Le News sulle
DIPENDENZE
aggiornate
al 31 Gennaio 2008
I
testi delle TABACCO NEWS e DIPENDENZE VARIE
NEWS
*Tutte le news hanno solo scopo
informativo e non dipendono da L'Arca Teen Challenge
tratto dal sito: Capitoloprimo.it
È dallo scorso mercoledì che il mondo di Hollywood piange la scomparsa di una
giovane e molto più che promettente stella del cinema, l’attore Heath Ledger,
candidato all’Oscar per “I segreti di Brokeback Mountain” del 2005.
Il corpo del ventinovenne è stato ritrovato, come ormai è
risaputo, in un appartamento di Soho, disteso a letto. A fargli compagnia
diverse pilloline variopinte, ed anche se l’esame di una prima autopsia ha
dimostrato che la causa della morte non è quella denigratoria dell’overdose da
stupefacenti, ma nulla vieta che un mix di farmaci abbia portato al decesso.
Sono cinque infatti i medicinali regolarmente prescritti
trovati nell’appartamento: tre gli ansiolitici, a base di Alprazolam lo Xanax,
di Diazepam il Valium e di Lorazepam l’ Ativan; un sonnifero, il Lunesta, a base
di Zopiclone, ed il sedativo Restoril.
Quali siano le reali cause del decesso di Ledger lo scopriremo
solo con una seconda autopsia, resta il fatto che la nuova tendenza dello
star-system sembri proprio essere quella di abbandonare alcool e droghe “da
strada” per dirigersi verso i più legali farmaci, spesso acquistabili senza
bisogno di prescrizione medica.
E così se il Dr. House, per fiction, proprio non può fare a
meno della sua dose di Vicodin, nella realtà sono tanti i volti noti che fanno
abuso del farmaco derivato dai due oppioidi naturali codeina e tebaina. Il primo
fu Eminem, che ha persino la pillolina bianca tatuata sul braccio, a seguire
Melanie Griffith, che ora ammonisce i suoi fan sui problemi della dipendenza, il
comico Chevy Chase e la playmate Anne Nicole Smith, per la quale il mix di nove
sostanze diverse, tra cui il metadone, è stato fatale.
Sharon Stone tempo fa la definì la “società del Prozac”, quella
colpita prima da assuefazione epoi da vera e propria dipendenza da
antidepressivi, sonniferi, ansiolitici e simili.
Ma si sa, la maggior parte delle tendenze del “bel mondo” trova
facilmente riscontro nei comuni mortali, e i comuni mortali d’America non sono
da meno. A dimostrarlo uno studio condotto dall’Università del Michigan su
50mila ragazzi, che sembra abbiano preferito nell’ultimo anno antidolorifici e
narcotici a marijuana ed anfetamine.
I farmaci sono più facili da reperire, non hanno bisogno di
telefonate criptate per essere acquistati e si nascondono sotto una veste
innocua, quella conferita dalla presunta serietà delle case farmaceutiche.
Il problema è per ora meno sentito in Italia, ma c’è già chi è
pronto a scommettere in un aumento sensibile, considerando che è appena stato
respinto il ricorso al Tar del Lazio per impedire la commercializzazione del
Ritalin, farmaco anfetaminico destinato a bambini “troppo vivaci”, affetti da
una sedicente “Attention Deficit Hyperactive Disorder”.
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tratto dal sito:Kwsalute.kataweb.it
Posacenere vuoto e sigaretta
spenta. Da tre anni negli uffici e nei ristoranti è scattato il divieto di fumo
e la Legge Sirchia si è rivelata uno strumento utile per la tutela della salute
pubblica. Diminuisce il numero di italiani che ha il vizio: dal 2003 al 2007 la
percentuale è scesa dal 24 per cento al 22. Ma questa cattiva abitudine è ancora
troppo diffusa tra i giovani. Lo scorso anno, i fumatori nella fascia d'età
20-24 anni sono risultati essere il 28,8%, in particolar modo ragazzi. Proprio
gli adolescenti amano di più le 'bionde': la percentuale di chi ha iniziato a
fumare prima dei 14 anni è aumentata del 60% tra il 2000 e il 2005. Questo lo
scenario descritto dal ministero della Salute durante il convegno “Verso una
società libera dal fumo – Le tre P: Progressi, Problemi e Prospettive”.
Addio pacchetto. Ben 300 milioni di pacchetti di
sigarette sono rimasti sugli scaffali delle tabaccherie negli ultimi 3 anni. Le
vendite raddoppiano solo per il tabacco trinciato, quello per confezionare da
soli le sigarette. Il calo è un segnale di quanto gli italiani stiano tentando
di smettere, ci provano soprattutto gli uomini e i giovani fra i 18 e i 34 anni.
Pochi però si sono rivolti al medico per farlo. I 'camici bianchi' hanno tentato
di dissuadere i pazienti dal vizio: sessanta fumatori su cento hanno ricevuto il
consiglio di dire addio alle sigarette da uno specialista. Ma chi taglia il
traguardo ha una volontà di ferro: circa il 40% delle persone che fumano ha
tentato di smettere negli ultimi 12 mesi, ma di questi solo uno su cinque è
riuscito a farla finita. La legge antifumo non ha avuto nessun effetto sui veri
amanti del pacchetto. Il loro profilo? Uomini di mezza età con un titolo di
studio basso e donne over 45 molto colte.
Tale madre,
tale figlio. Avere entrambi i genitori fumatori raddoppia le chance di
contrarre il vizio. Chi cresce tra posaceneri e accendini ci fa presto
l'abitudine e non pensa ai rischi che corre: il 31% degli adolescenti che fuma
infatti “eredita” il vizio dai genitori. In particolare, per le figlie femmine,
l'esempio della madre è molto importante: per loro la possibilità di iniziare a
fumare è triplicata.
Riduzione delle malattie cardiovascolari. In Italia,
ogni anno, muoiono a causa del fumo di tabacco ottantamila persone, pari al
14,2% di tutte le morti. E che la Legge Sirchia abbia avuto effetti positivi lo
dimostra il fatto che “undici mesi dopo la sua entrata in vigore – spiega
Francesco Barone Adesi, epidemiologo dell'università di Torino – i ricoveri per
infarto erano già scesi del 5%”. Chi smette di fumare infatti, già dopo un anno,
vede dimezzato il rischio di contrarre alcune patologie croniche dell'apparato
cardiocircolatorio come ipertensione, infarto e tachicardia.
Una battaglia ancora lunga. La dipendenza da fumo non ha
pari tra le sostanze legali e, nel ricordare tutti gli italiani che perdono la
vita ogni anno per questa causa, l’ormai ex ministro della Salute Livia Turco ha
detto che la lotta al fumo va intensificata, puntando sulla prevenzione e su
politiche che scoraggino i fumatori. “La battaglia, cominciata tre anni fa, ha
già ottenuto buoni risultati – afferma Donato Greco, direttore operativo del Ccm
(Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) – ma non
dobbiamo fermarci. Servono anzi azioni efficaci per promuovere l'abbandono della
sigaretta soprattutto verso i giovani e le scuole”. L'Italia già si è mossa in
questa direzione ratificando la Convenzione dell'Organizzazione mondiale della
sanità (Oms) sul controllo del tabacco, che prevede tra l'altro il divieto di
vendere sigarette ai minori di 18 anni.
