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Le News sulle DIPENDENZE                                           aggiornate al 04 Giugno 2010

I testi delle  Droga NEWS

*Tutte le news hanno solo scopo informativo e non dipendono da L'Arca Teen Challenge.

25/05/2010- La cannabis non è una droga leggera
tratto dal sito: Ilgiornale.it

La stampa e i mass media sono stati molto solleciti nel propagandare ingiustificati appelli per l’utilizzo della cannabis nel trattamento del dolore dei pazienti terminali mentre ha steso un inaccettabile silenzio su alcuni recenti lavori scientifici che hanno messo in relazione l’uso della cannabis con alcune malattie mentali. Ma il ministero della Salute spiega: "L’uso protratto della cannabis sembra capace di indurre attacchi psicotici in soggetti già predisposti e di esacerbare i sintomi di pazienti già diagnosticati come psicotici".

L'uso della cannabis Lo studio più citato in questo senso è stato realizzato su 50mila reclute svedesi che sono state seguite per 15 anni e aveva stabilito che l’assunzione di cannabis nell’età dell’adolescenza aumentava in modo proporzionale alla dose il rischio di sviluppare schizofrenia. Nonostante le dimensioni dello studio permanevano tuttavia alcuni dubbi circa la possibile influenza di altri farmaci assunti nello stesso periodo di tempo e soprattutto la difficoltà di stabilire un rapporto di causa ed effetto essendo possibile che l’assunzione di cannabis fosse la conseguenza e non la causa della presenza di disturbi mentali. Per queste ragioni lo studio è stato ripreso con un periodo di osservazione più lungo.

Psicosi e sintomi In breve i risultati sono stati confermati ed ampliati, dimostrando che solo la cannabis e non altri farmaci è responsabile della comparsa della psicosi e dell’aggravarsi dei sintomi; inoltre si è potuto stabilire che l’uso della cannabis è un fattore di rischio. Queste ricerche vanno viste alla luce di altri dati condotti su gruppi di minore numerosità, ma pur sempre significativi. Un gruppo di 4045 olandesi ha confermato i dati svedesi. Analogamente un gruppo di 1037 adolescenti in Nuova Zelanda è stato diviso in tre sottogruppi: un gruppo di controllo che non aveva mai usato cannabis, un gruppo che aveva assunto cannabis almeno tre volte a partire dall’età di 18 anni ed un gruppo che aveva iniziato all’età di 15 anni ed aveva poi proseguito. All’età di 26 anni sono stati eseguiti gli esami psichiatrici con risultati molto preoccupanti perché gli utilizzatori di cannabis mostravano più sintomi schizofrenici dei soggetti di controllo e l’effetto era più evidente negli adolescenti che avevano iniziato all’età di 15 anni.

Disturbi mentali Studi pubblicati nel mese di novembre 2002 hanno affrontato anche il problema di eventuali rapporti fra consumo di cannabis e disturbi mentali non psicotici, ma riguardanti depressione ed ansia. In Australia, nello stato di Victoria, è stato seguito a partire dal 1992 un gruppo di 44 classi valutando a caso oltre duemila adolescenti dell’età di 14-15 anni appartenenti ad una popolazione di oltre 60mila studenti. I risultati ottenuti sono molto preoccupanti perché confermano una associazione fra l’uso della cannabis nell’adolescenza e la successiva comparsa di depressione ed ansietà. In particolare l’uso quotidiano dello spinello comporta un aumento, rispetto al non uso, di 5,6 volte dei sintomi di depressione ed ansietà entro un periodo di 7 anni. L’uso settimanale comporta invece un aumento del rischio di circa due volte. Mentre l’uso della cannabis è predittivo di successiva depressione ed ansietà, la presenza di depressione non è predittiva per l’impiego di cannabis. In altre parole non si cerca la cannabis perché si è depressi o ansiosi, ma si diventa depressi o ansiosi perché si usa la cannabis.

Una droga (non) leggera "Questi dati devono indurre ad una serie di riflessioni - si legge in un comunicato del ministero della Salute - inzitutto si deve sfatare la convinzione largamente diffusa che lo spinello sia una 'droga leggera' ed in quanto tale rappresenti un’abitudine priva di conseguenze per la salute". E’ invece importante diffondere l’informazione riguardante i rapporti diretti fra uso della cannabis e lo sviluppo di problemi per la salute mentale: psicosi, depressione ed ansietà possono essere la tragica conseguenza della leggerezza con cui viene affrontata la pratica di usare droghe per scopi ricreativi. Il numero degli adolescenti che fuma lo spinello è in grande aumento. Nel gruppo di adolescenti più sopra citato il 60% impiegava cannabis almeno una volta alla settimana e ben il 7% almeno una volta ogni giorno.

Il mix di droghe Un recente lavoro pubblicato sulla rivista dei medici americani (JAMA) ha destato ulteriori motivi di preoccupazione. Si è stabilito infatti che l’impiego di cannabis è un fattore di rischio per una successiva assunzione di cocaina o di oppioidi. Si realizza quindi il pericolo che la cannabis faccia da veicolo per altri tipi di tossicodipendenza. Occorre perciò mettere in atto non solo adeguate strategie informative per i giovani, ma anche modelli di vita che permettano di evitare l’impiego di qualsiasi droga. Occorre sfatare l’impressione diffusa che l’assunzione di cannabis rappresenti un’abitudine di vita accettabile perché non avrebbe influenza sullo stato di salute. Poiché malattie mentali sono difficili da curare è urgente rafforzare gli interventi di prevenzione per rimuoverne le cause note. Occorre utilizzare l’esperienza acquisita nella lotta al fumo da tabacco per istituire iniziative capaci di evitare che gli adolescenti siano preda della catena criminale che ha interessi all’espansione dell’uso della cannabis.

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25/04/2010- La droga? Si acquista anche a scuola
tratto dal sito: Larena.it

Dosi di droga, soprattutto marijuana e hashish, che passano di mano in mano nei cortili delle scuole, dopo gli accordi presi nei corridoi. Dosi che talvolta vengono consumate direttamente negli istituti, spesso sotto forma di spinelli da fumare chiusi nei bagni.
I canali attraverso cui la droga entra nelle scuole sono gli stessi studenti: giovani allacciati al traffico di stupefacenti per guadagnare qualche soldo, la cui «fama» si diffonde in fretta tra i compagni, interessati o meno ad acquistare. E tutto ciò nonostante l'intenso lavoro del personale scolastico per prevenire e reprimere il fenomeno, in collaborazione con Sert e forze dell'ordine, anche a costo di fare intervenire i cani antidroga.
All'uscita di un istituto della Valpolicella, qualche studente ammette di conoscere e d'aver frequentato alcuni dei sei giovani di Negrar e di Verona fermati dalla squadra mobile per possesso e spaccio di droga nell'ambito dell'indagine Green street.
Uno dei giovani frequentava il liceo di San Floriano ed era diventato, raccontano i suoi coetanei, uno dei punti di riferimento per l'acquisto di droga: tanto che, quando ha abbandonato la scuola per trasferirsi in un istituto cittadino, il giro interno di stupefacenti «si è molto ridotto». Ma non si è annullato.
Quest'ultimo fatto di cronaca ricalca il copione dell'infiltrazione di droga in tutti gli istituti superiori. L'argomento è tabù: gli studenti parlano quasi sempre «per sentito dire» e di rado rivelano l'esperienza personale, anche perché tendono a fare una netta distinzione tra chi fa un uso di droga saltuario e chi invece è un habitué.
«Basta sapere quali sono le persone giuste a cui rivolgersi: non occorre necessariamente che siano all'interno della propria cerchia di amici, ma anche solo averne sentito parlare e farsele indicare da altri. Le voci si diffondono in fretta», spiega uno studente, assicurandosi di restare anonimo.
Ma la compravendita può avvenire dentro la scuola? «Sì, si fa il passaggio di mano, dopo essersi accordati», spiegano altri ragazzi.
E il consumo? La maggior parte dei ragazzi dell'istituto comprensivo spiega che da qualche tempo la presidenza ha emanato una circolare con la quale si vieta di fumare sigarette dentro il perimetro della scuola, pena azioni disciplinari e multe.
«Abbiamo sospeso un ragazzo perché ha infranto la regola», conferma infatti il preside. Gli studenti lo sanno bene: «Se non posso nemmeno accedere la sigaretta prima di essere uscito dal cancello di scuola», commenta uno di loro, «figuriamoci se rischierei di essere sorpreso con la "maria" nello zaino».
Eppure qualche coraggioso c'è: «Mi è già capitato di farmi una canna a scuola, chiuso in bagno. Basta stare attenti a non farsi beccare da insegnanti o bidelli», rivela infatti uno studente.
Altri non parlano di sé, ma dicono di sapere che i compagni di classe fumano marijuana a scuola: i bagni restano i luoghi preferenziali, considerati più sicuri. I ragazzi non conoscono solo le persone dalle quali possono rifornirsi, ma anche le «centrali» locali della droga. «In Valpolicella, il centro è Negrar: è risaputo nel "sottobosco" dei consumatori. E poi c'è Verona, dove la droga nelle scuole gira molto di più rispetto alla provincia», conclude uno studente.


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25/04/2010- Nuove droghe, è boom
tratto dal sito: Terranews.it

L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona (Oedt), lancia l’allarme. Nel 2009 è stato registrato il record di nuove sostanze stupefacenti, tutte sintetiche, tra cui almeno un paio di derivazione farmacologica. Un mercato in continua evoluzione. Il rapporto annuale dell’Osservatorio dell’Unione europea, realizzato in collaborazione con l’Europol e pubblicato lo scorso 23 aprile, ha individuato 24 nuove sostanze psicoattive. È il più alto numero registrato fino ad oggi in un solo anno, quasi il doppio rispetto al 2008 (13). Così i vari Stati membri sono costretti ad aggiornare continuamente le tabelle, rendendole illegali. Molte nuove droghe, come l’Mda, sorella minore della ben più nota Mdma (l’ecstasy) sono nate in modo fortuito.
 
Nei laboratori illegali in cui si produceva l’Mdma mancavano alcuni componenti e pur di non fermare il business è stata creata una variante della formula originale con gli ingredienti a disposizione. Spesso però le derivazioni vengono appositamente studiate per rendere vani i controlli, creando droghe non ancora presenti nelle tabelle degli stupefacenti. Un intero capitolo del rapporto è dedicato all’arrivo sul mercato di un grande numero di nuove sostanze commercializzate su internet come legali e non destinate «al consumo umano». Come la ketamina, un potente anestetico per cavalli, diffusissimo tra i giovani da diversi anni. Oppure la piperazina (l’mCPP), dei forti cristalli delique scenti, facili da sintetizzare (con due atomi di azoto), i cui derivati sono utilizzati per produrre molti farmaci, come il viagra o il levitra, ma anche varie droghe.
 
L’Oedt spiega ad esempio che «sta crescendo rapidamente la percentuale di pasticche di ecstasy che contengono questa sostanza». Secondo l’Osservatorio diventa quindi «fondamentale triangolare le informazioni dalle diverse fonti» per aumentare la capacità di risposta e conoscenza di questo fenomeno. Da quando l’Unione europea ha creato l’Oedt sono state più di 110 le sostanze psicotrope individuate. Lo scorso 21 aprile, l’Osservatorio aveva invece pubblicato un altro rapporto, nel quale più di cento ricercatori hanno messo a confronto il «passato, presente e futuro» delle politiche degli Stati membri in tema di “riduzione del danno”.
 
Come le terapie sostitutive per i tossicodipendenti, anche nelle carceri, le cosiddette “stanze del buco”, la distribuzione gratuita di siringhe pulite per abbattere la diffusione dell’Aids, la scelta di alcuni Stati membri (come Svizzera e Olanda) di avviare programmi di somministrazione controllata di eroina ai consumatori cronici per ridurre la micro-criminalità e il narcotraffico, la legalizzazione delle droghe leggere. «Negli ultimi 20 anni “la riduzione del danno” ha radicalmente cambiato in tutta Europa il modo di affrontare il problema della droga, abbattendo i rischi correlati all’uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa», spiega Michael Farrell, il medico che coordina il Comitato scientifico dell’Oedt.
 
Inoltre l’Unione europea nel corso del 2009 ha ottenuto un impegno concreto da parte di tutti e 27 gli Stati membri che supporteranno la riduzione del danno, attuando specifiche politiche per metterla in pratica. L’Europa in questo settore è all’avanguardia nel mondo. Ma non l’Italia che resta, assieme alla Grecia, il fanalino di coda dell’Ue. Anche a causa della nostra legge sulla droghe, la più repressiva d’Europa. In Italia è stato avviato solo il programma di distribuzione delle siringhe, spesso attraverso distributori automatici davanti alle farmacie, e una terapia sostitutiva per le persone dipendenti da oppiacei, anche in carcere.
 
Però a differenza di altre nazioni europee nel nostro Paese non esistono stanze del consumo, nonostante qualche Comune (come Torino) stia cercando di aprirle. Questi luoghi pensati per controllare a livello sanitario i consumatori e toglierli dalla strada, già esistono in Germania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Spagna e Svizzera. Inoltre le siringhe non vengono ancora distribuite nelle carceri italiane (il 27 per cento dei nostri detenuti è tossicodipendente). Mentre Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Spagna e Svizzera già lo fanno. «Si tratta di politiche controverse che tuttavia aiutano gli Stati membri a ridurre al minimo i danni sanitari, economici e sociali provocati dal consumo di droga», assicura il direttore dell’Osservatorio Wolfgang Gotz.

