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Le News sulle DIPENDENZE                                    aggiornate al 04 Giugno 2010

I testi delle  Tabacco NEWS  

*Tutte le news hanno solo scopo informativo e non dipendono da L'Arca Teen Challenge.

23/05/2010- Dipendente dal fumo a 2 anni, shock dall'Indonesia
tratto dal sito: Napolisport.net

E' una storia singolare e a quanto pare non unica nel suo genere, quella che giunge dall'Indonesia, precisamente dall'isola di Sumatra. Un bambino di appena due anni, dopo che il padre gli ha fatto fumare la prima sigaretta ad appena 18 mesi di età, è già dipendente dal tabacco, così come candidamente afferma il padre: "La sua salute non è in pericolo, e non mi preoccupa. Sta bene, e piange e urla quando non lo facciamo fumare."

Una "tradizione" diffusa- Purtroppo il fenomeno della dipendenza da nicotina in età puerile, è molto diffuso in Indonesia, dove secondo le recenti analisi, il 25% dei bambini tra i 3 e i 15 anni ha già fumato, ed il 3,2% è già dipendente. E secondo la Central Statistic Agency, il trend rischia vertiginosamente di aumentare negli anni a seguire. 

L'incombenza delle multinazionali e un problema di Stato- Per frenare questa pericolosa emergenza il governatore Indonesiano Fauzi Bowo, ha in programma di introdurre a breve il divieto di fumo in tutti i locali pubblici, anche se il problema più grande resta quello di fronteggiare l'imponente azione pubblicitaria delle Multinazionali del tabacco, le quali, causa il calo dei fumatori in Occidente, ha spostato le proprie mire sui paesi più poveri, con una massiccia sponsorizzazione di sigarette e tabacchi vari, tra feste, concerti e altre manifestazioni.

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23/04/2010- Fumo, gli uomini smettono ma le donne non sanno dire di no
tratto dal sito: Lastampa.it

C’era una volta una ragazza ambiziosa che frantumò una tradizione durata 1600 anni. In cambio, per tutta la vita, fu costretta a indossare abiti da uomo e la tipica barba finta da faraone. Era il 1562 a.C., lei si chiamava Hatshepsut, si autoproclamò «re» d’Egitto e per poter regnare legò la sua immagine a caratteristiche maschili. Status symbol - si direbbe oggi - necessari per restare al vertice senza il disagio di sapersi femmina.

Paradossi della storia? Tutt’altro. Sono trascorsi 3500 anni e le donne, in cima alla scala sociale, ancora si comportano così. Massacrano la loro salute dopo essersi appropriate del più malsano degli stereotipi: l’uomo arrivato in alto, con la sigaretta accesa. Questa la «ragione bizzarra», il «meccanismo complesso» - le definizioni sono di Umberto Veronesi, oncologo di prestigio mondiale - alla base dell’atteggiamento femminile nei confronti del fumo: «Nonostante campagne di sensibilizzazione - spiega - le donne non solo non riescono a smettere, ma superano gli uomini per consumo. Incominciano prestissimo, a 11, 12 anni. Ci siamo chiesti perché, e abbiamo scoperto che se per le femmine il fumo è sinonimo di potere, per i maschi è una valvola di sfogo».

In Italia i decessi per patologie correlate al fumo sono 90 mila all’anno, di cui un terzo rappresentate da tumori. In media, un individuo che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per un disturbo legato alla nicotina, per lo più in un’età tra i 45 e i 54 anni. E la percentuale più ampia, di anno in anno, riguarda le donne. Che si «aggrappano» alle sigarette con un atteggiamento mentale resistente, difficile da scardinare nel momento in cui decidono di smettere.

Per capire bisogna immaginarsi due piramidi: una rappresenta le donne e l’altra, capovolta, gli uomini. Le basi racchiudono il maggior numero di fumatrici e fumatori: «Per il sesso femminile - aggiunge Veronesi - le più accanite sono quelle che rivestono un ruolo sociale di prestigio, possiedono un patrimonio solido, sono professioniste in carriera. In cima alla loro piramide, quelle che appartengono alle classi sociali più basse». Opposto il discorso per gli uomini: gli incalliti, i più, sono persone che stentano ad arrivare a fine mese. Si preoccupano della salute, hanno fatto tesoro delle notizie sulla dipendenza da nicotina, invece, gli uomini in carriera, capitani d’industria, avvocati, primari e professori.

«Da almeno dieci anni - dice ancora l’oncologo - le donne hanno cominciato a fumare pesantemente. Per loro conta di più l’affermazione sociale che la salute. È come se stessimo assistendo a un suicidio collettivo».

Perciò, d’ora in poi, i medici cambieranno strategia: per le campagne anti-fumo, sarà un altro l’input per convincere le donne a smettere. Fallito il tentativo che faceva leva sulle conseguenze per la salute, si proverà a insistere sul senso di responsabilità sociale, facendo diventare le sigarette una questione femminile, un «problema rosa». Come dire: se proprio non riuscite a farlo per voi, fatelo per le più piccole che con la paghetta anziché pensare alla maglia alla moda vanno dal tabaccaio per il primo pacchetto da dieci.


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28/03/2010- Dopo 5 anni finisce l'effetto della legge Sirchia: tabagisti in aumento
tratto dal sito: Lastampa.it

A cinque anni dalla legge Sirchia che ha bandito il fumo nei locali pubblici, dal ministero della Salute arrivano una speranza e un allarme. La speranza: la mortalità per eventi cardiovascolari legati alla sigaretta è diminuita dal 2005 a oggi dell’11 per cento nella fascia di età più a rischio (tra 35 e 64 anni) grazie alla riduzione del fumo passivo. L’allarme: nel 2009 - rivelano dati Istat - la percentuale di fumatori è salita al 23 per cento, un punto percentuale in più dopo cinque anni stabili attorno al 22.

L’aumento dei fumatori riguarda sia i maschi (28,6%) sia le femmine (16,3%). Tradotto: l’effetto Sirchia rischia di andare in fumo proprio quando si iniziavano a raccogliere i primi risultati positivi del divieto. Gli studi che facevano ben sperare sono due: quello condotto nella città di Roma - pubblicato su Circulation - dal Dipartimento di epidemiologia dell’Asl Roma e quello, più recente, presentato da un’équipe di ricercatori dell’Università di Torino, pubblicato sull’European Heart Journal. «Dal 2001 al 2004 i casi di infarto sono aumentati sia fra i giovani sia tra gli anziani - rivela quest’ultimo studio, coordinato dal dottor Francesco Barone-Adesi insieme a un pool dell’Unità di epidemiologia dei tumori sempre dell’università di Torino - mentre già nei cinque mesi successivi all’entrata in vigore della legge è stata osservata una riduzione dell’11 per cento del numero di ricoveri per infarti nelle persone sotto i 60 anni di età».

È soprattutto il fumo passivo a ridurre i danni indiretti ma altrettanto micidiali del tabacco. «La diminuzione di eventi cardiovascolari fra i 35 e i 64 anni di età - sottolinea la dottoressa Giulia Cesaroni, che ha condotto lo studio pubblicato sulla rivista dell’American Heart Association insieme all’epidemiologo Francesco Forastiere - dimostra che i benefici maggiori riguardano i frequentatori di bar, discoteche e ristoranti, dove il livello di fumo passivo è sempre stato alto». I danni si manifestano tanto rapidamente - dimostrano gli studi compiuti in questi anni - quanto rapidamente possono iniziare a diminuire fin dai primi mesi dell’esposizione al fumo». Oltre i 65 anni di età la riduzione degli infarti è «solo» del 7,9 per cento, mentre nelle persone oltre i 75 la legge Sirchia non ha prodotto benefici.

«Il tabacco - ricorda il ministero della Salute nel Rapporto 2009 sul tabagismo - provoca più decessi di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme». Nel mondo ha prodotto 650 milioni di morti, 5 milioni e mezzo l’anno, che saliranno a 8 milioni se la controtendenza non durerà.

L’analisi compiuta dagli epidemiologi Giulia Cesaroni e Francesco Forastiere ha preso in considerazione cinque anni di dati di mortalità e ospedalizzazione legati a eventi coronarici acuti: infarto e angina. Esclusi i pazienti la cui causa di ricovero poteva essere legata ad altri fattori, come ad esempio a un precedente intervento chirurgico.

Altri due studi confermano i segnali positivi sulla riduzione del fumo. Dati che si allineano ai risultati ottenuti dai divieti in altre parti del mondo: in Irlanda, con una diminuzione del 14% degli infarti, e a New York, con una riduzione dell’8 per cento.