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tratto dal sito: Barimia.info
Aggressività, sesso e cibo
vanno a braccetto. Per questo sfogare l'aggressività può dare un piacere
paragonabile a quello che si prova quando si gusta un buon cibo o quando si va
a letto con un partner che ci piace. Addirittura paragonabile all'effetto di
una droga. Ciò perchè le sensazioni che dà sfogare l'aggressività, al pari di
sesso, cibo e droga, vengono tradotte nel cervello in stimoli
neurochimici. Tutti passano per lo stesso circuito.
La curiosa ma significativa ricerca è stata condotta
dalla Vanderbilt University di Nashville. I risultati sono poi stati resi noti
sulla rivista Psychopharmacology. Addirittura così come accade per gli altri
piaceri elencati, anche l'aggressività può dare dipendenza.
L'aggressività viene considerata una delle reazioni di cui
la natura si è servita attraverso l'evoluzione dell'uomo, così come negli
animali, per garantire e assicurare la conservazione della specie. Una reazione
aggressiva può infatti essere causata da fattori ormonali, ambientali, ma
anche da componenti genetiche. Altristudi sono riusciti a dimostrare che nei
soggetti affetti da anomalie del cromosoma X si può riscontrare un livello di
aggressività decisamente maggiore. le anomalie del cromosoma X possono infatti
causare uno squilibrio nella sintesi di serotonina e dopamina, due
neurotrasmettitori che svolgono un ruolo decisivo nella regolazione dell'umore.
Nelle persone normali solitamente la produzione dei
neurotrasmettitori è bilanciata. Questo anche per merito della capacità
codificata da parte del cervello di vivere in società, e di saper reagire in
maniera giusta e consona agli stimoli che ci vengono forniti dall'esterno.
Insomma se siete particolarmente aggressivi la colpa può essere della natura,
ma occhio a non esagerare: perchè il piacere che gli sfoghi producono possono
dare una dipendenza e innescare meccanismi nei quali l'aggressività può
diventare una compagna di vita assidua e spiacevole, per sè e per gli altri.
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tratto dal sito:Ilgiornale.it
Alla vigilia del suo terzo anniversario, compirà infatti tre anni il prossimo
10 gennaio, la legge «antifumo» italiana ha portato risultati che gli esperti
definiscono più che soddisfacenti. Un buon augurio per tre Paesi - Francia,
Portogallo e Lituania - dove proprio in questi giorni entrano in vigore nuove
normative che rendono «off-limits» le sigarette nei luoghi pubblici.
Un
bilancio positivo confermato di recente dallo stesso ministro della Salute Livia
Turco che, incontrando lo scorso dicembre a Roma il ministro della Salute
francese Roselyne Bachelet Narquin proprio in vista dell’entrata in vigore anche
in Francia del divieto di fumo, ha sottolineato come la legge italiana «ha
ottenuto risultati più che positivi, tanto da diventare un esempio per il vicino
francese». Gli ultimi dati Istat mostrano infatti una riduzione della prevalenza
dei fumatori, passata dal 23,9% nel 2003 (maschi 31.0%, femmine 17.4%) al 22.7%
nel 2006 (maschi 28.8%, femmine 17.0%).
L’Italia, con la Legge 3/2003 «Tutela
della salute dei non fumatori entrata in vigore il 10 gennaio 2005, è stata uno
dei primi Paesi dell’Unione Europea (prima di noi solo Irlanda e Malta) a
regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi
tutti i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità. La
normativa consente di riservare ai fumatori appositi locali ventilati.
Già ad
un anno dall’applicazione della legge si è osservata una notevole diminuzione
delle vendite dei prodotti del tabacco (circa il 6% in meno rispetto al 2004).
Si è cioè mantenuto l’andamento in diminuzione (verificatosi a partire dal 2000)
con un calo annuale medio di circa il due per cento, confermato anche dai dati
parziali del 2007. I carabinieri dei Nas hanno effettuato, fino ad agosto 2007,
oltre 2800 ispezioni in luoghi di lavoro che hanno evidenziato un sostanziale
rispetto della legge, essendo state riscontrate solo 189 infrazioni al divieto
di fumo (pari al 6.7% dei controlli) contro le 327 del 2005. Positivi anche gli
effetti sulla salute dei cittadini. I dati di un recente studio in 4 regioni
italiane, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania mostrano infatti un
calo superiore al sette per cento dei ricoveri per infarto acuto del miocardio,
andamento confermato anche da un analogo studio portato a termine per la regione
Piemonte.
Resta tuttavia critico il padre del divieto, Girolamo Sirchia che
punta il dito sui controlli e dice: «L’Italia è partita prima e bene, ma oggi
sconta una colpevole inerzia delle istituzioni».
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tratto dal sito:Euronews.net
Primo giorno senza tabacco nei bar e ristoranti di molti paesi
europei. Qui siamo in Germania, dove il divieto ha cominciato ad essere
applicato con una certa tolleranza, e soprattutto, tra il disappunto di alcuni
gestori. "Certo che bisogna mettersi nelle condizioni di rispettare la legge",
dice il proprietario di un Kebab, "ma prima occorre informare i clienti delle
nuove regole".
Flessibilità a controlli scarsi anche in Francia, dove i
fumatori più incalliti hanno approfittato delle maglie larghe per concedersi
un'ultima tradizionale boccata di fumo. "Per ora sfrutto la situazione e
continuo a fumare in un tipico caffé parigino come questo. Da domani magari ci
passerò meno tempo, purtroppo. Niente più prima colazione nel bar fumoso, con un
caffè in una mano e una sigaretta nell'altra".
A dirsi soddisfatti del
bando al fumo, invece, molte delle persone che in bar e ristoranti ci lavorano,
come questa cameriera di una discoteca francese: "Per noi dipendenti è meglio
che non ci siano sigarette accese nel posto dove si lavora".
Naturalmente
non manca l'incorreggibile, che proprio non riesce a trattenersi. "Ci provo,
vediamo che succede. Lo so che dice la legge, ma magari fanno finta di non
vedermi". Restrizioni anti-fumo anche in Portogallo, dove però per i locali più
piccoli rimane la possibilità di scegliere se trasformarsi in posti per fumatori
o non fumatori.
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tratto dal sito: Ilmessaggero.it
Il nemico numero uno resta il fumo, seguito dai virus: 7,6 milioni di persone
sono state uccise quest'anno in tutto il mondo dal cancro, mentre 12,3 milioni
sono quelle che si sono ammalate. Ed è il tumore del polmone, killer per 975
mila uomini e 376 mila donne, a guidare questo bollettino di guerra, secondo
l'American Cancer Society, che per mettere a punto il rapporto illustrato oggi
ha utilizzato i dati dell'International Agency Research on cancer, dipartimento
dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'oncologia.