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21/04/2010- Gioventù bruciata. droga, alcol e fumo: perchè si inizia?
tratto dal sito: Ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

Si leggono spesso sui giornali articoli riguardanti la droga o l’alcol. Molto probabilmente gli adolescenti che consumano alcolici e droghe non sanno che queste sostanze sono assai dannose e possono causare conseguenze molto gravi.

L’adolescenza è il periodo più bello della vita, ma anche il più difficile ‘da vivere’, più inquieto. Quasi la metà di coloro che bevono o si drogano ha iniziato in compagnia o a casa di amici; quando il ricorso a queste sostanze diventa abituale è legittimo parlare di vera dipendenza. Ma perché ci si droga? Innanzi tutto esiste quel fenomeno giovanile che si chiama ‘branco’: un gruppo di adolescenti coetanei, la cui importanza e la cui autorità superano spesso quelle dei genitori.

Il gruppo ha delle sue regole di funzionamento, un codice a volte estraneo al resto della società, che induce i singoli a uniformarsi. Alcuni giovani si credono invincibili, capaci di poter provare qualsiasi esperienza senza subire conseguenze. Tale problema è diffuso in tutta Europa e nei principali Paesi del mondo.

E’ abitudine di molti giovani, ad esempio,
andare in discoteca e assumere ecstasy. Le autorità cercano da tempo arginare il fenomeno e si sono potenziati un po’ ovunque i servizi sanitari a sostegno di coloro che hanno problemi di dipendenza. Per qualcuno anche una sola pastiglia risulta letale. Una vicenda che ci è rimasta impressa è quella di una giovane atleta di sci che è andata in discoteca con le sue amiche e ha assunto per la prima volta una pastiglia di ecstasy che l’ha fatta morire .

Un’altra piaga sociale, che investe soprattutto il mondo degli adolescenti, è rappresentata dall’abuso di tabacco. Perché gli adolescenti iniziano a fumare? Forse perché vogliono sentirsi più ‘grandi’, più rispettati. Sono alla ricerca di qualcosa di nuovo che gli procuri stimoli diversi.

Uno studio recente ha mostrato come su 100 mila studenti europei compresi tra i 15 e i 16 anni, circa un quarto ha già fumato almeno 40 sigarette. Il dato più significativo è però che il fumo continua a essere considerato un segnale di ‘forza’ e di ‘affermazione’. Per quanto riguarda i danni da fumo passivo vanno ricordati soprattutto i bambini. Il fumo di sigaretta determina nei bambini esposti una maggiore facilità ad ammalarsi di influenza, otite, bronchite ed asma.

Da non dimenticare, poi, che la maggior parte dei giovani che fumano ha dei genitori fumatori. Continuare a fumare quando si hanno dei figli, quindi, significa contribuire in modo significativo ad aumentare le probabilità che diventino a loro volta ‘consumatori di sigarette’ durante l’adolescenza. Secondo noi, che siamo dei ragazzi di 13 anni, non bisogna scherzare con la vita che è il bene più prezioso che noi abbiamo e non riusciamo a capire come tanti giovani la possano ‘buttare via’ o rovinarsela assumendo queste sostanze.

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14/04/2010- Il test che rivela lo spinello e i genitori diventano "spioni"
tratto dal sito: Repubblica.it

PARIGI - Si chiama Narcocheck e secondo alcuni specialisti è destinato a seminar zizzania in famiglia, ad avvelenare i rapporti tra genitori e adolescenti. Narcocheck, un nome dietro cui si cela un test semplicissimo e (a quanto pare) affidabile per rivelare la presenza nell'organismo di tetraidrocannabinolo, nome impronunciabile che in realtà indica il principale e più noto principio attivo della canapa indiana. In pratica, un test che serve a verificare se vostro figlio fuma o ha fumato spinelli e che è anche in grado di rivelare se è un fumatore regolare o sporadico. Venduto su internet al modico prezzo di 8,90 euro, dovrebbe presto arrivare nelle farmacie francesi.

Il prodotto è semplice da usare: basta metterlo nell'urina per rivelare la presenza di Thc (il tetraidrocannabinolo). Sarebbe affidabile al 98 per cento ma ha anche un'altra particolarità: può determinare la quantità di hashish o marijuana fumata. Le tre stanghettine graduate che compongono il test servono infatti a determinare la concentrazione di Thc: se una delle tre è ancora positiva dopo tre settimane, allora si tratta di un fumatore regolare.

Il prodotto non è destinato specificamente ai genitori, ma è evidente che sono loro il pubblico cui mira la casa produttrice. Lo spinello spaventa e si diffonde sempre più Oltralpe, paese in cui anche la detenzione per uso personale è punita dalla legge. E il test potrebbe essere una tentazione per chi vuol scoprire i comportamenti dei figli, spesso enigmatici negli anni dell'adolescenza. Naturalmente, la casa produttrice sostiene che il test va fatto con l'accordo dei ragazzi, ma nelle situazioni un po' delicate può saltar fuori la tentazione di fare il test di nascosto.
Gli esperti, in ogni caso, non vedono di buon occhio il Narcocheck. Due di loro, intervistati dal Parisien, hanno espresso i loro dubbi, in particolare lo psichiatra Dan Velea: "Accanto a persone aperte alla discussione, ci saranno senz'altro genitori che obbligheranno un figlio a sottoporsi al test. E' umiliante, violento, si penetra nell'intimità dell'altro. C'è da scommettere che alcuni genitori cercheranno di fare il test all'insaputa dei ragazzi". La psicologa Elisabeth Rossé non la pensa molto diversamente: "Ricorrere al test può rassicurare i genitori, ma è ipotizzabile solo se le due parti sono d'accordo". Posizioni che naturalmente non trovano eco in Frédéric Rodzynek, gestore di Narcocheck. Il quale caldeggia, certo, la ricerca di un consenso, ma si fa paladino della prevenzione a tutti i costi: "I genitori possono verificare se loro figlio ha bisogno di andare rapidamente da un tossicologo. Smettiamola di dire che fumare uno spinello non è niente. Di fronte alla cannabis, i genitori devono svolgere il ruolo di una vedetta, noi li aiutiamo"

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09/04/2010- La cocaina va a ruba. Drogati a nove anni
tratto dal sito: Itempo.ilsole24ore.com

È una droga «sociale». Invece di inebetire, rende più lucidi, invece di emarginare, consente di intrattenere rapporti con gli altri e di «mimetizzasi» sul posto di lavoro. Almeno se assunta in quantità molto moderate. Il cocainomane è spesso un tossicodipendente «invisibile». Non scippa le vecchiette quando è in crisi d'astinenza, si rivolge di rado ai servizi di assistenza. Per questo la polvere bianca (che si sniffa, si fuma e si inietta) è più pericolosa di altre droghe. E, anche per questo, il suo consumo è salito (nell'ultimo anno in maniera esponenziale) e le sue «vittime» sono più giovani: c'è chi comincia a «farsi» già a nove anni. Numeri allarmanti emersi dalla relazione annuale diffusa dall'Agenzia comunale per le tossicodipendenze. Nella Capitale cresce vertiginosamente l'uso di eroina, cocaina e alcol. Il dato più grave riguarda proprio la «neve», come la chiamano in gergo, che ha registrato un più 30% solo nel 2009 e ha raggiunto il 70% dei consumi. E, dopo un lieve calo tra il 2003 e il 2004, c'è stato nel 2008 il «pareggio» con l'eroina.

L'assunzione di quest'ultima sostanza, che dal 2003 al 2008 era passata dal 65,8% al 43%, ha pure subito una lievitazione nel 2009 (66,4%). Un dato in controtendenza. Riguardo all'alcol, infine, il consumo è passato dal 7% nel 2008 al 19% nel 2009. Se non bastassero queste cifre a preoccupare, è utile conoscere le classi dì età dei nuovi consumatori. Quattro anni orsono fece scalpore la notizia, diffusa da Palazzo Chigi, che a sniffare erano anche ragazzini di undici anni. Bene. Anzi, male. La forbice anagrafica si è allargata. Adesso l'età del «debutto» è anche a nove anni, sebbene la media del primo utilizzo si aggiri intorno ai 19. Ma, appunto, la prima volta per qualcuno è stata a nove, per altri a 52. I tossicodipendenti che si sono rivolti ai centri di accoglienza e in generale hanno fruito dei servizi erogati per conto dell'agenzia comunale sono stati nel 2009 1.930 e sono per la maggior parte maschi (84,7%).

L'età media degli utenti dei servizi è di circa 38 anni (minima 16 e massima 67). La sostanza più utilizzata è l'eroina (36,9%), di poco superiore ai valori riferiti alla coca (36,7%). A seguire, l'alcol (9,6), la cannabis o «erba» (7,2). La percentuale di utenti che dichiarano di utilizzare più sostanze è del 6,6%. I giovani tra i 21 e i 35 anni preferiscono la coca, mentre i soggetti dai 36 ai 45 sono principalmente consumatori di eroina. La fascia che comprende maggiormente «tossici» da coca ed ero va dai 36 ai 40. «Abbiamo dati allarmanti soprattutto per quanto riguarda l'età delle assunzioni. I servizi devono essere improntati sulla prevenzione e la nostra emergenza è soprattutto la cocaina», ha spiegato il presidente dell'agenzia comunale Massimo Canu. Per l'assessore capitolino alla Scuola, Laura Marsilio, «bisogna intervenire soprattutto rispetto al mondo giovanile». Parole sante. Ma il vero problema è un intervento che non si limiti all'emergenza (come si fa di solito) e che invece pensi a soluzioni di medio e lungo periodo, coinvolgendo società, scuole e famiglie.

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06/04/2010- Droga e minori: "Ecco come si spaccia nella mia scuola"
tratto dal sito: Ilgiornale.it

È un fenomeno consueto. Più di quello che si pensi. E colpisce scuole superiori di ogni grado e livello: lo dicono i dati che annualmente vengono diffusi dai ministeri dell’Interno e della Gioventù. La droga entra nelle aule con una facilità disarmante e tra le mura degli istituti viene anche spacciata e consumata.
«Nella mia scuola se vuoi del fumo si sa chi avvicinare, come farlo e dove vedersi per lo scambio». A raccontarci l’esperienza diretta di chi vive la realtà scolastica è un alunno di una scuola professionale genovese. È un ragazzo di 17 anni che chiameremo Roberto con nome di fantasia. Ha scelto di spiegare cosa avviene nelle ore di lezione, durante la ricreazione, nei bagni come negli spazi aperti. «Nella mia scuola girano marijuana e cocaina, si fuma e c’è chi striscia (chi assume cocaina, ndr). Lo fanno in tanti e averla è molto semplice - racconta Roberto -. Noi abbiamo un giardino ed è quello il luogo prediletto per scambiare la merce con i soldi e per poi consumarla». Un giardino, luogo aperto e meno controllato dai bidelli che, invece, sui piani girano e vigilano nelle ore di lezione. Così come durante la ricreazione quando un minimo di sorveglianza viene garantito anche dai professori che girano nei corridoi: «Ho amici di altri istituti che mi raccontano che sniffano cocaina in classe durante le ore di lezione - continua lo studente -. Ma nella mia classe non succede e non l’ho mai sentito da altri della mia scuola. Però consumarla sì: lo fanno e si vantano di farlo. Poi ci sono quelli che durante la ricreazione si spostano negli angoli più nascosti della scuola e si fanno le canne».
La droga viene consumata. Ma come entra e, soprattutto chi è che riesce a farla entrare? Sono gli stessi studenti. Alcuni di loro, infatti, sono veri e propri spacciatori, lavorano per conto di pusher di «professione». Da questi ultimi comprano la merce che rivendono ai loro compagni di classe: «Non è necessario che i venditori si avvicinino alla scuola, usano altri ragazzi a cui garantiscono una percentuale su quello che riescono a piazzare e marijuana o coca gratis - racconta ancora Roberto -. Di “giro” se ne vede di più verso il fine settimana perché tanti comprano la “roba” da consumare al sabato sera per fare serata: fumare tutti assieme, prendere qualche acido in discoteca». Roberto ci spiega di non aver mai fatto uso di sostanze stupefacenti e che nessuno è però mai andato a proporgliene l’acquisto: «È ovvio che alla fine tra di noi si sappia chi sono quelli che vendono droga, ma è anche vero che se non sei tui ad andarli a cercare quelli si fanno i fatti loro. Non propongono anche perché sanno che qualcuno potrebbe raccontare ai professori».
Ma qual è l’identikit del giovane spacciatore scolastico? «Sono ragazzi più grandi, qui da noi sono maggiorenni che hanno voglia di farsi soldi in maniera facile e magari si comprano il cellulare nuovo o i jeans di marca. Se sono ragazzi con difficoltà in famiglia? Ci sono extracomunitari e giovani di famiglie normali: non conta l’estrazione».

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30/03/2010- Droghe: gli effetti devastanti della cannabis
tratto dal sito: Tantasalute.it

L’utilizzo di cannabis a lungo termine ha determinato un aumento del 30% dei ricoveri dal 2002 ad oggi, come dimostra uno studio condotto dall’Università del Nuovo Galles e dimostra che il maggiore rischio si evidenzia nelle classi di età al di sopra dei 30 anni.

