E' una storia singolare e a quanto pare non unica nel suo genere,
quella che giunge dall'Indonesia, precisamente dall'isola di Sumatra. Un
bambino di appena due anni, dopo che il padre gli ha fatto fumare la
prima sigaretta ad appena 18 mesi di età, è già dipendente dal tabacco,
così come candidamente afferma il padre: "La sua salute non è in
pericolo, e non mi preoccupa. Sta bene, e piange e urla quando non lo
facciamo fumare."
Una "tradizione" diffusa-
Purtroppo il fenomeno della dipendenza da nicotina in età puerile, è
molto diffuso in Indonesia, dove secondo le recenti analisi, il 25% dei
bambini tra i 3 e i 15 anni ha già fumato, ed il 3,2% è già dipendente. E
secondo la Central Statistic Agency, il trend rischia vertiginosamente
di aumentare negli anni a seguire.
L'incombenza delle
multinazionali e un problema di Stato- Per frenare questa
pericolosa emergenza il governatore Indonesiano Fauzi Bowo, ha in
programma di introdurre a breve il divieto di fumo in tutti i locali
pubblici, anche se il problema più grande resta quello di fronteggiare
l'imponente azione pubblicitaria delle Multinazionali del tabacco, le
quali, causa il calo dei fumatori in Occidente, ha spostato le proprie
mire sui paesi più poveri, con una massiccia sponsorizzazione di
sigarette e tabacchi vari, tra feste, concerti e altre manifestazioni.
toptorna
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C’era una volta una ragazza ambiziosa che frantumò una
tradizione durata 1600 anni. In cambio, per tutta la vita, fu costretta a
indossare abiti da uomo e la tipica barba finta da faraone. Era il 1562 a.C.,
lei si chiamava Hatshepsut, si autoproclamò «re» d’Egitto e per poter regnare
legò la sua immagine a caratteristiche maschili. Status symbol - si direbbe
oggi - necessari per restare al vertice senza il disagio di sapersi femmina.
Paradossi della storia? Tutt’altro. Sono trascorsi 3500 anni e le donne, in
cima alla scala sociale, ancora si comportano così. Massacrano la loro salute
dopo essersi appropriate del più malsano degli stereotipi: l’uomo arrivato in
alto, con la sigaretta accesa. Questa la «ragione bizzarra», il «meccanismo
complesso» - le definizioni sono di Umberto Veronesi, oncologo di prestigio
mondiale - alla base dell’atteggiamento femminile nei confronti del fumo:
«Nonostante campagne di sensibilizzazione - spiega - le donne non solo non
riescono a smettere, ma superano gli uomini per consumo. Incominciano
prestissimo, a 11, 12 anni. Ci siamo chiesti perché, e abbiamo scoperto che se
per le femmine il fumo è sinonimo di potere, per i maschi è una valvola di
sfogo».
In Italia i decessi per patologie correlate al fumo sono 90 mila all’anno, di
cui un terzo rappresentate da tumori. In media, un individuo che fuma per tutta
la vita ha il 50% di probabilità di morire per un disturbo legato alla
nicotina, per lo più in un’età tra i 45 e i 54 anni. E la percentuale più
ampia, di anno in anno, riguarda le donne. Che si «aggrappano» alle sigarette
con un atteggiamento mentale resistente, difficile da scardinare nel momento in
cui decidono di smettere.
Per capire bisogna immaginarsi due piramidi: una rappresenta le donne e
l’altra, capovolta, gli uomini. Le basi racchiudono il maggior numero di
fumatrici e fumatori: «Per il sesso femminile - aggiunge Veronesi - le più
accanite sono quelle che rivestono un ruolo sociale di prestigio, possiedono un
patrimonio solido, sono professioniste in carriera. In cima alla loro piramide,
quelle che appartengono alle classi sociali più basse». Opposto il discorso per
gli uomini: gli incalliti, i più, sono persone che stentano ad arrivare a fine
mese. Si preoccupano della salute, hanno fatto tesoro delle notizie sulla
dipendenza da nicotina, invece, gli uomini in carriera, capitani d’industria,
avvocati, primari e professori.
«Da almeno dieci anni - dice ancora l’oncologo - le donne hanno cominciato a
fumare pesantemente. Per loro conta di più l’affermazione sociale che la
salute. È come se stessimo assistendo a un suicidio collettivo».
Perciò, d’ora in poi, i medici cambieranno strategia: per le campagne
anti-fumo, sarà un altro l’input per convincere le donne a smettere. Fallito il
tentativo che faceva leva sulle conseguenze per la salute, si proverà a
insistere sul senso di responsabilità sociale, facendo diventare le sigarette
una questione femminile, un «problema rosa». Come dire: se proprio non riuscite
a farlo per voi, fatelo per le più piccole che con la paghetta anziché pensare
alla maglia alla moda vanno dal tabaccaio per il primo pacchetto da dieci.
toptorna
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tratto dal sito: Lastampa.it A cinque anni dalla legge Sirchia che ha bandito il fumo nei locali pubblici,
dal ministero della Salute arrivano una speranza e un allarme. La speranza: la
mortalità per eventi cardiovascolari legati alla sigaretta è diminuita dal 2005
a oggi dell’11 per cento nella fascia di età più a rischio (tra 35 e 64 anni)
grazie alla riduzione del fumo passivo. L’allarme: nel 2009 - rivelano dati
Istat - la percentuale di fumatori è salita al 23 per cento, un punto
percentuale in più dopo cinque anni stabili attorno al 22.
L’aumento dei
fumatori riguarda sia i maschi (28,6%) sia le femmine (16,3%). Tradotto:
l’effetto Sirchia rischia di andare in fumo proprio quando si iniziavano a
raccogliere i primi risultati positivi del divieto. Gli studi che facevano ben
sperare sono due: quello condotto nella città di Roma - pubblicato su
Circulation - dal Dipartimentodi epidemiologia dell’Asl Roma e quello, più
recente, presentato da un’équipe di ricercatori dell’Università di Torino,
pubblicato sull’European Heart Journal. «Dal 2001 al 2004 i casi di infarto sono
aumentati sia fra i giovani sia tra gli anziani - rivela quest’ultimo studio,
coordinato dal dottor Francesco Barone-Adesi insieme a un pool dell’Unità di
epidemiologia dei tumori sempre dell’università di Torino - mentre già nei
cinque mesi successivi all’entrata in vigore della legge è stata osservata una
riduzione dell’11 per cento del numero di ricoveri per infarti nelle persone
sotto i 60 anni di età».
È soprattutto il fumo passivo a ridurre i danni
indiretti ma altrettanto micidiali del tabacco. «La diminuzione di eventi
cardiovascolari fra i 35 e i 64 anni di età - sottolinea la dottoressa Giulia
Cesaroni, che ha condotto lo studio pubblicato sulla rivista dell’American Heart
Association insieme all’epidemiologo Francesco Forastiere - dimostra che i
benefici maggiori riguardano i frequentatori di bar, discoteche e ristoranti,
dove il livello di fumo passivo è sempre stato alto». I danni si manifestano
tanto rapidamente - dimostrano gli studi compiuti in questi anni - quanto
rapidamente possono iniziare a diminuire fin dai primi mesi dell’esposizione al
fumo». Oltre i 65 anni di età la riduzione degli infarti è «solo» del 7,9 per
cento, mentre nelle persone oltre i 75 la legge Sirchia non ha prodotto
benefici.
«Il tabacco - ricorda il ministero della Salute nel Rapporto
2009 sul tabagismo - provoca più decessi di alcol, Aids, droghe, incidenti
stradali, omicidi e suicidi messi insieme». Nel mondo ha prodotto 650 milioni di
morti, 5 milioni e mezzo l’anno, che saliranno a 8 milioni se la controtendenza
non durerà.
L’analisi compiuta dagli epidemiologi Giulia Cesaroni e
Francesco Forastiere ha preso in considerazione cinque anni di dati di mortalità
e ospedalizzazione legati a eventi coronarici acuti: infarto e angina. Esclusi i
pazienti la cui causa di ricovero poteva essere legata ad altri fattori, come ad
esempio a un precedente intervento chirurgico.
Altri due studi
confermano i segnali positivi sulla riduzione del fumo. Dati che si allineano ai
risultati ottenuti dai divieti in altre parti del mondo: in Irlanda, con una
diminuzione del 14% degli infarti, e a New York, con una riduzione dell’8 per
cento.
L’elemento che fa più sperare - evidenzia e conclude il Rapporto
nazionale 2009 sul tabagismo - è che «la popolazione, nei primi cinque anni di
divieto, si è dimostrata generalmente favorevole al provvedimento, consapevole
dell’importanza per la salute».