Circa 20 mila
persone al giorno muoiono di cancro nel mondo. Fra i fattori di rischio
primeggia il fumo, largamente responsabile dell'aumento dei casi di tumore del
polmone. Il fardello delle malattie neoplastiche grava sempre più pesante sui
Paesi in via di sviluppo: è l'altra faccia della medaglia dell'allungamento
della vita media e della diminuzione dei decessi per malattie infettive e della
mortalità infantile. Ma l'aumento dei casi di cancro nei Paesi meno ricchi è
conseguenza anche di stili di vita sempre più simili a quelli occidentali e
della massiccia diffusione del vizio del fumo.
Secondo il rapporto, nel
2007 si conteranno 5,4 milioni di casi e 2,9 milioni di morti per tumore nelle
nazioni ricche, e ben 6,7 milioni di casi e 4,7 milioni di decessi nei Paesi
meno sviluppati. Qui la mortalità è ancora molto alta, la diagnosi precoce
inesistente e le terapie non certo all'avanguardia. Il 75% dei piccoli pazienti
ancora vivi a 5 anni dalla diagnosi abita in Europa e negli Usa, mentre
nell'America Centrale la sopravvivenza a tre anni si attesta al 48-62%.
Nei Paesi più poveri sono più comuni i tumori legati a infezioni, come
quello allo stomaco, al fegato e alla cervice uterina. In tutto il mondo, il 15%
dei casi di cancro ha come responsabile un virus. Fra gli uomini le neoplasie
più diagnosticate sono alla prostata, al polmone e al colon-retto in Occidente e
al polmone, allo stomaco e al fegato nelle nazioni in via di sviluppo. Fra le
donne, il triste primato spetta al tumore del polmone, del seno e del
colon-retto in Occidente e del seno, dell'utero e dello stomaco nei Paesi più
poveri. Quest'anno 465 mila moriranno di cancro del seno, il primo killer
femminile fra i tumori in tutto il mondo.
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tratto dal sito: Prontoconsumatore.it
Che il cosiddetto “fumo passivo” fosse dannoso è cosa nota,
ma è la prima volta che la cosa viene dimostrata in modo inequivocabile. Grazie
allo studio effettuato dall’Università della Virginia, è stato possibile vedere
direttamente i danni che la sigaretta altrui provoca all’organismo.
In arrivo l’ennesima tegola per i fumatori: uno studio
effettuato dall’Università della Virginia, presentato al meeting 2007 della
Radiological Society of North America, ha infatti dimostrato scientificamente
che il fumo nuoce al diretto interessato ma anche a chi gli sta attorno. Che il
cosiddetto “fumo passivo” fosse dannoso è cosa nota, tuttavia, benché fosse già
senso comune che possa provoca diverse malattie come bronchite, asma o tumori,
per la prima volta la cosa viene dimostrata in modo inequivocabile. Grazie allo
studio è stato possibile vedere direttamente i danni che la sigaretta altrui
provoca all’organismo. “E' stato a lungo ipotizzato”, ha spiegato il direttore
del progetto, dottor Wang, “che l'esposizione prolungata al vizio altrui possa
causare danni permanenti ai polmoni ma, finora, i metodi usati non erano
abbastanza sensibili per rilevarli. Purtroppo i soggetti che più risentono
dell’avvelenamento da fumo passivo sono i bambini”.
Attraverso un
particolare tipo di risonanza magnetica, i ricercatori hanno “fotografato” la
diffusione nei tessuti polmonari del gas elio-3, fatto inalare precedentemente
ai pazienti, verificando quindi concretamente quali potrebbero essere gli
effetti del fumo all’interno del nostro corpo. L’esito dell’esame, effettuato su
fumatori e non fumatori, è stato pressoché identico a dimostrazione che anche
nei fumatori passivi è stata riscontrata la presenza di variazioni strutturali
dei polmoni come in chi fa abitualmente uso di sigarette. Per “fumo passivo” si
intende quello che viene inalato involontariamente dalle persone che vivono a
contatto con uno o più fumatori attivi. Quando una sigaretta viene fumata, il
fumo che si sviluppa è di due tipi:
- centrale, che rappresenta il fumo
attivo ed è prodotto dall'aspirazione del fumatore in gran parte inalato
(corrente primaria) e solo in parte espirato (corrente terziaria).
-
laterale, che rappresenta il grosso del fumo passivo (l’inquinamento ambientale
da fumo passivo è in genere costituito per 6/7 dal fumo laterale e per solo 1/7
dal fumo centrale espirato dal fumatore) e che è prodotto prevalentemente dalla
combustione lenta della sigaretta lasciata bruciare passivamente nel portacenere
o in mano fra un “tiro” e l'altro.
Questa distinzione tra i due tipi di
fumo corrisponde a differenze nella loro composizione. Ricerche di chimica
analitica hanno dimostrato che nel fumo laterale alcune sostanze irritative,
ossidanti e cancerogene sono presenti in concentrazione addirittura superiore a
quella del primo centrale; naturalmente il fumo “laterale” è molto diluito
nell'aria ambiente, mentre il fumo “centrale” è concentrato tutto all'interno
dell'apparato respiratorio del fumatore.
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tratto dal sito: Junior.cybermed.it
Le donne che fumano prima e dopo la gravidanza rischiano di compromettere senza
saperlo la fertilita' futura delle loro figlie. Anche se durante la gravidanza
non hanno toccato sigarette. Lo rivela una ricerca condotta dal Samuel Lunenfeld
Research Institute al Mount Sinai Hospital di Toronto, che ha indagato sugli
effetti di tossine presenti nel fumo sulla fertilita' dei topi.
La ricerca e' stata pubblicata sul Journal of Clinical
Investigation. Precedenti studi avevano suggerito l'esistenza di un legame,
negli esseri umani, tra esposizione al fumo nell'utero materno e alterazioni
della fertilita', tanto nei maschi quanto delle femmine. Ma non erano chiari i
motivi di questo impatto a cosi' lungo termine sulla funzione riproduttiva: nel
tentativo di chiarire questa associazione, i canadesi hanno provato a iniettare
in esemplari di topi femmina basse dosi idrocarburi aromatici policiclici, un
bioprodotto del fumo, prima che rimanessero gravide e durante l'allattamento
(per una dose complessiva corrispondente a 25 pacchetti di sigarette), cosi' da
simulare l'esposizione al fumo. Se le ovaie delle topoline direttamente esposte
alle tossine del fumo apparentemente non ne hanno risentito, cosi' non e' stato
per le ovaie delle figlie. Nelle figlie delle topoline esposte alle tossine del
fumo, le ovaie contenevano il 70 per cento in meno di follicoli destinati a
produrre ovuli. Una condizione che limita le possibilita' successive delle
topoline figlie di riprodursi, perche' significa una minor capacita' di produrre
ovuli. I canadesi sottolineano che i loro risultati non devono spaventare le
donne, ma attirare l'attenzione sulla possibilita' che anche il fumo precedente
e successivo alla gravidanza abbia un effetto negativo sulla prole. Oggi si
raccomanda alle donne di smettere di fumare durante la gravidanza, perche' il
fumo materno appare associato a un'ampia gamma di complicazioni, tra cui una
scarsa crescita fetale, problemi placentari e parto prematuro.