Ciò che si è constatato, riferendosi ad una ricerca effettuata in Australia, è che a fronte di una diminuzione di un accostamento alla cannabis, si è assistito ad una maggiore frequenza del suo uso; insomma, diminuiscono i consumatori di cannabis, ma aumenta l’uso in quelli rimasti soprattutto nella fascia di età che va dai 30 ai 49 anni, così si assiste al dato che riporta un utilizzo della sostanza stupefacente in maniera quotidiana, abitudine questa raddoppiata rispetto ai consumatori che hanno un’età compresa fra i 14 ed i 19 anni, col risultato che i ricoveri per i dipendenti di cannabis non riguarda più il fatto acuto, ovvero, la presenza di fenomeni psicotici, semmai per curare la dipendenza, senza contare, a parere degli scienziati, che la cannabis che è divenuta una droga che preoccupa quanto l’alcol, assunta in maniera costante dai consumatori più adulti, apre la strada a serie malattie mentali soprattutto nei soggetti predisposti.

Ecco la relazione del Dipartimento politiche antidroga; Gli ultimi dati sul consumo di cannabis provenienti dai pronto soccorso sono ‘particolarmente allarmanti’, in relazione alla comparsa del Tch (principio attivo della cannabis) a piu’ alta percentuale e di cannabinoidi sintetici, quindi piu’ dannosi per la salute. Tra tutti, il dato sull’impiego delle principali sostanze d’abuso evidenziandone un forte incremento.
La cannabis è la sostanza stupefacente più studiata nel mondo, lo dimostra il numero elevato di studi in materia, ben 17 mila “Quello che ci preme ribadire - si legge in una nota - e’ che, proprio la cannabis e’ in grado di produrre gravi effetti dannosi soprattutto per il cervello degli adolescenti arrecando gravi patologie psichiche come la schizofrenia, alterazioni importanti della memoria, della capacita’ di apprendimento della motivazione ad affrontare e risolvere i problemi della capacita’ di autocontrollo e di giudizio, nonche’ compromettere le funzioni necessarie per la guida sicura degli autoveicoli e delle moto”. Per questo il Dipartimento continuera’ ad utilizzare tutti gli strumenti utili per contrastare la promozione e la diffusione di tutte le droghe.


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06/03/2010- Brescia. Si fa uso di cocaina già dalle superiori
tratto dal sito: Ilgiorno.ilsole24ore.com

Brescia. LA PRIMA SBRONZA a 14 anni, l’erba a 15, a 16 sei già pronto per popper e funghetti
allucinogeni e a 16 e mezzo per cocaina e ecstasy. Il 77% degli studenti bresciani ha sperimentato
sostanze stupefacenti almeno una volta nella sua vita, il 46 ha consumato droghe illegali. Tira
cocaina il 9 % degli studenti bresciani, una media più alta di quella nazionale che è del 6 %.
Sono i risultati di una ricerca effettuata dalla cooperativa sociale onlus “Il calabrone” su un
campione di 1.124 studenti in età tra i 18 e i 19 anni, il 48% maschi, il 52 femmine, che nel 2007
frequentavano la quarta classe delle scuole secondarie superiori. Hanno compilato questionari in
forma anonima con indicati solo anno di nascita e sesso, che sono stati distribuiti in sei scuole
superiori, gli istituti professionali Ipc Golgi, Ipsia Moretto, Ipsia Fortuny, gli istituti tecnici Itc
Lunardi e Itis Castelli, il liceo sociopsicopedagogico Gambara e ne esce un quadro allarmante.
Il 59% dei ragazzi ha dichiarato di aver usato sostanze stupefacenti almeno una volta nell’ultimo
mese prima della ricerca, il 22 di aver consumato sostanze illegali. Ma non sono pochi, in tutto il
15% degli intervistati, i ragazzi che dicono di usare droga più volte la settimana e l’8 % ammette
che si tratta di sostanze illegali.
Fino a qualche anno fa sarebbero stati considerati “giovani devianti”, oggi consumare
stupefacenti per i giovani è diventato un comportamento largamente diffuso, che sconfina quasi
nella normalità.
«QUANDO ho visto i dati mi è venuto un colpo — ha confessato ieri l’assessore alla famiglia e
ai servizi sociali del Comune di Brescia Giorgo Maione aprendo, insieme al collega alle politiche
giovanili Nicola Orto, il seminario in cui la ricerca è stata presentata a educatori e insegnanti
come strumento di intervento — Numeri che ci impongo di non abbassare la guardia».
Ma tra i giovani è diffusa anche la figura del “policonsumatore”: il 21,3 % degli intervistati ha
utilizzato almeno due sostanze nel corso di un mese, il 6,8 almeno tre. Si sceglie il
“policonsumo” a seconda della situazione, se si è soli, in gruppo, a una festa oppure solo perchè
l’importante è “sballare”, qualsiasi cosa offra il mercato.
Il mercato intanto ha livellato le sostanze sia in termini di costo che di potenza d’effetto: il costo
della marijuana è cresciuto e sul mercato sono arrivate nuove qualità di piante con effetti
allucinogeni maggiori. Di contro la cocaina costa meno: a Brescia bastano 20 euro per dose, ma è
anche molto tagliata ed ha effetti eccitanti più attenuati rispetto al passato. La prima sostanza con
cui si viene a contatto è l’alcol, i più giovani, soprattutto le ragazze, hanno scoperto gli easy
drink.
DOPO ALCOL e cannabis, la terza sostanza per i giovani in età del primo consumo, 15 anni, è il
popper, a scavalco tra sostanze legali e illegali. «Non resta che rimboccarsi le maniche», ha detto
l’assessore Maione.
Il Comune ha già varato un progetto peer la prevenzione si chiama “Effetti collaterali”, una serie
di interventi con un investimento di oltre 150mila euro a cui se ne aggiungono 210mila della
Regione: «Cerchiamo di coinvolgere sia gli adolescenti che gli adulti che ricoprono un ruolo nei
loro confronti, genitori, insegnanti, educatori, animatori, allenatori».


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15/01/2010- Cannabis: aumenta il rischio di psicosi
tratto dal sito: Tantasalute.it

Le malattie mentali e in particolare la psicosi rappresentano dei disturbi gravi contro i quali in ogni caso è possibile mettere in atto delle vere e proprie forme di prevenzione basate sulla consapevolezza dei danni che certi comportamenti possono provocare. A questo proposito molto indicativo risulta uno studio dell’Institute of Psychiatry del King’s College.

Gli studiosi sono riusciti a dimostrare che chi fuma con regolarità cannabis e in particolare la varietà skunk ha un rischio doppio di poter incorrere nella psicosi. Un dato per certi versi allarmante e che fa riflettere molto sui pericoli ai quali si può andare incontro. Un dato che dovrebbe spingere anche a mettere in atto le adeguate risorse per evitare i possibili danni a cui si può arrivare fumando sostanze così pericolose. 
 
Secondo ciò che è emerso dalla ricerca il rischio di psicosi aumenterebbe in relazione alla quantità di cannabis utilizzata e alla durata del periodo di tempo in cui se ne fa uso. Se il rischio di psicosi è doppio per coloro che la utilizzano per più di cinque anni, aumenta in maniera abnorme per chi ne fa uso ogni giorno, raggiungendo un livello sei volte superiore. 
 
I ricercatori hanno visto che l’80% dei 280 soggetti con disturbi di tipo psicotico presi in considerazione aveva fatto uso di cannabis. Soprattutto la varietà skunk si rivela pericolosa a causa delle maggiori concentrazioni di tetraidrocannabinolo che essa presenta. 
 
É chiaro che insieme all’uso di sostanze psicoattive, per spiegare l’insorgenza della psicosi, si deve però tenere in considerazione una serie di altri fattori legati anche alla situazione familiare di un paziente. 

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04/01/2010- Droga, un anno per cambiare
tratto dal sito: Affaritaliani.it

L'Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, cocaina ed eroina. Eppure le politiche sulla tossicodipendenza del nostro paese continuano a essere improntate al proibizionismo. Ma è un modo di affrontare il problema che a livello internazionale è stato abbandonato proprio perché non ha dato grandi risultati. Tanto che l'Osservatorio europeo sulle droghe auspica ora l'adozione di interventi rivolti alla prevenzione e alla riduzione del danno. Raccomandazioni che il nostro paese è ben lontano dall'ascoltare

La Relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, da poco pubblicata, delinea il radicale ripensamento delle politiche sulle droghe, dopo le scelte proibizionistiche degli ultimi quindici anni che hanno prodotto scarsi risultati. (1) L’Italia ha ancora molto da lavorare per aderire a queste raccomandazioni.

L’ITALIA E IL CONSUMO DI DROGHE

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Francia: ne fanno uso l’11,5 per cento dei giovani (vedi tabella). I consumatori di cocaina sono invece l’1,2 per cento e gli eroinomani lo 0,6 per cento, ma anche per queste sostanze il nostro paese è fra quelli con i più alti consumi. Sempre più frequente, poi, il policonsumo e in particolare l’associazione di alcol e droghe: è un fenomeno rilevato da numerosi sistemi di sorveglianza che registrano un aumento, per l’alcol, del consumo a rischio fra i giovani, cioè fuori pasto e con episodi di ubriachezza.
Il consumo di cannabis nel nostro paese è non solo elevato, ma anche in aumento, in controtendenza rispetto all’Europa dove ormai da qualche anno si registra una riduzione. Le altre droghe mostrano un andamento stabile, analogamente a quanto osservato nel resto d’Europa. Stabile anche il consumo di cocaina, che invece spesso si ipotizza sia in crescita ed è presentato dai media come un fenomeno diffuso e socialmente non condannato.

MORTALITÀ CORRELATA ALLA DROGA

Il quadro degli effetti sulla salute è sorprendentemente meno grave che in altri paesi, e in particolare lo è quello della mortalità correlata alla droga, dovuta soprattutto a eroina e a cocaina. Il tasso annuale di decessi per droga è intorno a 15 per milione in Italia, mentre più della metà dei paesi europei registrano tassi superiori a 20 per milione e in tre paesi è persino sopra i 70 per milione.
Come spiegare la discrepanza fra prevalenza e rischio di morte? La risposta è che a determinare il rischio di morte per droga concorrono altri fattori oltre all’incidenza del consumo. Ha un ruolo rilevante il sistema dei servizi perché influisce sul grado di protezione della popolazione di utilizzatori, e l’Italia è considerata un paese con pieno accesso a tutte le principali strategie terapeutiche, quelle psicosociali e sostitutive in particolare. Ma va considerata anche la struttura del mercato illegale che determina la variabilità della purezza della sostanza al dettaglio, causa principale della overdose, e il mercato italiano viene considerato stabile. Infine, non si può escludere una scarsa accuratezza dei dati perché la qualità delle statistiche è decisamente migliorabile. In ogni caso, si tratta di un argomento che meriterebbe di essere approfondito.

IL CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE

Intanto, le politiche sembrano avviarsi verso una nuova fase: il documento europeo prende atto del cambiamento in corso a livello internazionale sancito dalla valutazione negativa che lo United Nations Office on Drugs and Crime (Unodc) ha dato delle politiche fortemente proibizionistiche ereditate dagli anni Novanta, e auspica una nuova politica “in cui la riduzione della domandaacquisisca un’importanza maggiore” e in cui “la riduzione del dannosia inclusa a tutti gli effetti”.

In Italia c’è molto da fare per aderire a queste raccomandazioni: la riduzione della domanda soffre di molti limiti. In particolare, la prevenzione è ancora considerata una specie di pratica taumaturgica, diffusa virtualmente in tutte le scuole, ma con interventi che sono in gran parte lezioni di una mattinata, meramente informativi sulle droghe e i relativi danni: cioè proprio quegli interventi che il documento europeo esplicitamente stigmatizza. Eppure, la comunità scientifica ha dimostrato l’efficacia di numerosi interventi, scolastici, famigliari e ambientali, a partire ad esempio da regolamenti scolastici che impegnano i docenti ad atteggiamenti ritenuti preventivi.

Gli interventi di riduzione del danno, come la distribuzione di siringhe e preservativi, di Narcan per l’overdose da eroina, di metadone a bassa soglia, poi, sono svolti in modo sporadico da enti pubblici e privati su base quasi volontaristica, e a malapena sono stati fino ad ora tollerati dai ministeri competenti. Si tratta di interventi pragmatici, mirati alla salvaguardia della salute, e sono un obiettivo fissato dalla EU Drugs Strategy 2005-2012. (2) Gli interventi di prevenzione e di riduzione del danno sono tecnologie sanitarie in senso proprio: possono avere effetti positivi, ma anche effetti collaterali a volte inaccettabili (si pensi a un intervento di prevenzione che aumenta l’uso di sostanze). È dunque auspicabile che si intraprenda formalmente un percorso che permetta di identificare le pratiche che hanno dimostrato una maggiore efficacia, attraverso valutazioni scientifiche rigorose. Servono poi finanziamenti adeguati per diffondere quelle pratiche, e un’organizzazione che assicuri la qualità e l’omogeneità sul territorio nazionale degli interventi. Percorso che è ancora ben lungi dall’essere stato scelto dall’Italia.

