate
“bong”. Si sta diffondendo anche l’uso
di sigari di marijuana, chiamati “blunt”. Per
realizzare i blunt, gli
utilizzatori tagliano i sigari e sostituiscono il tabacco con la
marijuana,
spesso combinata con un’altra droga, come crack o cocaina. La
marijuana può
anche essere usata nel tè e talvolta miscelata col cibo.
Il
principale principio attivo contenuto nella
marijuana è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), che
origina gli effetti di
alterazione mentale caratteristici dell’intossicazione da
marijuana. La
quantità di THC (che è anche il principio
psicoattivo dell’hashish) determina
la potenza e, pertanto, gli effetti della marijuana. Fra il 1980 ed il
1997, la
quantità di THC presente nella marijuana è
aumentata in maniera preoccupante
negli Stati Uniti.
Quali sono gli effetti della
marijuana sul cervello?
Gli
scienziati hanno appreso molto sul modo in
cui il THC agisce sul cervello per produrre i suoi numerosi effetti.
Quando
qualcuno fuma marijuana, il THC si trasferisce rapidamente dai polmoni
nel
sangue, e la sostanza è trasportata agli organi
attraversando il corpo,
compreso il cervello. Nel cervello, il THC si connette a specifiche
aree delle
cellule nervose chiamate recettori di cannabinoidi ed influenza
l’attività di
queste cellule. Alcune aree del cervello hanno numerosi recettori di
cannabinoidi; altre ne hanno pochi o non ne hanno affatto. Molti di
questi
recettori si trovano nelle aree del cervello che influenzano il
piacere, la
memoria, il pensiero, la concentrazione, la percezione del tempo e la
coordinazione dei movimenti.
Quali sono gli effetti
principali
derivanti dall’uso di marijuana?
Gli
effetti della marijuana iniziano subito
dopo che la droga ha raggiunto il cervello e durano da 1 a
3 ore. Se la marijuana è
consumata insieme a bevande o a cibi, gli effetti a breve termine
iniziano più
lentamente, solitamente da mezz’ora ad un’ora dopo
l’assunzione, e durano più a
lungo, anche 4 ore. Fumare marijuana causa il deposito nel sangue di
quantità
di THC molto superiori rispetto a quelle che derivano
dall’assunzione della
droga attraverso cibi e bevande.
Pochi
minuti dopo aver inalato il fumo di
marijuana, il cuore di una persona comincia a battere più
rapidamente, i
passaggi bronchiali si rilassano e diventano più ampi, i
vasi sanguigni degli
occhi si espandono provocando i caratteristici occhi rossi. La
frequenza
cardiaca, solitamente di 70 - 80 battiti al minuto, può
crescere da 20
a 50 battiti o più per
minuto e, in alcuni casi, anche del doppio. Questo effetto è
maggiore se altre
droghe sono assunte insieme alla marijuana.
Quando
il THC raggiunge il cervello fa sentire
la persona euforica, agendo sul sistema di ricompensa cerebrale
(l’area del
cervello che risponde a stimoli come il cibo e le bevande), come la
maggior
parte delle droghe da abuso. Il THC attiva il sistema di ricompensa
cerebrale
come quasi tutte le droghe da abuso, stimolando le cellule cerebrali
allo scopo
di rilasciare dopamina.
Chi
fa uso di marijuana può sperimentare
piacevoli sensazioni, i colori ed i suoni possono sembrare
più intensi ed il
tempo sembra scorrere molto lentamente. La bocca diventa asciutta e
l’utilizzatore può sentire o avvertire rapidamente
gli stimoli della
fame e della sete. Le mani potrebbero iniziare a tremare e diventare
fredde.
L’euforia passa dopo un po’ e la persona potrebbe
sentirsi stanca o depressa.
In alcuni casi l’uso di marijuana può produrre
ansia, paura, diffidenza o
panico.