L’elemento che fa più sperare - evidenzia e conclude il Rapporto nazionale 2009 sul tabagismo - è che «la popolazione, nei primi cinque anni di divieto, si è dimostrata generalmente favorevole al provvedimento, consapevole dell’importanza per la salute».

Diminuita la vendita di sigarette dal 2005 a oggi (-2,2%), aumentati i controlli del Nas (14 mila in tutta Italia fino a oggi), è cresciuta dal 2005 al 2009 la vendita di prodotti per la terapia anti-fumo: pasticche, caramelle e ai chewin-gum alla nicotina. Ancora due dati significativi dell’indagine. Il primo è che le donne sono più determinate degli uomini. Il secondo elemento promettente è che fra gli ex fumatori il 94 per cento dichiara di avercela fatta da solo. Con la sola forza di volontà, e forse una punta di paura, contando la somma degli infarti.

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25/03/2010- Il Codacons rilancia la crociata anti-fumo in auto
tratto dal sito: Oneauto.it

No al fumo in auto, soprattutto nell’interesse degli occupanti che non portano le “bionde” alla bocca, ovvero i bambini.
A chiederlo con insistenza è il Codacons, che sposa in pieno l’appello lanciato nel Regno Unito dal Royal College of Physician a favore di un ampliamento della legislazione in materia.
Sull’argomento l’associazione dei consumatori è attiva sin dal 2003, quando venne notificata al Parlamento la prima proposta. Due anni più tardi, l’iniziativa si trasformò nel progetto di legge “Fumo al volante, pericolo costante”, presentato alla Camera dei Deputati.
Nelle motivazioni risiedevano una serie di statistiche preoccupanti: il 15% degli incidenti stradali si legherebbe a distrazioni per fumo di sigaretta, un’azione capace di levare gli occhi dal volante più di un altro vizio “italico”, l’uso del telefono cellulare.
Tutto questo senza dimenticare gli effetti deleteri per la salute. Tenere accesa una sigaretta a finestrini chiusi significa veder schizzare in alto le concentrazioni di particolato fine, mentre i livelli di polveri con peso molecolare 1 (PM1) e 2,5 (PM2,5) arrivano a 1.000 microgrammi per metro cubo d’aria.
L’abitacolo diventa una vera e propria camera a gas, ben più dannosa di quei se 50 mcg/m3 di PM10 che rappresentano il limite fissato dalla normativa europea nei luoghi aperti.

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18/03/2010- Il fumo danneggia le facoltà mentali delle donne
tratto dal sito: Lastampa.it

Il fumo fa male. Quante volte bisognerà ripeterlo prima che ci si renda conto che è vero? Certo, a quanto pare non bastano le scritte minacciose che compaiono sulle confezioni di sigarette a scoraggiare dall’uso, visti i dati sul consumo di tabacco. Forse, però, qualche studio ci potrebbe far riflettere sulla necessità di continuare a farsi del male.

Secondo quanto affermato dai ricercatori statunitensi dell’Università dell’Iowa il fumo provocherebbe danni al cervello delle donne peggio che il consumo moderato di alcol. E questi stessi effetti deleteri non si sarebbero riscontrati negli uomini. Tutto ciò, tuttavia, fanno notare gli esperti, non giustifica i maschi dal continuare a fumare.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Studies on Alcohol and Drugs” e mostrano chiaramente come le donne fumatrici possano nel lungo termine soffrire di un calo delle funzioni mentali.
Nello studio sono stati coinvolti 118 uomini e 169 donne di età compresa tra 31 e i 60 anni, di cui sono state valutate le abitudini riguardo al fumare e al bere. Poi sono stati eseguiti dei test per valutare le capacità cognitive, le funzioni mentali e la memoria.
Dai questionari compilati è emerso che circa il 45% degli uomini ha segnalato di avere avuto episodi di abuso di alcol; le donne lo hanno segnalato nella misura del 37%. Una storia di vera dipendenza dall’alcol è stata segnalata dal 17% degli uomini e da 4% delle donne. La dipendenza da tabacco è invece stata segnalata dal 18% degli uomini e da un quarto delle donne.

«Mi aspettavo che il fumare mostrasse effetti simili negli uomini e nelle donne. E sia gli uomini che le donne presentavano modelli similari di dipendenza. Ma è possibile che gli estrogeni rendano le donne più sensibili agli effetti della nicotina», ha dichiarato la dottoressa Kristin Caspers del Dipartimento di Psichiatria dell’Università dello Iowa.
Dai risultati dei test è apparso che le donne che fumavano 20 o più sigarette al giorno sono state battute dalle non fumatrici nelle abilità cognitive che includono le capacità di ragionare, pianificare e organizzare.
Non escludendo il fattore di tossicità acuta dovuto al fatto che le donne fumatrici hanno fumato anche durante lo svolgimento dello studio e dei test, i ricercatori sottolineano comunque le differenze di comportamento e come questo possa influire sul cervello con implicazioni di cui non si conosce ancora la portata.
Il fatto che vi sia anche una differenza tra maschi e femmine è un dato ambiguo di cui non si è potuta, in realtà, dare una risposta.

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17/03/2010- Fumo passivo e obesità riducono l'apporto di ossigeno al feto
tratto dal sito: Lastampa.it

Già il solo essere sovrappeso o obesa in gravidanza, si sa, espone mamma e bambino a tutta una serie di rischi per la salute. Ma anche l'esposizione al fumo di sigaretta diretto o indretto può causare seri danni al feto a causa di un ridotto apporto di ossigeno.

Una riduzione dell’apporto di ossigeno al feto si può evidenziare con la elevata presenza di globuli rossi nucleati (NRBC) nel cordone ombelicale, dichiarano i ricercatori del Università del Cairo (Egitto), sulle pagine del “International Journal of Food Safety Nutrition and Public Health”.
Gli scienziati guidati dal dr. Abd ElBaky del Centro Nazionale delle Ricerche del Cairo, hanno analizzato i livelli di NRBC nel sangue del cordone ombelicale di 29 neonati di madri obese, 21 neonati di madri esposte al fumo di sigaretta e 15 neonati di madri che non presentavano questi fattori di rischio (gruppo di controllo).

Dagli esami eseguiti i ricercatori hanno scoperto che nei neonati appartenenti ai primi due gruppi di madri – quelle obese e quelle esposte al fumo – i livelli di NRBC nel sangue del cordone ombelicale erano decisamente maggiori rispetto alle madri del gruppo di controllo.
Gli scienziati fanno notare che essere obese in gravidanza espone a tutta una serie di rischi per mamma e nascituro: pre-eclampsia, disturbi negli adeguamenti metabolici gestazionali, problemi alla placenta, problemi per la crescita e lo sviluppo del feto, difetti del tubo neurale e altre anomalie dello sviluppo che sono più comuni nei bambini nati da donne obese.

Lo sviluppo del feto durante la seconda metà della gravidanza è critico - sottolineano i ricercatori - e dipende dagli adattamenti metabolici materni rilevati dagli ormoni della placenta e dal conseguente apporto di ossigeno e sostanze nutritive. Se questi sono compromessi da problemi come obesità o esposizione al fumo di tabacco potrebbero verificarsi problemi gravi.
Commentando i risultati dello studio, gli scienziati hanno lanciato un appello dove chiedono che maggiori controlli siano avviati per limitare quanto possibile l’obesità e l’esposizione al fumo in gravidanza, ricordando che l'obesità è nota per influenzare metabolismo, ormoni, pressione arteriosa e altri fattori fisiologici; il fumo di tabacco diretto o indiretto può influenzare la quantità di ossigeno che raggiunge il bambino non ancora nato, perché l'emoglobina è scarsamente ossigenata. In più la nicotina può causare anche restringimento dei vasi sanguigni, vasocostrizione, e quindi ridurre il rifornimento di ossigeno.

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10/03/2010- Fumo: OMS, veleno che uccide più di 5 milioni di persona l'anno
tratto dal sito: Asca.it

Un 'veleno' ''che uccide piu' di 5 milioni di persone l'anno. Con una media di un morto ogni 6 secondi''. Questo il triste primato stabilito dal tabagismo come fa sapere l'Organizzazione mondiale della sanita' in occasione della cerimonia che si e' tenuta a Ginevra per ricordare l'entrata in vigore della Framework Convention on Tobacco Control, un'alleanza anti-bionde voluta dall'Oms e nata 5 anni fa, che ormai conta 168 componenti.

Anche se negli ultimi anni si sono registrati rapidi progressi nella condivisione degli obiettivi, nel potenziare gli interventi a livello nazionale per migliorare il controllo al tabagismo, proibire la vendita di sigarette ai minori, arrivare a scritte ben visibili sui pacchetti per avvertire i fumatori dei danni che incombono sulla salute, la convenzione punta a proteggere le persone dai danni del fumo riducendo la domanda e l'offerta di 'bionde'. Il fumo, ricorda l'OMS, e' una delle maggiori minacce per la salute pubblica e rappresenta un fattore di rischio importante per molte patologie.