Diminuita la vendita di sigarette dal
2005 a oggi (-2,2%), aumentati i controlli del Nas (14 mila in tutta Italia fino
a oggi), è cresciuta dal 2005 al 2009 la vendita di prodotti per la terapia
anti-fumo: pasticche, caramelle e ai chewin-gum alla nicotina. Ancora due dati
significativi dell’indagine. Il primo è che le donne sono più determinate degli
uomini. Il secondo elemento promettente è che fra gli ex fumatori il 94 per
cento dichiara di avercela fatta da solo. Con la sola forza di volontà, e forse
una punta di paura, contando la somma degli infarti. toptorna
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tratto dal sito: Oneauto.it No al fumo in auto, soprattutto nell’interesse degli
occupanti che non portano le “bionde” alla bocca, ovvero i bambini.
A chiederlo con insistenza è il Codacons, che sposa in pieno l’appello
lanciato nel Regno Unito dal Royal College of
Physician a favore di un ampliamento della legislazione in materia.
Sull’argomento l’associazione dei consumatori è attiva sin dal 2003, quando
venne notificata al Parlamento la prima proposta. Due anni più tardi,
l’iniziativa si trasformò nel progetto di legge “Fumo al volante, pericolo
costante”, presentato alla Camera dei Deputati. Nelle motivazioni risiedevano una serie di statistiche preoccupanti: il
15% degli incidenti stradali si legherebbe a distrazioni per
fumo di sigaretta, un’azione capace di levare gli occhi dal volante più di un
altro vizio “italico”, l’uso del telefono cellulare.
Tutto questo senza dimenticare gli effetti deleteri per la
salute. Tenere accesa una sigaretta a finestrini chiusi significa veder
schizzare in alto le concentrazioni di particolato fine, mentre i livelli di
polveri con peso molecolare 1 (PM1) e 2,5 (PM2,5) arrivano a 1.000 microgrammi
per metro cubo d’aria.
L’abitacolo diventa una vera e propria camera a gas, ben più dannosa di quei
se 50 mcg/m3 di PM10 che rappresentano il limite fissato dalla normativa europea
nei luoghi aperti. toptorna
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Il fumo fa male. Quante volte bisognerà ripeterlo prima che ci
si renda conto che è vero? Certo, a quanto pare non bastano le scritte
minacciose che compaiono sulle confezioni di sigarette a scoraggiare dall’uso,
visti i dati sul consumo di tabacco. Forse, però, qualche studio ci potrebbe
far riflettere sulla necessità di continuare a farsi del male.
Secondo quanto affermato dai ricercatori statunitensi dell’Università dell’Iowa il fumo provocherebbe danni al cervello delle
donne peggio che il consumo moderato di alcol. E questi stessi
effetti deleteri non si sarebbero riscontrati negli uomini. Tutto ciò,
tuttavia, fanno notare gli esperti, non giustifica i maschi dal continuare a
fumare.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of
Studies on Alcohol and Drugs” e mostrano
chiaramente come le donne fumatrici possano nel lungo termine soffrire di un
calo delle funzioni mentali. Nello studio sono stati coinvolti 118 uomini e 169 donne di età compresa
tra 31 e i 60 anni, di cui sono state valutate le abitudini riguardo al fumare
e al bere. Poi sono stati eseguiti dei test per valutare le capacità cognitive,
le funzioni mentali e la memoria.
Dai questionari compilati è emerso che circa il 45% degli uomini ha segnalato
di avere avuto episodi di abuso di alcol; le donne lo hanno segnalato nella
misura del 37%. Una storia di vera dipendenza dall’alcol è stata segnalata dal
17% degli uomini e da 4% delle donne. La dipendenza da tabacco è invece stata
segnalata dal 18% degli uomini e da un quarto delle donne.
«Mi aspettavo che il fumare mostrasse effetti simili negli uomini e nelle
donne. E sia gli uomini che le donne presentavano modelli similari di
dipendenza. Ma è possibile che gli estrogeni rendano le donne più sensibili
agli effetti della nicotina», ha dichiarato la dottoressa Kristin Caspers del
Dipartimento di Psichiatria dell’Università dello Iowa.
Dai risultati dei test è apparso che le donne
che fumavano 20 o più sigarette al giorno sono state battute dalle non
fumatrici nelle abilità cognitive che includono le capacità di ragionare,
pianificare e organizzare. Non escludendo il fattore di tossicità acuta dovuto al fatto che le donne
fumatrici hanno fumato anche durante lo svolgimento dello studio e dei test, i
ricercatori sottolineano comunque le differenze di comportamento e come questo
possa influire sul cervello con implicazioni di cui non si conosce ancora la
portata.
Il fatto che vi sia anche una differenza tra maschi e femmine è un dato ambiguo
di cui non si è potuta, in realtà, dare una risposta.
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Già il solo
essere sovrappeso o obesa in gravidanza, si sa, espone mamma e bambino a
tutta una serie di rischi per la salute. Ma anche l'esposizione al fumo di
sigaretta diretto o indretto può causare seri danni al feto a causa di un ridotto
apporto di ossigeno.
Una riduzione dell’apporto di ossigeno al feto si può evidenziare con la
elevata presenza di globuli rossi nucleati (NRBC) nel cordone ombelicale,
dichiarano i ricercatori del Università del Cairo (Egitto), sulle pagine del
“International Journal of Food Safety Nutrition and Public Health”.
Gli scienziati guidati dal dr. Abd ElBaky del Centro Nazionale delle Ricerche
del Cairo, hanno analizzato i livelli di NRBC nel sangue del
cordone ombelicale di 29 neonati di madri obese, 21 neonati di
madri esposte al fumo di sigaretta e 15 neonati di madri che non presentavano
questi fattori di rischio (gruppo di controllo).
Dagli esami eseguiti i ricercatori hanno scoperto che nei neonati appartenenti
ai primi due gruppi di madri – quelle obese e quelle esposte al fumo – i
livelli di NRBC nel sangue del cordone ombelicale erano decisamente maggiori
rispetto alle madri del gruppo di controllo.
Gli scienziati fanno notare che essere obese in gravidanza espone a tutta una
serie di rischi per mamma e nascituro: pre-eclampsia, disturbi
negli adeguamenti metabolici gestazionali, problemi alla placenta, problemi per
la crescita e lo sviluppo del feto, difetti del tubo neurale e altre anomalie
dello sviluppo che sono più comuni nei bambini nati da donne obese.
Lo sviluppo del feto durante la seconda metà della gravidanza è critico
- sottolineano i ricercatori - e dipende dagli adattamenti metabolici materni
rilevati dagli ormoni della placenta e dal conseguente apporto di ossigeno e
sostanze nutritive. Se questi sono compromessi da problemi come
obesità o esposizione al fumo di tabacco potrebbero verificarsi problemi gravi.
Commentando i risultati dello studio, gli scienziati hanno lanciato un
appello dove chiedono che maggiori controlli siano avviati per limitare quanto
possibile l’obesità e l’esposizione al fumo in gravidanza, ricordando che
l'obesità è nota per influenzare metabolismo, ormoni, pressione arteriosa e
altri fattori fisiologici; il fumo di tabacco diretto o indiretto può
influenzare la quantità di ossigeno che raggiunge il bambino non ancora nato,
perché l'emoglobina è scarsamente ossigenata. In più la nicotina può causare
anche restringimento dei vasi sanguigni, vasocostrizione, e quindi ridurre il
rifornimento di ossigeno.
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tratto dal sito: Asca.it Un 'veleno' ''che uccide piu' di 5 milioni di persone l'anno. Con una media di
un morto ogni 6 secondi''. Questo il triste primato stabilito dal tabagismo come
fa sapere l'Organizzazione mondiale della sanita' in occasione della cerimonia
che si e' tenuta a Ginevra per ricordare l'entrata in vigore della Framework
Convention on Tobacco Control, un'alleanza anti-bionde voluta dall'Oms e nata 5
anni fa, che ormai conta 168 componenti.
Anche se negli ultimi anni si
sono registrati rapidi progressi nella condivisione degli obiettivi, nel
potenziare gli interventi a livello nazionale per migliorare il controllo al
tabagismo, proibire la vendita di sigarette ai minori, arrivare a scritte ben
visibili sui pacchetti per avvertire i fumatori dei danni che incombono sulla
salute, la convenzione punta a proteggere le persone dai danni del fumo
riducendo la domanda e l'offerta di 'bionde'. Il fumo, ricorda l'OMS, e' una
delle maggiori minacce per la salute pubblica e rappresenta un fattore di
rischio importante per molte patologie.