L’uso
di marijuana altera la capacità della
persona di memorizzare e ricordare gli eventi e di spostare
l’attenzione da una
cosa ad un’altra. Il THC inoltre interrompe la coordinazione
e l’equilibrio
legandosi ai ricevitori nel cervelletto e alle parti del cervello che
regolano
l’equilibrio, la postura, la coordinazione dei movimenti ed
il tempo di
reazione. Attraverso i suoi effetti sul cervello e sul corpo,
l’intossicazione
da marijuana può causare incidenti. Alcuni studi dimostrano
che
approssimativamente dal 6 al 10 per cento delle vittime di incidenti
mortali
risultavano positive al THC. In molti di questi casi è stata
rilevata anche la
presenza di alcol.
Uno
studio condotto dal “National Highway
Traffic Safety Administration”, ha evidenziato che una
singola dose, anche
moderata, di marijuana altera le prestazioni alla guida di un
automezzo.
Inoltre, se una dose di marijuana, anche piccola, è assunta
insieme a sostanze
alcoliche, gli effetti prodotti sono notevolmente più
elevati rispetto agli
effetti che derivano dall’assunzione di una soltanto di tali
droghe. Gli
indicatori di guida utilizzati per questi test includono il tempo di
reazione,
la frequenza visiva di ricerca (l’autista che controlla le
vie laterali), e la
capacita di percepire e/o rispondere ai cambiamenti nella
velocità relativa
degli altri veicoli.
Gli
utilizzatori di marijuana che hanno
assunto dosi elevate di droga possono manifestare psicosi tossiche
acute, come
allucinazioni, illusioni e spersonalizzazione – una perdita
del senso di
identità personale, o auto-riconoscimento. Benché
le cause specifiche di questi
sintomi siano ancora ignote, sembra che questi sintomi si verifichino
più
spesso quando una dose elevata di cannabis è consumata in
cibo o bevande
piuttosto che fumata.
Quali sono gli effetti della
marijuana sulla salute fisica?
Si
è
constatato che chi fa uso di marijuana incontra maggiori
difficoltà nel
tentativo di smettere di fumare tabacco. Questo è stato
recentemente
evidenziato da uno studio fra fumatori adulti che metteva a confronto
chi
fumava tabacco e marijuana e chi fumava solo tabacco. La relazione fra
l’uso di
marijuana ed il continuare a fumare era particolarmente forte in chi
fumava
marijuana quotidianamente al momento dell’intervista
iniziale, 13 anni prima
dell’intervista successiva.
Uno
studio su 450 persone ha evidenziato che
chi fuma spesso marijuana ma non fuma tabacco ha maggiori problemi di
salute e
perde più giorni di lavoro dei non fumatori. In questo
studio, molti dei giorni
di malattia extra usati da chi fumava marijuana derivavano da malattie
respiratorie.
Perfino
l’uso non frequente di marijuana può
provocare bruciore e rossore di bocca e gola, spesso accompagnata da
tosse
pesante. Chi fuma marijuana regolarmente può presentare
molti dei problemi
respiratori che affliggono i fumatori di tabacco, come tosse e
produzione di
catarro quotidianamente, una frequenza maggiore di malattie
respiratorie in
forma acuta, un rischio maggiore di infezioni polmonari ed una tendenza
maggiore a soffrire di ostruzione delle vie aeree.
L’insorgere
del cancro ai polmoni ed alle vie
respiratorie può essere favorito dal fumare marijuana. Uno
studio che
confrontava 173 pazienti ammalati di cancro e 176 individui sani ha
mostrato
che fumare marijuana accresce la probabilità di sviluppare
cancro alla testa o
al collo e che quanta più marijuana viene fumata tanto
più aumenta il rischio.
Un’analisi statistica dei dati ha indicato che fumare
marijuana raddoppia o
triplica il rischio di cancro.