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27/11/2009- Arrivano le droghe del sabato sera. Ice, meeth e speed: consumi raddoppiati
tratto dal sito: Milano.corriere.it

Raddoppia a Milano il consu­mo di droghe sintetiche. Dal 2006 al 2008 l’uso di ice, shaboo, cry­stal meth e speed è passato da 100 grammi in una settimana a ol­tre 200, pari a 7.200 dosi in sette giorni. È il nuovo allarme che arri­va dalle fognature cittadine, le cui acque di scarico sono analizza­te da anni dallo staff di Ettore Zuc­cato, il ricercatore alla guida del dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto di ricerche farmacolo­giche Mario Negri. Lo studio è sta­to illustrato ieri alla rassegna «Mi­lano Focus Salute», organizzata dal Comune nella Sala Buzzati del­la Fondazione Corriere della Sera. Sabato notte, domeni­ca: tempo di rave, ma an­che di discoteche e feste private. Il picco di abuso di metamfetamine è lega­to allo sballo del fine setti­mana, quando si arriva quasi a quota 1.500 dosi giornaliere (40 grammi). È un consumo record al quale va a sommarsi quello dell’ecstasy che, sempre nel weekend, rag­giunge i 30 grammi quotidiani, pari a migliaia e migliaia di pasti­glie.

«Ice, shaboo, crystal meth e speed sono diffuse soprattutto nelle comunità etniche straniere, una popolazione in crescita che fa lievitare, dunque, anche il consu­mo delle metamfetamine — spie­ga il direttore del Dipartimento di­pendenze dell’Asl, Riccardo Gatti —. Ma non solo: è un dato che se­gnala chiaramente l’aumento in città dell’uso delle cosiddette cap­sule del piacere». Le ultime statistiche dell’Asl sti­mano che 50 mila milanesi han­no fatto uso almeno una volta nel­la vita di anfetamine, altri 50 mila di ecstasy (complessivamente si tratta del 12% della popolazione): «Ma il monitoraggio adesso è in corso di aggiornamento — dice Gatti —. I risultati segnaleranno una crescita esponenziale, dietro la quale si nasconde un cambia­mento del mercato degli stupefa­centi, non utilizzati più come do­ping quotidiano per fare fronte ai mille impegni, ma come modo per evadere».

Gli scienziati del Mario Negri analizzano i liquami in entrata nel depuratore dal 2006. L’obietti­vo è fotografare la diffusione di cannabis, eroina, metamfetami­ne, ecstasy e Mda: le sostanze eli­minate dall’organismo vengono esaminate per risalire con stru­menti all’avanguardia e comples­se formule matematiche alla con­centrazione delle droghe presen­ti. Osserva Zuccato: «Le urine, as­sieme alle acque fognarie, rag­giungono i depuratori dove pos­sono venire campionate e posso­no essere misurati i residui delle droghe». È un modo per aiutare chi deve studiare le politiche di prevenzio­ne.

«Solo con un attento monito­raggio della situazione possono essere studiate misure mirate, uti­li a combattere davvero il fenome­no e in linea con i tempi», spiega il direttore del Mario Negri, Silvio Garattini, tra gli ospiti d’onore ie­ri del simposio «Milano Focus Sa­lute», insieme con l’oncologo Um­berto Veronesi. «I dati presentati non sono da ignorare, ma non de­vono essere presi come pretesto per stringere le maglie dei divieti — insiste Veronesi —. I giovani non hanno bisogno di essere con­dannati, ma di alternative cultura­li allo sballo». L’ultima indagine del Mario Ne­gri è stata svolta tra il 5 marzo e il 10 aprile 2008. Nello stesso perio­do sono stati fumati oltre 25 mila spinelli quotidiani e consumate 11 mila dosi di cocaina al giorno.

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http://teenchallenge.beeplog.it  (vai al Blog per commentare la notizia)
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24/11/2009- Ecstasy, le pillole della morte
tratto dal sito: Nuovasocieta.it

Le droghe sintetiche sono ritornate ad essere uno dei maggiori illegal business per la rapida diffusione del consumo delle pasticche di MDMA, comunemente denominate Ecstasy, sebbene se possano ritrovare sul mercato diversi tipi "tagliati" con le sostanze più strane e pericolose.

L'Ecstasy costituisce ormai un ampio e consolidato mercato internazionale che ha arricchito, in un ristretto arco di tempo, diversi gruppi di trafficanti, con area dominante proprio quella europea, specialmente nordica, dove è ampiamente radicata la cultura dello "sballo totale" nei rave, negli "house party" o semplicemente nelle discoteche. Tutti posti in cui si ascolta musica assordante e si (s)balla fino allo svenimento: non c'entrano niente, in questo caso, le piantagioni sudamericane o asiatiche di coca, marijuana ed oppio, queste droghe si lavorano facilmente con poche nozioni di chimica in laboratori improvvisati, in qualsiasi area del planisfero.

Un mercato che si è allargato quasi con la stessa velocità con cui si fanno "passare" le pasticche in discoteca o nelle feste, col suo periodo d'oro coinciso nei primi anni '90, sfruttando l'incapacità da parte di servizi sociali, medici, istituzioni e media - non solo per impreparazione, ma spesso anche per difetti di valutazione - di strutturare dei validi programmi atti ad ostacolarlo con decisione.

Fortunatamente, da quegli anni fino ad oggi, si sono accumulate ricerche, studi e test che documentano l'alta nocività di queste sostanze e che hanno stimolato massicce campagne d'informazione e di prevenzione, anche nel nostro paese.

Da noi, l'MDMA è stata considerata una droga stagionale, un problema che sorgeva con il sopraggiungere della stagione calda, quando migliaia di turisti, molti dei quali provenienti dal Nord Europa, affollano le spiagge: un'interpretazione non più valida, poiché la discoteca, l'ambiente ideale per questo tipo di consumo, è frequentata soprattutto d'inverno, almeno nel Nord e nel Centro.
Col trattato di Schengen, l'Europa è diventata più aperta e quindi ancor più accessibile alle organizzazioni malavitose che vivono di questo commercio, dal Nord-Europa si sono ramificate un po' in tutto il mondo, pure nel nostro paese (dal '90) e nelle vicine Francia e Spagna.
Naturalmente ci sono dentro anche gli U.S.A., dove la domanda per qualsiasi tipo di stupefacente è tradizionalmente alta e dove si continua a cadere nell'errore di subordinare le politiche di prevenzione alla dura repressione dell'offerta.

L'Inghilterra è un po' da considerarsi il luogo d'origine dei cosiddetti rave-party, degli anni Ottanta, spesso organizzati in edifici abbandonati o in locali "alternativi", dove si ascolta musica a tutto volume per tutta la notte, se non per giorni, in mezzo a tanta gente e dove, quindi, per aumentare le proprie capacità di resistenza, diventa una necessità ricorrere agli stimolanti. House party e rave, molto in voga anche negli States, costituiscono il momento ideale per la distribuzione dell'Ecstasy.
Gli States, come la Gran Bretagna, sono sempre stati vivaci sperimentatori di mode, tendenze, sottoculture, controculture che spesso si caratterizzano per i rituali legati all'uso di droga.

Il problema fondamentale è la sottovalutazione del drammatico fenomeno-Ecstasy, l'ignoranza sulle conseguenze, a volte irrimediabili, di questo tipo di abuso. A causa dei ritardi della ricerca scientifica, la maggioranza era indotta a considerarla droga "controllabile"; fortunatamente negli ultimi anni, come anticipato, se ne sta intuendo la grave pericolosità accentuata dalla disinformazione.
Del resto, categorizzare l'Ecstasy (paste, chicche, cale, nel gergo giovanile) è davvero complicato, dato che sotto questo nome vengono smerciate, ancora oggi, varie anfetamine: addirittura, in certi casi, si tratta di pastiglie che non hanno nemmeno una minima percentuale di MDMA. Con la chimica, d'altronde, è possibile inventare, sperimentare e mettere sul mercato qualcosa di nuovo ogni giorno, in qualsiasi contesto, tanto che ogni città conosce diverse tipi di droghe di sintesi che, rimangono, per forza di cosa, un fenomeno sfuggente.

In generale, possiamo affermare con certezza che quando si pensa all'Ecstasy, si deve subito pensare a sostanze stimolanti, di derivazione anfetaminica, il cui principio attivo è l'MDMA, una molecola con struttura mista, di tipo metanfetaminico-mescalinico, che favorisce il rilascio di alcuni neurotrasmettitori fra cui la serotonina, il più noto, che regola l'umore, il sonno, la fame e la sete, le capacità associative della mente, le capacità motorie e le emozioni. La serotonina, chiamata scientificamente 5-HT, influenza i nostri stati d'animo, esattamente come l'adrenalina influenza l'attività fisica. Fa parte, in sintesi, di una serie di neurotrasmettitori che bloccano o permettono il passaggio delle informazioni tra le cellule cerebrali. Il meccanismo di funzionamento dei neurotrasmettitori è estremamente complesso e non è ancora pienamente compreso: quel che è sicuro è che abbiamo varie quantità di questi elementi nel cervello e che essi variano a seconda dei nostri stati emotivi.

Entusiasti di come sbloccasse nella relazionalità e nella comunicazione i pazienti con disturbi d'ansia, per lungo tempo alcuni psicoterapeuti sono ricorsi alla somministrazione di MDMA, concedendole fin troppa fiducia.
Ed effettivamente l'Empathy, il nome con il quale incominciò a diffondersi l'MDMA a scopo ricreazionale negli ambienti underground della controcultura californiana e statunitense, non ha una storia così corta come si pensa comunemente; già dagli anni Venti se ne incominciarono a studiare i poteri, gli effetti, si sperimentò farmacologicamente; è la sua storia di droga illegale che invece inizia solo a metà degli anni Ottanta.

La sua diffusione è stata rapida, dato che per produrla è sufficiente conoscere poche nozioni di chimica, tanto da improvvisare continuamente piccoli laboratori, in cui non si bada certo alla pulizia, anche interni ad abitazioni. Per esempio, nel 1992, si è scoperto un laboratorio mobile allestito all'interno di un cointainer per trasporto marittimo. Il container era stato montato su un camion e poteva essere trasportato per tutta l'Olanda per sfuggire alle forze di polizia; altri olandesi, coinvolti nella produzione di amfetamine in Polonia, producevano compresse di Ecstasy addirittura in uno stabilimento farmaceutico locale.

E' abbastanza semplice, specialmente per i laboratori professionali, modificare il modello, il colore e la composizione chimica del prodotto, tanto che risultano numerose le variabili disponibili. Le compresse possono essere persino fabbricate in una foggia artigianale da presse manuali.
La produzione, dunque, si mantiene massiccia ed inarrestabile, ancor meno costosa se si ricorre senza scrupoli alla contraffazione con sostanze nocive come il veleno per topi o utilizzando i rimasugli attaccati alle vasche in cui si sono preparate altri tipi di droga.

Rivelazioni che fanno rabbrividire. Eppure, ancora adesso, per molti, l'Ecstasy non è motivo di seri allarmismi, ci sono ancora alcuni esperti che s'intestardiscono nel ridimensionarne la pericolosità.
Siamo al nocciolo della questione. Il consumatore medio di Ecstasy non si sente assolutamente un tossicodipendente, anzi...per lui è l'eroinomane, e magari anche il cocainomane, il "povero sfigato" irrecuperabile con grossi problemi; la sua pasticca, invece, è solamente un valido aiuto, un veloce espediente per esaltare al massimo le proprie capacità e allentare le inibizioni quando si sta insieme agli altri, per gustarsi fino in fondo il meritato weekend di sballo, risarcimento di una noiosa settimana di lavoro o studio.
E' quindi difficile immergersi nella problematica, perché il consumatore di Ecstasy non presenta tratti socio-culturali particolari, può appartenere a qualsiasi classe sociale e avere dai 13 ai 35 anni, una fascia d'età alquanto estesa.

In tutta Europa, i servizi, le polizie che si adoperano per contenere questo grave problema, ammettono unanimemente che, nella maggioranza dei casi, la domanda raggruppa indifferentemente studenti o giovani lavoratori che non sono mai stati segnalati: le loro caratteristiche li rendono abbastanza anonimi e per questo difficilmente identificabili dalle autorità.
Il consumatore non ha una vita molto diversa dagli altri, studia oppure ha un lavoro, nel weekend cerca di frequentare i locali più trend, non appartiene necessariamente ad un contesto sociale degradato, non arriva da una situazione di precarietà o non si porta dietro un passato segnato dalla sofferenza, da alcuni precisi episodi traumatici, come può essere per un eroinomane.

E' una persona comune che semmai, come tutti, avverte, in misura variabile, quel disagio, quel vuoto esistenziale tipico dei giovani moderni, condizionati da una società dove la trasgressione ha perso le connotazioni politiche degli anni ‘60-'70 - quando ci si ribellava all'ottuso perbenismo ed alla ipocrisia borghese - diventando semplicemente moda, accettata da tutti e sfruttabile assai bene commercialmente: per fortuna, ciò non si traduce necessariamente nell'assunzione di Ecstasy o di altre droghe.
Ma è per rendere chiaro come questo tipo di consumatore non si senta certo un "deviante", poiché condivide con tantissimi altri giovani, forse la maggior parte, la cultura del massimo divertimento a tutti costi, come riscatto alla monotonia del resto della settimana, con l'Ecstasy e le amfetamine che ne possono diventare un irrinunciabile ingrediente. Gli elementi essenziali di questa sottocultura sono naturalmente la discoteca, la musica ad alto volume che invade corpo e cervello, l'abbigliamento ricercato (l'immagine è tutto), seppur poco originale perché si rifarà sempre alle tendenze del momento.
Il "calatore" vive in simbiosi con la discoteca e con la musica, techno, hip-hop, house, underground, heavy-metal che sia, la migliore occasione per stare in compagnia.