''L'allarme dell'OMS - afferma il
Prof. Umberto Tirelli Direttore del Dipartimento di Oncologia medica
dell'Istituto Tumori di Aviano - deve essere recepito da tutti noi oncologi per
stimolare con ancora piu' decisione i politici e la popolazione in generale
dell'emergenza di fronte alla quale ci troviamo. Occorre intervenire
immediatamente, infatti tutti noi vediamo sempre piu' spesso i giovanissimi e
soprattutto le ragazze fumare e sappiamo con certezza che i tumori e le malattie
cardiovascolari saranno un problema serio per questa popolazione tra non molti
anni''.
''Oltre alla legge Sirchia che tanto ha fatto - conclude Tirelli
- bisogna bandire ogni forma di pubblicita' diretta o indiretta, come quella che
si vede nei film soprattutto in quelli che provengono dagli Usa e dove
incredibilmente vi e' un eccesso di fumo che non trova riscontri nella realta'.
E' tempo, inoltre, che tutti gli eventi sportivi, dall'automobilismo al
motociclismo fino al tennis, siano esenti dalla pubblicita' che incoraggia il
tabagismo, come giustamente auspica il direttore dell'OMS. Infine invito, oltre
ai genitori, anche gli insegnanti e i medici a non fumare neppure fuori dalla
scuola o fuori dagli studi in quanto il loro esempio e' pessimo di fronte alla
popolazione in generale''. toptorna
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tratto dal sito: Laprovinciadivarese.it Sigarette addio anche all'aperto. Prima della fine di quest'anno o forse
addirittura entro l'estate sarà bandito il fumo in tutte le aree esterne che
fanno parte di scuole e ospedali. A distanza di un decennio dall'introduzione
del veto nei locali pubblici, con rarissime e costosissime eccezioni concesse
solo con importanti adeguamenti strutturali, secondo il senatore varesino
Antonio Tomassini è arrivato il momento di rilanciare la stretta contro il
tabagismo: c'è troppo lassismo nel controllo, per lui, e troppa disattenzione al
rispetto delle norme da parte dei fumatori. Quindi meglio frenare da subito.
Da qui il disegno di legge 8, quello che appunto contiene i provvedimenti di cui
sopra, tra i primissimi presentati in questa legislatura, e non a caso: il tema
è particolarmente caro a Tomassino. Iniziata la discussione e chiusa giovedì
scorso la presentazione degli emendamenti, l'approvazione è in arrivo in questi
giorni. I lavori sono stati accelerati dall'iter semplificato della commissione
deliberante, e tutto lascia pensare per il meglio visto che finora la proposta
del varesino ha ottenuto consenso unanime e il supporto convinto addirittura
dell'oppositore Ignazio Marino. Se tutto andrà come deve, la commissione
licenzierà il testo definitivo prima delle elezioni regionali e potrà quindi
inviarlo al vaglio della Camera. «Al massimo entro la fine dell'anno dovrebbe
entrare in vigore», spiega Tomassini, indicando il tempo limite che sarebbe
necessario nel caso in cui il testo fosse rimandato in Senato per il terzo
passaggio; ma se così non fosse, potremmo avere la nuova stretta sul libero
consumo di tabacco quest'estate. «Quasi sempre gli spazi interni delle
scuole o delle strutture sanitarie diventano ricettacolo dei fumatori», denuncia
Tomassini, «con i problemi che ne conseguono anche dal punto di vista igienico,
oltre che da quello del decoro con tutti i mozziconi che vengono gettati a
terra». Nelle scuole superiori in particolare esiste poi un altro fenomeno
connesso al fumo nei cortili, quello della diffusione del tabagismo tra i
ragazzi che non avrebbero nemmeno l'età minima per le sigarette, dato che il
limite di legge è fissato ai 16 anni. Ma del resto non stupisce che a denunciare
la cosa sia proprio Tomassini, che tra le tante novità introdotte nel pacchetto
anti-fumo ha pensato all'innalzamento dell'età minima per acquistare il tabacco,
portata a 18 anni. «Introdurremo di conseguenza anche un miglior sistema per
verificarla nei distributori automatici – spiega il senatore – ma in Lombardia
sarà tutto più semplice con la carta dei servizi, e poi si dovrà fare in modo
che i tabaccai facciano un controllo prima della vendita». Infine, insieme ai
nuovi vincoli per dissuadere gli adepti alla sigaretta sono in arrivo anche
iniziative per quelli che volessero dire basta alla dipendenza. «Vorremmo
spostare le pillole antifumo in fascia A per incentivare la gente a smettere»,
conferma Tomassini. toptorna
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tratto dal sito: Ilmessagero.it I fumatori di sigarette hanno un quoziente intellettivo inferiore a quello dei
non fumatori, e non solo perché fanno deliberatamente male alla propria salute
col fumo. E' questo il risultato di uno studio diretto da Mark Weiser del Sheba Medical Center di Tel
Hashomer, in Israele. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 20.211
reclute militari israeliane di 18 anni, il 58% delle quali fumava già al momento
di entrare nell'esercito. Tutto il campione è stato sottoposto ai test standard
per misurare il quoziente intellettivo ed è emerso che in media i non fumatori
hanno un QI di 101; invece i fumatori hanno mediamente un QI di 98.
Il
QI dei fumatori varia anche in funzione del numero di sigarette fumate: per chi
fuma da una a cinque bionde al dì il QI medio è di 94, per un pacchetto al
giorno è di 90. Gli esperti hanno anche confrontato il QI di coppie di fratelli
di cui solo uno era fumatore e anche in questo caso è emerso un QI più basso per
il fratello fumatore, a ulteriore dimostrazione del fatto che anche con assoluta
parità di background socio-economico e di istruzione, chi fuma ha QI più basso.
Secondo i ricercatori non sono tanto le sigarette a provocare un calo
dell'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più
basso siano più facili a prendere il vizio. toptorna
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tratto dal sito:Repubblica.it NEW YORK - "Dove ho messo quella maledetta sigaretta?", sbraita
Sigourney Weaver nei panni della scienziata Grace Augustine. E in tante altre
scene tridimensionali del film dell'anno, Avatar di James Cameron, si
vede l'attrice con la sigarette tra le labbra. Solo una coincidenza? Serve forse
- come cerca di giustificarsi Cameron - a evidenziare l'aspetto meno attraente
della protagonista? "No, è un modo infido per fare pubblicità al tabacco e
promuovere il fumo tra i giovani", risponde la "Smoke free movies",
un'associazione americana che, con pagine intere pubblicate su varie riviste, a
cominciare da Variety, denuncia Avatar e il suo celebre
regista.
Hollywood ha sempre avuto un debole per le sigarette. Ai tempi
di Humphrey Bogart si vedeva l'eroe maschile con un pacchetto di Camel o di
Lucky Strike nella tasca della giacca. Ma dopo l'introduzione del divieto degli
spot di Big Tobacco, come vengono chiamate le multinazionali del settore, era
sembrato che il cinema si stesse liberando per sempre dal tabagismo. Adesso
invece, mentre le campagne anti-fumo assumono connotati parossistici in molte
parti degli Stati Uniti, con proibizioni persino lungo alcuni marciapiedi, si
assiste a un pericoloso revival.
In molti nuovi film, compresi
Sherlock Holmes e Fantastic Mr. Fox, c'è l'aggravante che le
sigarette non hanno nulla a che fare con la trama. E' poco realistico, ad
esempio, pensare che una scienziata dell'anno 2154, come quella di
Avatar, potrà avere la stessa assuefazione nevrotica alla nicotina di
molte donne di oggi. Così come - notano alla "Smoke free movies" - era assurdo
che una giovane ragazza del 1912 si accendesse per sfida una Marlboro, come si
vede in Titanic, l'altro famoso film di Cameron.
Ovviamente ci sono opinioni divergenti sugli
effetti di queste scene. Molti registi escludono una correlazione tra il fumo
sugli schermi e il comportamento dei giovani. Dicono: sarebbe come se, dopo aver
riso per la dinamite di Wile E. Coyote, qualcuno cercasse di
emularlo.
