Le
News sulle DIPENDENZE
aggiornate al 04 Giugno 2010
I
testi delle ALCOOL NEWS
*Tutte le news hanno solo scopo
informativo e non dipendono da L'Arca Teen
Challenge.
tratto
dal sito:Diariodelweb.it
L’abbiamo
sentito dire molte volte: mai mescolare l’alcool coi farmaci. Ma non tutti si
rendono conto dei gravi pericoli per la salute che sono causati dall’ingerire
nello stesso tempo bevande alcoliche e medicinali. A volte queste accoppiate si
rivelano micidiali perché le bevande alcoliche consumate in abbondanza possono
accentuare gli effetti collaterali di certe medicine o possono provocare
reazioni del tutto avverse. Succede che l’alcool impegna gli enzimi del fegato
che così non possono più metabolizzare i farmaci.
La
conseguenza è il sovradosaggio di sostanze farmacologiche con la conseguenza di
inevitabili fenomeni di tossicità. A cura degli esperti riportiamo un elenco
delle combinazioni alcool-farmaci più a rischio, specificando che gli effetti
dell’interazione non si conoscono fino in fondo ma che esistono comunque delle
regole cui attenersi per correre meno rischi : una delle regole prevede per
ogni classe di farmaci un limite di bevuta oltre il quale si potrebbero avere
interazioni pericolose con l’alcol.
Specificheremo
via via.
1)
Partiamo dagli ANTIBIOTICI che
possono interferire con la metabolizzazione dell’alcol. Gli esperti affermano
che «Parte dell’alcol assunto, infatti, è scomposto dal fegato in acetaldeide,
una sostanza tossica eliminata da alcuni enzimi. Le cefalosporine (altri
antibiotici) neutralizzano l’azione di questi enzimi favorendo l’accumulo di
acetaldeide. In questo caso compaiono arrossamento della pelle, nausea, vomito,
palpitazioni, abbassamento della pressione. Chi assume questi farmaci deve
astenersi dal bere alcolici fino a tre giorni dopo l’interruzione della cura.»
2) ANTICOAGULANTI,
i farmaci come la warfarina che impediscono la formazione di trombi nel sangue.
Il rischio di sanguinamento è in agguato se l’assunzione di alcool è
prolungata. Verrebbe cioè annullata l’efficacia terapeutica del medicinale. Il
limite massimo è 5 bicchieri.
3) ANTISTAMINICI:
l’alcol interagisce con quelli poco sedativi (clemastina,clemizolo, ciclizina,
feniramina) accentuando gli effetti esercitati dai farmaci sul sistema nervoso,
ma non con quelli non sedativi (astemizolo,cetirizina, crivatina,loratadina).
Compaiono quindi sonnolenza, calo di attenzione e concentrazione a seconda
della quantità di alcool assunta. Il limite massimo è di tre bicchieri.
4) ANTIPERTENSIVI.
L’assunzione prolungata di alcool aumenta la pressione e riduce l’effetto dei
farmaci. Se si superano i tre o quattro bicchieri di vino una volta ogni tanto
può accadere che l’alcol accentui l’azione degli ipertensivi:quindi la
pressione cade rapidamente e la persona può svenire. Il limite è due bicchieri.
5) ANTIDIABETICI.
L’alcool potenzia gli effetti e quindi si può andare incontro a crisi
ipoglicemiche che alterano la lucidità mentale. Il limite è un bicchiere
6) ANSIOLITICI.
Una piccola quantità di alcool può avere effetti negativi se è associata
all’assunzione di benzodiazepine: può causare infatti sonnolenza e
appannamento. Se l’alcool è assunto con lorazepam ne riduce l’efficacia. Se
invece è preso con l’alprazolam può aumentare l’aggressività della persona..
L’alcool può provocare questi effetti fino a 12 ore dopo l’assunzione degli
ansiolitici. Il limite è 2 bicchieri
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tratto
dal sito:Corriere.it
GARDONE RIVIERA (BRESCIA) - Anche i nonni amano lo sballano. Spesso
soli, con problemi di salute e difficoltà economiche, si rifugiano nella
bottiglia, nei farmaci che leniscono l'ansia e anche nelle droghe come la
cocaina. Ben 2,5 milioni di «over 65» italiani sono a rischio abuso di alcolici,
medicinali e sostanze illegali. In aumento del 10% rispetto a un anno fa, con
una stima di crescita di un terzo entro dieci anni. Lo rivelano gli esperti
riuniti per il X Congresso della Società italiana di psicogeriatria, a Gardone
Riviera (BS) dal 15 al 17 aprile, sottolineando che i cambiamenti della società
stanno profondamente influenzando il pericolo di abuso nella terza età, spesso
poco conosciuto e sottovalutato.
FENOMENO IN CRESCITA - «È in crescita - spiega Marco Trabucchi,
presidente della Società italiana di psicogeriatria - il fenomeno delle
separazioni tra coniugi anche in età avanzata, evento nuovo che ha effetti
devastanti sulla psiche dell'anziano, in particolar modo della donna. Le anziane
casalinghe bevono molto, quando non hanno interessi familiari e sono sole, e
fanno spesso un uso inappropriato o eccessivo di analgesici oppioidi,
ansiolitici e sedativi». In molti casi, l'unica compagnia è la pasticca o la
bottiglia. Per Trabucchi, inoltre, «le difficoltà economiche incidono sulla
possibilità di avere attività sociali, così come il pensionamento: la "sindrome
della perdita di senso", collegata con la fine del lavoro, comporta spesso
depressione e la sensazione di essere inutili. Così, l'alcol e lo stordimento
dato dai farmaci assunti in modo inappropriato o addirittura dalle droghe
diventano un rifugio per molti». Si stima che oggi siano circa 10 mila gli
anziani che consumano cocaina o altre sostanze come marijuana e anfetamine.
ANZIANI ASSISTONO ANZIANI - «Non è più raro che donne "over 65'" si
trovino ad assistere le madri novantenni - osserva Trabucchi - Una situazione
fragilissima, esposta alle malattie dell'una e dell'altra e all'angoscia di chi
presta assistenza per il timore di perdere nel tempo la capacità di essere
d'aiuto in maniera efficace. La maggior parte dei caregiver (coloro che
prestano assitenza) lo diventa per affetto e per necessità, perchè la storia
personale o delle relazioni in famiglia non lascia spazio ad altre possibilità».
«Il 60% delle donne caregiver - prosegue l'esperto - non lavora o è casalinga,
le altre spesso sono costrette prima o poi a lasciare l'impiego o a chiedere il
part-time perchè in molti casi non ricevono alcun aiuto dall'esterno. Senza
dimenticare che la durata dell'assistenza è in continuo aumento: a oggi si
prolunga in media per 8-10 anni».
DONNE PIÙ A RISCHIO - Le più a rischio di esaurimento psicofisico sono
«le donne over 65, che assistono a tempo pieno il coniuge ormai in fase avanzata
di malattia, non hanno aiuto di alcun genere, hanno scarse relazioni sociali,
problemi di salute e sono psicologicamente molto provate. Altrettanto a rischio
le figlie "multiruolo" (un caregiver su 5), impegnate su più fronti oltre che
nell'assistenza al malato, con il quale in genere non convivono». Uno dei
momenti più difficili sul piano psicologico è quando il paziente non riconosce
più il proprio caro o lo confonde con altri componenti della famiglia. In questi
casi alla fatica fisica dell'assistenza si associano le crisi psicologiche, che
inducono ripensamenti sull'insieme della propria scelta. «Non dobbiamo
sottovalutare le conseguenze, anche pesanti, che tutto questo può comportare -
sottolinea Trabucchi - Una malattia invalidante dell'anziano colpisce non solo
il paziente, ma la sua intera famiglia: per questo è importante accorgersi del
disagio, e aiutare chi aiuta», raccomanda.
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tratto
dal sito:Etribuna.com
Il 9,4% della popolazione in Italia
consuma quotidianamente alcol in quantità non moderate e il 15,9% non rispetta
le indicazioni di consumo proposte dagli organi di tutela della salute, pari a
più di nove milioni di persone considerate a rischio. Età media sempre più bassa tra i giovani, poco più di 12 anni con una
prevalenza tra le più alte in Europa. Questi alcuni dei dati forniti dal
ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nella sesta Relazione al Parlamento sugli interventi
realizzati da Ministero e Regioni in attuazione della Legge 30 marzo 2001, n. 125 “Legge quadro in materia
di alcol e problemi alcolcorrelati”.
Nei confronti dell'Europa l'Italia presenta una minore
prevalenza di consumatori di bevande alcoliche e una minore diffusione del binge
drinking, l'alcolico fuori pasto; tuttavia, fra coloro che consumano alcol,
ben il 26% lo fa quotidianamente (il doppio della media europea), il 14% lo fa
da 4 a 5 volte a settimana (valore più alto in Europa) e il 34% pratica il binge
drinking almeno una volta a settimana (contro il 28% della media europea).
Il binge drinking è diffuso soprattutto nella
popolazione maschile di 18-24 anni (22,1%) e di 25-44 (16,9% ). Cresce la
prevalenza delle donne consumatrici. Nei ricoveri ospedalieri risulta in
aumento anche la percentuale di diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica
alcolica in rapporto alle altre diagnosi (+ 6,5 punti percentuali dal 2000 al
2006).