''L'allarme dell'OMS - afferma il Prof. Umberto Tirelli Direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto Tumori di Aviano - deve essere recepito da tutti noi oncologi per stimolare con ancora piu' decisione i politici e la popolazione in generale dell'emergenza di fronte alla quale ci troviamo. Occorre intervenire immediatamente, infatti tutti noi vediamo sempre piu' spesso i giovanissimi e soprattutto le ragazze fumare e sappiamo con certezza che i tumori e le malattie cardiovascolari saranno un problema serio per questa popolazione tra non molti anni''.

''Oltre alla legge Sirchia che tanto ha fatto - conclude Tirelli - bisogna bandire ogni forma di pubblicita' diretta o indiretta, come quella che si vede nei film soprattutto in quelli che provengono dagli Usa e dove incredibilmente vi e' un eccesso di fumo che non trova riscontri nella realta'. E' tempo, inoltre, che tutti gli eventi sportivi, dall'automobilismo al motociclismo fino al tennis, siano esenti dalla pubblicita' che incoraggia il tabagismo, come giustamente auspica il direttore dell'OMS. Infine invito, oltre ai genitori, anche gli insegnanti e i medici a non fumare neppure fuori dalla scuola o fuori dagli studi in quanto il loro esempio e' pessimo di fronte alla popolazione in generale''.

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28/02/2010- Vietato fumare anche all'aperto. La nuova legge è varesina
tratto dal sito: Laprovinciadivarese.it

Sigarette addio anche all'aperto. Prima della fine di quest'anno o forse addirittura entro l'estate sarà bandito il fumo in tutte le aree esterne che fanno parte di scuole e ospedali. A distanza di un decennio dall'introduzione del veto nei locali pubblici, con rarissime e costosissime eccezioni concesse solo con importanti adeguamenti strutturali, secondo il senatore varesino Antonio Tomassini è arrivato il momento di rilanciare la stretta contro il tabagismo: c'è troppo lassismo nel controllo, per lui, e troppa disattenzione al rispetto delle norme da parte dei fumatori.
Quindi meglio frenare da subito. Da qui il disegno di legge 8, quello che appunto contiene i provvedimenti di cui sopra, tra i primissimi presentati in questa legislatura, e non a caso: il tema è particolarmente caro a Tomassino. Iniziata la discussione e chiusa giovedì scorso la presentazione degli emendamenti, l'approvazione è in arrivo in questi giorni. I lavori sono stati accelerati dall'iter semplificato della commissione deliberante, e tutto lascia pensare per il meglio visto che finora la proposta del varesino ha ottenuto consenso unanime e il supporto convinto addirittura dell'oppositore Ignazio Marino. Se tutto andrà come deve, la commissione licenzierà il testo definitivo prima delle elezioni regionali e potrà quindi inviarlo al vaglio della Camera. «Al massimo entro la fine dell'anno dovrebbe entrare in vigore», spiega Tomassini, indicando il tempo limite che sarebbe necessario nel caso in cui il testo fosse rimandato in Senato per il terzo passaggio; ma se così non fosse, potremmo avere la nuova stretta sul libero consumo di tabacco quest'estate.
«Quasi sempre gli spazi interni delle scuole o delle strutture sanitarie diventano ricettacolo dei fumatori», denuncia Tomassini, «con i problemi che ne conseguono anche dal punto di vista igienico, oltre che da quello del decoro con tutti i mozziconi che vengono gettati a terra». Nelle scuole superiori in particolare esiste poi un altro fenomeno connesso al fumo nei cortili, quello della diffusione del tabagismo tra i ragazzi che non avrebbero nemmeno l'età minima per le sigarette, dato che il limite di legge è fissato ai 16 anni. Ma del resto non stupisce che a denunciare la cosa sia proprio Tomassini, che tra le tante novità introdotte nel pacchetto anti-fumo ha pensato all'innalzamento dell'età minima per acquistare il tabacco, portata a 18 anni. «Introdurremo di conseguenza anche un miglior sistema per verificarla nei distributori automatici – spiega il senatore – ma in Lombardia sarà tutto più semplice con la carta dei servizi, e poi si dovrà fare in modo che i tabaccai facciano un controllo prima della vendita». Infine, insieme ai nuovi vincoli per dissuadere gli adepti alla sigaretta sono in arrivo anche iniziative per quelli che volessero dire basta alla dipendenza. «Vorremmo spostare le pillole antifumo in fascia A per incentivare la gente a smettere», conferma Tomassini.

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24/02/2010- Ricerca israeliana: fumatori meno intelligenti degli altri, altrimenti non fumerebbero
tratto dal sito: Ilmessagero.it

I fumatori di sigarette hanno un quoziente intellettivo inferiore a quello dei non fumatori, e non solo perché fanno deliberatamente male alla propria salute col fumo. E' questo il risultato di uno studio diretto da Mark Weiser del Sheba Medical Center di Tel Hashomer, in Israele. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 20.211 reclute militari israeliane di 18 anni, il 58% delle quali fumava già al momento di entrare nell'esercito. Tutto il campione è stato sottoposto ai test standard per misurare il quoziente intellettivo ed è emerso che in media i non fumatori hanno un QI di 101; invece i fumatori hanno mediamente un QI di 98.

Il QI dei fumatori varia anche in funzione del numero di sigarette fumate: per chi fuma da una a cinque bionde al dì il QI medio è di 94, per un pacchetto al giorno è di 90. Gli esperti hanno anche confrontato il QI di coppie di fratelli di cui solo uno era fumatore e anche in questo caso è emerso un QI più basso per il fratello fumatore, a ulteriore dimostrazione del fatto che anche con assoluta parità di background socio-economico e di istruzione, chi fuma ha QI più basso.

Secondo i ricercatori non sono tanto le sigarette a provocare un calo dell'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più basso siano più facili a prendere il vizio.

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24/01/2010- Avatar, ci sono troppe sigaretta "Dannoso per i giovani, boicottiamolo"
tratto dal sito: Repubblica.it

NEW YORK - "Dove ho messo quella maledetta sigaretta?", sbraita Sigourney Weaver nei panni della scienziata Grace Augustine. E in tante altre scene tridimensionali del film dell'anno, Avatar di James Cameron, si vede l'attrice con la sigarette tra le labbra. Solo una coincidenza? Serve forse - come cerca di giustificarsi Cameron - a evidenziare l'aspetto meno attraente della protagonista? "No, è un modo infido per fare pubblicità al tabacco e promuovere il fumo tra i giovani", risponde la "Smoke free movies", un'associazione americana che, con pagine intere pubblicate su varie riviste, a cominciare da Variety, denuncia Avatar e il suo celebre regista.

Hollywood ha sempre avuto un debole per le sigarette. Ai tempi di Humphrey Bogart si vedeva l'eroe maschile con un pacchetto di Camel o di Lucky Strike nella tasca della giacca. Ma dopo l'introduzione del divieto degli spot di Big Tobacco, come vengono chiamate le multinazionali del settore, era sembrato che il cinema si stesse liberando per sempre dal tabagismo. Adesso invece, mentre le campagne anti-fumo assumono connotati parossistici in molte parti degli Stati Uniti, con proibizioni persino lungo alcuni marciapiedi, si assiste a un pericoloso revival.

In molti nuovi film, compresi Sherlock Holmes e Fantastic Mr. Fox, c'è l'aggravante che le sigarette non hanno nulla a che fare con la trama. E' poco realistico, ad esempio, pensare che una scienziata dell'anno 2154, come quella di Avatar, potrà avere la stessa assuefazione nevrotica alla nicotina di molte donne di oggi. Così come - notano alla "Smoke free movies" - era assurdo che una giovane ragazza del 1912 si accendesse per sfida una Marlboro, come si vede in Titanic, l'altro famoso film di Cameron.
Ovviamente ci sono opinioni divergenti sugli effetti di queste scene. Molti registi escludono una correlazione tra il fumo sugli schermi e il comportamento dei giovani. Dicono: sarebbe come se, dopo aver riso per la dinamite di Wile E. Coyote, qualcuno cercasse di emularlo.