Psicologi e pediatri ribattono che il cinema ha un grande
potere di persuasione e che porta gli spettatori, specie i meno maturi, a
identificarsi con i personaggi e con i loro vizi. Di qui l'ipotesi, divenuta il
cavallo di battaglia della "Smoke-free movies", di vietare ai minori di 18 anni
tutti i film in cui compare una sigaretta: "Eviterebbe - dicono - 60mila morti
all'anno negli Usa". Per la verità già da tre anni la Mpaa (Motion pictures
aqssociation of America), la potente organizzazione dell'industria
cinematografica degli States che stabilisce i divieti per i film, ha inserito
nei suoi criteri di giudizio - oltre alla violenza e al sesso, alle parolacce e
alla droga - anche il tabacco. Ma non basta, protestano i militanti, che
minacciano di promuovere campagne di boicottaggi. toptorna
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Fumare può far venire il mal di schiena, soprattutto se si è giovani. Una
ragione in più per smettere. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori del
Finnish Institute of Occupational Health, che hanno passato in rassegna circa 80
studi scientifici pubblicati su riviste internazionali negli ultimi 40 anni. Tra
questi, gli studiosi hanno selezionato 40 ricerche sul legame fra sigarette e
lombalgia, che hanno coinvolto circa 300 mila adulti e adolescenti. Secondo i
risultati di questa metanalisi, pubblicati sulla rivista American Journal of Medicine , anche se in misura
modesta sono i fumatori a soffrire maggiormente di mal di schiena rispetto a chi
non ha mai preso in mano una sigaretta. E la lombalgia è più frequente fra i
giovani che fumano. Ma c’è anche una buona notizia per gli “irriducibili” delle
sigarette: gli effetti della nicotina sono in parte reversibili, se si smette di
fumare.
GIOVANI VULNERABILI – Afferma uno degli autori, Rahman Shiri: «Chi
fuma ha circa il 30% in più di possibilità di soffrire di mal di schiena
rispetto a chi non ha mai fumato». Ma il perché avvenga non si sa con certezza,
anche se il colpevole più probabile è la nicotina, con i suoi effetti deleteri
di vasocostrizione sul microcircolo. «Le cellule non respirano in modo adeguato
e quindi s’infiammano più facilmente provocando dolore – spiega Shiri -. Il
fumo, poi, fa aumentare il rischio di osteoporosi». «Il nesso tra sigarette e
mal di schiena non è ancora del tutto chiaro – ribadisce Angelo Impagliazzo,
direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia all’Ospedale San Giovanni
Addolorata di Roma -. Sicuramente il fumo è tra le concause della lombalgia,
insieme a obesità, ipotrofia muscolare, predisposizione che ognuno di noi ha, a
seconda della struttura scheletrica. Probabilmente i giovani ne risentono
maggiormente perché i loro muscoli sono ancora in fase di crescita: se poi, per
gli effetti della nicotina, diminuisce l’ossigenazione dei tessuti, riescono
ancora meno a sostenere i carichi che gravano sulla zona lombare».
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tratto dal sito:Milano.repubblica.it Sconti nei negozi, bonus per viaggi, cinema e libri ai giovani fino ai 25 anni
che smettono di fumare, che non abusano di alcol e che stanno attenti a non
trasmettersi malattie sessuali. Un premio per i giovani virtuosi, in sostanza, è
l´idea che vuole mettere in campo il Comune. A partire dalla lotta al tabagismo.
Perché a cinque anni dall´introduzione della legge antifumo nei locali, il
bilancio non è dei migliori: stando a una recente ricerca Doxa (elaborata con la
Lilt e l´Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri) a Milano c´è il più
alto numero di donne tabagiste, venti minorenni su 100 fumano (in Italia la
proporzione è di 12 su 100) e la prima sigaretta s´accende a 15 anni e mezzo,
sotto la media nazionale che è, invece, di 16.
«Sono dati preoccupanti,
in particolare tra i giovanissimi che sottovalutano le malattie - commenta
l´assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - così ho deciso lo slogan
per il 2010 sarà "tassare il vizio e premiare la virtù"». Tasse e premi. Se i
tecnici sono al lavoro per capire se il Comune possa applicare una tassa di
scopo sul pacchetto di sigarette, sui benefit ai virtuosi c´è già un piano:
«Voglio mettere insieme un pool di aziende e istituire una card per i giovani -
precisa Landi - conto di avviare il progetto su un campione di ragazzi, a base
volontaria, entro metà febbraio».
Una card da febbraio con agevolazioni
per chi riga dritto. Ciò che ancora non è chiaro è come il Comune controllerà la
buonafede: «Ci stiamo lavorando e stiamo cercando i fondi per metterlo in
pratica - spiega Landi - pensiamo magari a un test per verificare che i ragazzi
che aderiscono rispettino il programma per liberarsi dal vizio». Di certo c´è
che il Comune vuole provare a entrare a contatto con i giovani: «Per farlo serve
parlare il loro linguaggio per coinvolgerli userò i social network che sono gli
strumenti giovanili del nostro tempo. Qualcosa di simile al portale White space
che avevamo già fatto sulla prevenzione alle malattie sessuali».
Per chi
il vizio non lo perde, invece, arriveranno presto in città 30mila nuovi cestini
con il portacenere, per evitare che si buttino i mozziconi di sigaretta per
terra. Si è arenata, invece, la proposta dello stesso Landi di vietare il fumo
nei parchi e nelle aree frequentate dai bambini: «Su questo ho incontrato delle
contrarietà nella maggioranza per cui il provvedimento non riuscirebbe, al
momento, ad avere il consenso del consiglio comunale.
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tratto dal sito:Dica33.it Smettere di fumare prima o dopo episodi cardiaci acuti incrementa in maniera
significativa l'incidenza di sopravvivenza nella popolazione a rischio
cardiovascolare. La conferma dei vantaggi per la salute del cuore con l'adozione
di stili di vita sani, deriva da uno studio appena publicato su Journal of the
American College of Cardiology. Yariv Gerber e collaboratori, presso la Sackler
Medical School dell'Università di Tel Aviv, hanno, per la prima volta,
effettuato una serie di valutazioni volte a stabilire nei pazienti colpiti da
infarto del miocardio i benefici derivanti dalla cessasione o dalla riduzione
del fumo. Nell'indagine sono stati coinvolti oltre 1.500 individui di età pari o
inferiore a 65 anni, dimessi da 8 ospedali israeliani, che erano stati colpiti
da questa patologia cardiovascolare tra il 1992 e il 1993. All'inizio dello
studio, i fumatori erano più giovani, principalmente di sesso maschile e con una
minore prevalenza di ipertensione e diabete rispetto ai non fumatori. Dopo un
periodo di osservazione medio di 13,2 anni, sono stati registrati 427 decessi.
Una diminuzione della mortalità è stata registrata per coloro che non avevano
mai fumato, per chi aveva cessato di farlo prima dell'evento infartuale e per
interruzioni successive all'infarto rispetto ai fumatori persistenti. Tra questi
ultimi, ciascun decremento di 5 nel numero di sigarette fumate nel corso della
giornata dopo eventi cardiovascolari è apparso associato a una riduzione del 18%
del rischio di mortalità . toptorna
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Perdita di 5 punti sulla patente e multe salatissime. E'
quanto propone Alessandra Mussolini, presidente della
Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, attraverso una proposta
di legge volta a vietare il fumo in automobile in presenza di
minori. "La salute dei nostri figli - afferma la Mussolini - è troppo
importante perché venga messa a rischio da un vizio che non può essere pagato
anche dagli incolpevoli i fumatori passivi".
"Troppo spesso si vedono adulti che fumano in auto in presenza di minori
trasformando il veicolo in vere e proprie camere a gas e ciò non possiamo più
permetterlo", aggiunge in una nota. La proposta di legge sarà presentata insieme
ai deputati Maurizio Impicca, Carla Castellani e Manuela Di Centa.
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MILANO - Spegnere per sempre il vizio del fumo con un vaccino,
immunizzandosi una volta per tutte dalle sigarette. Qualcuno è pronto a
scommetterci, e non poco. Qualche giorno fa il colosso farmaceutico britannico
GlaxoSmithKline ha sborsato 40 milioni di dollari per assicurarsi l'opzione
d'acquisto su NicVAX, il vaccino anti-nicotina sviluppato dalla statunitense
Nabi Biopharmaceutical, attualmente in fase di test. NicVAX è entrato nella
terza fase di sperimentazione, quella più avanzata. Se tutto procederà secondo
le attese, GlaxoSmithKline è disposta a mettere sul piatto altri 500 milioni di
dollari per assicurarsi il diritto di produrre e commercializzare il vaccino,
che potrebbe arrivare sul mercato, se non ci saranno intoppi, nel 2011.