Nel 2008, il 17,6% dei giovani di 11-15 anni ha
consumato bevande alcoliche, in un'età al di sotto di quella legale per la
somministrazione e per la quale il consumo consigliato è pari a zero. Tra i
giovani di 18-24 anni di entrambi i sessi, il 70,7% ha consumato bevande
alcoliche, con una prevalenza superiore alla media nazionale.
La tipologia di consumo a rischio prevalente tra i
giovani è il consumo fuori pasto, che ha riguardato, nel 2008, il 31,7% dei
maschi e il 21,3% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 24 anni. Nella
stessa fascia di età, il 13,2% dei maschi e il 4,4% delle femmine ha praticato
il binge drinking nel corso dell'anno.
Tra i giovani conducenti si riscontra il più alto numero
di feriti e morti negli incidenti stradali (29.672 feriti di 30-34 anni e 432
morti di 25-29 anni nel 2007) e l'ebbrezza da alcol ha rappresentato nel 2007
il 2,09 % del totale di tutte le cause di incidente stradale rilevate.
Tra gli anziani di oltre 65 anni, il 48,1% dei maschi
e il 13,1% delle femmine consuma alcolici, e in particolare vino, senza
attenersi alle linee guida proposte dagli organi di tutela della salute.
La Relazione rileva peraltro che nell'ultimo triennio,
in maniera più o meno marcata e diffusa tra le diverse categorie di popolazione
e fasce di età, si intravede una positiva tendenza alla diminuzione di alcuni
indicatori di rischio, quali la prevalenza dei consumatori quotidiani non
moderati, dei binge drinkers, dei consumatori fuori pasto. Si conferma inoltre
nel 2006 la positiva tendenza al calo nel tempo del tasso nazionale di
mortalità per cirrosi epatica (9,61 per 100.0000 ab. nel 2006) e del tasso
nazionale di ospedalizzazione per diagnosi totalmente alcolcorrelata (154,9 per
100.000 ab. nel 2006). Tra il 2006 e il 2007 si è registrata anche una
diminuzione del numero degli utenti alcoldipendenti in trattamento nei servizi
alcologici del SSN (-3000 circa) e, tra essi, della percentuale di giovani di
20-29 anni, interrompendo una tendenza all'aumento in atto fin dal 1996.
Per il consolidamento di questi dati positivi occorre
lavorare, in linea con gli orientamenti della legge 125/2001 e tenendo conto
della grande importanza della prevenzione. In questa direzione, Ministero e Regioni
sono attualmente impegnati attivamente per inserire il tema alcol e salute
nell'ambito del prossimo Piano Nazionale triennale di Prevenzione, con la
previsione di interventi regionali e di azioni centrali finalizzati a
promuovere stili di vita sani anche in relazione al consumo di alcol.
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tratto
dal sito:Vitadidonna.it
«Se alcuni giovani inseguono il cosiddetto
'sballo', è perché vivono in una realtà in cui si trovano male e il disagio
giovanile è una malattia dell'anima che ha bisogno di trovare un ascolto. Per
limitare gli eccessi non basta mettere dei paletti, ma occorre prendere in
considerazione tutto lo scenario che sta a monte dell'abuso».
Così l'oncologo ed ex ministro della Sanità
Umberto Veronesi, nell'ambito della campagna 'Le parole per dirlo', al
via da ieri sul sito www.beviresponsabile.it per prevenire l'abuso di alcol nei
giovani puntando sul dialogo con i loro genitori. «Il tema giovani e alcol -
sottolinea Veronesi nella prefazione alla Guida per i genitori, scritta da un
gruppo di esperti multidisciplinare - mi sta particolarmente a cuore perché
riguarda l'educazione dei nostri ragazzi.
Sono padre di sette figli e trovo che uno dei
compiti più impegnativi del genitore sia quello di parlare con loro»,
raccomanda. «Se un ragazzo apprende fin da piccolo ad essere moderato in tutto -
prosegue l'oncologo - più difficilmente cadrà in quegli stili di vita che vedono
spesso i giovani accorrere al rito pomeridiano dell'happy hour, o abbandonarsi
all'insensato binge drinking fino all'ubriacatura. Creando un vero dialogo, i
nostri figli potranno trovare una risposta alle loro domande e noi svilupperemo
la capacità di comprendere tempestivamente le situazioni di disagio».
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tratto
dal sito:Newnotizie.it
E’ sicuramente uno dei problemi più pressanti che riguardano i giovani
italiani da qualche anno a questa parte. Stiamo parlando dell’alcool, fenomeno
sempre più diffuso (anche se, è bene dirlo, un’ indagine Ispad del 2007 pone
l’Italia al ventesimo posto su 35 paesi analizzati per diffusione del problema)
specie sotto i 17 anni. Fattori di preoccupazione sono soprattutto le nuove
abitudini in via di diffusione, quali il bere in poche occasioni, ma bere molto
(in gergo ‘binge drinking’), il bere fuori pasto ed avere come unica finalità
della bevuta lo stato di ebbrezza e non un reale piacere gustativo.
Risalta quindi in questo quadro un’iniziativa promossa da Assobirra,
l’associazione degli industriali del settore, che è riuscita a coinvolgere
diverse competenze e personalità, da Umberto Veronesi, a Costantino Cipolla
(Direttore della Scuola di Psicologia dell’Univesità di Bologna), da Andea
Balbi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Roma ad Amadeus, chiamato
come testimonial, passando per medici di famiglia come Claudio Cricelli. Al di
là dei consueti slogan in stile “bevi responsabilmente”, tanto inflazionati
quanto probabilmete totalmente inefficaci e incapaci di giungere all’orecchio
dei destinatari, colpisce in particolare l’iniziativa denominata “Le parole per
dirlo”. Alla base vi è la considerazione, suffragata da ricerche mirate
effettuate nelle scuole con la collaborazione di Doxa e Osservatorio permanente
Giovani e Alcool, che fulcro del problema sia una carenza di comunicazione e di
interlocutori validi su cui i giovani possano riversare curiosità ed esperienze
a riguardo. E, non senza sorprese, si scopre che interlocutori privilegiati per
i ragazzi sarebbero proprio i genitori, prima ancora di amici, scuola o
medici.
Via dunque all’operazione – comunicazione tra ragazzi ed adulti, nel sempre
valido campo neutro di internet. Sul sito www.leparoleperdirlo.com si trovano
tre aree: area figli, area genitori e area dialogo,con diversi spunti
di riflessione dai vari punti di vista, e ovviamente concepite anche come
spazio interattivo di discussione aperto anche alle risposte e agli interventi
degli esperti. Buon dialogo a tutti.
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tratto
dal sito:Cittadigenova.com
Un nuovo allarme scuote la provincia di Genova e la Liguria, dove sono impietose
le cifre del rapporto fra giovani e alcol.
I numeri, che testimoniano
comportamenti dannosi per la salute fisica e psichica degli adolescenti, alcuni
dei quali si avvicinano al bicchiere “proibito” già dalla fine dell'infanzia,
suggeriscono di correre ai ripari: “I dati – riferisce il Professor Gianni
Testino, Direttore del reparto Alcologia e Patologie Correlate dell'Ospedale San
Martino e Presidente della sezione Ligure della Società Italiana di Alcologia –
sono stati diffusi dal Ministero della Salute durante la Prima Conferenza
sull'Alcol di Roma, tenuta nell'Ottobre del 2008.
La nostra è la terza
regione in Italia per consumo pro capite, e la quarta per numero di ricoveri: se
ne registrano duecentosettanta ogni centomila abitanti, sia per cause dirette
(intossicazioni acute e cirrosi epatiche, fra le altre), sia indirette
(incidenti sul lavoro e in auto).
Questo a livello complessivo, ma se andiamo
nel particolare, in rapporto alle fasce di età più basse, abbiamo dieci ricoveri
ogni centomila abitanti.
Ciò che si sente nelle scuole è confermato: i
giovani si avvicinano all'alcol intorno agli undici-dodici anni, e sono
venti-venticinque in media, i ragazzi sotto i diciotto anni portati al pronto
soccorso del San Martino a causa dell'abuso di queste sostanze ogni
mese.”
Oltre alla frequenza crescente di questi episodi, si teme per la
dipendenza che potrebbe essere indotta negli under 18: “Si viene a creare un
rapporto problematico – continua - ed è facile scivolare nella dipendenza, che è
indotta molto spesso anche dalla pressione mediatica e pubblicitaria.”
A
tutto ciò, si aggiungono i rischi di bevande apparentemente innocue, che si
rivelano assai pericolose: “Mi riferisco – puntualizza Testino – agli “energy
drink”, che vengono assunti per sentirsi leader e sempre in forma, oppure ai
cosiddetti “ready to drink”. Con questi, i minori possono arrivare ad ubriacarsi
anche tre-cinque volte l'anno, e rimanere vittime di una dipendenza.
Attorno
ai sedici anni, il cervello si sviluppa qualitativamente: mi riferisco alle
sinapsi, che collegano i neuroni, e su queste va ad incidere l'alcol.