Se poi ci aggiungiamo che il metodo d'assunzione delle pasticche è banale (basta ingoiarle); che sono così facili da far passare e nascondere per la minutezza; costano poco rispetto alle altre droghe (dai 10 ai 30 euro); sembrano addirittura simpatiche perché assomigliano a caramelle dai svariati colori e "loghi" fumettistici; e, soprattutto, gli effetti, le prime volte, sono miracolosi facendoti sentire amato dagli altri (al contrario dell'eroina che invece induce all'isolamento) - oltre alla disinformazione sugli effetti collaterali -; allora, certo, non c'è da stupirsi se ci si avvicina all'Ecstasy senza troppe remore, credendo di poterne fare un uso ludico (ma esistono droghe ricreative?).
Molti la vedono ancora come una droga "simpatica", "non impegnativa" ed è allora c'è il pericolo che la classe d'età dei consumatori si estenda ulteriormente per partire da sotto i 14 anni.

La "fregatura", come tutte le droghe, è che ci si assuefa in poco tempo e nonostante si aumentino velocemente dosi e frequenza d'assunzione, mai si riuscirà a riprovare quelle sensazioni paradisiache delle prime volte; ci si procurerà, invece, danni cerebrali irreversibili dovuti alla progressiva degenerazione dei circuiti serotoninergici: ciò significa che continuando ad abusare della MDMA si disabituerà il cervello a produrre da sé la serotonina e gli altri neurotrasmettitori.

I rischi ovviamente sono alti anche quando ne si è sotto effetto, dato che si è sottoposti ad un eccessivo aumento dei battiti cardiaci, della pressione del sangue e della temperatura corporea da causare un'insufficienza renale o, nei casi limite, la morte; ciò vale in particolar modo per chi accusa già problemi cardiaci. Parallelamente, anche i danni psicologici sono devastanti. Se grazie alla "magica" pasticca l'individuo si sente perfetto, si piace, è libero, euforico, prova una sensazione di intimità con gli altri, li ama, si sente amato, è un tuttuno con la musica, una volta esaurito l'effetto, e nella settimana successiva, subentrerà la paranoia e la depressione. Perché ci si sentirà lontani anni luce da quello stato di perfezione, di idillio artificiale esperito nel weekend, continuando a far paragoni con la vita "normale" piena di difetti, complicazioni ed insicurezze, tanto da rischiare di rimanere ossessionato dalle proprie imperfezioni ed incominciare a soffrire di varie psicosi soventemente legate all'aspetto fisico.

Un altro reale pericolo, manna invece per gli spacciatori, è quello di lasciarsi andare all'eroina, come antidoto per controllare questi stati estremi, quello dell'euforia e quello della apatia. E cosi si finirà per diventare un "eroinomane", come quei "tossici", tanto disprezzati, con cui il "calatore" credeva di non avere proprio nulla da spartire.

Nell'ultimo decennio, si è cercato di recuperare il tempo perso con un'ampia ed allarmistica diffusione di dati ed informazioni sull'Ecstasy; del resto, questo problema non è poi così nuovo, di pasticche, stimolanti, "pillole magiche", amfetamine e derivati, ne sono sempre girati, certo, però, gli effetti della MDMA possono essere micidiali.
Questo nonostante sopravviva ancora una minoranza di studiosi che si affanni per "redimerla", sostenendo che, per quel che se ne sa sino ad oggi, le preoccupazioni derivano solamente dagli effetti delle altre droghe che le vengono associate.

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07/11/2009- Relazione annuale sull'evoluzione del fenomeno della droga in Europa
tratto dal sito: Crimeblog.it

L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, fondato nel 1993 con sede a Lisbona, ha da poco rilasciato la relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa.
L’interessante documento di poco più di 100 pagine è disponibile gratuitamente a questo indirizzo in ben 22 lingue diverse. I punti che vengono toccati in questa relazione sono tanti, dalle misure politiche e legislative a panoramiche sul consumo di ogni sostanza considerata stupefacente, passando per le nuove tendenze emergenti.
La relazione annuale si basa sulle informazioni fornite all’OEDT dagli Stati membri dell’Unione europea, dai paesi candidati Croazia e Turchia e dalla Norvegia sotto forma di relazioni nazionali. I dati statistici menzionati si riferiscono al 2007 (o all’ultimo anno disponibile). I grafici e le tabelle contenuti nella presente relazione possono riferirsi a un gruppo ristretto di paesi dell’UE: la selezione viene fatta in base ai paesi sui quali sono disponibili informazioni per il periodo di riferimento.
Dal documento emerge che negli ultimi anni il consumo della cannabis è sensibilmente diminuito, mentre nessun cambiamento è stato registrato per quel che riguarda l’uso di cocaina ed eroina. Ma il problema principale che viene sottolineato nella relazione è la poliassunzione di sostanze stupefacenti che “costituisce il motivo principale che porta all’overdose, complica la terapia per problemi correlati al consumo di droga ed è associata alla violenza e ai reati“.
A questo proposito è stato stabilito un nuovo piano di azione atto a contrastare il fenomeno della droga. Vediamone i punti salienti:
- stimolare l’impegno della società civile europea riguardo a un’azione sui problemi della droga
- gli Stati membri devono partecipare alla società civile a tutti i livelli adeguati della politica di lotta alla droga
- rafforzamento della qualità degli interventi negli ambiti della prevenzione, del trattamento, della riduzione dei danni e della riabilitazione
- maggiore attenzione all’ambiente del carcere, con azioni che invitano gli Stati membri a fornire servizi per i tossicodipendenti in carcere equivalenti a quelli esistenti fuori dal carcere
- assistenza di follow-up dopo il rilascio dal carcere e miglioramento del controllo dei problemi legati alla droga e dei servizi ai tossicodipendenti
- migliorare l’applicazione della legge e la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri (maggiore impiego degli organi, dei progetti e degli strumenti dell’Unione europea)
- riduzione della deviazione e del traffico dei precursori della droga all’interno dell’Europa
- campagne sui mass media specifica per le sostanze

Molto interessanti sono anche i dati relativi al consumo delle singole sostanze. Vediamo insieme quelli della cannabis:
Dai dati raccolti emerge che nel 2007, nel mondo, la produzione di resina di cannabis ha oscillato dalle 2.200 alle 9.900 tonnellate. Di queste circa 1.300 sono state sequestrate (853 tonnellate solo in Europa). Per quanto riguarda la foglia di cannabis nel 2007 ne sono state prodotte dalle 13.300 alle 66.100 tonnellate, di cui 5.600 sono state sequestrate (70 in Europa).
Chi sono i consumatori della cannabis? Il documento da una risposta piuttosto precisa: sempre tenendo in considerazione il 2007, 74 milioni di europei hanno assunto cannabis almeno una volta, 22,5 milioni l’hanno fatto regolarmente nell’ultimo anno, mentre nell’ultimo mese il numero è sceso a 12 milioni.
Il campione è quello di cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Dalle cifre appena elencate, si può restringere il campo ai cittadini inclusi nella fascia di età 15-24 anni: in questo caso le cifre scendono a 19 milioni una tantum, 10 milioni nell’ultimo anno e 5 milioni nell’ultimo mese.
I Paesi con la più alta percentuale di consumatori risultano essere, per quest’ultima fascia di età, Repubblica Ceca, Francia, Spagna e Italia, mentre quelli con la prevalenza più bassa sono la Romania, Malta, Cipro e la Grecia.
Diverso è invece il discorso sulle gruppo che comprende anfetamine, ecstasy e sostanze allucinogene:
Dai dati raccolti emerge che nel 2007, nel mondo, la produzione di anfetamine e metanfetamine ha oscillato dalle 230 alle 640 tonnellate. Di anfetamine ne sono sequestrate 23,6 tonnellate (7,9 in Europa), 18,2 sono invece quelle di metanfetamine (340 chilogrammi in Europa).
Chi sono i consumatori di queste sostanze? Il numero è nettamente inferiore a quello dei consumatori della cannabis: sempre tenendo in considerazione il 2007, 12 milioni di europei hanno anfetamine, ecstasy o sostanze allucinogene almeno una volta, mentre 2 milioni l’hanno fatto regolarmente nell’ultimo anno.
Il campione è sempre quello di cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Se restringiamo il campo ai cittadini inclusi nella fascia di età 15-34 anni vediamo che la prima cifra scende a 7 milioni, la seconda a 1,5 milioni. Questo vuol dire che i cittadini di età compresa tra i 34 e i 64 che hanno assunto queste sostanze nell’ultimo anno è di 500mila.
I Paesi con la più alta percentuale di consumatori risultano essere, per quest’ultima fascia di età, Regno Unito, Danimarca, Estonia e Norvegia, mentre quelli con la prevalenza più bassa sono ancora Romania, Malta, Cipro e la Grecia.
Clicca e vedi la relazione annuale
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05/11/2009- Ecstasy, eroina e popper . Le droghe nemiche della sessualità
tratto dal sito: Canali.kataweb.it

Le sostanze stupefacenti interferiscono con il sistema riproduttivo maschile. L’assunzione prolungata di ecstasy, eroina e popper, può determinare un’alterazione della sessualità, causando disturbi come disfunzione erettile ed eiaculazione precoce. Ad analizzare il rapporto tra sessualità e droghe una ricerca condotta dall’Università di Padova, che verrà presentata dall’ateneo il prossimo 17 novembre.

“Dallo studio, condotto su un campione di 2.100 ragazzi maggiorenni, emerge un dato interessante: il 10% delle persone intervistate ha avuto un problema relativo alla sfera riproduttiva e sessuale, ma nessuno ha collegato il disturbo all’assunzione di sostanze stupefacenti”. Spiega il professor Carlo Foresta, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell’Università di Padova, e commenta: “Sbaglia chi non capisce che le conseguenze di una serata passata a ingerire pasticche o a fumare eroina o cocaina si ripercuotano sull’attività cerebrale. Gli stupefacenti infatti alterano i processi di neurotrasmissione, cioè bloccano l’impulso che parte dal cervello e innesca l’erezione o l’eiaculazione”.

LO STUDIO
Sono stati arruolati 2.100 giovani, il 54% del campione aveva preso droghe saltuariamente, mentre il 10-15% lo faceva regolarmente tutti i giorni. “A questi ragazzi – spiega Foresta – è stato sottoposto un questionario composto da 50 domande. Dall’analisi delle risposte è emerso che l’assunzione prolungata di ecstasy aumenta di 30 volte il rischio di incorrere in disturbi e alterazioni della sessualità, un pericolo che con l'eroina cresce di 23 volte”. Ma, nello specifico, la relazione droghe e sesso può avere conseguenze negative soprattutto quando si parla popper, una sostanza tossica che si inala, che può aumentare il pericolo di avere un orgasmo doloroso di 122 volte rispetto a chi non ne fa uso, e che viene consumata dal 20% dei giovani oggetto dello studio. E ancora, dalla ricerca è emerso che il 51% dei giovani ha messo di aver provato la marijuana, il 18% la consuma almeno una volta al mese, l'11% almeno una volta la settimana. Inoltre l'1% ha provato almeno una volta l'eroina, il 10% la cocaina.

NON SOLO DROGHE MA ANCHE ANSIOLITICI
Il team di ricercatori, guidato da Carlo Foresta, ha rilevato che i giovani oltre ad ricorrere a sostanze stupefacenti sono sempre più inclini ad assumere ansiolitici. “Oltre all’apparato riproduttivo – continua Tempesta – i danni rischiano di estendersi e di coinvolgere sia il sistema cardiovascolare sia quello neuronale: si rischia l'arresto cardiaco o l'emorragia cerebrale e ci si predispone a disturbi mentali gravi”. Va detto però che lo studio ha indagato i danni sui giovanissimi nell’immediato, deve continuare per individuare eventuali rischi anche nel lungo periodo. “Questa ricerca però – conclude il ricercatore – fotografa una realtà fatta di ragazzi che abbinano alcol, droghe e che per sopportarne gli effetti psicologici si sedano con i sedativi più comuni (come quelli a base di diazepam e lorazepam) .  E i disturbi sessuali si risolvono con il Viagra. I farmaci, utili a curare la disfunzione erettile, oggi vanno sempre più di moda tra i più giovani”.
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16/10/2009- Colle, smalti e gas. Gli stupefacenti da pomeriggio
tratto dal sito: Lastampa.it

Sono droghe da metà pomeriggio. Droghe da ragazzini. Droghe invisibili. I loro nomi non stanno scritti nelle tabelle delle sostanze psicotrope del Ministero della salute, il loro consumo non è illegale e per procurarsele non c’è nemmeno bisogno di un pusher. Basta frugare nel ripostiglio, farsi un giro al supermercato o nel negozio di vernici sotto casa. L’elenco è lungo: colle, smalti per unghie, benzina, bombolette di butano da campeggio, trielina, acqua ragia. Ma spesso i baby-consumatori di «sniffing drugs», inalano direttamente il Protossido d’azoto (il gas esilarante) e i gas contenuti nelle bombolette di panna montata o nei palloncini colorati. Niente da fare: le forze dell’ordine non possono intervenire.