Psicologi e pediatri ribattono che il cinema ha un grande potere di persuasione e che porta gli spettatori, specie i meno maturi, a identificarsi con i personaggi e con i loro vizi. Di qui l'ipotesi, divenuta il cavallo di battaglia della "Smoke-free movies", di vietare ai minori di 18 anni tutti i film in cui compare una sigaretta: "Eviterebbe - dicono - 60mila morti all'anno negli Usa". Per la verità già da tre anni la Mpaa (Motion pictures aqssociation of America), la potente organizzazione dell'industria cinematografica degli States che stabilisce i divieti per i film, ha inserito nei suoi criteri di giudizio - oltre alla violenza e al sesso, alle parolacce e alla droga - anche il tabacco. Ma non basta, protestano i militanti, che minacciano di promuovere campagne di boicottaggi. 

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21/01/2010- Il fumo fa venire anche il mal di schiena
tratto dal sito: Corriere.it

Fumare può far venire il mal di schiena, soprattutto se si è giovani. Una ragione in più per smettere. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori del Finnish Institute of Occupational Health, che hanno passato in rassegna circa 80 studi scientifici pubblicati su riviste internazionali negli ultimi 40 anni. Tra questi, gli studiosi hanno selezionato 40 ricerche sul legame fra sigarette e lombalgia, che hanno coinvolto circa 300 mila adulti e adolescenti. Secondo i risultati di questa metanalisi, pubblicati sulla rivista American Journal of Medicine , anche se in misura modesta sono i fumatori a soffrire maggiormente di mal di schiena rispetto a chi non ha mai preso in mano una sigaretta. E la lombalgia è più frequente fra i giovani che fumano. Ma c’è anche una buona notizia per gli “irriducibili” delle sigarette: gli effetti della nicotina sono in parte reversibili, se si smette di fumare.

GIOVANI VULNERABILI – Afferma uno degli autori, Rahman Shiri: «Chi fuma ha circa il 30% in più di possibilità di soffrire di mal di schiena rispetto a chi non ha mai fumato». Ma il perché avvenga non si sa con certezza, anche se il colpevole più probabile è la nicotina, con i suoi effetti deleteri di vasocostrizione sul microcircolo. «Le cellule non respirano in modo adeguato e quindi s’infiammano più facilmente provocando dolore – spiega Shiri -. Il fumo, poi, fa aumentare il rischio di osteoporosi». «Il nesso tra sigarette e mal di schiena non è ancora del tutto chiaro – ribadisce Angelo Impagliazzo, direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma -. Sicuramente il fumo è tra le concause della lombalgia, insieme a obesità, ipotrofia muscolare, predisposizione che ognuno di noi ha, a seconda della struttura scheletrica. Probabilmente i giovani ne risentono maggiormente perché i loro muscoli sono ancora in fase di crescita: se poi, per gli effetti della nicotina, diminuisce l’ossigenazione dei tessuti, riescono ancora meno a sostenere i carichi che gravano sulla zona lombare».

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10/01/2010- Milano, card-premio agli under 25 che smetteranno di bere e fumare
tratto dal sito: Milano.repubblica.it

Sconti nei negozi, bonus per viaggi, cinema e libri ai giovani fino ai 25 anni che smettono di fumare, che non abusano di alcol e che stanno attenti a non trasmettersi malattie sessuali. Un premio per i giovani virtuosi, in sostanza, è l´idea che vuole mettere in campo il Comune. A partire dalla lotta al tabagismo. Perché a cinque anni dall´introduzione della legge antifumo nei locali, il bilancio non è dei migliori: stando a una recente ricerca Doxa (elaborata con la Lilt e l´Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri) a Milano c´è il più alto numero di donne tabagiste, venti minorenni su 100 fumano (in Italia la proporzione è di 12 su 100) e la prima sigaretta s´accende a 15 anni e mezzo, sotto la media nazionale che è, invece, di 16.

«Sono dati preoccupanti, in particolare tra i giovanissimi che sottovalutano le malattie - commenta l´assessore alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - così ho deciso lo slogan per il 2010 sarà "tassare il vizio e premiare la virtù"». Tasse e premi. Se i tecnici sono al lavoro per capire se il Comune possa applicare una tassa di scopo sul pacchetto di sigarette, sui benefit ai virtuosi c´è già un piano: «Voglio mettere insieme un pool di aziende e istituire una card per i giovani - precisa Landi - conto di avviare il progetto su un campione di ragazzi, a base volontaria, entro metà febbraio».

Una card da febbraio con agevolazioni per chi riga dritto. Ciò che ancora non è chiaro è come il Comune controllerà la buonafede: «Ci stiamo lavorando e stiamo cercando i fondi per metterlo in pratica - spiega Landi - pensiamo magari a un test per verificare che i ragazzi che aderiscono rispettino il programma per liberarsi dal vizio». Di certo c´è che il Comune vuole provare a entrare a contatto con i giovani: «Per farlo serve parlare il loro linguaggio per coinvolgerli userò i social network che sono gli strumenti giovanili del nostro tempo. Qualcosa di simile al portale White space che avevamo già fatto sulla prevenzione alle malattie sessuali».

Per chi il vizio non lo perde, invece, arriveranno presto in città 30mila nuovi cestini con il portacenere, per evitare che si buttino i mozziconi di sigaretta per terra. Si è arenata, invece, la proposta dello stesso Landi di vietare il fumo nei parchi e nelle aree frequentate dai bambini: «Su questo ho incontrato delle contrarietà nella maggioranza per cui il provvedimento non riuscirebbe, al momento, ad avere il consenso del consiglio comunale.

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06/01/2010- Infarto, meglio non fumare
tratto dal sito: Dica33.it

Smettere di fumare prima o dopo episodi cardiaci acuti incrementa in maniera significativa l'incidenza di sopravvivenza nella popolazione a rischio cardiovascolare. La conferma dei vantaggi per la salute del cuore con l'adozione di stili di vita sani, deriva da uno studio appena publicato su Journal of the American College of Cardiology. Yariv Gerber e collaboratori, presso la Sackler Medical School dell'Università di Tel Aviv, hanno, per la prima volta, effettuato una serie di valutazioni volte a stabilire nei pazienti colpiti da infarto del miocardio i benefici derivanti dalla cessasione o dalla riduzione del fumo. Nell'indagine sono stati coinvolti oltre 1.500 individui di età pari o inferiore a 65 anni, dimessi da 8 ospedali israeliani, che erano stati colpiti da questa patologia cardiovascolare tra il 1992 e il 1993. All'inizio dello studio, i fumatori erano più giovani, principalmente di sesso maschile e con una minore prevalenza di ipertensione e diabete rispetto ai non fumatori. Dopo un periodo di osservazione medio di 13,2 anni, sono stati registrati 427 decessi. Una diminuzione della mortalità è stata registrata per coloro che non avevano mai fumato, per chi aveva cessato di farlo prima dell'evento infartuale e per interruzioni successive all'infarto rispetto ai fumatori persistenti. Tra questi ultimi, ciascun decremento di 5 nel numero di sigarette fumate nel corso della giornata dopo eventi cardiovascolari è apparso associato a una riduzione del 18% del rischio di mortalità .

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25/11/2009- Vietato fumare in macchina con i minori
tratto dal sito: Tgcom.mediaset.it

Perdita di 5 punti sulla patente e multe salatissime. E' quanto propone Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, attraverso una proposta di legge volta a vietare il fumo in automobile in presenza di minori. "La salute dei nostri figli - afferma la Mussolini - è troppo importante perché venga messa a rischio da un vizio che non può essere pagato anche dagli incolpevoli i fumatori passivi".

"Troppo spesso si vedono adulti che fumano in auto in presenza di minori trasformando il veicolo in vere e proprie camere a gas e ciò non possiamo più permetterlo", aggiunge in una nota. La proposta di legge sarà presentata insieme ai deputati Maurizio Impicca, Carla Castellani e Manuela Di Centa.

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22/11/2009- Spegnere la sigaretta con un vaccino
tratto dal sito: Corriere.it

MILANO - Spegnere per sempre il vizio del fumo con un vaccino, immunizzandosi una volta per tutte dalle sigarette. Qualcuno è pronto a scommetterci, e non poco. Qualche giorno fa il colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline ha sborsato 40 milioni di dollari per assicurarsi l'opzione d'acquisto su NicVAX, il vaccino anti-nicotina sviluppato dalla statunitense Nabi Biopharmaceutical, attualmente in fase di test. NicVAX è entrato nella terza fase di sperimentazione, quella più avanzata. Se tutto procederà secondo le attese, GlaxoSmithKline è disposta a mettere sul piatto altri 500 milioni di dollari per assicurarsi il diritto di produrre e commercializzare il vaccino, che potrebbe arrivare sul mercato, se non ci saranno intoppi, nel 2011.