Con
queste bevande, apparentemente meno pericolose, il cervello del giovane è
gratificato, e il ragazzo continua a bere, danneggiando fortemente anche il
fegato, che non è ancora sviluppato.” Testino fornisce un dato che rende bene
l'idea delle conseguenze che l'alcol lascia sul fisico di un adolescente:
“Bevendo cinque lattine di birra tutte insieme, al di là della dipendenza, il
cervello di un giovane resterà infiammato per dieci mesi."
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tratto
dal sito:Confinionline.it
La prefettura di Parma rilancia il
progetto di prevenzione della guida in stato di ebbrezza sensibilizzando i
giovani sulle norme da rispettare ma anche puntando all'informazione sui rischi
Riparte il 23 febbraio l'iniziativa della prefettura di Parma 'Alcool? … No!
Guido' rivolta agli studenti dai 16 ai 19 degli istituti superiori della
città.
Il progetto, giunto alla sua seconda edizione, prevede che nei fine
settimana fino ad aprile, i ragazzi insieme alla Polizia Stradale, agli
psicologi, agli operatori della Croce Rossa e dell’Unità di Strada, saranno
nelle discoteche della provincia per portare un messaggio di sicurezza ai propri
coetanei ed invitarli al controllo del tasso alcolemico prima di mettersi alla
guida.
Oltre alle lezioni teoriche in aula, infatti, la peculiarità del
progetto consiste nel coinvolgere i giovani direttamente sul campo per parlare
ai loro coetanei dei rischi della guida in stato di ebbrezza.
Questo può
avvenire, ad esempio, nel dare significato alla trasgressione attraverso
incontri con psicologi ma anche mostrando filmati di incidenti reali oppure nel
far incontrare i ragazzi con altri che hanno subito danni seri derivanti dalla
cattiva condotta in strada.
Il coinvolgimento dei ragazzi è avvenuto anche
attraverso la creazione di un logo da parte degli studenti del liceo artistico
'Toschi' di Parma che interpreta il fenomeno alcool e guida.
Inoltre, al
termine del progetto dello scorso anno scolastico, sono stati fatti compilare ai
ragazzi dei questionari dai quali è emerso il parere favorevole e l'interesse
per l'iniziativa da parte dei ragazzi stessi.
L'obiettivo, in sostanza, è di
informare sulle norme e sulle sanzioni del Codice della strada ma soprattutto
sensibilizzare i giovani su un fenomeno, la guida in stato di ebbrezza, che
rischia di diffondersi come un pericoloso comportamento 'di moda'.
Fonte: Ministero dell'Interno
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tratto
dal sito:Notiziarioitaliano.it
Stop alla vendita di alcolici da asporto dalle 22 alle 3 di notte e stop
all’eccessivo possesso di birre o vino in bottiglie o lattine: è quanto
prevedono due ordinanze firmate oggi dal sindaco per porre freno al consumo di
birre o vino fuori dai locali.
Da subito fino al 31 maggio è vietato vendere
“per asporto alcolici di ogni gradazione in qualunque contenitore e anche
ogni altra bevanda in contenitori di vetro dalle 22 alle 3 di notte in tutto il
centro storico, ovvero all’interno dell’area delimitata dai viali di
circonvallazione, a destra e a sinistra del fiume Arno. Il divieto riguarda
anche il commercio su area pubblica e la vendita attraverso distributori
automatici”. Inoltre, per evitare eccessivi assembramenti di persone con
bottiglie e cartoni di vino o birra ‘di scorta’ sempre fino al 31 maggio è
vietato in tutto il centro storico e al Parco delle Cascine, non solo nelle ore
notturne ma anche di giorno, di “detenere, salvo il possesso finalizzato alla
vendita autorizzata, confezioni di bevande alcoliche che per la quantità
posseduta risultino non esclusivamente destinabili al normale uso
personale”.
Chi "sgarra" rischia la multa fino a 206 euro e l’arresto
fino a tre mesi.
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tratto
dal sito:Agi.it
L'Italia si colloca nelle posizioni piu' basse per consumo pro capite di alcol
nella graduatoria stilata dall'Ocse (2007) ma detiene il primato del piu'
precoce contatto con l'alcol: 12 anni e mezzo rispetto ai 14,6 della media
europea. E' quanto emerge dal rapporto Italia 2010 dell'Eurispes, che sottolinea
anche come il numero dei giovani alcol dipendenti, in particolare, risulta in
costante aumento.
La quota degli alcol dipendenti in carico di eta'
inferiore ai 30 anni ammonta al 15%. Otto milioni e mezzo gli italiani a rischio
abuso di alcol, 750.000 dei quali adolescenti (il vino rimane la bevanda
alcolica piu' consumata dagli adulti). Fra i ragazzi e' molto diffuso il consumo
di bevande alcoliche (birra in primis) al di fuori dei pasti, soprattutto nei
fine settimana e nelle occasione di festa e di incontro sociale.
Secondo
uno studio internazionale, rileva ancora l'Eurispes, l'alcol sara' la terza
causa di disabilita', mortalita' e morbilita' nei prossimi anni. Quanto agli
effetti negativi, almeno 24.000 decessi l'anno, malattia e disabilita' causano
una spesa pari al 3% del Pil.
L'alcol e' oggi all'origine del 25% della
mortalita' giovanile dei ragazzi e del 10% di quella delle ragazze. Inoltre, in
Italia la mortalita' per incidente stradale correlata al consumo di alcol viene
stimata tra il 30% e il 50% del totale degli incidenti.
Sono oltre 60.000 i
soggetti alcol dipendenti presi in carico dai 455 Servizi alcologici
territoriali del Sistema sanitario nazionale, con circa 5.000 nuovi
alcoldipendenti all'anno. Le regioni con il maggior numero di assistiti sono la
Lombardia e il Veneto.
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tratto
dal sito:Tgcom.mediaset.it
Lascia una sensazione di allegria e manda "su di giri" come un liquore o una
bevanda alcolica, ma non lascia gli sgradevoli sintomi "del giorno dopo", come
cerchio alla testa e fastidio allo stomaco. Lo si potrebbe definire alcol
analcolico e, grazie a una pillola post-bevuta anch'essa allo studio, il
bevitore si troverà in uno stato "a prova di etilometro": si potrà persino
guidare l'auto in regola con la legge e soprattutto senza rischi per la propria
e altrui incolumità.
L'alcol sintetico è stato messo a punto da alcuni studiosi dell'Imperial
College di Londra guidati da David Nutt, esperto di sostanze
stupefacenti ed ex consulente del governo britannico su droga e affini. Si
tratta di un composto sintetico incolore e insapore, privo di effetti
collaterali indesiderati. "Il nuovo tipo di alcool, già testato con successo su
alcuni volontari, utilizza delle sostanze chimiche simili al sedativo Valium.
Crea una sensazione di ubriachezza paragonabile a quella dell'alcol, rendendo
rilassati" ha spiegato Nutt al quotidiano britannico Daily Mail. Insomma, la
bevanda crea il classico senso di "ronzio" da bevuta, senza però dare origine ai
tipici postumi. Il team sta attualmente lavorando anche a una pillola
post-brindisi in grado di interrompere gli effetti dell'alcol sintetico sui
recettori cerebrali, consentendo ai consumatori della nuova bevanda di guidare
subito dopo le libagioni senza incorrere in alcun pericolo.
Nutt spera
con questo nuovo prodotto di creare una valida alternativa all'alcol contenuto
in bevande come birra, vino e liquori. "L'uso di questa sostanza potrebbe
ridurre il problema del bere in Gran Bretagna, un problema che costa a questo
paese 3 miliardi di sterline all'anno", ha detto Nutt. "Potrebbe anche ridurre
il numero di morti a causa dell'avvelenamento da alcool", ha aggiunto. Tuttavia
altri esperti di farmaci ritengono che la nuova sostanza sarebbe classificata
come medicinale, impedendo così il suo libero utilizzo nelle bevande.
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tratto
dal sito:Italiasalute.leonardo.it
Che bere alcool durante la gravidanza potesse comportare rischi per la salute
del feto già era noto. Ora una ricerca australiana si concentra sulle
probabilità che il bambino, divenuto grande, sviluppi forme depressive. Secondo
alcuni medici del Telethon Institute for Child Health Research, questa
eventualità ha una probabilità doppia di verificarsi se la madre ha consumato
alcool durante la gestazione.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Addiction,
indica in una sola bottiglia di vino alla settimana il limite minimo sufficiente
per incorrere in questo rischio. In questi casi, infatti, la possibilità di
ansie e depressione raddoppiano.
Lo studio ha preso in esame oltre 2.000
donne e bambini, basandosi su interviste di psicoterapeuti che ruotavano attorno
all'atteggiamento delle madri nei confronti dell'alcool e alle condizioni di
salute fisica e psicologica dei bambini.
La ricerca ha fatto emergere dati
interessanti e insieme preoccupanti: soltanto il 30 per cento delle madri ha
dichiarato di non bere durante la gravidanza, malgrado sia ormai nota la
propensione di ginecologi e nutrizionisti a eliminare l'alcool dal regime
alimentare delle donne in attesa. Inoltre, si è scoperto che bere durante le
ultime fasi della gravidanza aumenta non solo il rischio di depressione, ma
anche i livelli di aggressività, comportando peraltro una minore resistenza al
dolore fisico nel futuro adulto.