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tratto dal sito: Espresso.repubblica.it
Per il centro che cura le dipendenze i malati in provincia sono 14 mila
TRENTO. Non solo polvere bianca. I
trentini sono schiavi del gioco e drogati dallo shopping, ossessionati dal
cellulare e imbrigliati nella rete del sesso virtuale. Si chiamano “dipendenze
comportamentali” e in provincia colpiscono, secondo una stima, fra le 13 e le 14
mila persone. E’ un quadro a tinte fosche quello dipinto dal professor Cesare
Guerreschi, fondatore, presidente e direttore clinico della Siipac, la Società
italiana interventisulle patologie compulsive.
Il centro ha aperto la sua
filiale trentina il primo aprile a Zambana. «Da allora sono state circa 50 le
richiesta di trattamento. Centinaia le telefonate per avere informazioni». Siamo
di fronte a vere e proprie malattie, con conseguenze spesso
invalidanti.
Le dipendenze più diffuse. Il professor
Guerreschi non ha dubbi: «Senz’altro il gioco d’azzardo, poi la “mobile
addiction”, o dipendenza dai cellulari, e la internet addiction con la triade
cybersex, chat erotiche e pornografia. E molto lo shopping
compulsivo».
Incubo slot. I giocatori incalliti rischiano di
rovinare se stessi e le proprie famiglie. Ma Guerreschi ammette che c’è stato un
miglioramento. I videopoker sono stati esclusi con legge governativa del maggio
2004. Da allora hanno preso piede le slot machine, con vincite fino a un massimo
di 50 euro. «Nel passaggio dal far-west che c’era prima, bisogna dare atto allo
Stato di avere fatto molto. Ha sottratto gran parte del gioco all’illegalità e
alle bische clandestine». L’Oms stima che a livello mondiale il gioco d’azzardo
interessi tra l’1,5 e i 3% della popolazione adulta.
La droga del
lavoro. Fra le dipendenze emergenti e più subdole c’è la “work
addiction”. «Aziende grandi e piccole, istituzioni pubbliche e private ci
chiedono aiuto», dice il professore. «Nasce come dipendenza che noi chiamiamo
“ben vestita”, appartenente a colletti bianchi e manager». Queste persone quando
entrano in azienda vengono magnificate perché si impegnano molto, ma l’impegno
diventa una malattia. I disturbi sono psichici e di tipo organico: «Mangiano e
bevono poco fino ad arrivare a un deperimento organico. Sull’altro fronte
accusano ansia, agorafobia e soprattutto depressione». La media globale (e del
Trentino) è dell’1%, ma fanno eccezione Israele, con il 10%, e il Giappone, con
il 12% e 60 morti l’anno.
Cellulari che scottano. E’ la
dipendenza che più preoccupa a pari passo col gioco. «Abbiamo compiuto grandi
interventi in Alto Adige e Lazio», dice Guerreschi. «Intendiamo farlo anche in
Trentino». In Italia ci sono 63 milioni di cellulari, più della popolazione
complessiva. «Oggi non basta il cellulare, ma si cerca quello umts, con
videocamere, per le chat... Si vive col cellulare in mano. C’è chi struttura
anche patologie alle mani». Percentuale di malati: 4,5%-5%.
Il sesso?
Si fa sul web. Secondo la Siipac la pornografia è la dipendenza «più
devastante: ci sono persone che praticano la masturbazione per 5 o sei ore di
seguito». Colpisce 6 milioni di italiani e i trentini per Guerreschi sono 4-5
mila. Diffusissime le chat erotiche. Luoghi virtuali in cui «ci si incontra, ci
si vede, si fanno delle cose insieme. Ci si può isolare in una camera, dove uno
suggerisce all’altro cosa fare». La stima in provincia: 15 mila dipendenti.
Infine il cyber sex: qui non ci si vede, ma tutto si limita alla scrittura.
Ognuno interpreta un ruolo. Interessa 10 mila trentini. Il dato globale delle
dipendenze dal web è del 4-5%.
Quali terapie. Alla Siipac
viene proposto un programma multimodale basato su due piani di intervento: uno
psicologico con una serie di psicoterapie (individuale di coppia, familiare,
psicoeducazionale, ecc.), un altro farmacologico. «I dipendenti hanno problemi
legati ai disturbi dell’umore. I farmaci usati sono gli Ssri, che agiscono sulla
ricaptazione della serotonina». La Siipac ha sede in via Degasperi 27, a
Zambana. Nel centro operano quattro persone, tra psicologi, psichiatri e
psicoterapeuti ed è aperto dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30. I
costi? «Il trattamento è alla portata di tutti», dice Guerreschi. «Siamo una
Onlus e se qualcuno ha problemi economici cerchiamo di venirgli incontro».
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tratto dal sito: Istitutotumori.mi.it
La combustione del tabacco genera circa 4.000 composti, alcuni dei quali hanno
una elevata capacità cancerogena quali il benzene e i composti aromatici
derivanti dalla combustione incompleta, i cosiddetti idrocarburi policiclici
aromatici (IPA).
Intorno agli anni sessanta, gli scienziati scoprirono la
presenza di radioattività nel tabacco di sigarette. È noto da tempo che l'uranio
naturale può sostituire il calcio nella struttura delle rocce fosfatiche, e per
un periodo di tempo, si accumula nelle riserve di fosfato. L'Uranio a vita lunga
decadendo produce i cosiddetti "figli a vita lunga" (226 Ra, 210 Pb e 210 Po)
che sono presenti nei fertilizzanti derivanti dalle rocce fosfatiche in
questione (Shreve, 1967); la produzione di grandi quantità di fertilizzanti
fosfatici, veniva e viene tuttora utilizzata nell'agricoltura per le piantagioni
di tabacco. Di conseguenza, il Polonio 210 isotopo radionuclide (noto emettitore
alfa) si è trovato oltre che nel suolo delle piantagioni anche nelle foglie di
tabacco con una attività che aumentava con le ripetute applicazioni di
fertilizzanti fosfatici al suolo (Singh and Nilekani, 1976, Marmorstein, 1986).
Il radionuclide più importante, dal punto di vista radioprotezionistico,
contenuto nel tabacco, è appunto il Polonio-210 (Po-210) che è un noto alfa
emittente. Le radiazioni alfa hanno un elevato potere ionizzante e, di
conseguenza, sono particolarmente dannose quando entrano in contatto con i
tessuti viventi. Una parte del PO-210, variabile a seconda dei vari autori,
viene anche ritrovata nel fumo ambientale. Alla temperatura di combustione della
sigaretta (600-800° C), il Po 210 volatilizza e viene inalato in parte libero ed
in parte tramite la componente corpuscolata che si deposita prevalentemente a
livello delle biforcazioni bronchiali. Dall'aprile '96 il Presidio di
Pneumologia in collaborazione con la Facoltà di Farmacia nell'ambito del
dipartimento di Scienze Chimiche dell'università degli Studi di Bologna ha
iniziato uno studio sperimentale allo scopo di rivalutare le concentrazioni di
radioisotopi in generale nel tabacco di sigaretta e stabilire in particolare se
effettivamente il Polonio–210 è presente in che quantità nel fumo passivo, e se
realmente possa essere considerato un significativo promotore di neoplasie
nell'epitelio bronchiale dei fumatori di sigarette.