COME FUNZIONA - Ma come funziona esattamente il vaccino antifumo? Il
prodotto – spiegano da Nabi – stimola il sistema immunitario facendo sviluppare
anticorpi che combinandosi con la nicotina in circolo nel sangue formano un
composto molecolare troppo grande per passare attraverso la barriera
ematoencefalica. In poche parole, alle molecole di nicotina sarebbe impedito di
sollecitare quei recettori cerebrali responsabili della produzione di sostanze
come la dopamina, in grado di provocare nel fumatore quella sensazione di
benessere che conduce poi alla dipendenza da sigaretta. Un aiuto utile per i
fumatori accaniti, che rispetto ai metodi in commercio, come i cerotti e le
gomme alla nicotina, avrebbe il vantaggio di rendere meno frequenti le recidive.
E che, come tutti i vaccini, potrebbe essere usato come strumento di
prevenzione. Una strada che si sta cercando di percorrere anche per la
dipendenza da cocaina.
PERPLESSITÀ - Le perplessità, tuttavia, non mancano. Lo scorso ottobre
la casa farmaceutica svizzera Novartis ha accantonato gli investimenti su un
prodotto simile al NicVAX, dopo che un test aveva evidenziato differenze
statisticamente irrilevanti riguardo l'astinenza da fumo tra chi aveva assunto
il vaccino e chi era sotto effetto placebo. Nessun dubbio invece sul colossale
giro di affari connesso a prodotti contro la dipendenza da nicotina. La società
di ricerca indipendente Datamonitor ha previsto che entro il 2016 il valore del
mercato globale dei prodotti "anti-fumo" si aggirerà attorno ai 4,6 miliardi di
dollari e che le vendite dei vaccini potrebbero portare nelle casse delle case
farmaceutiche 2 miliardi di dollari.
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tratto dal sito:Asca.it Sigarette ed epilessia: potrebbe esserci una correlazione. A dirlo sono i
ricercatori dell'Universita' di Boston, che hanno osservato come gli attacchi
epilettici siano maggiormente diffusi tra gli affezionati al tabacco.
Utilizzando i dati di uno studio condotto dal Brigham and Women's Hospital e
dalla Harvard Medical School su un gruppo di oltre 110 mila individui, gli
scienziati hanno infatti individuato una associazione significativa tra fumo e
rischio di crisi epilettiche. ''La nostra analisi - precisa Barbara A.
Dworetzky, coordinatrice dello studio - ha evidenziato come il rischio di
epilessia sia maggiore per i fumatori abituali, indipendentemente dal numero di
sigarette fumate giornalmente''. A quanto pare pero', aggiunge Dworetzky,
''maggiore e' il numero di anni di fumo, maggiore e' il rischio della comparsa
dei sintomi''. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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Premesso che:
alla luce dei dati più recenti sul fumo in Italia, risulta
che il numero di giovani che fanno uso di sigarette non si è affatto ridotto;
nel 2009, dicono le statistiche, il numero dei giovani fumatori è passato dal
24 per cento dell'anno precedente al 29 per cento. Vale a dire
che oggi in Italia quasi due milioni di ragazzi hanno già acceso la prima
sigaretta e la maggior parte lo ha fatto prima dei 16 anni; in molte
trasmissioni televisive non solo non si affronta l'argomento dei danni
provocati dal tabagismo e neanche quello della disassuefazione, anzi si danno
«lezioni di fumo» (ad esempio il «Grande Fratello»), che ad avviso
dell'interrogante costituiscono pubblicità indiretta al tabagismo, senza
spiegare in realtà cosa il tabagismo produce; la giornata mondiale senza
tabacco è solo un simbolo che ha bisogno di altri 364
giorni di impegno riguardo alle politiche antifumo: in tema di educazione alla
salute è importante che i ragazzi capiscano ed imparino che il fumo è dannoso
per loro e per chi sta intorno a loro: secondo l'interrogante, sarebbe
opportuno iniziare ad evitare spettacoli diseducativi in televisione -:
come il Ministro interrogato abbia utilizzato i fondi destinati alle politiche
antifumo, a quanto ammontino e a chi siano stati erogati;
come le citate risorse siano state impiegate dai soggetti che ne hanno
beneficiato, con particolare riferimento all'esigenza di evitare la diffusione
di un'immagine artefatta di stili di vita legati non alla tutela della salute
ma all'apparire, inteso nel senso effimero del termine;
se attualmente esiste un follow up di
successi o di insuccessi che possa essere di indicazione al Governo per
migliorare le strategie di prevenzione o repressione future;
se i Ministri non ritengano opportuno predisporre delle campagne contro il fumo
nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, affinché i ragazzi imparino a
capire che il fumo è dannoso.
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Che i fumatori siano particolarmente esposti ai tumori della vescica è noto da
mezzo secolo. Ora si sa anche che fumare poche sigarette al giorno per molti
anni può essere più pericoloso che fumarne molte per un tempo più breve. Colpa
delle nuove evoluzioni dei prodotti dell’industria del tabacco, afferma una
ricerca americana appena pubblicata, in primis la trappola delle sigarette light
e gli additivi dannosi, fra cui anche l’apparentemente innocuo mentolo.
LO STUDIO – Un team di esperti coordinati dal National Cancer
Institute di Bethesda ha verificato se il rischio di sviluppare un cancro della
vescica per i fumatori, rispetto chi non usa tabacco, fosse cambiato nel tempo.
Si è scelto di confrontare i dati raccolti in tre Stati americani, il Maine, il
New Hampshire e il Vermont, fra il 2001 e il 2004 con quelli raccolti nelle
stesse zone qualche anno prima (1994-1998). L’esito, come riportato sull’ultima
edizione online del Journal of the National Cancer Institute, è stato
sorprendente: il rischio per i fumatori è cresciuto nel tempo fino a diventare
cinque volte più alto per i fumatori rispetto ai non fumatori. Inoltre, un
consumo moderato ma più esteso negli anni appare più nocivo di un consumo
intenso. Perché? La risposta che gli studiosi si sono dati è che qualcosa
dev’essere cambiato anche nelle abitudini dei fumatori e nelle sigarette stesse.
PIÙ CANCEROGENI - L’aumento del rischio di incappare in un tumore
della vescica per gli affezionati del tabacco potrebbe essere in parte dovuto ai
cambiamenti nella composizione dei prodotti da fumo. In particolare, nel tempo
sono aumentate le concentrazioni delle ammine aromatiche, cancerogeni ormai
riconosciuti come nemici numero uno della vescica, dove si vanno ad accumulano
con l’urina. I ricercatori puntano il dito su una di esse in particolare, la
naftilammina.
ANCHE IL MENTOLO «CAVALLO DI TROIA» - In un commento allo studio, gli
esperti dell’università del South Carolina hanno sottolineato come in parallelo
alla diffusione di sigarette a basso contenuto di catrame e nicotina siano
aumentate le concentrazioni specifici cancerogeni: la naftilammina (più 59 per
cento dal 1968 al 1985) e varie nitrosammine (più 17-44 per cento dal 1978 al
1995). Inoltre vari additivi possono diventare pericolosi con la combustione e
altri possono agire indirettamente, come il mentolo, che pare aumentare la
permeabilità delle membrane facilitando l’azione dei cancerogeni sul Dna delle
cellule. Ma non è tutto.
IL FUMO «LEGGERO» E ALTRI INGANNI - L’introduzione di sigarette light,
a basso contenuto di nicotina, ha verosimilmente portato i fumatori ad aumentare
frequenza e intensità dell’aspirazione per soddisfare il bisogno di nicotina
(che induce dipendenza nei consumatori di tabacco). Il mercato di questi
prodotti è esploso negli anni ’70, dunque è verosimile che 20-30 di consumo di
sigarette light ad alto contenuto di ammine facciano sentire ora i loro effetti.
Con lo stesso meccanismo, osservano gli esperti americani, anche chi fuma poco
tutti i giorni per anni, ma inala con più vigore di un forte fumatore, sembra
più esposto a diversi tumori correlati al fumo, come polmone, pancreas, esofago
e cavo orale, oltre alla vescica.
SMETTERE SERVE - Secondo recenti stime, il fumo di sigaretta pesa sul
65 per cento del rischio di tumore della vescica negli uomini e sul 30 per cento
nelle donne. Un fumatore regolare (da una sigaretta al giorno per sei mesi) ha
da due a tre volte più probabilità di ricevere una diagnosi di cancro vescicale
rispetto a chi non ha mai fumato. E quando si smette? I vantaggi si vedono, il
rischio oncologico diminuisce sensibilmente entro i primi cinque anni di non
fumo, ma resta comunque più alto rispetto ai non fumatori per almeno vent’anni.