La
marijuana ha la capacità di favorire lo
sviluppo del cancro ai polmoni e ad altre parti del sistema
respiratorio perché
contiene agenti irritanti e cancerogeni. Infatti il fumo di marijuana
contiene
dal 50 al 70 per cento in più di idrocarburi cancerogeni
rispetto al fumo di
tabacco. Il fumo di marijuana produce inoltre alti livelli di un enzima
che
converte determinati idrocarburi nella loro forma cancerogena, livelli
che
possono accelerare i cambiamenti che in definitiva producono le cellule
maligne. Chi fa uso di marijuana, di solito inala più a
fondo e trattiene il
respiro più a lungo di chi fuma tabacco, il che incrementa
l’esposizione dei
polmoni a fumo cancerogeno. Questo vuol dire che, a parità
di sigarette, fumare
marijuana incrementa il rischio di cancro più che fumare
tabacco.
Alcuni
degli effetti negativi causati dalla
marijuana possono derivare dal fatto che il THC altera la
capacità del sistema
immunitario di combattere le malattie infettive ed il cancro.
Esperimenti di
laboratorio effettuati sottoponendo cellule animali ed umane al THC o
ad altri
componenti della marijuana hanno dimostrato che le normali reazioni di
prevenzione delle malattie, di molte delle principali cellule
immunitarie, sono
inibite. In altri esperimenti, topi esposti al THC, o a sostanze
correlate,
sviluppavano infezioni batteriche e tumori più facilmente
rispetto a topi non
esposti a tali sostanze.
Una
ricerca ha indicato che il rischio di
attacco cardiaco per una persona, che ha fumato marijuana, nella prima
ora
successiva all’assunzione, è quattro volte
superiore rispetto al normale. I
ricercatori suggeriscono che un attacco cardiaco potrebbe verificarsi,
in
parte, perché la marijuana fa crescere la pressione
sanguigna e la frequenza
cardiaca e riduce la capacità di trasportare ossigeno del
sangue.
Quali
sono le conseguenze dell’utilizzo
di marijuana sulla scuola, sul lavoro e nella vita sociale?
Gli
studenti che fumano marijuana ottengono
voti inferiori ad hanno minori probabilità di diplomarsi
rispetto ai loro
compagni non-fumatori. I lavoratori che fumano marijuana hanno
più spesso
problemi sul lavoro rispetto ai loro colleghi. Diversi studi hanno
associato ai
lavoratori che fumano marijuana un maggior numero di assenze, lentezza,
incidenti, lamentele e cambio di lavoro. Uno studio fra i lavoratori
comunali
ha rilevato che gli impiegati che fumavano marijuana sul lavoro o al di
fuori
dell’orario di lavoro manifestavano dei comportamenti di
rifiuto – come
lasciare il lavoro senza permesso, sognare ad occhi aperti, svolgere
questioni
personali durante l’orario di lavoroo sottrarsi ai propri
compiti, con
conseguenze negative sulla produttività e sul morale.
All’uso
di marijuana sono associati
depressione, ansietà e disturbi della
personalità. Le ricerche dimostrano
chiaramente che l’uso di marijuana ha la capacità
di creare problemi nella vita
quotidiana o peggiorare l’esistenza di una persona. Siccome
la marijuana
compromette la capacità di apprendere e di ricordare le
informazioni, quanto
più una persona usa marijuana tanto più
sarà incapace di svolgere attività
sociali, lavorative ed intellettuali. In uno studio sulla cognizione,
gli
adulti sono stati analizzati sulla base delle loro prestazioni. Chi
faceva un
notevole uso di marijuana ha ottenuto risultati notevolmente
più bassi con
riferimento alle abilità matematiche ed alla
capacità di espressione verbale,
rispetto a chi non fumava marijuana.