Nel tabacco non fumato
sono state riscontrate tracce di varie sostanze radioattive mentre nel tabacco
fumato è stato monitorato e ricercato il solo Polonio 210 espresso in mBq* che
per sigaretta è risultato essere presente per un totale di 75 mBq, così
suddiviso: cenere 68,8 mBq (91,7%); fumo passivo (sidestream) 1,2 mBq (1,6%);
fumo attivo (mainstream) 5 mBq (6,7%). Il Polonio 210 alla temperatura di
combustione della sigaretta è presente sia nel fumo attivo e quindi
nell'apparato broncopolmonare in ragione del 6,7 % sia nell'ambiente esterno
interessato da concentrazioni di 91,7 % (cenere) e di 1,6% (fumo passivo) del Po
210 totale contenuto nelle sigarette. Il Polonio 210 è un importante fattore di
rischio per il cancro al polmone "puro", come iniziatore, da radioattività alfa.
Può inoltre essere considerato promotore (co-carcinogeno) di tumore
broncopolmonare tramite un'azione sinergica con le altre sostanze oncogene, il
danno biologico per un fumatore di 20 sigg./die in 1 anno è pari a quello di
circa 300 radiografie al torace.
di Alessandro Borgini
*Becquerel:
grandezza fisica che esprime il numero di disintegrazioni nucleari denominati
decadimenti in un intervallo di tempo prestabilito.
Per saperne di
più: - Zagà V*., Gattavecchia E.**, Capecchi V.* : Fumo di tabacco e
radioattività alfa (Polonio 210).
* Presidio di Pneumotisiologia –
Azienda ASL Città di Bologna.
** Dipartimento di Scienze Chimiche,
Radiochimiche e Metallurgiche – Università degli Studi di Bologna.
- Shabana
E.I., Abd Elaziz M.A., Al-Arifi M.N.: Evaluation of contribution of smoking to
total blood polonium –210 in Saudi population. Applied Radiation and isotopes 52
(2000) 23 - 26.
- Kilthan GF: Cancer risk in relation to radioactivity in
tobacco. Radiol Technol. 1996; 63(3): 217-222.
- Willcox PA: Epidemiology of
lung cancer. RT International 1997:51-52.
- Marmostein, J.,1986. Lung cancer:
is the increasing incidence due to radioactive polonium in cigarettes? South
med. J. 79, 145.
- Martel EA: Radioactivity of tobacco tricomes and insoluble
cigarette smoke particles. Nature 1974; 249:215:217.
- Rajewsky B,
Stahlhofen: Polonium-210 activity in the lungs of cigarette smokers. Nature
1966; 209: 1312-1313.
- Piav CQ, hei TK: The biological effectiveness of
radon daughter alpha particles. Radon, cigarette smoke and oncogenic
transformation. Carcinogenesis 1993, 14 (13): 497-501
- Shevre, R.N., 1967.
Chemical Process Industries, 3rd rd. McGraw-Hill, New York.
- Singh, D.R.,
Nilekani, S.R., 1976. Measurement of polonium activity in Indian tobacco. Health
Physics 31,393.
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tratto dal sito: Ansa.it
Spuntano i primi cartelli che vietano il fumo nei parchi, a Napoli, e c'é chi
inizia a guardarsi attorno prima di accendersi una sigaretta fra gli alberi.
La 'caccia' al trasgressore, però, non è ancora partita, le contravvenzioni
potrebbero arrivare nei prossimi giorni: il tempo di far digerire ai napoletani
il provvedimento.
I cartelli vietano di fumare in presenza di lattanti,
bambini fino ai 12 anni e donne in stato di gravidanza: sono stati affissi - in
base all'ordinanza in vigore da ieri voluta dall'assessorato all'Ambiente del
Comune di Napoli, guidato da Gennaro Nasti - vicino ai varchi d'accesso ai 43
parchi pubblici recintati. Davanti alle giostre, alle piste di pattinaggio e in
prossimità di tutti gli altri luoghi dove abitualmente giocano e passeggiano i
bambini.
In tutte le altre zone, sarà ancora possibile fumare una
sigaretta: la sanzione prevista dall'ordinanza, infatti, scatta soltanto quando
il trasgressore si trovi a fumare in presenza delle categorie protette.
"Vogliamo dare un messaggio che vada oltre il semplice divieto - dice Nasti - La
nostra speranza è che le mamme e i papà, dopo la passeggiata nel parco con i
loro bambini, non fumino in automobile e capiscano la gravità del gesto".
Ancora nessuna multa, dunque, destinata a colpire i fumatori incalliti e
"nei prossimi giorni - annuncia l'assessore comunale - scatteranno anche i primi
verbali". "Il vero banco di prova - aggiunge Nasti - sarà nei fine settimana, e
soprattutto il prossimo 2 dicembre, quando sarà organizzata la terza 'Domenica
nei parchi' del 2007: una giornata in cui si invitano i genitori a divertirsi
insieme ai figli con spettacoli di animazione e incontri". Lo stop al fumo
all'aperto punta infatti soprattutto alla tutela dei soggetti a rischio nel
corso di eventi e manifestazioni, in cui gli organizzatori sono tenuti a
monitorare la situazione e, eventualmente, a segnalare le trasgressioni agli
agenti della polizia municipale. L'ordinanza comunale ha suscitato diverse
reazioni nell'opinione pubblica, alcune delle quali decisamente critiche.
E' il caso dell'associazione Telefono Blu, la quale denuncia che "le
misure antitabacco sono soltanto propaganda perché a Napoli si fuma nelle scuole
e negli ospedali". O ancora dell'associazione ambientalista Seme, il cui
presidente Franco Visaggio sottolinea che "la popolazione napoletana è
sottoposta a massicce dosi di agenti inquinanti a causa dei lavori in corso e
dei conseguenti blocchi al traffico", e considera lo stop al fumo "un
provvedimento demagogico che non sarà mai rispettato". Viene invece dal Codacons
la proposta di estendere il divieto di fumo anche nei giardini delle scuole o
fuori alle stesse, dove i genitori spesso si accendono una sigaretta in attesa
dell'uscita dei propri figli. In risposta a queste obiezioni, l'assessore
comunale all'Ambiente replica che "la lotta allo smog continua con lo stop alla
circolazione delle auto categoria euro 0 ed euro 1 e, dal primo gennaio, anche
dei vecchi motorini a miscela a due tempi". "Tutti provvedimenti - conclude -
che non possono che procedere di pari passo".