Il principio che sta alla base dello sballo è sempre lo stesso: la carenza di ossigeno al cervello provoca una sensazione di stordimento e poi di euforia. L’effetto dura qualche minuto. Difficile che qualche mamma se ne accorga. Ma possono essere letali. A Milano, nel 2005, un quattordicenne è stato ritrovato senza vita in un parco: di fianco al corpo c’erano due bombole di butano. «Si tratta di comportamenti trasgressivi che il più delle volte assumono il significato di un rito d’iniziazione di gruppo - spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università “La Sapienza” di Roma - A farne le spese sono gli adolescenti perché a 15 anni ci si sente invulnerabili e si cercano esperienze eccitanti. L’unica prevenzione possibile è organizzare dei corsi per i ragazzini di 10 e 11 anni, che ancora ascoltano e si fidano degli adulti».

Ma quanti sono i quindicenni italiani che si sballano come i loro coetanei delle favelas brasiliane o delle fogne di Bucarest? «Non esistono dati o statistiche. Sono fenomeni difficili da intercettare - spiega Filippo Bellavia, psicologo e responsabile del “Servizio Onda” dell’Asl 1 di Torino, che si occupa proprio di nuove droghe e dipendenze giovanili - Al limite arriva qualche segnalazione dagli operatori del privato sociale. Qualche tempo fa, ad esempio, ci hanno detto che alcuni giovani immigrati di San Salvario sniffavano colla. Noi cerchiamo di raccogliere informazioni e di fare prevenzione nelle scuole con i medici di base. Ma se la compatibilità sociale non viene compromessa è difficile che qualcuno intervenga».

Parlare di «sniffing drugs» vuol dire entrare in un limbo sconosciuto agli stessi operatori del Sert e dei servizi sociali. «Di sostanze del genere ce ne sono tantissime ma noi possiamo lavorare solo sulla punta dell’iceberg - continua Bellavia - Basti pensare che a Torino il 2% della popolazione compresa fra i 15 e i 30 anni vive situazioni al limite: ragazzini di 16-17 anni che fumano l’eroina come sedativo dopo aver assunto crack e cocaina, liceali che si fanno di ecstasy, ketamina e piperazina, uno psicoattivo molto di moda negli ultimi mesi che non è ancora stato inserito nelle tabelle ministeriali».

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03/10/2009- Dipendenza da cocaina, un vaccino per disintossicarsi
tratto dal sito: Universonline.it

La dipendenza dalla cocaina potrebbe essere ridotta grazie ad un vaccino che riduce le sensazioni di piacere date dalla droga. Il vaccino, che si è dimostrato efficace nel 38 per cento dei soggetti coinvolti nei test, è frutto di uno studio condotto da Thomas Kosten presso la Yale University School of Medicine a New Haven. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sugli Archives of General Psychiatry (Ottobre 2008).

Bridget A. Martell, una delle autrici dello studio, spiega che il vaccino, i cui effetti perdurano per due mesi, fa innalzare la concentrazione di anticorpi specifici contro la cocaina. Dopo la somministrazione in alcuni casi si riesce a diminuire il consumo di cocaina anche della metà. Purtroppo però, almeno nel campione di 115 cocainomani sul quale è stato sperimentato, solo nel 38 per cento dei casi ha prodotto un numero di anticorpi sufficiente. Affinché funzioni il vaccino deve aiutare a produrre un numero sufficiente di anticorpi in grado di bloccare le sostanze della coca prima che possano raggiungere il cervello innescando le sensazioni tipiche della droga che poi causano la dipendenza.

Grazie a studi condotti in precedenza si era scoperto che dei livelli sufficientemente alti di determinati anticorpi riuscivano a "disattivare" la cocaina prima che questa raggiungesse il cervello limitandone gli effetti. Per esaminare meglio gli effetti del vaccino i ricercatori hanno arruolato 115 volontari, tutti affetti da dipendenza da cocaina, dividendoli in due gruppi. Per un periodo di 24 settimane gli esperti hanno somministrato ad un gruppo un placebo mentre all'altro il vaccino. Trascorsi i sei mesi si è potuto osservare che i soggetti vaccinati presentavano una percentuale maggiore di anticorpi specifici contro la droga ed una diminuzione della quantità di stupefacenti nell'organismo. Circa il 53 per cento dei soggetti con alti livelli di anticorpi nel sangue avevano dimezzato i consumi di cocaina contro il 23 per cento di coloro che hanno mostrato livelli più bassi di anticorpi dopo la vaccinazione.

In base ai dati preliminari ricavati da questo studio gli esperti spiegano che molto probabilmente, oltre ad uno sforzo maggiore iniziale per trattare i soggetti in quanto i livelli di anticorpi aumentano lentamente durante i primi tre mesi, il trattamento richiederà delle vaccinazioni ripetute per mantenere appropriati livelli di anticorpi nel sangue. Nei prossimi trial clinici verranno sperimentate delle varianti del vaccino coinvolgendo un numero maggiore di pazienti coinvolti anche in altri percorsi di disintossicazione.

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02/10/2009- L'erba sintetica spopola in rete
tratto dal sito: Finanzainchiaro.it

Venduta su Internet come mix di erbe aromatiche, la Spice attira sempre più patiti della cannabis. Il suo contenuto in cannabinoidi di sintesi però preoccupa le autorità sanitarie europee, osserva Libération, ed è difficile individuare e vietare questo prodotto.

Attenti alla cannabis sintetica. Alcuni sostituti della canapa, proposti come assolutamente legali su internet da almeno cinque anni, si sono rivelati contenere alcune sostanze più potenti del Thc (tetraidrocannabinolo), il principio attivo della cannabis. Ormai il fenomeno delle sostanze stupefacenti messe a punto in laboratorio (e dette appunto di sintesi) interessa anche l'erba. È così iniziato un nuovo gioco del gatto col topo tra le autorità e qualche piccolo laboratorio, e per il momento il topolino pare essere in vantaggio.

Uno dopo l’altro, dall’inizio dell’anno i paesi europei stanno aggiungendo al loro elenco di prodotti stupefacenti illegali alcune sostanze dai nomi strani ed enigmatici, quali JWH-018, CP 47497, HU-21 e molti altri. Austria e Germania hanno iniziato a gennaio, seguite dalla Francia a febbraio, dalla Polonia e dal Lussemburgo a maggio e dalla Svezia il 15 settembre, insieme ad altri paesi esterni all’Unione europea. La Gran Bretagna si adeguerà entro la fine di quest’anno.

Sballo legale

Causa di questo scontro è un miscuglio di erbe diverse – tutte legali – vendute in genere in sacchetti di tre grammi l’uno, sui quali campeggia la scritta “Non adatto al consumo umano”. Ufficialmente, infatti, si tratta di incenso da bruciare, mentre in realtà è fatto per essere fumato. La Spice è soltanto una delle decine di surrogati dell’hashish liberamente venduti in rete e in qualche negozio specializzato. La maggior parte di questi prodotti che decantano la capacità di procurare “sballo legale" in verità è poco efficace. Ma la Spice è un’eccezione.

Nel 2006 i consumatori di marijuana individuarono nei forum su internet recensioni entusiastiche del prodotto. A quanto pare, la Spice è apparsa sul mercato intorno al 2004, ma si è diffusa davvero soltanto due anni dopo, al prezzo di 20-30 euro a sacchetto da tre grammi. A voler dar retta ai primi consumatori, ha effetti molto vicini a quelli della cannabis, anche se di più lunga durata (fino a sei ore), ed è reperibile senza problemi. Le analisi del prodotto, realizzate all’epoca, non rivelarono la presenza di alcuna sostanza proibita.

Nel dicembre scorso, però, le cose sono radicalmente cambiate. Su richiesta della polizia di Francoforte, il laboratorio tedesco Thc Pharm ha esaminato a sua volta il miscuglio di erbe e vi ha trovato un cannabinoide di sintesi, il JWH-018. Di conseguenza, Spice non è più un melange di erbe qualsiasi: chi la produce ha aggiunto un prodotto di sintesi per renderlo psicoattivo. È in quel momento che l’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction ha lanciato l’allarme.

Inizia la repressione

Da allora altre équipe di ricercatori hanno svolto approfondite analisi, riscontrando la presenza di altri cannabinoidi, come il CP 47497 – che prende il nome da Charles Pfizer, il laboratorio farmaceutico che sintetizzò questo prodotto negli anni Settanta. L’estate scorsa un team di ricercatori tedeschi dell’università di Braunschweig ha confermato la presenza di un ulteriore composto sintetico. I ricercatori hanno cominciato a chiedersi – come su un articolo della rivista Forensic Science International – se la caccia ai cannabinoidi di sintesi potrà mai finire un giorno, calcolato che tali sostanze sono ormai svariate centinaia. Poiché una sostanza non può essere dichiarata illegale se non è identificata, lo “sballo legale” sembra avere un futuro alquanto roseo.

In origine queste sostanze erano state messe a punto per comprendere meglio il funzionamento del nostro sistema endocannabinoide, in quanto il corpo umano produce da sé i cannabinoidi di cui necessita. In seguito, queste sostanze erano state abbandonate perché avevano scarse applicazioni terapeutiche evidenti, a parte il cannabigerolo che può essere efficace contro l’ipertensione e ha effetti antinfiammatori.

Da febbraio Spice è illegale in Francia perché tre dei cannabinoidi che contiene sono considerati a tutti gli effetti sostanze stupefacenti. Malgrado qualche caso di overdose registrato in Germania, in quantità “ragionevoli” questi cannabinoidi non dovrebbero dare problemi, né più né meno del Thc. Tuttavia, numerose analisi hanno dimostrato che la loro concentrazione nei prodotti attivi poteva variare da 1 a 10 a seconda dei sacchetti preconfezionati e ciò potrebbe portare a sorprese alquanto sgradite. In un rapporto europeo diffuso l’estate scorsa presso i centri nazionali di vigilanza si legge che “considerato che alcuni composti possono essere attivi a dosi molto esigue, la possibilità di overdose accidentale con rischio di complicazioni psichiatriche anche molto gravi non può essere esclusa”.

In più, al momento non sono disponibili studi clinici o tossicologici: l’unica notizia certa recente, riferita nei dettagli da un’équipe di psichiatri di Dresda in Germania sulla rivista Deutsches Ärzteblatt, è un primo caso di dipendenza dalla Spice gold (una delle varietà del prodotto) riscontrata in un soggetto di 20 anni che da otto mesi ne fumava circa tre grammi al giorno. La maggior parte dei siti che vendevano il prodotto in Rete hanno smesso di farlo, ma altre miscele (come Sence, Gorilla, Solar flare, Yucatan fire, Smoke, ChillX, Earth impact, Moon rocks, Galaxy gold, Genie, Blue lotus, Aroma, Scope etc.) e messe a punto di proposito per non incorrere nelle maglie della legge sono già disponibili. ( Fonte: presseurop.eu)

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02/10/2009- Ogni giorno sniffano cocaina 12 mila torinesi
tratto dal sito: Lastampa.it

La buona notizia è che il depuratore Po Sangone con sede a Castiglione Torinese ha un intestino così robusto da digerire praticamente tutto: compresa la cocaina, espulsa dal corpo umano dopo l’assunzione e finita nelle acque reflue raccolte dalle fognature. Quella cattiva è che nel 2009 il consumo della «neve» non solo si mantiene ai livelli dell’anno scorso ma registra un lieve aumento: il picco è salito a oltre 12 mila dosi al giorno contro le 11 mila 300 del 2008. La dimostrazione di un mercato che non conosce crisi.

Il dato emerge dalle analisi che Smat, la Società metropolitana delle Acque Potabili, ha commissionato al Dipartimento di Chimica Analitica dell’Università. Obiettivo: valutare l’efficienza dell’impianto al servizio di Torino e dell’area metropolitana. Parliamo di un milione 355 mila abitanti. «Premetto che non ci interessa entrare nel merito del consumo delle sostanze stupefacenti - spiega Paolo Romano, amministratore delegato di Smat -. Il progetto nasce con l’intento di valutare l’abbattimento del depuratore, pari al 99,8 per cento, e la riduzione del carico ambientale sulle acque del fiume».

Ecco allora che un’indagine di natura squisitamente tecnica ripropone uno spaccato su un fenomeno sociale ed economico. Diciotto i campioni prelevati dagli operatori di Smat tra gennaio e marzo contro i 2 del 2008: 9 in entrata e nove in uscita. Su ciascuno l’Università ha determinato la cocaina e la benzoilecgonina, il derivato parzialmente metabolizzato dal corpo umano.
Senza stare a ripetere i numeri riportati in tabella, basta limitarsi a due dati: il carico totale di cocaina presente nella acque che entrano nell’impianto (salvo essere filtrate e restituite al Po) oscilla mediamente tra 704 e 1.206 grammi al giorno, corrispondenti rispettivamente a 7.040 e 12.060 dosi consumate ogni giorno (assumendo una dose pari a 100 milligrammi). Rapportando questi valori al numero di abitanti serviti dall’impianto, un milione 355 mila, si ottiene che il numero medio di dosi di cocaina consumate giornalmente nell’area torinese durante il periodo dei campionamenti è stato pari a 5,2 ogni mille abitanti, con punte di 8,9. Considerando un’assunzione media di cocaina di una dose ogni tre giorni, si stima una popolazione interessata di oltre 20 mila abitanti. Detto in altri termini, l’1,6 per cento dei cittadini dell’area metropolitana torinese sniffano.
Altro dato. Osservando la distribuzione in base ai giorni della settimana della cocaina in ingresso al depuratore, si scopre che i valori più elevati coincidono con la domenica mattina. «Quanto basta per supporre che il maggior consumo di stupefacenti sia effettuato nella giornata di sabato, presumibilmente la sera - spiega Romano -. Al contrario, i valori più bassi si sono avuti a inizio settimana: il lunedì e il martedì».