Secondo Colleen O'Leary, coordinatrice dello
studio, “c'è una chiara evidenza che i problemi comportamentali dei figli
aumentano all'aumentare del consumo di alcool da parte delle madri”, ma allo
stesso tempo esiste il problema di rendere palese questo rischio in quanto i
problemi affiorano soltanto quando il bambino diventa grande. La dott.ssa
aggiunge che “il tempo e la quantità di esposizione all'alcool sono essenziali
per comprendere appieno i suoi effetti. Non tutti i bambini hanno problemi se
sono stati esposti all'alcool nell'utero, tuttavia il rischio c'è e le madri ne
dovrebbero essere informate”.
È questo punto infatti che la ricerca intende
sottolineare, ovvero l'importanza di una corretta informazione riguardo i rischi
che le future madri corrono e fanno correre ai propri figli cedendo alla
tentazione di un bicchiere di troppo.
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tratto
dal sito:Tantasalute.it
Alcool no-alcool come le sigarette no-smoke, una nuova idea
quella lanciata in questi giorni in Gran Bretagna, consiste nell’avere creato
una sostanza che provoca una sensazione di leggera ubriachezza ma che non rovina
lo stomaco e l’organismo.
Il parere del farmacologo David Nutt è che sia possibile dare un tocco di gioia al
giovane che vuole bere qualcosa di inebriante, senza però portarlo sulla strada dell’alcolismo; si
tratta di un alcool sintetico che aggiunto alla birra e al
vino permette di bere senza però prendere la sbornia, avere il mal di testa,
danneggiare il fegato.
I nuovi drink consentiranno anche di guidare nonostante la
sbornia perché non si tratta di ubriachezza ma di allegria e l’antidoto alla
sbornia è tutto qua.
La notizia va in ogni modo misurata secondo la fonte, in quanto David Nutt è
stato recentemente allontanato dall’Advisory Council on the Misuse of Drugs UK
dopo aver detto che le pasticche di ecstasy sono più sicure
dell’alcol.
Il progetto andrà in porto, secondo le dichiarazioni di Nutt, entro 4 anni,
il ricercatore è convinto di essere sul punto di una nuova tendenza di
mercato e di una inversione di rotta in fatto di alcolismo.
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tratto
dal sito:Motori24.ilsole24ore.com
Ogni fine settimana, sulle strade dello sballo, muoiono 13 ragazzi. In un anno,
le vittime salgono a 621. Praticamente, un terzo del numero complessivo di morti
under 34enni, nel 2007, a causa degli incidenti stradali: 1.752, di cui ben
1.400 di notte. E la prima causa di decessi tra i giovani. Alcool e guida
veloce, le cause principali di queste stragi, specie in Lombardia, Veneto,
Emilia-Romagna. E nonostante 9 ragazzi su 10 si dichiarino favorevoli a far
guidare solo chi non beve, nella realtà dei sabati sera italiani, c'è sempre più
di una persona che si mette al volante dopo avere bevuto almeno 2 bicchieri di
vino o di birra: quantità di alcol sufficienti per abbassare la soglia di
sicurezza alla guida. Ad anticipare numeri e storie del prossimo rapporto
Aci-Istat sull'incidentalità stradale in Italia, che sarà presentato la prossima
settimana, è il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi, nel corso della premiazione
del progetto "Stasera Guido Io", realizzato assieme ad Ania e Diageo, col
patrocinio del ministero della Gioventù, per promuovere la figura del "guidatore
designato".
Un ragazzo che decide di passare la serata senza bere, per
riportare a casa gli amici. E che, secondo una ricerca Eurisko, riscuote un
discreto successo, soprattutto tra i più giovani: nel 2008, era favorevole ad
adottare questa pratica il 73% degli intervistati, oggi, l'84 per cento.
Inoltre, quasi 3 ragazzi su 4 (il 67%) vorrebbero maggiori controlli da parte
delle forze dell'ordine, sia sulle strade che fuori dai locali. "Iniziamo a
vedere - ha sottolineato Gelpi - una maggiore attenzione degli automobilisti
rispetto alla guida in stato di ebbrezza, testimoniata, anche, dalla diminuzione
delle contravvenzioni della Polizia stradale legate all'alcol: -3% nel 2008 e
quasi -8% nei primi 10 mesi del 2009".
Il progressivo aumento della
responsabilità tra i giovani è, inoltre, confermato, ricorda lo studio Eurisko,
dal fatto che il 58% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di ritenere giusto
(34%) o, addirittura, troppo alto (24%) il limite di concentrazione di alcol nel
sangue previsto dalla legge per chi guida, dimostrandosi, in alcuni casi,
favorevole al cosiddetto "alcol zero" al volante. Un trend rafforzato, anche,
dalla riduzione della percentuale di giovani che ritengono troppo basso il tasso
alcol emico di 0,5 g/litro per poter condurre un veicolo: dal 67% dei pareri
contrari nel 2008 al 42% del 2009. "Massima libertà - ha dichiarato il
presidente dell'Ania Sandro Salvati - nei confronti di chi vuole consumare
alcolici, a patto che non ci metta mai al volante dopo averlo fatto".
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tratto
dal sito:Corrieredibologna.corriere.it
Maggiori controlli sulla vendita di alcol ai minorenni. Ma in tema alcolici
Bologna rimarrà nel solco delle leggi nazionali, senza dar vita a misure
speciali, come quelle messe in campo a Milano da Letizia Moratti. Eppure i dati
presentati dai responsabili dei Servizi sociali del Comune e del Sert sul
rapporto tra alcol e giovanissimi disegnano un quadro per nulla incoraggiante.
Un ragazzo su cinque in prima media ha già provato l'alcol. «Ci sono casi di
coma etilici nelle gite scolastiche, sono state trovate siringhe nei bagni delle
scuole», spiega Monica Brandoli dei servizi sociali di Palazzo d'Accursio. E non
soltanto i ragazzi approcciano l'alcol in età sempre più giovane, ma ad
aggravare il quadro «è che lo fanno per lo più in associazione con altre
sostanze, l'ecstasy o la cannabis», sottolinea Daniele Gambini del Sert. Risulta
inoltre che molti minorenni si «sballano» solo al weekend, conservando per il
resto della settimana un’esistenza «normale». Preoccupano anche le sostanze
assunte nelle palestre, che qualche volta arrivano al vero e proprio doping.
Sotto le Due Torri «non esiste quasi la possibilità di fare sport senza
integratori».
LE MISURE - Il Comune punta più sui
gestori dei locali per contrastare il fenomeno, senza mettere in campo una
stretta in stile Moratti, che ha firmato nel luglio scorso un'ordinanza che
prevede multe anche agli stessi under-16 se sorpresi a bere. Durante la seduta
di commissione Politiche sociali di questa mattina si è aperta la strada per
un’intesa bipartisan, ma eliminando gli elementi più radicali proposti dal
centrodestra. Respinta la proposta leghista di fare svolgere lavori alternativi
ai minori colti in fallo, è stata cancellata anche la richiesta della lista
Guazzaloca di notificare alle famiglie l’abuso di alcol da parte dei minori.
Nell’ordine del giorno che dovrebbe avere il via libera dell’aula, rimangono
così solo i «maggiori controlli alla vendita e alla somministrazione di alcolici
ai minorenni» in base alle sanzioni previste dalla legge nazionale. Il Pd
accetta e pone l’accento sugli obblighi che spettano ai gestori dei locali, che
non possono vendere alcol agli under 16.
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tratto
dal sito:Strill.it
E’ diventata una moda
che lascia l’amaro in bocca soltanto nel corso degli anni, quando si capisce
realmente, e a proprie spese, quanto sia importante salvaguardare il proprio
corpo da pericolose
abitudini che, per inconsapevole destino, si tramutano in vizi difficilmente
estirpabili da una mente ormai satura di illogica.
L’alcolismo non è più
una problematica da individuare nel solito emarginato che vive per strada, o
nel depresso cronico, per poi passare dal ricco erede nullafacente. L’alcolismo
oggi ha raggiunto un po’ tutti i ceti sociali fino ad arrivare agli
adolescenti, a quei piccoli uomini che da poco hanno smesso di essere bambini.
Una problematica che
il Governo Italiano avrebbe dovuto aspettarsi viste le “libertà” concesse fino
a qualche anno addietro, ai gestori di bar e pub che, senza alcun problema,
servivano alcolici ai giovanissimi che frequentavano i loro locali, clienti che
troppe volte hanno smesso di vivere proprio la sera dell’ultimo cocktail bevuto
a vetro in festante compagnia.
Oggi non è più cosi,
e l’Italia ora più che mai cerca di arginare il problema con severissime leggi
che in qualche modo limitano i danni non solo di natura organica dei giovani,
ma soprattutto di quella più devastante che sono gli incidenti stradali per i
quali, l’alcool, si prende la responsabilità del 50% di essi, numeri spaventosi
per le casse dello Stato.