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tratto dal sito:Adnkronos.com L'idea di un pacchetto bianco - privo del marchio e del logo aziendale, e dunque
"uguale per tutti i produttori di 'bionde'" nel vecchio continente - lascia
perplesso Piergiorgio Zuccaro, responsabile dell'Osservatorio
Fumo, alcol e droga (Ossfad) dell'Istituto superiore di sanità. "Quella
che si sta dibattendo a livello europeo - dice Zuccaro all'ADNKRONOS SALUTE - è
una misura inutile, che non ha basi scientifiche e oltre tutto considera il
fumatore alla stregua di un bambino. Non si fuma certo perché il pacchetto è
bello o colorato: chi ama una marca - dice lo specialista - continuerà a
comprare quella, anche se il pacchetto è candido" come la neve. Insomma, a detta dell'esperto si tratterebbe di una "ritorsione inutile contro i
produttori, che non incentiva a smettere, anzi. Potrebbe avere un effetto
boomerang: stimolando la nascita di un trend minimalista, il pacchetto bianco potrebbe
infatti trasformarsi in una moda", dice Zuccaro. Insomma, in una società
dove l'apparenza è sovrana, potrebbe contribuire addirittura a far accendere più
sigarette. "In ogni caso - prosegue - non si tratta assolutamente di una misura
studiata scientificamente per aiutare le persone a smettere di fumare. Oggi,
infatti, sappiamo benissimo che cosa funziona davvero: basta aumentare il costo
delle sigarette o dotare i pacchetti di immagini scioccanti, mostrando senza
censure i danni del fumo. Una strada che nel 2010 sarà intrapresa anche dalla
Francia", ricorda lo specialista.
Ma lo shock non è l'unica strada. "Funzionano anche le immagini ironiche
- assicura - quelle che dicono cosa succede al corpo, pacchetto dopo pacchetto,
e fanno riflettere". Niente a che vedere con il pacchetto generico, dunque. "Una
misura che francamente fatico a comprendere. Dà più fastidio vedere i polmoni
incrostati di nicotina, piuttosto che sfilare una sigaretta da un bianco
pacchetto anonimo", conclude Zuccaro. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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Per i fumatori incalliti, per quelli che le hanno
provate tutte ma non sono riusciti a smettere di fumare ormai potrebbe essere
solo questione di tempo. E' infatti allo sprint finale il vaccino contro il
fumo. La società Nabi Biopharmaceuticals, con sede a Rockville nel Maryland
inizia immediatamente quella che potrebbe essere l'ultima fase di
sperimentazione del vaccino NicVax. Se il vaccino si rivelerà efficace i
fumatori potranno avere un buon aiuto per liberarsi dalla dipendenza dalla
sigaretta. Il vaccino NicVax è stato progettato per aiutare i fumatori a
liberarsi della dipendenza dalla nicotina e per prevenire una possibile
ricaduta. Agisce sul sistema immunitario stimolando la produzione di anticorpi
capaci di bloccare l'azione della nicotina, prima che questa arrivi al
cervello, creando la dipendenza e il desiderio di una sigaretta.
I risultati delle prove fatte dicono che i fumatori che generano maggiori
antianticorpi antinicotina nel sangue hanno più probabilità di potersi liberare
meglio dal fumo. Inoltre, dimostrano che il vaccino ha pochi effetti
collaterali. I ricercatori dicono inoltre che il vaccino è efficace per 6 - 12
mesi dopo la sua somministrazione. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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MILANO – Grazie al telefono cellulare, abbandonare il vizio della
sigaretta è più facile. Lo rivela uno studio internazionale (pubblicato su Cochrane
Library) che ha messo a confronto 4 esperimenti condotti in Nuova
Zelanda, Regno Unito e Norvegia e il cui obiettivo era appunto quello di aiutare
i fumatori a smettere.
L’INDAGINE – Gli scienziati hanno constatato che i programmi anti-fumo
che prevedono l'invio di brevi messaggi di testo ai fumatori per supportarli e
incentivarli ottengono i risultati migliori. Nello specifico, gli esperimenti –
che hanno interessato complessivamente un campione di 2600 soggetti – hanno
permesso di stabilire che dopo sei settimane di trattamento a base di consigli
via Sms la percentuale di persone che riescono a smettere di fumare per almeno
un anno è doppia rispetto a quella che si registra nell’ambito dei programmi
tradizionali.
ALTERNATIVA EFFICACE – «Perdere il vizio può essere davvero difficile
e molti fanno tanti tentativi prima di riuscirci», ha detto Robyn Whittaker,
ricercatore presso la University of Auckland, spiegando che per questo «è
importante dare supporto offrendo un’ampia gamma di opzioni». In tal senso,
programmi come Txt2Quit, promosso e finanziato dal Governo neozelandese,
prevedono sia l’invio di 2 o 3 messaggini al giorno agli utenti, sia la
possibilità che siano gli stessi fumatori a mandare Sms nei momenti più duri,
ossia quando l’astinenza si fa sentire e hanno bisogno di maggiore supporto
psicologico e di qualcuno che li incoraggi a non mollare.
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tratto dal sito:Salute.agi.it Fumare in gravidanza fa male alla salute mentale del bambino. I figli di mamme
che hanno fumato durante la gestazione, infatti, corrono molti piu' rischi dei
coetanei di sviluppare sintomi psicotici da adolescenti. E' l'allarme lanciato
da uno studio britannico Condotto dall'Universita' di Cardiff e pubblicato sul
British Journal of Psichiatry. Un sondaggio nel Regno Unito su adolescenti di 12
anni ha riscontrato che i figli di mamme fumatrici hanno il 20% di possibilita'
in piu' di avere sintomi psicotici come allucinazioni e deliri. E il rischio e'
risultato dell'84% piu' marcato se le madri fumavano 20 o piu' sigarette al
giorno. Molti studi precedenti avevano gia' messo a fuoco altri rischi per i
figli di mamme fumatrici in gravidanza, dall'aumento di possibilita' di sindrome
della morte improvvisa ai difetti cardiaci, fino al rischio di nascere prematuri
o malformati. Tuttavia, solo in Gran Bretagna si stima che ben una donna su
cinque continui a fumare in gravidanza. I dati dello studio, conferma Stanley
Zammit, psichiatra presso l'Universita' di Cardiff's School of Medicine, che ha
condotto la ricerca, sono inequivocabili: "Si puo' stimare che circa il 20 per
cento degli adolescenti in questo gruppo non avrebbe sviluppato sintomi
psicotici, se le loro madri non avessero fumato". Zammit e i suoi colleghi hanno
ipotizzato che l'esposizione al tabacco nel grembo materno potrebbe avere
effetti sulla funzionalita' del cervello del bambino che governa l'attenzione e
la cognizione. Hanno aggiunto tuttavia che sono necessarie ulteriori ricerche.
Solo poche madri coinvolte nello studio hanno confessato di aver fumato cannabis
durante la gravidanza, ma non sono stati trovati legami significativi con i
sintomi psicotici. Anche il bere in gravidanza aumenta il rischio, secondo i
ricercatori, ma solo se le madri bevono l'ingente quantita' di 21 unita' di
alcol a settimana per tutto il periodo della gestazione. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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tratto dal sito:Poufemme.it Lo so che sono un pò ripetitiva con la campagna anti fumo ma
io sono del parere che è un vizio da cui ci si deve assolutamente liberare, oggi
ad esempio vediamo gli effetti del
fumo passivo, su come si impregnino le sostanze tossiche
anche sull’arredamento e sui vestiti.
Il fumo è uno dei
pericoli peggiori per la salute, sia per chi fuma che per chi ci vive
insieme, è già noto che il fumo passivo è pericoloso e può far venire il
cancro soprattutto nei soggetti predisposti
geneticamente. Una ricerca del Massachussetts General Hospital negli Stati
Uniti ha dimostrato che l’ambiente in cui vive un fumatore è contaminato perchè
tende, tappeti e vestiti
assorbono le sostanze tossiche delle sigarette e anche se noi non le vediamo
e a volte neanche sentiamo con l’olfatto, purtroppo sono li a minacciare la
nostra salute. Jonathan Winickoff, a capo della ricerca, ha dichiarato:
“Le tende, il tappeto, i vestiti possono tutti assorbire le sostanze
cancerogene delle sigarette, diventando pericolosi come dei posacenere.