Numeri che la dicono lunga sulla diffusione di uno stupefacente purtroppo sempre più gettonato: non solo a Torino e nel Torinese.

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28/09/2009- Più amici su facebook. più ti droghi
tratto dal sito: Blitzquotidiano.it

Più amici hai su Facebook, più “sniffi” o “ti cali”. Secondo un’indagine sulle tossicodipendenze nel Lazio, realizzata da “Lamaieutica ricerca e formazione”, esiste una correlazione tra il consumo di droghe, soprattutto ecstasy e cocaina, tra i giovani e il loro elevato numero di contatti Facebook.

Secondo lo psicanalista e direttore scientifico della ricerca, Antonio De Filippo, «è stata riscontrata una correlazione tra i giovani consumatori di droghe e i frequentatori compulsivi di social-network. Da una comparazione tra gruppi di controllo di consumatori e non consumatori di droghe (soprattutto ecstasy e cocaina), è emerso che del primo gruppo fanno parte molti più ragazzi con un numero elevato di contatti Facebook, oltre 400».

Secondo lo psicanalista, dietro questa osservazione empirica si cela il «vuoto esistenziale dei ragazzi che viene colmato sia dalle droghe o dall’alcol, sia dalla ricerca compulsiva di amicizie virtuali». L’indagine che è stata condotta su un campione di 1.200 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 anni rileva anche una relazione tra l’uso di droghe e i consumi compulsivi di prodotti tecnologici come telefonini e i-pod.

«Sono ragazzi che tendono ad eccedere sia negli acquisti sia nell’uso di stupefacenti perché – prosegue De Filippo – in entrambi i casi non riescono a contenere i propri desideri».

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28/09/2009- Adolescenza stupefacente
tratto dal sito: Pacelink.it

Il problema “droga” riguarda una certa invisibilità dove si determina e si manifesta l’assenza di regolamenti specifici su come la scuola deve agire e comportarsi per intervenire circa la questione spinelli e droghe. L’assenza di una regolamentazione di questo tipo significa che persiste la mancanza di cultura, di modi di ragionare e di porsi, su come affrontare la situazione “droga” tra i giovani. Gli insegnanti tendono a vedere determinate condizioni e situazioni in modo abbastanza condiviso, ad esempio, per quanto riguarda il problema spinelli: la questione va trattata all’interno dell’interazione e relazione educativa dell’intervento pedagogico, mentre la famiglia va convocata in un secondo tempo, come se il primo passo fosse un trattamento della questione all’interno della relazione educativa con lo studente, che agisce un atteggiamento generale riguardante una “scarsa motivazione”. Il trattamento educativo dovrebbe essere regolato tramite un attento controllo, se la scuola tiene presente che la questione va trattata anche con l’aumento della prevenzione, probabilmente si otterrebbero dei risultati motivanti anche indipendentemente da denunce, da sanzioni, da multe. Le risposte dei ragazzi rispetto a quali provvedimenti adottare sono orientate verso la dimensione sanzionatoria che gli insegnanti esercitano meno, privilegiando appunto l’intervento educativo. I ragazzi sono sempre più rigidi quando si ragiona sulle trasgressioni e si pongono dal punto di vista di chi deve intervenire. Tutti manifestano l’idea che l’intervento della denuncia, delle forze dell’ordine, sia qualcosa che viola la cittadella della scuola e la preziosità della relazione educativa. Spesso l’idea di ricorrere alla denuncia concerne gli spacciatori esterni, fuori dalle mura della scuola e dall’alveo della famiglia. Questo orientamento si scontra con questioni legali molto complesse sul consumo e lo spaccio di droghe. Nell’ambito dell’argomento della visibilità o invisibilità, della comunicazione o non comunicazione, su queste problematiche sussistono molte riflessioni, ma il problema consiste nel confrontarsi vicendevolmente. I ragazzi producono rappresentazione e idee sempre in movimento rispetto alla cultura delle droghe che risale agli anni ’70. Nella transizione adolescenziale le sostanze possono costituire una prima esperienza che ad un’età più avanzata può portare al consumo di sostanze più gravi e mortali. I fattori motivazionali che determinano la scelta delle varie sostanze sono differenti. Quando pensiamo all’uso in adolescenza di sostanze, siamo culturalmente invasi da uno stato d’allarme e di ansia perché la nostra cultura ha recepito il fatto che nell’arco degli ultimi venti anni, l’utilizzo delle sostanze in adolescenza è aumentato in modo molto consistente. Questo tipo di allarme che compare spesso sulla stampa, nei testi divulgativi, tra le conversazioni, non produce una vera conoscenza del fenomeno. Affermare che l’uso di sostanze in adolescenza è aumentato in modo vertiginoso, non significa sapere molto su qual è la relazione fra gli adolescenti e l’assunzione di sostanze. Da un lato l’utilizzo della cannabis è davvero diffusissimo, dall’altro la relazione tra l’adolescenza e queste droghe può essere di tipi diversi. L’uso di sostanze in adolescenza non è dipendente, ma nel corso evolutivo giovanile sono presenti degli stili di utilizzo delle sostanze tra cui l’assunzione dipendente risulta assente. L’uso di sostanze di tipo dipendente si presenta maggiormente nella fascia d’età giovane-adulta ossia dai 20 ai 30 anni. D’altra parte è vero che le sostanze illegali subiscono un andamento di utilizzo che presenta il suo apice tra i 20 e i 30 anni e poi decade drasticamente. Mentre le sostanze legali come alcool, nicotina e psicofarmaci sono droghe dell’età adulta, ossia permangono nell’utilizzo per tutto il corso della vita. Nell’universo dell’assunzione di sostanze sussiste una gamma di vicinanza alle droghe che va da un contatto episodico, sporadico, di poco peso, in modo progressivo, differenziato, fino ad un utilizzo molto critico che riguarda un numero di soggetti limitato, prefigurando una situazione per cui nel corso della prima adolescenza l’uso più frequente è di tipo esperienziale, ossia il contatto con la sostanza riguarda la possibilità di praticare nuove esperienze in tutti gli ambiti della vita tramite l’evasione e le trasgressioni. L’utilizzo della cannabis, insieme all’alcool e alla nicotina, sono talmente diffuse tra i giovani anche se spesso in forme appunto non gravi, così da diventare degli elementi della costruzione dell’identità giovanile. L’estrema diffusione di queste sostanze fa diventare le droghe psicoattive appunto, uno dei tanti elementi su cui ogni adolescente si confronta. Nella generazione degli anni 70 un ragazzo che voleva fare uso di cannabis doveva cercarla attivamente con una forte motivazione per reperire un gruppo adatto con cui condividere l’esperienza e naturalmente uno spacciatore. Invece ai ragazzi di oggi questo tipo di sperimentazione avviene in modo facilitato perché sempre nella loro cerchia amicale, scolastica e sociale possono accedere a queste sostanze senza dover fare scelte molto motivate e drastiche. E’ più difficile per gli adolescenti dover decidere di non provare l’esperienza, piuttosto che accettarla, perché provare la cannabis è un rituale assai diffuso. I soggetti impulsivi, poco riflessivi, con scarsi supporti famigliari possono avere più occasioni e possibilità di scadere nella devianza con l'utilizzo di sostanze come esperienza fondamentale nella propria vita, ma se si osserva il fenomeno in un’ottica clinica, la discriminante principale tra un utilizzo sporadico, blando, occasionale, che si potrebbe definire come non significativo, e un utilizzo problematico, frequente che può mettere in difficoltà un soggetto, riguarda essenzialmente la questione della decisione di una strategia d’azione per cui la sostanza con effetto psicoattivo viene a far parte di una forma di cura di sé che permette di integrare il principio psicoattivo nella propria vita, quasi come se si assumesse uno psicofarmaco. Questo elemento di cura di sé prevede una certa frequenza e assiduità nell’assunzione. Il giovane senza un uso continuativo e consistente non muta il suo equilibrio fisico e psichico, ma trasforma solo la propria immagine sociale. Si intende per cura di sé un palliativo alla difficoltà di tollerare l’ansia e i pensieri turbolenti del processo di crescita, nell’ambito di un senso di fragilità e vulnerabilità della propria immagine interna che genera il dolore mentale della percezione di sé come personaggio incerto, instabile, insicuro in continua transizione.
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09/06/2009- A Roma 30mila fanno uso di droghe
tratto dal sito: Ilgiornale.it

Quindicimila tossicodipendenti in cura presso i Sert cittadini, dai 25 ai 30mila se si estende la proiezione ai drogati abituali che sfuggono alla rete di controllo. Ma il numero di chi fa uso di droga a Roma sale ad oltre dieci volte tanto se si sommano anche i consumatori occasionali.
Questa in sintesi la denuncia dell’Agenzia capitolina per le tossicodipendenze al convegno di ieri in Campidoglio «Libertà dalle droghe», promosso in collaborazione con l’assessorato alle politiche educative.
Cambia la geografia della droga in città, diminuiscono i morti per overdose da eroina, ma sale il consumo di cocaina in tutti gli strati sociali. Nel 2008 gli utenti dei 17 Sert gestiti dalle Asl sul territorio del Comune di Roma sono stati 13.274, mentre gli assistiti nei centri diurni e notturni e nelle comunità di recupero dell’Agenzia sono stati 1.700. In totale la proiezione, contando i tossici non schedati, arriva a 25-30mila persone.
Di gran lunga superiore, invece, il numero dei consumatori occasionali. «Si può calcolare, in base alle nostre esperienze, che il loro numero sia oltre dieci volte superiore», rimarca Massimo Canu, presidente dell’Agenzia: «Persone che da anni consumano cocaina di tanto in tanto. E soprattutto giovanissimi, che fanno uso di tutto: canne, droghe sintetiche (Lsd, ketamina, metamfetamina, ecstasy), da un po’ di tempo anche cocaina. I numeri? Basta guardare ai recenti sondaggi nelle scuole».
L’ultimo sondaggio si deve alla Onlus Modavi. Ed è desolante. In Italia fra i giovani dai 14 ai 18 anni, uno su due (51 per cento) dichiara di aver provato almeno una volta l’uso di stupefacenti. Il 70 per cento non ha la più pallida idea dei danni cui va incontro. Fra i bambini di 11 anni il 5 per cento ha confidato di aver fatto uso di cocaina, il 37 per cento di hashish o marijuana. L’effetto dell’uso sempre più precoce di sostanze stupefacenti, ritengono gli esperti, sarà nei prossimi anni l’aumento vertiginoso di patologie psichiatriche legate alla droga. Spesso c’è una stretta correlazione fra la tossicodipendenza del figlio e il genitore tossicodipendente. «Troppi giovani fanno uso quotidiano di droghe - afferma l’assessore alle Politiche educative Laura Marsilio - È necessario lavorare sulla prevenzione e trovare nuovi strumenti di contrasto. Il Comune si impegnerà a diffondere nelle scuole la pratica dello sport, veicolo di valori sani e antidoto all’isolamento dei ragazzi».
Ma ci sono altri fattori di cui tener conto. Negli ultimi anni, sottolinea l’Agenzia, a Roma sta cambiando la geografia della droga. È diminuito il consumo di eroina. I morti per overdose nel 2007 sono stati 83, contro i 130 in media degli anni precedenti. Sale di contro, in tutte le classi sociali, la diffusione di cocaina. Sul mercato un grammo di «neve» costa dai 20 ai 40 euro, praticamente è alla portata di tutti. «Ma se la cocaina produce meno dipendenza fisica dell’eroina, - avverte Canu - tuttavia produce effetti più devastanti a livello psicologico. Inoltre spinge a fare uso di altre droghe nell’arco della giornata. L’eroina è spesso usata per dormire dopo aver assunto cocaina. Il mix è altre volte con alcool e droghe sintetiche». C’è da aggiungere che i morti per overdose sono acclarati, quelli per cocaina (infarto, ictus, eccetera) invece no, restano per lo più ignoti.
L’Agenzia comunale per le tossicodipendenze, quest’anno, ha a disposizione per l’assistenza quasi 7 milioni di euro: 3,3 milioni stanziati dal Comune, e 3,5 stanziati dalla Regione. Dal convegno è emersa la proposta di coinvolgere nella prevenzione del fenomeno droga anche i medici di famiglia. Per essi a settembre dovrebbero partire dei corsi di formazione specifici.
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27/05/2009- Quella Red Bull aromatizzata alla cocaina
tratto dal sito: Ifgonline.it