I giovani,
vulnerabilissimi agli effetti psichici dell’alcool, sono considerati particolarmente
esposti al rischio, infatti un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni in
Europa, muore a causa dell’alcool, primo fattore di invalidità e mortalità
prematura senza parlare dei danni fisici che l’abuso provoca in un soggetto
anche giovane che sia.
“L’Organizzazione
Mondiale della Sanità per l’Europa” ha stabilito che le morti dovute a ferite
intenzionali o accidentali, vengono attribuite per il 60% all’eccesivo consumo
di alcolici che costano alla società una quantità pari al 2-5% del Prodotto
interno lordo.
La pubblicità non
aiuta la riduzione del consumo di alcolici, anzi,i giovani sono il target
d’eccellenza per le fabbriche di liquori, ed un recentissimo studio ha
evidenziato un elevato aumento di patologie traumatiche legate all’alcool ed
uno spropositato aumento di violazioni della legge non solo stradali ma
generiche.
Questi giovani sono
in maggioranza:
- di sesso maschile.
- hanno iniziato a
bere in compagnia di amici, in un bar, pub o ristorante.
- la motivazione di
base è la ricerca di un migliore rapporto con gli altri.
Una sempre più forte
insicurezza, la noia, l’incapacità di essere simpatico e la conquista
dell’altro sesso inducono il giovane a bere.
Pochi giorni fa,
l’eclatante chiusura di un bar di Milano accusato di aver venduto alcolici ad
un minore, è il chiaro segnale che lo Stato non sta’ sottovalutando una piaga
in espansione continua, e l’articolo 689 del Codice Penale parla chiaro:
- l’esercente di
un’osteria o altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra
in luogo pubblico bevande alcoliche a un minore di sedici anni, è punito con la
pena pecuniaria dell’ammenda da € 516 a € 2.582 o la pena di permanenza
domiciliare da 15 a 45 giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da
20 giorni a 6 mesi, ai sensi dell’art. 52 II co. lett. b. del D. Lgs. 28 agosto
2000, n. 274.
Se dal fatto deriva
l’ubriachezza, la pena è aumentata e comporta la sospensione dell’esercizio. “
Nessuno meglio degli esercenti entra direttamente in contatto con i
consumatori, ed il ruolo dei pubblici esercizi è fondamentale nel rapporto con
il cittadino”.
La prima Conferenza
Nazionale sull’Alcol, organizzata dal Ministero del Welfare e della Salute,
annuncia che l’età più bassa in Europa per il primo contatto con l’alcol
risulta quella dell’Italia.
Il 20% dei giovani
tra gli 11 e i 15 anni, ammette di avere continuamente assunto alcolici
nell’anno 2005 nonostante i divieti legislativi, mentre, risultano in continuo
aumento i giovani tra i 18 e i 25 anni consumatori abitudinali di alcolici
fuori pasto. “Sono dati pazzeschi per chi deve assumersi le responsabilità del
futuro” ammettono gli esperti.
L’alcolismo giovanile
rimane comunque un sintomo complesso da risolvere ma soprattutto da interpretare,
i giovani, perdendo il valore fondamentale ed imprescindibile della famiglia,
tendono ad abbandonare i sani insegnamenti che qualcuno di loro forse non ha
mai ricevuto, dedicandosi totalmente al famigerato “sballo” liberatorio dai
pensieri cattivi e dalle fragilità umane.
E’ necessario capire
che la severità da parte delle Istituzioni e l’arma principale per combattere
questo problema in una società che ancora, forse, non ha compreso che il
genitore amico, non funziona più.
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tratto
dal sito: Pourfemme.it
I disturbi alimentari sono molto diffusi tra ragazze, la voglia
di essere sempre perfette e somigliare sempre di più alle modelle delle riviste
può provocare disturbi psichici che poi sfociano nel disordine
alimentare. L’ultima tendenza è la drunkoressia,
ovvero sostituire il cibo con l’alcool.
La drunkoressia è forse ancora peggiore della semplice anoressia
o della bulimia, queste ultime in quanche modo sfuggono al controllo, la
drunkoressia invece è premeditata, si digiuna per 24/48 ore per poi poter bere
molto alcool e cocktail di ogni tipo,
ovviamente queste ragazze sanno benissimo che l’alcool contiene molte calorie e
che quindi non ce lo si può concedere a cuor leggero.
L’alcool ci rende più dell’alcol disinibite e facilita i rapporti sociali,
soprattutto quelli con i ragazzi, quindi oltre a far dimagrire rende pure più
attraenti, con un pò di buon senso è palese che questo discorso non sta in
piedi, ma in buon senso in certi casi non c’è.
I motivi per cui si finisce col bere molti alcolici sono vari, uno questo
dell’essere disinibite senza accumulare calorie, affoga nel rum l’ansia di aver
mangiato troppo dove per troppo si intendono cose tipo frutta o petto di pollo,
c’è chi lo usa per indurre il vomito più facilmente, c’è chi
addirittura cerca di superare i
problemi di cuore che in soggetti con gravi disturbi possono essere
fatali.
La dottoressa Campanini durante il convegno, organizzato
dall’ospedale San Paolo di Milano ha dichiarato: “Nel mio studio sono
passate diverse ragazze con disturbi alimentari. Di queste due sono morte, una
suicida. Ragazze che, una volta costruito un rapporto di fiducia, raccontano
delle file durante gli happy hour. Non file per pagare o servirsi al buffet. Ma
file di bicchierini superalcolici che bevono, uno dietro l’altro, per sentirsi
sazie e disinibite“.
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
Sai sopportare "senza nessun problema per la vita professionale
e privata e senza un apparente stato di 'manco' di non bere alcol per 24
ore? Se si', allora puoi continuare tranquillamente a consumare alcolici al
ritmo abituale. Parola di Académie nationale de médecine. Nel suo
comunicato del 26 maggio, l'Accademia raccomanda a tutti i consumatori d'alcol
d'astenersi regolarmente per un giorno, cosi' da poter valutare il proprio
rapporto con gli alcolici. La "responsabilizzazione" del consumatore, attraverso
il test di autovalutazione, potrebbe contribuire a ridurre i comportamenti a
rischio "le cui conseguenze individuali e sociali sono considerevoli", ricorda
l'Accademia.
Viceversa, se durante le 24 ore dello "zero alcol" avverti "un
disagio o la sensazione d'essere privo di un elemento che concorre al tuo
benessere" o se il tuo entourage ti segnala un comportamento insolito,
allora ti devi allarmare, precisa Roger Nordmann, presidente della commissione
dipendenze.
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tratto dal sito: Sanihelp.it
Gli adolescenti che bevono quando sono tristi o depressi
possono attuare tentativi di suicidio, anche se in precedenza
non avevano mai pensato di togliersi la vita: è quanto sostiene uno studio condotto presso l'Health Center
dell'Università del Connecticut e pubblicato sulla
rivista Journal of Adolescent
Health.
I ricercatori hanno studiato i dati relativi a 32000 ragazzi
americani, di età compresa fra i 14 e i 17 anni: si è visto che l'abuso di
alcool incrementa del 68% la probabilità di suicidio fra i
ragazzi che già in precedenza avevano manifestato idee di suicidio e che l'idea del suicidio balena 3 volte più spesso
nella mente dei ragazzi che abusano di alcool in depressione
anche se in precedenza non avevano mai pensato al
suicidio.
L'abuso di alcool in depressione aumenta la probabilità di
suicidio impulsivo: il 12,2% dei ragazzi oggetto di studio ha dichiarato di aver
bevuto in un momento di depressione e il 18% di loro ammette di aver pensato al
suicidio in quel preciso frangente.
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tratto dal sito: Agenziaradicale.com
"O bevi o guidi". Questo lo 'slogan' di Silvano Moffa (Pdl), relatore del
disegno di legge all'interno del provvedimento sulla sicurezza stradale
discusso ieri nella commissione Trasporti della Camera che vede maggioranza
e opposizione unite e che dunque potrebbe ottenere il via libera direttamente in
commissione, per poi passare al vaglio del Senato, senza bisogno del passaggio
in Aula. Ragazzi e ragazze fino ai 21 anni, o chi ha preso la patente da meno di
tre anni e tutti i camionisti o i conducenti di autobus non potranno bere
neanche un bicchiere di vino o un sorso di birra prima di mettersi al volante.
Niente più 'concessione' del famoso 0,5 grammi per litro, ma zero, nulla,
neanche una goccia.
Pesanti multe a chi viola il nuovo articolo: in assenza di incidente, il
giovane o l'autista di camion e pullman 'beccato' con una sola traccia di
alcol nello stomaco sarà costretto a pagare da 200 a 800 euro, praticamente
il doppio invece se è successo qualcosa. Inoltre chi guiderà ubriaco o sotto
effetto di stupefacenti e provocherà un incidente mortale dovrà scontare 15 anni
di detenzione, oltre che il ritiro della patente e il sequestro del veicolo.
E per i minorenni che saranno sorpresi a guidare il motorino dopo aver
bevuto, oltre al pagamento della multa, la patente dell'auto arriverà più tardi:
a 19 anni se il tasso alcolico non superava lo 0,5, a 21 anni in caso contrario.