COME FUNZIONA - Ma come funziona esattamente il vaccino antifumo? Il prodotto – spiegano da Nabi – stimola il sistema immunitario facendo sviluppare anticorpi che combinandosi con la nicotina in circolo nel sangue formano un composto molecolare troppo grande per passare attraverso la barriera ematoencefalica. In poche parole, alle molecole di nicotina sarebbe impedito di sollecitare quei recettori cerebrali responsabili della produzione di sostanze come la dopamina, in grado di provocare nel fumatore quella sensazione di benessere che conduce poi alla dipendenza da sigaretta. Un aiuto utile per i fumatori accaniti, che rispetto ai metodi in commercio, come i cerotti e le gomme alla nicotina, avrebbe il vantaggio di rendere meno frequenti le recidive. E che, come tutti i vaccini, potrebbe essere usato come strumento di prevenzione. Una strada che si sta cercando di percorrere anche per la dipendenza da cocaina.

PERPLESSITÀ - Le perplessità, tuttavia, non mancano. Lo scorso ottobre la casa farmaceutica svizzera Novartis ha accantonato gli investimenti su un prodotto simile al NicVAX, dopo che un test aveva evidenziato differenze statisticamente irrilevanti riguardo l'astinenza da fumo tra chi aveva assunto il vaccino e chi era sotto effetto placebo. Nessun dubbio invece sul colossale giro di affari connesso a prodotti contro la dipendenza da nicotina. La società di ricerca indipendente Datamonitor ha previsto che entro il 2016 il valore del mercato globale dei prodotti "anti-fumo" si aggirerà attorno ai 4,6 miliardi di dollari e che le vendite dei vaccini potrebbero portare nelle casse delle case farmaceutiche 2 miliardi di dollari.

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19/11/2009- Tra i fumatori aumenta il rischio di epilessia
tratto dal sito: Asca.it

Sigarette ed epilessia: potrebbe esserci una correlazione. A dirlo sono i ricercatori dell'Universita' di Boston, che hanno osservato come gli attacchi epilettici siano maggiormente diffusi tra gli affezionati al tabacco. Utilizzando i dati di uno studio condotto dal Brigham and Women's Hospital e dalla Harvard Medical School su un gruppo di oltre 110 mila individui, gli scienziati hanno infatti individuato una associazione significativa tra fumo e rischio di crisi epilettiche. ''La nostra analisi - precisa Barbara A. Dworetzky, coordinatrice dello studio - ha evidenziato come il rischio di epilessia sia maggiore per i fumatori abituali, indipendentemente dal numero di sigarette fumate giornalmente''. A quanto pare pero', aggiunge Dworetzky, ''maggiore e' il numero di anni di fumo, maggiore e' il rischio della comparsa dei sintomi''.
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19/11/2009- Il fumo seduce gli adolescenti. Che fare?
tratto dal sito: Avvisatore.it

Premesso che:
alla luce dei dati più recenti sul fumo in Italia, risulta che il numero di giovani che fanno uso di sigarette non si è affatto ridotto; nel 2009, dicono le statistiche, il numero dei giovani fumatori è passato dal 24 per cento dell'anno precedente al 29 per cento. Vale a dire che oggi in Italia quasi due milioni di ragazzi hanno già acceso la prima sigaretta e la maggior parte lo ha fatto prima dei 16 anni; in molte trasmissioni televisive non solo non si affronta l'argomento dei danni provocati dal tabagismo e neanche quello della disassuefazione, anzi si danno «lezioni di fumo» (ad esempio il «Grande Fratello»), che ad avviso dell'interrogante costituiscono pubblicità indiretta al tabagismo, senza spiegare in realtà cosa il tabagismo produce; la giornata mondiale senza tabacco è solo un simbolo che ha bisogno di altri 364 giorni di impegno riguardo alle politiche antifumo: in tema di educazione alla salute è importante che i ragazzi capiscano ed imparino che il fumo è dannoso per loro e per chi sta intorno a loro: secondo l'interrogante, sarebbe opportuno iniziare ad evitare spettacoli diseducativi in televisione -:
come il Ministro interrogato abbia utilizzato i fondi destinati alle politiche antifumo, a quanto ammontino e a chi siano stati erogati;
come le citate risorse siano state impiegate dai soggetti che ne hanno beneficiato, con particolare riferimento all'esigenza di evitare la diffusione di un'immagine artefatta di stili di vita legati non alla tutela della salute ma all'apparire, inteso nel senso effimero del termine;
se attualmente esiste un follow up di successi o di insuccessi che possa essere di indicazione al Governo per migliorare le strategie di prevenzione o repressione future;
se i Ministri non ritengano opportuno predisporre delle campagne contro il fumo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, affinché i ragazzi imparino a capire che il fumo è dannoso.

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17/11/2009- Fumare poco per molti anni è peggio che fumare molto per pochi
tratto dal sito: Corriere.it

Che i fumatori siano particolarmente esposti ai tumori della vescica è noto da mezzo secolo. Ora si sa anche che fumare poche sigarette al giorno per molti anni può essere più pericoloso che fumarne molte per un tempo più breve. Colpa delle nuove evoluzioni dei prodotti dell’industria del tabacco, afferma una ricerca americana appena pubblicata, in primis la trappola delle sigarette light e gli additivi dannosi, fra cui anche l’apparentemente innocuo mentolo.

LO STUDIO – Un team di esperti coordinati dal National Cancer Institute di Bethesda ha verificato se il rischio di sviluppare un cancro della vescica per i fumatori, rispetto chi non usa tabacco, fosse cambiato nel tempo. Si è scelto di confrontare i dati raccolti in tre Stati americani, il Maine, il New Hampshire e il Vermont, fra il 2001 e il 2004 con quelli raccolti nelle stesse zone qualche anno prima (1994-1998). L’esito, come riportato sull’ultima edizione online del Journal of the National Cancer Institute, è stato sorprendente: il rischio per i fumatori è cresciuto nel tempo fino a diventare cinque volte più alto per i fumatori rispetto ai non fumatori. Inoltre, un consumo moderato ma più esteso negli anni appare più nocivo di un consumo intenso. Perché? La risposta che gli studiosi si sono dati è che qualcosa dev’essere cambiato anche nelle abitudini dei fumatori e nelle sigarette stesse.

PIÙ CANCEROGENI - L’aumento del rischio di incappare in un tumore della vescica per gli affezionati del tabacco potrebbe essere in parte dovuto ai cambiamenti nella composizione dei prodotti da fumo. In particolare, nel tempo sono aumentate le concentrazioni delle ammine aromatiche, cancerogeni ormai riconosciuti come nemici numero uno della vescica, dove si vanno ad accumulano con l’urina. I ricercatori puntano il dito su una di esse in particolare, la naftilammina.

ANCHE IL MENTOLO «CAVALLO DI TROIA» - In un commento allo studio, gli esperti dell’università del South Carolina hanno sottolineato come in parallelo alla diffusione di sigarette a basso contenuto di catrame e nicotina siano aumentate le concentrazioni specifici cancerogeni: la naftilammina (più 59 per cento dal 1968 al 1985) e varie nitrosammine (più 17-44 per cento dal 1978 al 1995). Inoltre vari additivi possono diventare pericolosi con la combustione e altri possono agire indirettamente, come il mentolo, che pare aumentare la permeabilità delle membrane facilitando l’azione dei cancerogeni sul Dna delle cellule. Ma non è tutto.

IL FUMO «LEGGERO» E ALTRI INGANNI - L’introduzione di sigarette light, a basso contenuto di nicotina, ha verosimilmente portato i fumatori ad aumentare frequenza e intensità dell’aspirazione per soddisfare il bisogno di nicotina (che induce dipendenza nei consumatori di tabacco). Il mercato di questi prodotti è esploso negli anni ’70, dunque è verosimile che 20-30 di consumo di sigarette light ad alto contenuto di ammine facciano sentire ora i loro effetti. Con lo stesso meccanismo, osservano gli esperti americani, anche chi fuma poco tutti i giorni per anni, ma inala con più vigore di un forte fumatore, sembra più esposto a diversi tumori correlati al fumo, come polmone, pancreas, esofago e cavo orale, oltre alla vescica.

SMETTERE SERVE - Secondo recenti stime, il fumo di sigaretta pesa sul 65 per cento del rischio di tumore della vescica negli uomini e sul 30 per cento nelle donne. Un fumatore regolare (da una sigaretta al giorno per sei mesi) ha da due a tre volte più probabilità di ricevere una diagnosi di cancro vescicale rispetto a chi non ha mai fumato. E quando si smette? I vantaggi si vedono, il rischio oncologico diminuisce sensibilmente entro i primi cinque anni di non fumo, ma resta comunque più alto rispetto ai non fumatori per almeno vent’anni.