Vuoi vedere che Red Bull mette le ali grazie alla droga? Da un’analisi di un istituto di sicurezza alimentare tedesco è emersa la presenza di 0,14 microgrammi di cocaina per ogni litro della bevanda Red Bull Cola. Abbastanza, secondo le autorità di 6 regioni, per vietare il commercio della bibita e chiedere al Ministero di provvedere a un bando totale in tutto il paese.
La Red Bull Cola non è però il celebre energy drink attraverso cui il marchio “Red Bull” è diventato famoso nel mondo. Si tratta in questo caso di un suo nuovo prodotto, lanciato nel 2008 in 8 paesi tra cui l’Italia, e fatto, secondo le dichiarazioni del produttore, solo con prodotti naturali. Tra i frutti di madre natura che sono stati utilizzati per produrre la bevanda ci sono cacao, liquirizie, arance, semi di senape, limoni, chiodi di garofano, noci di Kola e tanto altro ancora, ma soprattutto ci sono le famigerate foglie di coca, prodotto presente anche nella Coca Cola. Per poter essere commercializzate ed utilizzate nei prodotti alimentari queste foglie devono essere “decocainizzate”, cioè trattate in modo che l’alcaloide stupefacente sia rimosso. Dal sito del produttore si evidenzia tuttavia come le foglie di coca non siano utilizzate nella versione della bevanda che è commercializzata in Italia, mentre ci sono nelle lattine tedesche.
La decisione dei sei laender tedeschi ha però scatenato piccate reazioni sia, prevedibilmente, da parte dell’azienda di bevande, sia da parte del mondo scientifico. Lo stesso laboratorio che ha realizzato le analisi al centro della polemica, ha ammesso che sarebbe necessario bere 100mila litri di RB Cola perché gli effetti della cocaina possano diventare rilevanti e paragonabili all’assunzione “tradizionale”. A questo si sono poi aggiunte le critiche di Fritz Soergel, capo dell’Istituto di ricerca farmaceutica e biometria di Norimberga che ha dichiarato al settimanale Time la mancanza di «basi scientifiche su cui fondare il divieto di vendita della bibita». La posizione di Soergel è naturalmente la stessa portata avanti dalla Red Bull che ha ricordato come l’uso delle foglie di coca all’interno delle bevande è una pratica comune in tutto il mondo, ed è alla base di decine di prodotti diversi già presenti sul mercato.

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19/05/2009- Effetti dell'uso della cocaina in gravidanza sul nascituro
tratto dal sito: Sanihelp.it

I bambini nati da donne che hanno fatto uso di cocaina durante la gravidanza mostrano difficoltà nel prendere le decisioni più giuste: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Boston University School of Medicine e pubblicato sulla rivista Neurotossicology and teratology.

I ricercatori hanno seguito 191 bambini di età compresa fra i 9 e gli 11 anni: le loro madri compilando un questionario hanno dichiarato se in gravidanza hanno fatto uso o meno di cocaina.
I ricercatori attraverso l'uso di test cognitivi standard hanno scoperto che le donne che hanno usato forti dosi di cocaina in gravidanza mettono al mondo figli che hanno problemi di tipo decisionale.

I ricercatori, però, tengono a sottolineare come i problemi nel prendere le decisioni tendono a comparire nell'adolescenza e nella preadolescenza e come, comunque, la serenità d'animo dei bambini sia strettamente connessa all'ambiente dove i bambini  stessi crescono e si formano.
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18/05/2009- Regno Unito. Test antidroga, è boom di licenziamenti
tratto dal sito: Tio.ch

LONDRA - In Gran Bretagna è aumentato l'uso di test antidroga fatti dai datori di lavoro in modo da poter licenziare il personale senza dover pagare la buonuscita. Una pratica che però potrebbe scontrarsi con il diritto alla privacy. A dirlo è il giornale The Guardian.

Release, il centro nazionale britannico sulle droghe, ha affermato che nei primi tre mesi del 2009 le chiamate ricevute per problemi di lavoro dovuti al consumo di sostanze stupefacenti sono quadruplicate. Ci sono stati 145 casi contro i 31 avuti nel primo trimestre del 2008 e la cannabis, rimanendo a lungo nell'organismo, è tra le sostanze che stanno maggiormente causando i licenziamenti.

Impiegati a rischio - Un aumento che, secondo questa organizzazione, è dovuto al fatto che ora i test vengono effettuati in ambiti di lavoro in cui di solito non si facevano. Prima erano dei controlli di routine solo per chi faceva un mestiere dove l'uso di droga poteva mettere a rischio la vita di altre persone.

Adesso, invece, vengono fatti anche tra gli impiegati. E se il lavoratore risulta positivo, il datore di lavoro può licenziarlo a costo zero, ossia senza che l'azienda deve pagargli la buonuscita.

Diritto alla privacy - L'uso di questi test in mestieri dove il consumo di droghe non condiziona il rendimento lavorativo potrebbe, però, ben presto scontrarsi, secondo Release, con la violazione di alcuni diritti tra cui quello alla privacy.

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16/05/2009- Per drogarsi basta passeggiare. L'aria è inquinata dalla cocaina
tratto dal sito: Ilgiornale.it

Madrid. Niente di più bello che una passeggiata sulla Rambla di Barcellona o nella Piazza d'Oriente di Madrid. Milioni di italiani ogni anno si lasciano affascinare dalle due città e tornano a casa con dolci ricordi. Quello che finora non si sapeva è che, a inebriarli, sono forse anche tutte le droghe che, come il polline, circolano nell'aria. Uno studio svela infatti che a Barcellona e a Madrid fluttuano nell'etere almeno 17 composti appartenenti a cinque droghe: cocaina, anfetamine, oppiacei, cannabinoidi e acido lisergico (Lsd). E in concentrazioni che fanno pensare. Perdipiù non c’è banconota (vengono usate come cannucce per sniffare) che non presenti tracce di polvere bianca.
A scoprirlo sono stati gli studiosi del Csic (il Cnr spagnolo) con un'idea semplice e tecnologia all'avanguardia. Hanno piazzato in normali centraline per il rilevamento dello smog dei particolari filtri al quarzo capaci di captare anche bassissime quantità di droga. Così hanno scoperto che nell'aria di Barcellona viaggia una media di 210 picogrammi di cocaina (un pgr equivale a un miliardesimo di milligrammo), una percentuale che arriva a quadruplicarsi nei fine settimana. A Madrid la media si situa invece sui 480 picogrammi e le centraline hanno rivelato anche una forte presenza (143 pgr) di eroina.
Secondo gli esperti questo si deve al fatto che nella capitale questa droga si fuma, mentre a Barcellona si tende più ad usarla in vena. Lo studio del Csic infatti rileva solo «ciò che si inala o fuma», ha spiegato Damiá Barceló, uno dei ricercatori alla Bbc Mundo. Per questo le centraline non hanno mancato di rilevare anche il metabolita della cannabis, molto presente soprattutto durante la settimana.
Le quantità rilevate (dai 29 ad un massimo di 850 picogrammi per metro cubo d'aria) «non sono pericolose per la salute», tranquillizza Barceló, anche perché per consumare una riga di cocaina «non basterebbe respirare quest'aria per mille anni», chiarisce Miren López de Alda, un altro scienziato del progetto. Per gli uomini del Csic lo studio dimostra peró che la Spagna fa un po' da padrona nel consumo delle droghe in Europa. A Roma infatti uno studio simile rilevó la presenza di 100 picogrammi di benzoilecgonina, il metabolita della cocaina, una cifra ben lontana dalla media dei 480 picogrammi di Madrid o dei picchi di 850 di Barcellona.
Lo studio conferma i dati che l'Onu pubblica ogni anno sulla droga. La Spagna è infatti al primo posto in Europa per il consumo di cocaina, e sul suo territorio si realizza ogni anno ben il 41% dei sequestri di droga di tutta l'Unione. Ma non è la prima volta che il Csic conferma questi dati. Proprio Barceló aveva dimostrato lo scorso anno che i fiumi di Barcellona trasportano più cocaina che ibuprofeno (componente fondamentale di anti-infiammatori e antidolorifici) e che nelle acque della capitale catalana finivano la bellezza di 70.000 dosi giornaliere di quella droga.
Dopo 15 anni di lavori, lo scorso novembre Barceló ha ricevuto il Premio Rey Jaime I proprio per i suoi studi sull'inquinamento delle acque, che ammette, sono più attendibili di quelli sull'aria. I rilevamenti dell'aria hanno un gran futuro, spiega lo scienziato, ma per questo lavoro si sono usate solo due centraline e «il risultato non è rappresentativo di tutta la città»: a Barcellona si è usata quella della zona universitaria dell'avenida Diagonal e a Madrid quella del campus dell'Università Complutense. Insomma uno «scherzetto» agli universitari: «Supponevamo di trovare almeno tracce di cannabis tra gli studenti», motivano gli scienziati.
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06/05/2009- Consumo di cannabis. L'Italia al primo posto in Europa
tratto dal sito: Voceditalia.it

Milano – Italia al primo posto a pari merito con la Spagna e subito dietro la Svizzera e la Francia. Queste sono le posizioni di una classifica che nella maggior parte dei casi ci renderebbe orgogliosi, soprattutto perché ci vede davanti alla ricca Svizzera e ai cugini francesi, ma scoprendo che è frutto di uno studio della World Drug Report non può che farci impallidire. 

L’Italia, con la Spagna, è il Paese in Europa in cui più persone, tra i 15 e i 64 anni, hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo anno, ben l’11,2 per cento. Scorrendo i dati relativi al 2008 forniti dal Dipartimento della pubblica sicurezza scopriamo che sono stati 42.196 i chili di droga sequestrati in Italia, un 32 per cento in più del 2007, con un aumento del 48,42 per cento per la cannabis. La droga ha un giro d’affari di 320 miliardi di dollari all’anno e per combattere il narco-traffico solo l’Ue spende ogni anno 40 miliardi di dollari e la domanda spontanea è una sola: quanti sforzi sono necessari ancora per combattere questa piaga? 

Di fronte all’offensiva delle forze dell’ordine, il mercato della droga ha reagito con sempre più fantasia e nuove risorse. La coltivazione dell’oppio si è spostata dalla Turchia e dalla Thailandia per approdare in Birmania e al sud dell’Afghanistan. Le campagne per combattere le coltivazioni di coca in Sudamerica ha portato il solo risultato che queste piantagioni si sono spostate in luoghi più nascosti. Secondo l’Onu, se esistesse un Paese basato sul commercio della droga questo sarebbe la ventunesima economia mondiale con un pil di 243 miliardi di euro. E intanto sempre l’Onu fa sapere che il 42 per cento della produzione mondiale di cocaina viene sequestrata ma intanto il consumo sale e i prezzi sono scesi del 10-30 per cento.

Sull’argomento droga, del suo mercato nel nostro Paese e dell’ipotesi legalizzazione ho parlato con Andrea Bandini, portavoce del sito www.poliziamunicipale.it (che ci tiene a specificare che ufficialmente droga e narcotraffico non sarebbero competenze dirette della polizia locale visto che il parlamento rinvia di anno in anno la riforma della categoria che gliene attribuirebbe competenza piena). La prima considerazione che faccio con Bandini riguarda proprio la cocaina: “E’ il mercato che ha avuto lo sviluppo più grande. Una volta era chiamata la droga dei ricchi ma oggi è accessibile a tutti con un grammo che può costare anche solo 60 euro ”. Parlando della potenza del narcotraffico anche qui il portavoce della polizia è chiaro: “La lottacontro queste organizzazioni, tra cui camorra e N'drangheta, è impari ed è persa in partenza perché loro dispongono di mezzi economici inimmaginabili rispetto alla capacità delle singole organizzazioni statali che le combattono, ma se lasciassimo campo aperto al narcotraffico sarebbe una disfatta”.
Sui dati che parlano di aumento dei sequestri di cannabis in Italia, l’analisi di Bandini è chiara: “Io penso che il numero di sequestri sia simile in tutti i Paesi. La droga che arriva in Italia è per gli italiani. Ormai i controlli sono simili sia da noi come altrove e non avrebbe senso per gli ovulatori far arrivare della droga qui per poi far un ulteriore spostamento in altri stati.”.

Mettendo da parte i dati sul consumo delle droghe è giusto rendersi conto anche di come lo spaccio di stupefacenti presenti vari livelli, anche in base ai diversi consumatori. Su questo Andrea Bandini mi racconta che “una volta i giovani avevano il primo contatto con le droghe attraverso la cannabis. Oggi i posti dove c’è la droga sono sempre gli stessi ma hanno campo libero quelle sintetiche come l’ecstasy. Per produrla si spendono 50 centesimi e la puoi comprare a 10 euro”. 

Anche la percezione di chi è un drogato o no ha un ruolo nei consumatori dice Bandini, soprattutto in chi sniffa cocaina: “Chi consuma la coca non si considera un tossicodipendente. Per loro il tossico è quello che si buca di eroina e quindi per loro consumarne è normale e non reato”.

E con i soldi spesi da tutti i governi del mondo contro il narco-traffico, ma senza risultati eclatanti, non è forse credibile prendere in considerazione la legalizzazione? Testate come l’Economist e il Washington Post nelle ultime settimane hanno iniziato a sostenere questa posizione proponendo che i diversi governi potrebbero legalizzare le droghe, stabilendo prezzi in base alla pericolosità, per destinare il denaro che viene usato nella lotta allo spaccio verso la prevenzione, la sensibilizzazione dei giovani e la cura dei tossicodipendenti. Secondo diverse inchieste non esiste correlazione tra leggi