Viaggiare nell’auto di un fumatore ci espone alle sostanze tossiche, anche se
non è stata accesa nessuna sigaretta. Di fatto è fumo passivo di terza mano, ed
è pericoloso“. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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Le leggi contro il fumo negli uffici e nei locali
pubblici hanno fatto diminuire gli infarti in Canada, Europa e Stati Uniti. Lo
dimostrano gli studi di due team di ricercatori americani recentemente
pubblicati sulle riviste Circulation e Journal of the American College of
Cardiology. Sembra infatti che, a un anno dall’applicazione del divieto di fumo
nei luoghi pubblici, vi sia il 17 per cento in meno di infarti, percentuale che
sale al 36 per cento a tre anni di entrata in vigore della normativa. A danneggiare
la salute non è solo il fumo attivo ma anche il fumo passivo. È stato infatti
dimostrato che i non fumatori esposti a fumo passivo hanno dal 25 al 30 per
cento di probabilità in più di sviluppare delle cardiopatie. Questi dati
incoraggiano la Chiesa avventista a continuare il suo impegno di
sensibilizzazione sull’importanza di uno stile di vita sano per mantenere o
recuperare la salute. Restare sani è anche una responsabilità personale, che
rientra nei principi evangelici del rispetto per la vita e di amare il prossimo
come si ama se stessi. Proprio sul fumo gli avventisti, fin dagli albori della
denominazione, hanno evidenziato i danni irreparabili che esso provoca,
invitando le persone a mutare questa abitudine e aiutandole concretamente con
dei programmi denominati “Piani dei cinque giorni per smettere di fumare”,
realizzati in tutto il mondo con notevole successo.
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Una legge europea per la prevenzione cardiovascolare
entro il 2010 che obblighi tutti gli stati ad abolire il fumo nei luoghi
pubblici: i 33.000 cardiologi presenti a Barcellona il 3 settembre per il
Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) si danno appuntamento al prossimo anno
con questo obiettivo. Un traguardo ambizioso, ma che rappresenta l’unica via
per una vera ed incisiva battaglia a queste malattie, la vera pandemia del
nostro tempo – afferma il prof. Roberto Ferrari, presidente dell’ESC -. Alla
prevenzione abbiamo intitolato l’intero convegno, un successo in termini di
numeri e qualità delle ricerche presentate, interamente dedicato alla migliore
strategia a tutela dei nostri pazienti e della loro qualità di vita.
Tra le più interessanti iniziative che hanno catturato
l’attenzione degli esperti presenti alcune importanti novità dalla ricerca che
cambiano lo scenario per chi soffre di fibrillazione atriale. Ma una buona
notizia anche per l'Italia: vede per protagonista la città di Ferrara, eletta
capitale europea della prevenzione, grazie ad un percorso integrato che
coinvolge università, amministrazione, commercianti e produttori.
E, da quest’anno, l’associazione europea dei cardiologi
si arricchisce anche di una fondazione, la European Heart for Children
costituitasi per volontà dello stesso presidente (il Prof. Ferrari, ndr) e
della moglie, la regista Claudia Florio, con l’obiettivo di aiutare i bambini
cardiopatici nati in Paesi in cui non viene loro garantita un’assistenza ottimale.
Un Congresso con una forte impronta italiana, poiché sono convinto che il
nostro Paese rappresenti un’eccellenza dal punto di vista cardiologico e sono
orgoglioso di testimoniarlo – conclude il Prof. Ferrari, tracciando il positivo
bilancio di questo primo anno alla guida dell’ESC -. Una rete capillare di
oltre 20.000 specialisti distribuiti su tutto il territorio nazionale, la dieta
mediterranea e l’altissimo profilo dei nostri ricercatori ci rendono infatti un
modello da imitare a livello internazionale. Basti ricordare per tutti gli
studi GISSI, la serie inaugurata oltre 20 anni fa che ci ha accreditato nel
mondo e che ha visto il capofila del progetto, prof. Luigi Tavazzi, premiato
con la medaglia d’oro dell’ESC come uno fra i più illustri membri di questa
Società.
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Fumare in gravidanza causa una riduzione
degli scambi di ossigeno tra mamma e bambino e può provocare conseguenze serie,
come la nascita di un bimbo sottopeso, il parto prematuro e altre
complicanze, tra le quali addirittura l’aborto. Per questo è importante
che la donna in attesa di un figlio smetta di fumare.
La mamma deve anche stare attenta a non
soggiornare in ambienti “fumosi”. Il fumo passivo respirato dalla
mamma, infatti, raggiunge il circolo venoso fetale e può provocare
effetti dannosi sul bambino.
Per questo è importante che anche il papà e
tutti i familiari che vivono con la futura mamma non fumino in sua presenza.
E dopo la nascita? Riprendere a fumare dopo
la gravidanza, oltre ad essere un rischio per la salute della donna, diventa
pericoloso per la salute del bambino, sia perché la nicotina passa nel latte
materno, sia perché si espone il bambino a fumo passivo, principale
inquinante domestico.
I bambini figli di fumatori o che vivono in
un ambiente in cui abitualmente qualcuno fuma, soffrono più frequentemente di otite
cronica e di gravi malattie polmonari, come bronchiti, polmoniti e
asma. Inoltre, nei bambini esposti a fumo passivo, è più frequente la
cosiddetta morte in culla. Anche dopo la nascita, quindi, è importante
salvaguardare la salute nel bambino non fumando in sua presenza.
Cambia l'abitudine al fumo quando si
aspetta un bambino?
Ogni 10 donne che si accorgono di aspettare
un bambino, tre sono fumatrici. Di queste la maggior parte (8 ogni 10) fuma
meno di 10 sigarette al giorno. Tra gli uomini, ogni 10 futuri papà, i fumatori
sono 4 e la metà di loro fuma più di 10 sigarette al giorno.
La gravidanza è un periodo
particolare della vita della donna, in cui aumenta il livello di attenzione
per la propria salute e per quella del figlio, per questo la maggior parte
delle fumatrici (6 ogni 10) si astiene dal fumare in gravidanza. Inoltre alcune
(3 ogni 10) diminuiscono il numero giornaliero di sigarette fumate. Solo 1 ogni
10 continua a fumare come prima.
La modifica della propria dipendenza dal
fumo di sigaretta è più difficoltosa tra i padri. Infatti ogni 10 fumatori, 4
diminuiscono la quantità di sigarette fumate e solo 1 smette di fumare. Quindi
circa la metà dei futuri padri (5 ogni 10), non modifica la propria dipendenza
dal fumo anche avendo saputo di essere in attesa di un figlio.
Questi informazioni sono state raccolte
nell’ambito del progetto “Nascita senza fumo”, che ha coinvolto gli
operatori di numerose strutture aziendali (Direzione Medica dei PP.OO.R, Epidemiologia,
Dipartimento Materno Infantile e Igiene Pubblica), è stato condotto in
collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori –
Sezione provinciale di Novara e finanziato dalla Regione Piemonte come Ricerca
Sanitaria Finalizzata.
Per il progetto 596 mamme nel 2006 e 453
nel 2007 hanno compilato uno specifico questionario al termine della prima
seduta vaccinale del bambino; l’adesione all’indagine è stata in entrambi
gli anni di oltre il 98%.
E dopo il parto?
I cambiamenti dell’abitudine tabagica
dei genitori sono stati valutati in occasione delle sedute vaccinali dei
figli attraverso domande rivolte dagli operatori sanitari a 258 coppie seguite
per un anno fino alla quarta seduta vaccinale (12°-15° mese di vita del
bambino), tra il 2007 e il 2008.
Anche se alcuni genitori riprendono a fumare, a circa
un anno dal parto, l’abitudine al fumo è meno diffusa rispetto a prima della
gravidanza (madri: 15% vs 29%; padri: 37% vs 42%). Tra le mamme fumatrici quasi
la metà è riuscita a smettere, mentre tra i papà quelli che hanno smesso
sono solo 2 ogni 10: 1 quando ha scoperto di aspettare un bambino e l’altro
dopo la nascita del figlio.
Purtroppo, riuscire a smettere di fumare
per l’arrivo di un figlio non sempre costituisce per i genitori l’occasione per
la cessazione definitiva della dipendenza. Infatti ogni 10 mamme fumatrici
prima del concepimento circa 2, che avevano smesso in gravidanza, hanno ripreso
nell’anno successivo al parto. In questo caso i padri sono più “determinati”
(ha ripreso a fumare solo 1 dei 13 che avevano messo).
Il periodo post-partum si rivela un
momento in cui gli operatori sanitari devono sostenere i genitori, perchè non
riacquisiscano l’abitudine tabagica, anche considerato che più di un genitore
su 10 alterna periodi di astinenza a periodi di dipendenza dalle sigarette.