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10/11/2009- I fumatori non smettono solo perché il pacchetto è candido
tratto dal sito: Adnkronos.com

L'idea di un pacchetto bianco - privo del marchio e del logo aziendale, e dunque "uguale per tutti i produttori di 'bionde'" nel vecchio continente - lascia perplesso Piergiorgio Zuccaro, responsabile dell'Osservatorio Fumo, alcol e droga (Ossfad) dell'Istituto superiore di sanità. "Quella che si sta dibattendo a livello europeo - dice Zuccaro all'ADNKRONOS SALUTE - è una misura inutile, che non ha basi scientifiche e oltre tutto considera il fumatore alla stregua di un bambino. Non si fuma certo perché il pacchetto è bello o colorato: chi ama una marca - dice lo specialista - continuerà a comprare quella, anche se il pacchetto è candido" come la neve.
Insomma, a detta dell'esperto si tratterebbe di una "ritorsione inutile contro i produttori, che non incentiva a smettere, anzi. Potrebbe avere un effetto boomerang: stimolando la nascita di un trend minimalista, il pacchetto bianco potrebbe infatti trasformarsi in una moda", dice Zuccaro. Insomma, in una società dove l'apparenza è sovrana, potrebbe contribuire addirittura a far accendere più sigarette. "In ogni caso - prosegue - non si tratta assolutamente di una misura studiata scientificamente per aiutare le persone a smettere di fumare. Oggi, infatti, sappiamo benissimo che cosa funziona davvero: basta aumentare il costo delle sigarette o dotare i pacchetti di immagini scioccanti, mostrando senza censure i danni del fumo. Una strada che nel 2010 sarà intrapresa anche dalla Francia", ricorda lo specialista.
Ma lo shock non è l'unica strada. "Funzionano anche le immagini ironiche - assicura - quelle che dicono cosa succede al corpo, pacchetto dopo pacchetto, e fanno riflettere". Niente a che vedere con il pacchetto generico, dunque. "Una misura che francamente fatico a comprendere. Dà più fastidio vedere i polmoni incrostati di nicotina, piuttosto che sfilare una sigaretta da un bianco pacchetto anonimo", conclude Zuccaro.
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13/10/2009- Fare a meno della sigaretta sarà facile
tratto dal sito: In-dies.info

Per i fumatori incalliti, per quelli che le hanno provate tutte ma non sono riusciti a smettere di fumare ormai potrebbe essere solo questione di tempo. E' infatti allo sprint finale il vaccino contro il fumo. La società Nabi Biopharmaceuticals, con sede a Rockville nel Maryland inizia immediatamente quella che potrebbe essere l'ultima fase di sperimentazione del vaccino NicVax. Se il vaccino si rivelerà efficace i fumatori potranno avere un buon aiuto per liberarsi dalla dipendenza dalla sigaretta. Il vaccino NicVax è stato progettato per aiutare i fumatori a liberarsi della dipendenza dalla nicotina e per prevenire una possibile ricaduta. Agisce sul sistema immunitario stimolando la produzione di anticorpi capaci di bloccare l'azione della nicotina, prima che questa arrivi al cervello, creando la dipendenza e il desiderio di una sigaretta.
I risultati delle prove fatte dicono che i fumatori che generano maggiori antianticorpi antinicotina nel sangue hanno più probabilità di potersi liberare meglio dal fumo. Inoltre, dimostrano che il vaccino ha pochi effetti collaterali. I ricercatori dicono inoltre che il vaccino è efficace per 6 - 12 mesi dopo la sua somministrazione.

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08/10/2009- Smettere di fumare con un SMS
tratto dal sito: Corriere.it

MILANO – Grazie al telefono cellulare, abbandonare il vizio della sigaretta è più facile. Lo rivela uno studio internazionale (pubblicato su Cochrane Library) che ha messo a confronto 4 esperimenti condotti in Nuova Zelanda, Regno Unito e Norvegia e il cui obiettivo era appunto quello di aiutare i fumatori a smettere.

L’INDAGINE – Gli scienziati hanno constatato che i programmi anti-fumo che prevedono l'invio di brevi messaggi di testo ai fumatori per supportarli e incentivarli ottengono i risultati migliori. Nello specifico, gli esperimenti – che hanno interessato complessivamente un campione di 2600 soggetti – hanno permesso di stabilire che dopo sei settimane di trattamento a base di consigli via Sms la percentuale di persone che riescono a smettere di fumare per almeno un anno è doppia rispetto a quella che si registra nell’ambito dei programmi tradizionali.

ALTERNATIVA EFFICACE – «Perdere il vizio può essere davvero difficile e molti fanno tanti tentativi prima di riuscirci», ha detto Robyn Whittaker, ricercatore presso la University of Auckland, spiegando che per questo «è importante dare supporto offrendo un’ampia gamma di opzioni». In tal senso, programmi come Txt2Quit, promosso e finanziato dal Governo neozelandese, prevedono sia l’invio di 2 o 3 messaggini al giorno agli utenti, sia la possibilità che siano gli stessi fumatori a mandare Sms nei momenti più duri, ossia quando l’astinenza si fa sentire e hanno bisogno di maggiore supporto psicologico e di qualcuno che li incoraggi a non mollare.

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01/10/2009- Fumo in gravidanza aumenta rischio figli psicotici
tratto dal sito: Salute.agi.it

Fumare in gravidanza fa male alla salute mentale del bambino. I figli di mamme che hanno fumato durante la gestazione, infatti, corrono molti piu' rischi dei coetanei di sviluppare sintomi psicotici da adolescenti. E' l'allarme lanciato da uno studio britannico Condotto dall'Universita' di Cardiff e pubblicato sul British Journal of Psichiatry. Un sondaggio nel Regno Unito su adolescenti di 12 anni ha riscontrato che i figli di mamme fumatrici hanno il 20% di possibilita' in piu' di avere sintomi psicotici come allucinazioni e deliri. E il rischio e' risultato dell'84% piu' marcato se le madri fumavano 20 o piu' sigarette al giorno. Molti studi precedenti avevano gia' messo a fuoco altri rischi per i figli di mamme fumatrici in gravidanza, dall'aumento di possibilita' di sindrome della morte improvvisa ai difetti cardiaci, fino al rischio di nascere prematuri o malformati. Tuttavia, solo in Gran Bretagna si stima che ben una donna su cinque continui a fumare in gravidanza. I dati dello studio, conferma Stanley Zammit, psichiatra presso l'Universita' di Cardiff's School of Medicine, che ha condotto la ricerca, sono inequivocabili: "Si puo' stimare che circa il 20 per cento degli adolescenti in questo gruppo non avrebbe sviluppato sintomi psicotici, se le loro madri non avessero fumato". Zammit e i suoi colleghi hanno ipotizzato che l'esposizione al tabacco nel grembo materno potrebbe avere effetti sulla funzionalita' del cervello del bambino che governa l'attenzione e la cognizione. Hanno aggiunto tuttavia che sono necessarie ulteriori ricerche. Solo poche madri coinvolte nello studio hanno confessato di aver fumato cannabis durante la gravidanza, ma non sono stati trovati legami significativi con i sintomi psicotici. Anche il bere in gravidanza aumenta il rischio, secondo i ricercatori, ma solo se le madri bevono l'ingente quantita' di 21 unita' di alcol a settimana per tutto il periodo della gestazione.
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01/10/2009- Fumo: pericolo anche da tende, tappeti e vestiti
tratto dal sito: Poufemme.it

Lo so che sono un pò ripetitiva con la campagna anti fumo ma io sono del parere che è un vizio da cui ci si deve assolutamente liberare, oggi ad esempio vediamo gli effetti del fumo passivo, su come si impregnino le sostanze tossiche anche sull’arredamento e sui vestiti.

Il fumo è uno dei pericoli peggiori per la salute, sia per chi fuma che per chi ci vive insieme, è già noto che il fumo passivo è pericoloso e può far venire il cancro soprattutto nei soggetti predisposti geneticamente.
 
Una ricerca del Massachussetts General Hospital negli Stati Uniti ha dimostrato che l’ambiente in cui vive un fumatore è contaminato perchè tende, tappeti e vestiti assorbono le sostanze tossiche delle sigarette e anche se noi non le vediamo e a volte neanche sentiamo con l’olfatto, purtroppo sono li a minacciare la nostra salute.
 