Multe più salate invece per chi supera i limiti di velocità: per chi li supera
di 40 chilometri orari si arriva fino a 2.000 euro, ma vedrà tolti sulla sua
patente meno punti di quanto è stato stabilito finora, cioè sei invece di dieci.
Mentre chi ha la patente da meno di tre anni potrà guidare a 90 chilometri
l'ora in autostrada e a 70 sulle strade extraurbane. E' dimezzata invece la
multa per le moto e gli scooter parcheggiati sui marciapiedi fino ad
arrivare ad un massimo di 92 euro contro i 155 attuali. Novità anche per chi
deve ricevere il foglio rosa: già a 17 anni si potrà infatti richiedere l'ambito
pezzo di carta, ma solo se si è già in possesso della patente per gli scooter
125 o se si è accompagnati alla guida da chi ha la patente da almeno 10 anni.
Ma la vera novità, tra le tante norme, sono i 'medici-spia': se un
dottore crede che un suo paziente sia affetto da una qualsiasi patologia che
potrebbe influire negativamente sulla sua guida, deve madare una "comunicazione
scritta e riservata" al ministero delle Infrastrutture e Trasporti che, a sua
volta, provvederà a far chiamare la persona segnalata per la revisione della
patente o, nel caso si tratti di chi ha solo ancora il foglio rosa, per una
visita medica di idoneità. Altro provvedimento importante riguarda gli
autovelox: i vigili urbani potranno utilizzarlo solo sulle autostrade e
sulle strade a scorrimento veloce che attraversano il territorio comunale, ma
niente più multe esorbitanti sulle strade normali, così da limitare
l'accumularsi di 'ricchezze' nei vari Comuni.
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tratto dal sito: Aduc.it
Sono 36 milioni gli italiani che consumano bevande alcoliche, pari al 68% della
popolazione italiana con piu' di 11 anni. Quattordici milioni 545 mila persone
lo fanno tutti i giorni. Lo afferma l'Istat che ha diffuso i dati sull'uso ed
abuso di alcol nel 2008.
L'80,5% dei consumatori di alcol sono uomini; in
particolare bevono vino (66,9%), birra (59,7%), aperitivi, amari e superalcolici
(52,9%). Le donne consumatrici sono il 56,3%; anche per loro la bevanda piu'
diffusa e' il vino (40,7%).
I consumatori giornalieri di alcol scelgono per
lo piu' il vino, 37,3% uomini e 14,2% donne; per la birra, le percentuali
rispettivamente scendono al 7,6% e all'1,3%. L'uso di alcolici e' residuale,
1,3% e 0,2%.
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tratto dal sito: Lanazione.ilsole24ore.com
Un adolescente su due è a rischio alcolico. Il 54% dei 405
studenti pratesi intervistati nell’indagine Edit 2008 ha riferito almeno un
episodio di ubriacatura nell’ultimo anno. Inoltre i dati fanno registrare un
generale incremento di episodi di ubriacatura tra i giovani di tutte le età, sia
maschi che femmine rispetto ad una stessa indagine condotta nel 2005. Aumento,
fra i maschi, anche della percentuale (+8,9%) di chi si è messo alla guida di un
veicolo in stato di ebbrezza. E preoccupante è inoltre il contesto in cui si
allarga il fenomeno dell’abuso di alcool: prevalentemente al di fuori dei pasti,
in ritrovi tra amici come i party alcolici con significativi episodi di
binge-drinking (bere per ubriacarsi fino a stordirsi).
Al contrario di quanto avviene tra gli adulti, l’assunzione
di alcolici fra i giovani tende a concentrarsi nelle uscite per divertimento con
la tendenza a ingerire grandi quantità di alcolici, per procurarsi il cosiddetto
'sballo'. Questo comportamento è responsabile di un grande numero di episodi di
ubriachezza e associato all’uso di droghe, è fattore rilevante nelle 'stragi del
sabato sera'.
La 'forbice' di età dei giovanissimi bevitori è molto ampia e va dai
precoci 11-12 anni fino ai 24 anni, tra coloro che abuserebbero di
alcool. In netta crescita l’uso indiscriminato e sempre più frequente da parte
delle donne. Stando all’indagine, si assesta, invece, il numero degli alcolisti
seguiti dal servizio specializzato del Sert dell’Asl 4. Dopo l’impennata del
2007 quando si contarono 232 persone, in aumento rispetto alle 195 del 2006, nel
2008 sono stai seguiti 188 pazienti. Gli alcolisti seguiti sono in prevalenza di
sesso maschile con un’età media sui 43,8 anni. Le classi di età più
rappresentate sono quelle comprese fra i 30-39 anni (27%) e 40-49 (37%). Sono
provvisti di licenza media il 57%, il 17% di un titolo superiore (diploma o
laurea); il 26% non ha completato la scuola dell’obbligo. Prevalgono i
lavoratori con un’occupazione stabile (59%). Il 41% abusa di birra, il 38% di
vino. Il 9% utilizza anche sostanze stupefacenti. Fra i nuovi accessi
all’ambulatorio, la maggioranza è prevalentemente maschile con un’età compresa
fra i 30-39 anni (29%) e 40-49 anni (31%). I ventenni sono l’11%, gli
adolescenti l’1% . il 70% è occupato stabilmente. L’impatto dei livelli di
consumo di alcool sulla salute dei residenti dell’Asl 4 di Prato, calcolato
attraverso l’applicazione di indicatori regionali o nazionali alla nostra
realtà, porta ad una stima di 50-100 decessi per il consumo di alcool sui circa
2.000 decessi all’anno che si verificano nella nostra provincia per tutte le
cause.
Si tratta soprattutto di decessi per cirrosi epatica, tumori ed
incidenti stradali. Gli esperti sottolineano che assumere una quantità
di alcool, anche minima, può essere molto pericoloso per la guida. Questi
numeri, bisogna aggiungere i circa 4mila ricoveri all’anno alcol-correlati sui
circa 40mila ricoveri dei pratesi per tutte le cause e l’insorgenza di circa 50
nuovi casi di tumore ogni anno attribuibili al consumo di alcool sul totale di
circa 1.300 nuovi casi.
Quale disagio psicologico si nasconde dietro l’abuso di alcool nei
giovanissimi? Generalmente i primi contatti con le bevande alcoliche
avvengono nell’ambito familiare; se ci sono adulti che bevono essi proporranno
ai giovani un modello da imitare. L’assunzione di alcolici è spesso un rituale
che aiuta a stare in modo piacevole e rilassato con le persone e consente di
diminuire alcune tensioni emotive. Spesso è proprio a tavola che si consente ai
bambini una piccola quantità di alcool proprio su incoraggiamento di genitori o
parenti. Allo stesso modo anche un atteggiamento eccessivamente rigido da parte
dei genitori nei confronti dell’alcol può diventare esso stesso per il bambino e
il ragazzo un motivo di ribellione verso la famiglia.
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tratto dal sito: Cronacaquì.it
Sono sempre più gli schiavi di alcol e cocaina, sempre meno quelli dell’eroina.
Il quadro tracciato ieri dall’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze della
Regione conferma le tendenze in atto da anni in Piemonte come in tutta Europa.
Dati parziali, perché prendono in considerazione solo le persone prese in carico
dai SerT, i Servizi per le Tossicodipendenze della sanità pubblica, a fronte di
un sommerso sicuramente molto più vasto e difficile da quantificare. Cifre,
quelle diffuse dal bollettino annuale dell’Oed, che però fotografano in modo
significativo cosa sta accadendo, almeno in termini percentuali.
Il
numero di utenti che si sono rivolti ai SerT nel 2007, ultimo anno di cui
esistano rilevazioni complete, è 20.785, fra già in carico (rimasti quasi
costanti) e nuovi. L’aumento sul 2006 è lieve, 248 unità corrispondenti appena
all’1,2%. Ma se si guarda al 1991, primo anno di rilevazione delle statistiche,
i casi sono praticamente raddoppiati. Da allora la crescita è stata pressoché
continua. A spaventare è il numero di nuovi utenti, 4.691, record assoluto.
Scavando più a fondo però, si comprende la vera entità del problema. I
dipendenti da eroina, icona classica del paziente SerT, restano la maggioranza
(10.353, ovvero il 49,8%), ma scendono gradualmente. Si pensi che a metà degli
anni Novanta rappresentavano quasi il 100 per cento dell’utenza e solo nel 2001
erano 12.395, circa 250 in più. Contestualmente sono crollati i decessi per
overdose, tornati ai livelli dei primi anni ’80, con appena 18 vittime. I picchi
più allarmanti si sono registrati nel 1996 (169 morti) e nel 1990
(157).
Per contro, negli ultimi anni c’è stato il boom di cocainomani e
di alcolisti. Patologie che hanno l’aggravante di essere difficilmente
individuabili, perché spesso i malati rifiutano le terapie di recupero. In ogni
caso, i soggetti trattati per cocaina e crack sono triplicati in sei anni,
passando da 580 a 1.621: +1.041 sul 2001. Anche per quanto riguarda l’alcol si
può parlare di boom di patologie, 2.337 in più in sei anni, passando da 3.352 a
5.689. Crescono anche i trattamenti per altre cause, principalmente tabacco e
gioco d’azzardo patologico, che salgono da 844 a 2.194. Ricordando che si tratta
sempre di dipendenze primarie, ovvero classificate per sostanza principale
d’abuso. Molti i casi di pazienti affetti da molteplice e più pericolosa
dipendenza.