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tratto dal sito: Sanihelp.it
Parte oggi da Roma nelle scuole italiane il progetto Gioca a non
fumare, una campagna itinerante e interattiva che mira a sensibilizzare
i ragazzi, i genitori e gli insegnanti sull’importanza della prevenzione del
fumo minorile. Tutto avverrà con lo strumento più adatto alle esigenze degli
stessi bambini: il gioco, appunto.
Al progetto del
Moige-Movimento Italiano Genitori parteciperanno circa 4.500 bambini, 9.000
genitori e 375 insegnanti in una campagna che prevede il coinvolgimento di 15
scuole elementari italiane.
Il progetto nasce dall’esigenza di centrare
l’attenzione sulle conseguenze
derivanti dal fumo, in particolare quando si inizia da giovani. L’obiettivo
è quello di promuovere presso i minori, i genitori e i docenti, momenti di
riflessione sull’importanza della prevenzione del fumo attivo e passivo.
Infatti, secondo un’indagine Istat il 49,9% delle persone inizia
a fumare nell’adolescenza e in età giovanile; di questi il 5,1% ha
iniziato a meno di 14 anni e il 21,6% tra i 14 e i 15 anni. L’inizio precoce
(prima dei 14 anni) infine è più frequente fra gli uomini; il 6% di questi ha
iniziato prima dei 14 anni, contro il 3,7% delle donne. È confermato poi che per
chi inizia a fumare in età minorile smettere è più difficile e
maggiori sono le possibilità di diventare, da adulti, forti fumatori.
Dati confermati anche da una recente un’indagine Swg per Moige, svolta
su un campione di 5.000 genitori con figli tra 11 e 17 anni, secondo la quale
il 37% dei genitori dice di sapere che il figlio fuma
sempre o spesso, Tuttavia, secondo la Swg , c’è un 8% di genitori che
non ha parlato mai ai figli dei danni del fumo. Il 60% di questi ha provato a
convincere i figli a smettere ma senza successo: testimonianza chiara che
smettere è sempre difficile, anche quando l’abitudine è cominciata da
poco.
Nel progetto i bambini si cimenteranno in un percorso simile a
quello di un gioco dell’oca, acquisendo importanti informazioni sui danni
provocati dal fumo minorile.
Il progetto prevede inoltre una sezione
dedicata alla Valutazione d’Impatto Sociale. Verranno elaborati dei questionari,
che permetteranno di dare una valutazione dell’iniziativa, destinati sia i
bambini che ai docenti e ai presidi delle scuole coinvolte.
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tratto dal sito: Repubblica.it
Tre anni senza poter accendere la sigaretta in pub, ristoranti e bar: quando il
decreto Sirchia, nel 2005, entrò in vigore, per i fumatori incalliti fu un
giorno di lutto. Ma forse qualcuno di loro, grazie alla legge, ha risparmiato
soldi e salute. Da allora infatti la vendita delle sigarette è calata del 6,2
per cento. I 98,9 milioni di chili venduti nel 2004 sono diventati quest'anno
92,7.
Un calo eccezionale, che riporta il livello delle vendite a quello
registrato nel 1998. Il dottor Giuseppe Gorini, dell'Istituto di Epidemiologia
ambientale occupazionale del Cspo di Firenze, nello studio "Informazione e
salute: il calo delle vendite di sigarette in Italia dopo la legge Sirchia",
documenta il calo delle vendite in modo chiaro.
"Considerando" - spiega
lo studioso - che nel 2005 i prezzi di vendita al pubblico delle sigarette sono
aumentati in media del nove per cento e che l'inflazione è stata pari al due per
cento, si può stimare che la legge Sirchia sia responsabile di una riduzione dei
consumi del 2005 superiore a una percentuale del 3,5". Pari a circa 3,5 milioni
di chili di "bionde" vendute in meno ogni anno.
All'aumento dei prezzi
sarebbe dunque ascrivibile una flessione dei consumi del 2,5 per cento circa.
Tra il 2003 ed il 2005 i prezzi al consumo dei tabacchi lavorati sono comunque
rincarati del trenta per cento, con punte superiori al cinquanta per le
sigarette di fascia economica.
Solo nel 2006 si è registrato un lieve
incremento nelle vendite. Un fenomeno, secondo Gorini, "in parte ascrivibile
all'allestimento di aree per fumatori nell'inverno 2005-2006, prevalentemente
spazi riscaldati localizzati all'esterno degli esercizi pubblici".
"La
riduzione delle vendite rappresenta comunque un segnale importante - conclude
Gorini - perchè evidenzia che il mercato si è orientato verso un percorso di
graduale riduzione, e che i consumi del 2007 confermano il calo registrato nel
2005".
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tratto dal sito: Ansa.it
Il fumo, per molti giovani, diventa un’attrattiva irresistibile quando si
trovano circondati da persone che volontariamente o no fan loro capire che
fumare è "da grandi".
Ma non è così secondo Giada Wiltshire, miss Mondo
Italia, che ha recentemente partecipato a Roma a una giornata di formazione
organizzata dalla Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Un giorno
di full immersion che ha coinvolto nove miss , fra cui appunto la candidata
italiana a miss Mondo, per capire il problema del fumo, come e a chi comunicarlo
e come diventare promotrici della lotta contro il fumo soprattutto negli
ambienti frequentati dai giovani come le scuole e le discoteche per
sensibilizzarli e raggiungere la consapevolezza dei danni che la dipendenza dal
fumo può provocare.
"È stato un corso che per me ha avuto un forte impatto -
racconta Giada - e dove ci è stato spiegato molto dettagliatamente i danni
provocati dalle sostanze presenti nelle sigarette. Il problema è che questa
conoscenza non è abbastanza diffusa fra i giovani. Vedere i danni provocati ai
polmoni dal fumo e sapere tutte le sostanze che si inalano fumando, per elencare
le quali ci vorrebbe tutto lo spazio di un pacchetto di sigarette, aiuterebbe
molto a tenere lontani dal fumo".
La bellezza di una persona non può essere
legata all’avere o meno una sigaretta in mano, «per questo il nostro ruolo può
essere utile per i giovani facendo vedere che si può essere belli anche avendo
una vita senza fumo e senza eccessi - sottolinea la miss casalese -».
Cos’è
che può spingere un giovane ad avvicinarsi al vizio del fumo, nonostante siano
ormai chiari i danni a cui può andare incontro?
«La sensazione di sentirsi
grande - ragiona Giada - soprattutto se si vive in mezzo ad adulti, come ad
esempio i genitori, che fumano. E anche la pubblicità che aveva limitato la sua
presenza, ultimamente si sta rifacendo viva. Mi è capitato di vedere diverse
immagini di modelle riprese con la sigaretta in mano o mentre stanno fumando...
decisamente un pessimo messaggio per i più giovani».