Il punto di vista del bambino
Anche se l’arrivo del bambino fa diminuire
il numero di adulti che fuma, quanti sono i neonati ancora esposti al dei
genitori?
La situazione “migliore” si osserva
a tre mesi di vita; successivamente alcune mamme e alcuni papà riprendono a
fumare.
A 13-15 mesi ogni 10 bambini, 4 sono quelli con un
genitore che fuma e 1 è esposto al fumo passivo di entrambi. Il padre rimane la
figura maggiormente responsabile dell’esposizione al fumo passivo del proprio
figlio, in tutto il periodo osservato.
Conclusioni
I dati raccolti confermano l’esigenza di
agire per incrementare la disassuefazione al fumo dei genitori in
gravidanza ed evidenziano la necessità di consolidare l’astinenza dal fumo nei
mesi successivi al parto.
Queste azioni proteggono i bambini dal fumo
passivo e sono anche a favore della salute dei loro genitori.
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tratto dal sito:Sanihelp.it L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sollecitato i Governi a pubblicare
immagini shock sui pacchetti di sigarette, per informare ulteriormente sui
rischi per la salute.
Solo il 10% della
popolazione mondiale vive in Paesi che obbligano le aziende produttrici a
imprimere sui pacchetti le immagini dei danni causati dal fumo. Fra questi, Brasile, Canada,
Singapore e Tailandia, in cui le immagini di organi anneriti e persone malate,
accompagnate da didascalie, si sono rivelate efficaci, molto più delle semplici
avvertenze scritte nel convincere molti fumatori a smettere. L'Oms ricorda
che il fumo è la principale causa evitabile di
decesso, responsabile di oltre cinque milioni di morti l'anno nel
mondo; eppuri sono pochi a conoscere i rischi nello specifico. Un
sondaggio condotto quest'anno in Cina, Paese di forti fumatori, rivela che solo
il 37% sa che il tabacco causa malattie coronariche e appena
il 17% è consapevole che provoca l'ictus. Risultati simili emergono anche da
indagini del genere in altri Paesi.
Commenta così Ala Alwa,
assistente del direttore generale dell'Oms: «Le avvertenze sui danni alla
salute, con immagini e scritte in bella mostra sui pacchetti sono una strategia
semplice, efficace ed economica per il ridurre il consumo di tabacco e salvare vite. Ma funzionano solo se
davvero riescono a comunicare i rischi che si corrono». -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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L’UE lancia una campagna contro il fumo che è la prima causa di morte
evitabile nella UE con circa 650.000 morti all’anno.
Sono circa 170 milioni i cittadini europei che fumano, quasi uno su tre, e di
questi la grande maggioranza ha cominciato a fumare da
giovane. Da una recente indagine è emerso che tra le persone al
di sotto dei 35 anni la percentuale dei fumatori è molto stabile mentre
la dipendenza dal fumo è in calo per le persone più in là con gli anni. Per
questo la campagna contro il tabacco lanciata dall’UE è
indirizzata prevalentemente ai giovani ed usa gli strumenti che più e
meglio avvicinano questa fascia di cittadini.
Sono stati quindi preparati tre spot video, trasmessi
in questo mese di giugno in un centinaio di televisioni europee, che, usando
l’arma dell’umorismo e del paradosso, vogliono lanciare un messaggio serio e
capace di modificare una pericolosa scelta di vita. Gli spot
saranno ritrasmessi anche nel prossimo mese di settembre.
Per facilitare il percorso, spesso difficile, di liberazione dalla dipendenza
dal fumo, è stato realizzato un apposito sito internet
che offre consigli su come smettere di fumare, come evitare il fumo passivo e
come evitare di divenire fumatore.
Per chi è già riuscito a smettere di fumare il sito
offre l’opportunità di inviare un proprio video a testimonianza del personale
percorso di liberazione dalla dipendenza dal fumo. Sono già centinaia le
persone che hanno inviato i propri video che chiunque può vedere navigando sul
sito della campagna.
Sul sito, infine, non manca un test per i fumatori che vogliano
valutare il proprio grado di dipendenza dal fumo.
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tratto dal sito:Lastampa.it Gli italiani tornano alla vecchia ossessione: il fumo. E il Paese registra nel
2009 un’inversione di tendenza: per la prima volta dopo 6 anni si registra un
aumento dei tabagisti. A trainare la crescita le ricadute di chi aveva detto
addio alle "bionde". Ex fumatori che riprendono a fumare, complice l’effetto
crisi, azzardano gli esperti. Oggi non si separa dalla sigaretta il 25,4% della
popolazione over 15, vale a dire 13 milioni di persone, di cui 7,1 milioni di
uomini e 5,9 milioni di donne. Nel 2008 il dato era inferiore di 3,4 punti
percentuali (22%). A fotografare ’l’Italia del viziò è un’indagine Doxa
commissionata dall’Istituto superiore di sanità (Iss), realizzata in
collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e
la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt).
Secondo i dati,
raccolti attraverso 3 mila interviste e presentati oggi nel capoluogo lombardo
in vista della Giornata mondiale senza tabacco (31 maggio), all’aumento degli
italiani stregati dalle ’biondè corrisponde una diminuzione degli ex fumatori,
passati dal 18,4% del 2008 al 14,6% del 2009. Non si registrerebbe, invece, un
incremento nelle vendite di tabacco, che anzi nel 2008 sono calate dello
0,8%.
Quasi 4 tabagisti su 10 fumano dalle 15 alle 24 sigarette al
giorno, uno su due si ferma sotto le 15. Lo zoccolo duro è nella fascia 25-44
anni, dove si registra una prevalenza del 32,1%, mentre si eguagliano le
percentuali dei giovani fumatori (15-24 anni) e degli adulti dai 45 ai 64 anni,
entrambi intorno al 29%. La prima ’biondà? Arriva in media a 18 anni. E 6
italiani su 10 confessano di essere finiti nel tunnel della dipendenza per
spirito di emulazione o comunque in compagnia di amici e compagni di scuola.
Il 27,5% dei fumatori, secondo l’indagine, ha accarezzato l’idea di
smettere, ma i tentativi non sono andati a buon fine. L’addio alle sigarette è
durato da qualche giorno per il 21,7% a qualche mese (29,2%). E c’è anche chi ha
ripreso a fumare dopo qualche anno di stop (18,6%). Sono proprio gli ex fumatori
ricaduti nel vizio a spingere in parte l’aumento dei tabagisti registrato
quest’anno.
«C’è chi ha ripreso la sigaretta. Complice forse la crisi
economica, ma probabilmente anche il fatto che il fumatore non è consapevole del
grado di dipendenza dalla nicotina e pensa quindi di poter smettere quando vuole
e da solo», riflette Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo,
alcol e droga dell’Iss. Un 23% degli intervistati sembra avere buoni propositi
per il futuro e si dice convinto che «smetterà di fumare nei prossimi 30
giorni». Dichiarazioni di intenti a parte, secondo Garattini, servono misure
incisive che spingano i cittadini a non fumare. Come l’aumento del prezzo delle
sigarette.
«Più del 50% dei fumatori - assicura - è favorevole a una
tassa aggiuntiva di 10 centesimi da utilizzare a favore di supporti per smettere
di fumare. Un altro provvedimento ritenuto utile è l’estensione dei divieti che
vede favorevole più dell’85%». Nella lista degli interventi efficaci gli
italiani collocano il divieto di vendita ai minori di 18 anni e la distribuzione
gratuita dei medicinali per smettere, così come l’accesso gratuito ai centri di
disassuefazione. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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tratto dal sito:Corriere.it WASHINGTON - Una corte d’appello federale statunitense ha ribadito che i
produttori di tabacco americani hanno ingannato per decenni i fumatori mettendo
in vendita pacchetti con la menzione «light» (leggere), mentre si tratta di
sigarette altrettanto nocive per la salute. La Corte d’appello di Washington ha
così confermato gli elementi principali di una sentenza del 2006 che aveva
dichiarato colpevoli le maggiori multinazionali del tabacco americane, fra cui
Philip Morris e Reynolds. La sentenza proibisce menzioni come «light»,«low tar»,
o «mild» perché sostiene che studi medici hanno dimostrato che queste sigarette
sono altrettanto pericolose per la salute, a causa del modo in cui vengono
fumate. La sentenza impone anche alle compagnie di tabacco di pubblicizzare sui
pacchetti gli effetti nocivi del fumo. Il caso sarà probabilmente oggetto di un
ulteriore ricorso presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- http://teenchallenge.beeplog.it(vai al Blog per commentare la
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