Come detto in precedenza, l’insidia rappresentata da alcol e
cocaina, piaghe in costante aumento, consiste nel fatto che le dipendenze sono
difficilmente individuabili. Si stima infatti che in Piemonte ci siano almeno
30mila etilisti, ma solo una parte minima, poco meno di 6mila persone, sceglie
di affidarsi ai SerT. La maggioranza, come spiega il professor Sarino Aricò,
gastroenterologo all’ospedale Mauriziano e grande esperto in materia, rifiutano
completamente le cure o al limite sostengono brevi cicli di disintossicazione
presso cliniche specializzate, per poi riprendere a bere. «In questi casi, la
terapia migliore è quella portata avanti con il sostegno psicologico della
famiglia - spiega Aricò -. Ma deve essere il paziente ad avere la forza di
volontà di sconfiggere la dipendenza».
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tratto dal sito: Ilmessaggero.it
«Prendere l’alcol così è come farsi di stupefacenti. Stesso rituale, stesso
bisogno, stessi movimenti. Un gesto rapido per mandar giù la dose
superconcentrata e poi si aspetta lo sballo. Che sia la sniffata veloce di coca
o la pasticca che ingoi con un sorso. Non socializzi nulla. Sei uno solo che si
fa in mezzo a tanti altri fatti». Piergiorgio Zuccaro, che dirige l’Osservatorio
fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità vede, nelle bustine, le
degne “sorelle” delle polveri e delle pillole che girano alle feste, nei locali
e nelle piazze tra le mani degli adolescenti.
Perché meno vistose delle
bottiglie?
«Perché l’aspetto minimamente aggregante che l’alcol, in dose
corrette ha sempre avuto, sembra essere stato cancellato. La bustina deve avere
lo stesso effetto sballante della sniffata».
O deve
potenziarla?
«Certo. In questo modo la concentrazione delle sostanze si
raddoppia, si triplica. Soprattutto coca e anfetamine».
Perché, nel caso
dell’alcol in bottiglia, la dose viene diluita mentre così va giù come un unico
proiettile?
«Nel caso in cui i ragazzi scelgono le birre o il vino
mandano giù alcol diluendo il quantitativo nell’arco della serata. In questo
modo, invece, la “botta” arriva quasi subito e, se sommano anche la droga,
arrivano ad uno stato fisico devastante e devastato».
Quindi l’alcol è
visto sempre più come una vera e propria droga?
«L’alcol in eccesso è
sempre stato vissuto come una droga. Oggi, soprattutto per i giovani, il
divertimento del bere insieme sta scemando per far posto al desiderio di sballo
in una finta compagnia. Anche per questo bevono, non confessano agli altri come
stanno, e si mettono al volante confusi e storditi».
Molti ragazzi, dopo
queste serate, dicono di non ricordare nulla di quello che hanno fatto. Non
ricorda chi ha stuprato, non ricorda chi si è messo al volante e è andato a
tavoletta, non ricorda chi ha insultato gli amici. Tra l’alcol e la droga qual è
la sostanza che toglie la memoria?
«E’ la droga che non fa ricordare e
cancella la memoria. Spesso aumenta l’aggressività, spinge ad atti di violenza
ma poi non lascia traccia se non sulle vittime. Nel caso dell’alcol da solo,
invece, le persone ricordano. A volte vanno aiutate a ricordare quello che è
accaduto ma poi i pensieri tornano alla mente».
E, quindi, anche se tardi,
si rendono conto di quello che è accaduto?
«Spesso, se lo ricordano e se,
per esempio, hanno alzato le mani, chiedono scusa»
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tratto dal sito: Tg5.mediaset.it
Una luce rossa che si accende ad intermittenza nel braccialetto è il segnale
inequivocabile che non è il caso di mettersi alla guida. Basta soffiarci sopra
e, nel caso in cui si sia bevuto troppo, si può evitare di diventare un pericolo
per se stessi o per gli altri. La prima sperimentazione del nuovo braccialetto
salvavita è stata fatta ieri sera in una discoteca di Rezzato, alle porte di
Brescia. L'iniziativa, promossa dall'Assessorato ai giovani della provincia, è
stata ben accolta dai ragazzi.
Ma quella di segnalare il tasso alcolico non
è l'unica funzione del braccialetto che è anche in grado di poter inviare,
attraverso il cellulare, una richiesta di aiuto ad un amico. Una volta che si
accende la spia rossa sul braccialetto, il telefonino, utilizzando una
piattaforma virtuale su cui è registrato il suo proprietario e una lista di suoi
amici ai quali rivolgersi in caso di bisogno, invia il messaggio. Gli amici
dunque ricevono un sos e chi è più disponibile può correre dal compagno in
difficoltà. Dal primo dicembre la sperimentazione coinvolgerà 50 ragazzi del
bresciano ma l'obiettivo è creare una rete più ampia di muto soccorso tra i
giovani.
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tratto dal sito: Ilsecoloxix.ilsole24ore.com
La Liguria è al terzo posto in Italia per consumo pro-capite di alcol e al
quarto per la necessità di ricoveri dovuti a patologie alcol-dipendenti; cinque
ricoveri ogni 100mila abitanti riguardano ragazzi al di sotto dei 14 anni,
dovuti a episodi di intossicazione acuta, 520 uomini tra i 35 e i 55 anni e 202
donne della stessa fascia d’età. A lanciare l’allarme è stato il presidente
ligure della Società italiana di Alcologia, Gianni Testino, a margine del
109esimo congresso nazionale della Società italiana di Medicina interna in corso
a Genova.
 Testino ha illustrato i dati sullo stato della salute delle patologie
alcol-correlate elaborati dal direttivo nazionale della società insieme al
ministero della Sanità durante la prima Conferenza nazionale sull’Alcol che si è
svolta a Roma il 20 e 21 ottobre. «In Liguria si inizia a bere tra gli 11 e i 14
anni», ha sottolineato Testino, «a livello nazionale ci sono 1,5 milioni di
alcolisti, 5 milioni di bevitori problematici e 9 di persone che bevono a
rischio, che sono giovanissimi dagli 11 anni in su». Inoltre, «il 20 per cento
dei ricoveri il Italia è dovuto a patologie alcol-correlate». Secondo il
presidente ligure dell’Associazione italiana di Alcologia, è importante «dire
alla popolazione con chiarezza che l’alcol è una sostanza tossica».
Si deve quindi «cambiare la cultura che fino a oggi vedeva l’alcol come un
nutriente: in realtà l’alcol non ha nulla a che vedere con la nutrizione. Sotto
i 18 anni assolutamente non si deve bere, perché non esistono ancora
nell’organismo i meccanismi per smontare la molecola dell’alcol». Come dice
l’Organizzazione mondiale della sanità, ha continuato, «nell’adulto sano si può
accettare un uso a basso rischio ovvero due bicchieri di vino al giorno
nell’uomo e un bicchiere nella donna». In rapporto al fumo, Testino ha
sottolineato che «anche l’alcol provoca diversi morti, tra i 36mila e i 42mila
in Italia, e circa 1500 in Liguria ogni anno». Il problema, ha concluso, è che
«mentre al fumo si riconosce l’evidenza di una sostanza tossica, l’alcol è
considerato erroneamente come una sostanza che può rientrare nei normali regimi
alimentari. Ma non è e non deve essere così».
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tratto dal sito: Agoranews.it
Alta è la
percentuale di consumatori giornalieri, il 31%, con una salute inevitabilmente
compromessa: 61mila alcool dipendenti sono in cura presso il Servizio Sanitario
Nazionale, senza tralasciare il preoccupante numero di incidenti stradali, ben
238mila nel 2006, di cui proprio il 53%, secondo gli esperti, dovuti all'abuso
di alcool.
L’alcool
uccide 25mila persone l'anno, prevalentemente a causa del vino,
dove le cirrosi ed i problemi cardiovascolari sono le principali cause di
ricovero e di decesso: si registrano, in particolare, 9.000 morti
ogni anno per motivi cardiovascolari, evitabili se solo si limitasse il
consumo di bevande alcoliche.
Il
sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, che ha aperto i
lavori della conferenza ha dichiarato: “Va colmato il vuoto che c'è nel
nostro paese sul divieto di vendita, e non soltanto di somministrazione, degli
alcolici ai minori. Bisogna riprendere in mano il provvedimento, troppo in
fretta cancellato, che limitava l'offerta di alcolici nelle discoteche, ed
estenderlo anche ad altri locali. Credo anche che forse bisognerebbe estendere
il divieto di vendita negli autogrill a tutte le 24 ore. Due le categorie
particolarmente a rischio nel nostro paese: i giovani, a volte anche
giovanissimi, e gli anziani. I minorenni che eccedono con l'alcol sono, infatti,
in netta crescita: si contano ormai 470mila ragazzi e 270mila ragazze a
rischio”, sottolineando il fenomeno edonistico di troppi giovani che
ricercano intenzionalmente l'ubriacatura, o “extreme drinking”,
denominato dagli esperti, il bere estremo, fuori dei pasti per
sballarsi.