Jonathan Winickoff, a capo della ricerca, ha dichiarato: “Le tende, il tappeto, i vestiti possono tutti assorbire le sostanze cancerogene delle sigarette, diventando pericolosi come dei posacenere. Viaggiare nell’auto di un fumatore ci espone alle sostanze tossiche, anche se non è stata accesa nessuna sigaretta. Di fatto è fumo passivo di terza mano, ed è pericoloso“.
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24/09/2009- L'abolizione del fumo fa bene al cuore
tratto dal sito: Avventisti.it

Le leggi contro il fumo negli uffici e nei locali pubblici hanno fatto diminuire gli infarti in Canada, Europa e Stati Uniti. Lo dimostrano gli studi di due team di ricercatori americani recentemente pubblicati sulle riviste Circulation e Journal of the American College of Cardiology. Sembra infatti che, a un anno dall’applicazione del divieto di fumo nei luoghi pubblici, vi sia il 17 per cento in meno di infarti, percentuale che sale al 36 per cento a tre anni di entrata in vigore della normativa. A danneggiare la salute non è solo il fumo attivo ma anche il fumo passivo. È stato infatti dimostrato che i non fumatori esposti a fumo passivo hanno dal 25 al 30 per cento di probabilità in più di sviluppare delle cardiopatie. Questi dati incoraggiano la Chiesa avventista a continuare il suo impegno di sensibilizzazione sull’importanza di uno stile di vita sano per mantenere o recuperare la salute. Restare sani è anche una responsabilità personale, che rientra nei principi evangelici del rispetto per la vita e di amare il prossimo come si ama se stessi. Proprio sul fumo gli avventisti, fin dagli albori della denominazione, hanno evidenziato i danni irreparabili che esso provoca, invitando le persone a mutare questa abitudine e aiutandole concretamente con dei programmi denominati “Piani dei cinque giorni per smettere di fumare”, realizzati in tutto il mondo con notevole successo.

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06/09/2009- Lotta al tabagismo. Nel 2010 una legge europea contro il fumo
tratto dal sito: Medeu.it

Una legge europea per la prevenzione cardiovascolare entro il 2010 che obblighi tutti gli stati ad abolire il fumo nei luoghi pubblici: i 33.000 cardiologi presenti a Barcellona il 3 settembre per il Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) si danno appuntamento al prossimo anno con questo obiettivo. Un traguardo ambizioso, ma che rappresenta l’unica via per una vera ed incisiva battaglia a queste malattie, la vera pandemia del nostro tempo – afferma il prof. Roberto Ferrari, presidente dell’ESC -. Alla prevenzione abbiamo intitolato l’intero convegno, un successo in termini di numeri e qualità delle ricerche presentate, interamente dedicato alla migliore strategia a tutela dei nostri pazienti e della loro qualità di vita.

Tra le più interessanti iniziative che hanno catturato l’attenzione degli esperti presenti alcune importanti novità dalla ricerca che cambiano lo scenario per chi soffre di fibrillazione atriale. Ma una buona notizia anche per l'Italia: vede per protagonista la città di Ferrara, eletta capitale europea della prevenzione, grazie ad un percorso integrato che coinvolge università, amministrazione, commercianti e produttori.

E, da quest’anno, l’associazione europea dei cardiologi si arricchisce anche di una fondazione, la European Heart for Children costituitasi per volontà dello stesso presidente (il Prof. Ferrari, ndr) e della moglie, la regista Claudia Florio, con l’obiettivo di aiutare i bambini cardiopatici nati in Paesi in cui non viene loro garantita un’assistenza ottimale. Un Congresso con una forte impronta italiana, poiché sono convinto che il nostro Paese rappresenti un’eccellenza dal punto di vista cardiologico e sono orgoglioso di testimoniarlo – conclude il Prof. Ferrari, tracciando il positivo bilancio di questo primo anno alla guida dell’ESC -. Una rete capillare di oltre 20.000 specialisti distribuiti su tutto il territorio nazionale, la dieta mediterranea e l’altissimo profilo dei nostri ricercatori ci rendono infatti un modello da imitare a livello internazionale. Basti ricordare per tutti gli studi GISSI, la serie inaugurata oltre 20 anni fa che ci ha accreditato nel mondo e che ha visto il capofila del progetto, prof. Luigi Tavazzi, premiato con la medaglia d’oro dell’ESC come uno fra i più illustri membri di questa Società.

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24/06/2009- Gravidanza, neonati e fumo: come si comportano i genitori?
tratto dal sito: Magazine.paginemediche.it

Perchè occuparsi di gravidanza, neonati e fumo?

Fumare in gravidanza causa una riduzione degli scambi di ossigeno tra mamma e bambino e può provocare conseguenze serie, come la nascita di un bimbo sottopeso, il parto prematuro e altre complicanze, tra le quali addirittura l’aborto. Per questo è importante che la donna in attesa di un figlio smetta di fumare.

La mamma deve anche stare attenta a non soggiornare in ambienti “fumosi”. Il fumo passivo respirato dalla mamma, infatti, raggiunge il circolo venoso fetale e può provocare effetti dannosi sul bambino.

Per questo è importante che anche il papà e tutti i familiari che vivono con la futura mamma non fumino in sua presenza.

E dopo la nascita? Riprendere a fumare dopo la gravidanza, oltre ad essere un rischio per la salute della donna, diventa pericoloso per la salute del bambino, sia perché la nicotina passa nel latte materno, sia perché si espone il bambino a fumo passivo, principale inquinante domestico.

I bambini figli di fumatori o che vivono in un ambiente in cui abitualmente qualcuno fuma, soffrono più frequentemente di otite cronica e di gravi malattie polmonari, come bronchiti, polmoniti e asma. Inoltre, nei bambini esposti a fumo passivo, è più frequente la cosiddetta morte in culla. Anche dopo la nascita, quindi, è importante salvaguardare la salute nel bambino non fumando in sua presenza.

 

Cambia l'abitudine al fumo quando si aspetta un bambino?

Ogni 10 donne che si accorgono di aspettare un bambino, tre sono fumatrici. Di queste la maggior parte (8 ogni 10) fuma meno di 10 sigarette al giorno. Tra gli uomini, ogni 10 futuri papà, i fumatori sono 4 e la metà di loro fuma più di 10 sigarette al giorno.

La gravidanza è un periodo particolare della vita della donna, in cui aumenta il livello di attenzione per la propria salute e per quella del figlio, per questo la maggior parte delle fumatrici (6 ogni 10) si astiene dal fumare in gravidanza. Inoltre alcune (3 ogni 10) diminuiscono il numero giornaliero di sigarette fumate. Solo 1 ogni 10 continua a fumare come prima.

La modifica della propria dipendenza dal fumo di sigaretta è più difficoltosa tra i padri. Infatti ogni 10 fumatori, 4 diminuiscono la quantità di sigarette fumate e solo 1 smette di fumare. Quindi circa la metà dei futuri padri (5 ogni 10), non modifica la propria dipendenza dal fumo anche avendo saputo di essere in attesa di un figlio.

Questi informazioni sono state raccolte nell’ambito del progetto “Nascita senza fumo”, che ha coinvolto gli operatori di numerose strutture aziendali (Direzione Medica dei PP.OO.R, Epidemiologia, Dipartimento Materno Infantile e Igiene Pubblica), è stato condotto in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – Sezione provinciale di Novara e finanziato dalla Regione Piemonte come Ricerca Sanitaria Finalizzata.

 

Per il progetto 596 mamme nel 2006 e 453 nel 2007 hanno compilato uno specifico questionario al termine della prima seduta vaccinale del bambino; l’adesione all’indagine è stata in entrambi gli anni di oltre il 98%.

E dopo il parto?

I cambiamenti dell’abitudine tabagica dei genitori sono stati valutati in occasione delle sedute vaccinali dei figli attraverso domande rivolte dagli operatori sanitari a 258 coppie seguite per un anno fino alla quarta seduta vaccinale (12°-15° mese di vita del bambino), tra il 2007 e il 2008.

Anche se alcuni genitori riprendono a fumare, a circa un anno dal parto, l’abitudine al fumo è meno diffusa rispetto a prima della gravidanza (madri: 15% vs 29%; padri: 37% vs 42%). Tra le mamme fumatrici quasi la metà è riuscita a smettere, mentre tra i papà quelli che hanno smesso sono solo 2 ogni 10: 1 quando ha scoperto di aspettare un bambino e l’altro dopo la nascita del figlio.


Purtroppo, riuscire a smettere di fumare per l’arrivo di un figlio non sempre costituisce per i genitori l’occasione per la cessazione definitiva della dipendenza. Infatti ogni 10 mamme fumatrici prima del concepimento circa 2, che avevano smesso in gravidanza, hanno ripreso nell’anno successivo al parto. In questo caso i padri sono più “determinati” (ha ripreso a fumare solo 1 dei 13 che avevano messo).

Il periodo post-partum si rivela un momento in cui gli operatori sanitari devono sostenere i genitori, perchè non riacquisiscano l’abitudine tabagica, anche considerato che più di un genitore su 10 alterna periodi di astinenza a periodi di dipendenza dalle sigarette.

Il punto di vista del bambino

Anche se l’arrivo del bambino fa diminuire il numero di adulti che fuma, quanti sono i neonati ancora esposti al dei genitori?