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tratto dal sito: Corriere.it
L'ANDI (Associazione
Nazionale Dentisti Italiani) lancia la sfida al tumore del cavo orale e della
bocca, di cui oggi nessuno parla, cercando di sensibilizzare cittadini ed
istituzioni con visite di controllo gratuite durante il mese di ottobre. L'Oral
Cancer Day, si propone una serie di iniziative ed eventi rivolti ai cittadini
per metterli in guardia dai fattori di rischio e dagli stili di vita che
possono favorire l'insorgere della malattia. Prevenzione e frequenti visite di
controllo per i soggetti a rischio sono l'unico strumento in grado di
combattere questa neoplasia che può interessare gengive, lingua e tessuti molli
della bocca e che è l'ottava forma tumorale più diffusa al mondo secondo i dati
dell'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). Grazie alla diagnosi precoce,
infatti, è possibile garantire la sopravvivenza dell'80 per cento di chi ne è
colpito, consentendo inoltre interventi terapeutici poco invasivi.
ALCOL E FUMO - I fattori di rischio principali
sono il fumo e l'abuso di bevande alcoliche e superalcoliche: l'associazione di
questi due fattori espone al rischio di ammalarsi oltre 20 volte di più
rispetto a un non fumatore-bevitore. In Italia colpisce ogni anno 6 mila
persone con il tasso di mortalità a cinque anni di oltre il 70 per cento. E chi
riesce a sopravvivere spesso deve sottoporsi a interventi estremamente invasivi
e con scarse soluzioni protesiche disponibili, in particolare per la mancanza
di centri specializzati. «L'Oral Cancer Day prevede che i dentisti volontari
dell'ANDI effettuino visite di controllo gratuite per la diagnosi di queste
neoplasie - spiega Marco Landi, presidente della Fondazione ANDI - Diagnosi
facilmente eseguibile, poichè è sufficiente l'ispezione di cinque minuti della
mucosa orale durante la quale si valuta se c'è la presenza o meno di lesioni e,
nel caso di lesioni sospette, si può consigliare al paziente di rivolgersi a
centri di riferimento per indagini più approfondite, che possono essere sia le
Asl territoriali che le Cliniche universitarie».
■ Video-
Tumori orali: fondamentale la prevenzione
NUMERO VERDE - Basta telefonare al numero verde 800600110 (dal lunedì al
venerdì dalle 10 alle 22) per conoscere i dentisti ANDI che aderiscono
all'iniziativa (sono oltre 12 mila) e prenotare quindi la visita gratuita.
L'Oral Cancer Day è stato presentato nell'ambito della 35ma edizione
dell'International Expodental. Sono intervenuti il presidente dell'ANDI nonchè
membro del Consiglio Superiore di Sanità, Roberto Callioni, il segretario
culturale dell'ANDI, Nicola Esposito, il professor Silvio Abati dell'università
di Milano, che si è soffermato sui tumori del cavo orale, il Vittorio Zavaglia,
dell'ospedale «Umberto I» di Ancona, che ha svolto la relazione sul tema
«Cinque regole per prevenire i tumori del cavo orale», Marco Landi, con la
relazione sul tema «Uno screening sulla ricerca del papilloma virus attraverso
la saliva», il responsabile del Centro odontoiatrico della Comunità di San
Patrignano, Davide Pugliesi, ed il professor Vincenzo Piras dell'università di
Cagliari.
PAPILLOMA
VIRUS E BOCCA - Il
95 per cento degli immunodepressi infatti può essere affetto dal Papilloma
Virus Umano (Hpv). Il dato emerge dallo screening per la prevenzione del tumore
del cavo orale, effettuato presso la Comunità di San Patrignano e i cui
risultati sono stati presentati a Milano dall'ANDI (Associazione Nazionale
Dentisti Italiani) - la maggiore associazione degli odontoiatri con oltre 21
mila iscritti - in occasione dell'Oral Cancer Day, un'iniziativa che fino alla
fine del mese di ottobre rientrerà nel Mese della Prevenzione Dentale. «I
risultati preliminari ottenuti - afferma una nota della Fondazione ANDI che ha
elaborato il progetto con la Comunità di San Patrignano e la Clinica
odontoiatrica dell'università di Cagliari - evidenziano come il 20 per cento
circa dei pazienti esaminati presentano l'Hpv a livello orale. Il ritrovamento
dell'Hpv pertanto sembra essere un indicatore di malattia avanzata che potrebbe
richiedere un differente iter di trattamento per questi pazienti».
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tratto dal sito: Notizie.alice.it
I politici di due città della California stanno cercando di far passare entro
questo mese delle leggi antifumo senza precedenti. Come riporta Usa Today,
martedì prossimo il consiglio comunale di Belmont effettuerà una votazione
finale su una legge che prevede il divieto di fumo negli appartamenti e nei
condominii, e punizioni come multe o addirittura lo sfratto per i trasgressori.
Mercoledì il consiglio di Calabasas dovrà votare sulla proposta di espandere
gli effetti di una legge antifumo per vietare il tabacco in tutti gli
appartamenti e nella maggior parte dei condominii. "Il momento è arrivato. I
mali del fumo sono ormai noti da decenni", dice Barry Groveman, un consigliere
comunale di Calabasas, tra i promotori della legge. Alcuni appartamenti verranno
assegnati direttamente ai fumatori. Queste controverse proposte legislative
hanno portato in alcuni casi anche a minacce di morte nei confronti dei politici
locali.
Per le autorità mediche di almeno 30 stati americani vi sono grandi benefici
dalla messa al bando del fumo negli appartamenti e condomini, tra cui la
riduzione dei rischi di incendio e l'abbassamento dei costi delle pulizie. Negli
ultimi cinque anni decine di migliaia di appartamenti e condomini negli Stati
Uniti hanno deciso di bandire il fumo su base volontaria.
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tratto dal sito: Ilvelino.it
Stop alle sigarette nelle stazioni italiane. Da oggi sarà esteso anche ad altre
zone il divieto di fumo già in vigore dal 1975 nelle sale di attesa e da gennaio
2005 all’interno di altre aree accessibili ai viaggiatori. È quanto sancisce il
protocollo d’intesa firmato alla Stazione Termini di Roma dal ministro della
Salute, Livia Turco, e dall’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello
Stato, Mauro Moretti. D’ora in avanti, nelle 82 stazioni ferroviarie oggetto
dell’accordo sarà consentito fumare soltanto sulle banchine dei binari,
considerate “free smoking”, dove sono stati collocati 5.400 nuovi portacenere
per contribuire a mantenere il decoro della stazione e dove verranno posti
tremila cartelli bilingue per segnalare le nuove norme. Tra le iniziative che
Ferrovie dello Stato si pone all’interno del protocollo ci sono infatti la
comunicazione del divieto di fumo nelle stazioni, il potenziamento dei controlli
e delle sanzioni per i trasgressori ai divieti (con un maggior coinvolgimento
del personale della Polizia ferroviaria e del Gruppo Fs), la predisposizione di
una campagna di comunicazione esterna in accordo con il ministero della Salute
(che preveda ad esempio l’affissione di specifiche locandine informative nelle
stazioni).