L’età media
di accesso all'alcool in Italia è la più bassa d'Europa: 12,2 anni contro i 14,6
della media europea. La metà dei 16-17enni, inoltre, consuma alcolici
normalmente: l'86% ogni giorno. Ammette, poi, di essersi ubriacato almeno una
volta quasi il 50% dei maschi tra i 20 ed i 29 anni, ma anche il 3,2% dei
giovani maschi under 16, per i quali vige il divieto di somministrazione di
bevande alcoliche.
Allarmanti
i
dati anche per gli
over 65: un anziano maschio su due è a rischio, ben una su dieci tra le donne.
Rappresentano oltre 3 milioni e 100mila persone, solo in Italia, con enormi
costi sociosanitari.
Dati inquietanti, anche a livello
europeo, riportati dal presidente dell'Osservatorio nazionale sull'Alcool
presso l'Istituto superiore di sanità, Emanuele Scafato: oltre 195mila morti
ogni anno per problemi alcool correlati, 55 milioni di persone a rischio, di cui
ben 23 milioni ufficialmente alcool dipendenti.
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tratto dal sito: Loccidentale.it
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Neurology e diretto
da Carol Ann Paul, del Wellesley College, in Massachusetts, l'alcool restringe
il cervello: più ne bevi più si riduce il suo volume.
L'indagine asserisce che un consumo moderato di alcool è benefico per la
salute cardiovascolare. Quando, però, gli scienziati hanno voluto indagare su
eventuali effetti protettivi anche sul cervello i ricercatori hanno riscontrato
che al crescere del numero di drink alcolici consumati a settimana, si riduce il
volume del cervello, a parità di altri fattori quali età, sesso, livello di
istruzione e socioeconomico.
Fisiologicamente il volume del cervello si riduce in tutti gli individui con
l'età, a ritmi dell'1,9% per decade. Parimenti con l'età aumentano le lesioni a
carico della materia bianca, ovvero i collegamenti tra neuroni.
L'alcool - concludono gli autori dello studio - sembra dunque avere un
effetto analogo, non benefico sul cervello con effetti dose-dipendente.
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tratto dal sito: 2duerighe.com
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) delle Nazioni
Unite lancia un forum online in cui invita l’opinione pubblica a esprimere
suggerimenti per limitare l’uso smodato di alcool che ogni anno provoca oltre
due milioni di decessi.
Durante l’assemblea mondiale della salute
svoltasi in maggio, gli stati membri hanno richiesto all’OMS di elaborare una
strategia globale per combattere l’uso distruttivo di sostanze alcoliche.
Il
forum su internet rimarra’ aperto dal 3 ottobre al 31 ottobre 2008.
Ala
Alwan, assistente del direttore generale del programma delle malattie non
trasmissibili e della salute mentale dell’OMS ha dichiarato che “questo tipo di
consultazione pubblica online è ampia ed inclusiva e fornisce l’opportunità per
chiunque di esprimere il proprio parere in merito a possibili ed efficaci
strategie per ridurre i costi derivanti dall’uso dannoso di sostanze
alcoliche”.
Sarà possibile lasciare i propri commenti direttamente sul
sito web dell’OMS in ognuna delle sei lingue ufficiali dell’ONU. Il materiale
raccolto verra’ presentato e discusso durante gli incontri futuri con i
rappresentanti dell’industria dell’alcool, delle organizzazioni non governative,
di professionisti e degli Stati Membri.
Benedetto Saraceno, direttore
dell’agenzia del dipartimento di salute mentale e abuso di sostanze, ha
sollecitato la massima partecipazione al forum, sottolineando che “siamo
particolarmente interessati ad acquisire il maggior numero di informazioni utili
per elaborare un approccio integrato che aiuti la popolazione a rischio, i
giovani e coloro che sono danneggiati dall’alcolismo altrui.”
Maggiori Informazioni
http://www.who.int/substance_abuse/activities/globalstrategy/en/index.html
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tratto dal sito: Agi.it
Londra - Ecco le nove categorie dei "bevitori incalliti", utilizzate
dal ministero della Salute britannica.
- Depresso: ha una vita difficile,
recentemente divorziato e con problemi economici, beve spesso da solo per andare
avanti.
- Stressato: impegnato nel lavoro e nella vita quotidiana, utilizza
l'alcool come anti-stress per calmarsi e per controllare gli affetti personali e
il lavoro.
- Super-impegnato: hanno un calendario fitto di appuntamenti,
utilizzano l'alcool come collante per la loro vita.
- Conformista: crede
che andare a bere ogni sera sia una cosa da "uomo"; manda giu' bicchieri di
alcool per passare il tempo.
- In gruppo: beve con gli amici per riscoprire
il senso di apaprtenenza. L'alcool da' sicurezza e senso di appagamento.
-
Annoiati: solitamente mamme single o recentemente divorziate che escono poco.
Bevono in compagnia per mascherare l'assenza delle persone nella loro vita.
- Macho: frustati e sottovalutati, bevono per far valere il senso di
mascolinita'.
- Edoniosti: single, divorziati o con con bambini da
crescere, bevono per esprimere la loro indipendenza, liberta' e illusione di
giovinezza.
- Al limite: bevono perche' annoiati, per conformarsi alla
massa, o per un senso di malessere. Il bar e' la loro vera casa.
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tratto dal sito: Diariodelweb.it
Dal 23 settembre, in tutti i locali pubblici dovranno essere
obbligatoriamente esposte le tabelle controlla-alcool, indicanti i gradi
alcolici di ogni bevanda e gli effetti su uomini e donne in base al peso
corporeo. Adoc favorevole all’impiego di tali tabelle.
«Siamo favorevoli all’introduzione delle tabelle
controlla-alcool – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – che
saranno in grado di orientare i consumatori sugli effetti dell’assunzione di
alcolici in base al grado alcolico della bevanda, al sesso e al peso corporeo.
Fermo restando che i bar, i pub e le discoteche, a nostro avviso, devono tutti
essere dotati di etilometri a disposizione della clientela, in modo di aumentare
il livello di sicurezza.
Il consumo di alcolici in Italia negli ultimi anni è
aumentato. Secondo le nostre stime di circa il 7-8%, in particolare
birra e vino, ed è un fenomeno che vede coinvolto circa il 70% dei consumatori,
occasionali e non. E’ importante che vengano adottate tutte le misure possibili
per garantire un alto livello di informazione e di sicurezza per i cittadini».
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tratto dal sito: Ivg.it
E’ sempre più frequente tra i ragazzi savonesi il ricorso al “guidatore
designato”, il cosiddetto Bob, che sceglie di non bere per riportare a casa gli
amici sani e salvi. E’ la novità che emerge in prima battuta dai dati raccolti
attraverso “Io non me la bevo”, la campagna di prevenzione dell’Asl 2 Savonese e
della Provincia contro l’abuso alcolico.
L’iniziativa ha visto l’installazione di “corner” dove poter effettuare test
etilometrici nell’ambito di sagre e feste estive sull’intero territorio
provinciale. Si concluderà in occasione di Sagralea, la rassegna del vino pigato
di Salea d’Albenga. I risultati derivanti dal questionario anonimo proposto nel
corso delle eventi verranno elaborati in collaborazione con l’Istituto di
biometria e statistica medica dell’Università di Genova.
Ad ottobre saranno pronte le analisi dei dati, che daranno nel dettaglio
un’immagine delle abitudini alcoliche dei frequentatori delle sagre e della loro
propensione a mettersi alla guida. L’obiettivo della campagna informativa, che
si ripete ogni anno, è quello di incentivare una presa di coscienza del proprio
tasso alcolemico e sembra che tale consapevolezza sia sempre più matura.
“Quest’anno abbiamo rilevato che le persone sono molto più disposte a
chiedere delucidazioni e a fare il test etilometrico rispetto agli anni scorsi -
afferma la dottoressa Rachele Donini, responsabile della struttura di Attività
di Prevenzione del Ser.T. savonese e coordinatrice del progetto dell’Asl - Sanno
che possono incorrere in un blocco stradale e vogliono evitare con cognizione di
causa soprattutto il ritiro della patente. Dai primi dati grezzi raccolti
durante le sagre possiamo dedurre che si sta alzando il livello di
consapevolezza, soprattutto di fronte all’inasprimento delle sanzioni per coloro
che si mettono alla guida sotto i fumi dell’alcool”.
Durante le sagre del 2007 il personale dell’Asl aveva incamerato 1600
questionari, dai quali risultava che il 25% delle persone che si erano
sottoposte al test volontario aveva un tasso alcolico superiore alla 0,50. In
attesa che venga completata la raccolta degli attuali questionari (si preve che
superino i 2000) e la loro elaborazione, emerge un dato significativo: i giovani
stanno acquisendo un’abitudine propria del mondo anglosassone, ovvero quella di
assegnare ad uno della compagnia il compito di rimanere sobrio - nel gergo “Bob”
- per ricondurre in perfetta sicurezza tutti gli altri a casa al termine della
serata.
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