La situazione “migliore” si osserva a tre mesi di vita; successivamente alcune mamme e alcuni papà riprendono a fumare.

A 13-15 mesi ogni 10 bambini, 4 sono quelli con un genitore che fuma e 1 è esposto al fumo passivo di entrambi. Il padre rimane la figura maggiormente responsabile dell’esposizione al fumo passivo del proprio figlio, in tutto il periodo osservato.


Conclusioni

I dati raccolti confermano l’esigenza di agire per incrementare la disassuefazione al fumo dei genitori in gravidanza ed evidenziano la necessità di consolidare l’astinenza dal fumo nei mesi successivi al parto.

Queste azioni proteggono i bambini dal fumo passivo e sono anche a favore della salute dei loro genitori.


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11/06/2009- L'OMS promuove le foto shock sui pacchetti di sigarette
tratto dal sito: Sanihelp.it

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sollecitato i Governi a pubblicare immagini shock sui pacchetti di sigarette, per informare ulteriormente sui rischi per la salute.

 Solo il 10% della popolazione mondiale vive in Paesi che obbligano le aziende produttrici a imprimere sui pacchetti le immagini dei danni causati dal fumo. Fra questi, Brasile, Canada, Singapore e Tailandia, in cui le immagini di organi anneriti e persone malate, accompagnate da didascalie, si sono rivelate efficaci, molto più delle semplici avvertenze scritte nel convincere molti fumatori a smettere.
L'Oms ricorda che il fumo è la principale causa evitabile di decesso, responsabile di oltre cinque milioni di morti l'anno nel mondo; eppuri sono pochi a conoscere i rischi nello specifico. Un sondaggio condotto quest'anno in Cina, Paese di forti fumatori, rivela che solo il 37% sa che il tabacco causa malattie coronariche e appena il 17% è consapevole che provoca l'ictus. Risultati simili emergono anche da indagini del genere in altri Paesi.

Commenta così Ala Alwa, assistente del direttore generale dell'Oms: «Le avvertenze sui danni alla salute, con immagini e scritte in bella mostra sui pacchetti sono una strategia semplice, efficace ed economica per il ridurre il consumo di tabacco e salvare vite. Ma funzionano solo se davvero riescono a comunicare i rischi che si corrono». --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
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09/06/2009- Per una vita senza tabacco: al via la campagna contro il fumo dell'UE
tratto dal sito: Avvisatore.it

L’UE lancia una campagna contro il fumo che è la prima causa di morte evitabile nella UE con circa 650.000 morti all’anno. Sono circa 170 milioni i cittadini europei che fumano, quasi uno su tre, e di questi la grande maggioranza ha cominciato a fumare da giovane. Da una recente indagine è emerso che tra le persone al di sotto dei 35 anni la percentuale dei fumatori è molto stabile mentre la dipendenza dal fumo è in calo per le persone più in là con gli anni. Per questo la campagna contro il tabacco lanciata dall’UE è indirizzata prevalentemente ai giovani ed usa gli strumenti che più e meglio avvicinano questa fascia di cittadini.
Sono stati quindi preparati tre spot video, trasmessi in questo mese di giugno in un centinaio di televisioni europee, che, usando l’arma dell’umorismo e del paradosso, vogliono lanciare un messaggio serio e capace di modificare una pericolosa scelta di vita. Gli spot saranno ritrasmessi anche nel prossimo mese di settembre.
Per facilitare il percorso, spesso difficile, di liberazione dalla dipendenza dal fumo, è stato realizzato un apposito sito internet che offre consigli su come smettere di fumare, come evitare il fumo passivo e come evitare di divenire fumatore.
Per chi è già riuscito a smettere di fumare il sito offre l’opportunità di inviare un proprio video a testimonianza del personale percorso di liberazione dalla dipendenza dal fumo. Sono già centinaia le persone che hanno inviato i propri video che chiunque può vedere navigando sul sito della campagna.
Sul sito, infine, non manca un test per i fumatori che vogliano valutare il proprio grado di dipendenza dal fumo.

Per saperne di più:
vai al sito della Commissione Europea   
vai al sito della campagna contro il fumo dell’UE (EN)  

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26/05/2009- Gli italiani ricominciano a fumare
tratto dal sito: Lastampa.it

Gli italiani tornano alla vecchia ossessione: il fumo. E il Paese registra nel 2009 un’inversione di tendenza: per la prima volta dopo 6 anni si registra un aumento dei tabagisti. A trainare la crescita le ricadute di chi aveva detto addio alle "bionde". Ex fumatori che riprendono a fumare, complice l’effetto crisi, azzardano gli esperti. Oggi non si separa dalla sigaretta il 25,4% della popolazione over 15, vale a dire 13 milioni di persone, di cui 7,1 milioni di uomini e 5,9 milioni di donne. Nel 2008 il dato era inferiore di 3,4 punti percentuali (22%). A fotografare ’l’Italia del viziò è un’indagine Doxa commissionata dall’Istituto superiore di sanità (Iss), realizzata in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt).

Secondo i dati, raccolti attraverso 3 mila interviste e presentati oggi nel capoluogo lombardo in vista della Giornata mondiale senza tabacco (31 maggio), all’aumento degli italiani stregati dalle ’biondè corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4% del 2008 al 14,6% del 2009. Non si registrerebbe, invece, un incremento nelle vendite di tabacco, che anzi nel 2008 sono calate dello 0,8%.

Quasi 4 tabagisti su 10 fumano dalle 15 alle 24 sigarette al giorno, uno su due si ferma sotto le 15. Lo zoccolo duro è nella fascia 25-44 anni, dove si registra una prevalenza del 32,1%, mentre si eguagliano le percentuali dei giovani fumatori (15-24 anni) e degli adulti dai 45 ai 64 anni, entrambi intorno al 29%. La prima ’biondà? Arriva in media a 18 anni. E 6 italiani su 10 confessano di essere finiti nel tunnel della dipendenza per spirito di emulazione o comunque in compagnia di amici e compagni di scuola.

Il 27,5% dei fumatori, secondo l’indagine, ha accarezzato l’idea di smettere, ma i tentativi non sono andati a buon fine. L’addio alle sigarette è durato da qualche giorno per il 21,7% a qualche mese (29,2%). E c’è anche chi ha ripreso a fumare dopo qualche anno di stop (18,6%). Sono proprio gli ex fumatori ricaduti nel vizio a spingere in parte l’aumento dei tabagisti registrato quest’anno.

«C’è chi ha ripreso la sigaretta. Complice forse la crisi economica, ma probabilmente anche il fatto che il fumatore non è consapevole del grado di dipendenza dalla nicotina e pensa quindi di poter smettere quando vuole e da solo», riflette Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Iss. Un 23% degli intervistati sembra avere buoni propositi per il futuro e si dice convinto che «smetterà di fumare nei prossimi 30 giorni». Dichiarazioni di intenti a parte, secondo Garattini, servono misure incisive che spingano i cittadini a non fumare. Come l’aumento del prezzo delle sigarette.

«Più del 50% dei fumatori - assicura - è favorevole a una tassa aggiuntiva di 10 centesimi da utilizzare a favore di supporti per smettere di fumare. Un altro provvedimento ritenuto utile è l’estensione dei divieti che vede favorevole più dell’85%». Nella lista degli interventi efficaci gli italiani collocano il divieto di vendita ai minori di 18 anni e la distribuzione gratuita dei medicinali per smettere, così come l’accesso gratuito ai centri di disassuefazione.
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22/05/2009- Corte d'appello USA conferma. le sigarette "light" son un inganno
tratto dal sito: Corriere.it

WASHINGTON - Una corte d’appello federale statunitense ha ribadito che i produttori di tabacco americani hanno ingannato per decenni i fumatori mettendo in vendita pacchetti con la menzione «light» (leggere), mentre si tratta di sigarette altrettanto nocive per la salute. La Corte d’appello di Washington ha così confermato gli elementi principali di una sentenza del 2006 che aveva dichiarato colpevoli le maggiori multinazionali del tabacco americane, fra cui Philip Morris e Reynolds. La sentenza proibisce menzioni come «light»,«low tar», o «mild» perché sostiene che studi medici hanno dimostrato che queste sigarette sono altrettanto pericolose per la salute, a causa del modo in cui vengono fumate. La sentenza impone anche alle compagnie di tabacco di pubblicizzare sui pacchetti gli effetti nocivi del fumo. Il caso sarà probabilmente oggetto di un ulteriore ricorso presso la Corte Suprema degli Stati Uniti.
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18/05/2009- Fumo: uccide ogni 6 secondi, i foulard della LILT per la prevenzione