Inoltre,
altre ricerche hanno dimostrato che
gli effetti negativi della marijuana sulla memoria e
l’apprendimento possono
durare per giorni o settimane dopo che sono svaniti gli effetti
più acuti della
droga. Ad esempio, uno studio su 129 studenti universitari ha rilevato
che chi
faceva un forte uso di marijuana (chi aveva fumato marijuana in almeno
27 dei
30 giorni prima di tale studio), presentava notevoli problemi riguardo
alle
operazioni che richiedevano attenzione, memoria e apprendimento, anche
se non
aveva usato la droga nelle ultime 24 ore. Gli utilizzatori abituali di
marijuana,
in questo studio, avevano maggiori problemi a conservare e spostare la
propria
attenzione, nonché a registrare, organizzare e usare
informazioni rispetto a
chi aveva utilizzato marijuana non più di 3 volte negli
ultimi 30 giorni. Di
conseguenza, chi fuma marijuana una volta al giorno può
operare ad un livello
intellettuale ridotto per tutto il tempo. Recentemente, gli stessi
studiosi
hanno osservato che la capacità di ricordare le parole di un
elenco da parte di
un gruppo di fumatori abituali di marijuana è ancora
compromessa una settimana
dopo la cessazione dell’uso di marijuana, e ritorna normale
dopo 4 settimane.
Di conseguenza, perfino dopo un uso intenso di marijuana per un lungo
periodo
di tempo, se un individuo smette di usare tale droga, può
recuperare alcune
capacità cognitive.
Altri
studi hanno prodotto ulteriori prove sul
fatto che gli effetti della marijuana sul cervello, a lungo andare,
possono
causare un deterioramento drastico delle capacità
fondamentali della persona.
Gli studiosi hanno assegnato ad alcuni studenti dei test per misurare
la loro
capacità di risolvere problemi e le loro caratteristiche
emotive. I risultati
hanno dimostrato come gli studenti, che già bevevano alcol e
fumavano
marijuana, erano svantaggiati rispetto ai loro compagni; questa cosa si
accentuava però significativamente con il passare del tempo.
Le analisi
associano l’uso di marijuana, indipendentemente
dall’uso di alcol, ad una
ridotta capacità di
“auto-rafforzamento”, un gruppo di
abilità psicologiche che
consentono all’individuo di conservare la propria fiducia e
di perseverare nel
perseguimento degli obiettivi.
L’uso di marijuana
durante la
gravidanza può nuocere al bambino?
Alcune
ricerche hanno dimostrato che i bambini
nati da donne che hanno fatto uso di marijuana durante la gravidanza
manifestano risposte alterate agli stimoli visivi, un accresciuto
tremito ed un
pianto più acuto, che potrebbero indicare problemi nello
sviluppo neurologico.
Si è osservato che i bambini esposti alla marijuana, durante
l’infanzia e gli
anni pre-scolastici presentano maggiori problemi comportamentali e
problemi
nello svolgere compiti che richiedono percezione visiva, comprensione
linguistica, attenzione continua e memoria, rispetto ai bambini non
esposti
alla marijuana. A scuola, è più probabile che
questi bambini presentino dei
deficit nelle abilità decisionali, nella memoria e nella
capacità di prestare
attenzione.
L’uso di marijuana
crea dipendenza?
L’uso
di marijuana per lunghi periodi può portare alcune persone
alla dipendenza;
così, queste persone usano la droga compulsivamente anche se
ciò interferisce
con la famiglia, la scuola, il lavoro e le attività
ricreative. Il “National
Household Survey on Drug Abuse” del 2001, stimava che 5,6
milioni di americani
dai 12 anni in su avevano riportato problemi con le droghe illegali
nell’ultimo
anno. Di questi, 3,6 milioni presentavano i sintomi medici della
dipendenza da
droga. Più di 2 milioni presentavano le caratteristiche
della dipendenza da
marijuana/hashish. Nel 1999, più di 220.000 persone che
hanno partecipato a dei
programmi di disintossicazione, hanno affermato che la marijuana era la
droga
che usavano maggiormente.
Insieme
al desiderio, i sintomi della crisi
d’astinenza possono rendere difficile smettere di usare la
droga per chi ne fa
uso da molto tempo. Chi prova a smettere sperimenta
irritabilità, difficoltà di
dormire e ansietà, nonché
un’accresciuta aggressività nei test psicologici,
che
raggiunge il suo culmine circa una settimana dopo l’ultima
assunzione della droga.
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