Meno fumo, più rispetto. È questo l’obiettivo di fondo del protocollo di intesa
“Stazioni senza fumo” firmato oggi per favorire il miglioramento della
vivibilità nelle stazioni ferroviarie e per la tutela dei viaggiatori
dall’esposizione ai rischi per la salute causati dalle “bionde”. L’iniziativa,
che avrà una durata iniziale di tre anni, rientra nella campagna Guadagnare
salute promossa dal ministero che ha come scopo dichiarato la tutela della
salute dei cittadini e dei viaggiatori. “A due anni dall’ingresso in vigore
della legge Sirchia, gli ultimi dati Istat mostrano una riduzione della
prevalenza dei fumatori, passata dal 23,9 per cento del 2003 al 22,7 per cento
nel 2006 – sottolinea il ministro Turco –. È stato avviato nel 2007, su mandato
del ministero, un ciclo di controlli a campione dai Nas nei luoghi in cui si
applica il divieto di fumo. I dati, aggiornati ad agosto, ci dicono che su 2.841
ispezioni sono state riscontrate soltanto 189 infrazioni al divieto di fumo,
pari al 6,7 per cento dei controlli. Di queste, 60 a persone che fumavano e 129
per mancata o errata comunicazione o affissione di cartelli anti fumo. Siamo
convinti che iniziative come queste contribuiranno a migliorare ulteriormente la
situazione e che le Ferrovie dello Stato proseguirà sulla strada intrapresa di
rendere le stazioni sempre più pulite”. “Stazioni senza fumo” è la terza tappa
del più ampio progetto “Obiettivo stazioni pulite”, che dallo scorso marzo ha
visto la partenza degli interventi di pulizia in oltre 2.300 impianti
ferroviari, sarà lanciato in 82 stazioni nazionali - che insieme raccolgono il
50 per cento dei clienti - distribuite in 14 regioni
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tratto dal sito
: Repubblica.it
PECHINO - Se internet diventa una droga, di internet si può morire. In
Cina la web-dipendenza è ormai una malattia sociale. La prima vittima è un
giovane di 30 anni, stroncato da una maratona di tre giorni di giochi online, in
un cybercafè di Guangzhou, nella parte meridionale del Paese. A riportare la
notizia sono stati i giornali locali, che hanno indicato come probabile causa
della morte proprio l'eccessiva esposizione davanti al computer.
L'uomo
si è sentito male sabato scorso, dopo aver passato 72 ore consecutive on line.
Trasportato in ospedale, non è riuscito a superare la crisi. I medici hanno
confermato che il troppo tempo trascorso su internet potrebbe avergli causato
problemi cardiaci. Al momento non si conosce ancora quale sia il gioco che ha
tenuto il giovane incollato allo schermo.
Attualmente, gli internauti in
Cina sono circa 163 milioni. La web-dipendenza, diffusa soprattutto tra i
ragazzi, è una delle maggiori preoccupazioni del governo, che ha cercato di
correre ai ripari con una serie di provvedimenti ad hoc. L'apertura di nuovi
internet cafè è stata vietata e sono stati imposti limiti di tempo ai giochi
online. Sono sorti addirittura veri e propri centri di disintossicazione per
aiutare i "drogati della Rete" a liberarsi dalla propria dipendenza.
Ad
aprile il presidente Hu Jintao ha lanciato una campagna per la "purificazione"
della Rete. Lo scopo ufficiale era quello di eliminare i contenuti immorali che
circolano sul web. Tuttavia, oltre al materiale pornografico online, sono stati
"ripuliti" anche i siti politicamente scomodi, vale a dire quelli che non
diffondono i valori del Partito comunista.
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tratto dal sito: Cordis.europa.eu
Secondo quanto emerso da una nuova ricerca condotta da
un'équipe di ricercatori finlandesi e americani, i soggetti fisicamente attivi
durante l'adolescenza hanno meno possibilità di diventare fumatori rispetto agli
adolescenti inattivi.
Il lavoro, finanziato in parte dall'UE, è
pubblicato nella rivista «Addiction».
È risaputo da tempo che le persone
che fanno regolarmente esercizio fisico sono meno inclini a fumare di quelle
relativamente inattive. La maggior parte delle persone attribuisce questo
fenomeno alla famiglia, sostenendo che è più probabile che i bambini i cui
genitori incoraggiano l'attività fisica adottino uno stile di vita sano.
In quest'ultimo studio, gli scienziati hanno esaminato quasi 2 000
coppie di gemelli e hanno chiesto loro informazioni sui livelli di esercizio
fisico e sulle loro abitudini al fumo negli ultimi anni della loro adolescenza e
poi dai venti ai venticinque anni. Hanno scoperto che gli adolescenti
fisicamente inattivi avevano una probabilità cinque volte superiore di essere
fumatori già all'età di 24 anni rispetto agli adolescenti fisicamente attivi.
Per verificare se ciò possa essere dovuto all'educazione, gli scienziati
hanno poi messo a confronto i gemelli che mostravano diversi livelli di attività
da adolescenti. Hanno scoperto che i gemelli fisicamente inattivi erano tre
volte più inclini a iniziare a fumare rispetto ai fratelli e alle sorelle
fisicamente attivi.
Poiché i gemelli hanno condiviso la stessa
educazione, la differenza non può essere attribuita a condizioni familiari
diverse, osservano i ricercatori. «L'attività fisica costante sembra essere un
fattore importante nel percorso causale della scelta e del mantenimento
dell'abitudine a non fumare», scrivono.
Gli scienziati hanno illustrato
una serie di meccanismi attraverso i quali l'attività fisica potrebbe
influenzare l'abitudine al fumo. Un'ipotesi è che i bambini fisicamente attivi
possono aver voglia di migliorare e mantenere la loro forma fisica e sanno che
il fumo interferirà con questo obiettivo. Inoltre, questi giovani cercheranno
probabilmente amici con interessi analoghi.
Si sa anche che l'esercizio
fisico ha un effetto positivo su altri fattori che proteggono dal fumo, quali la
capacità di affrontare i problemi e l'autostima, osservano gli scienziati.
Infine, menzionano un'altra ricerca secondo la quale il fumo e l'esercizio
fisico potrebbero stimolare le stesse parti del sistema nervoso centrale.
In un editoriale correlato, Paul Aveyard dell'Università di Birmingham e
Michael Ussher dell'Università di Londra accolgono positivamente le nuove
scoperte, e chiedono di effettuare sperimentazioni per verificare la loro
utilità nello scoraggiare i giovani dal fumare.
«Data la solidità di
questi risultati, riteniamo che vi sia ampio spazio per effettuare
sperimentazioni al fine di accertare se l'attività fisica riduca le possibilità
che gli adolescenti e i giovani adulti scelgano di fumare», scrivono. «Questi
studi dovranno individuare e reclutare attivamente chi ha più possibilità di
diventare fumatore, comprese le persone sedentarie, quelle che presentano
disturbi dell'umore e quelle che già assumono sostanze che sviluppano
dipendenza.»
Il finanziamento comunitario a favore dello studio è stato
stanziato a titolo del progetto GenomEUtwin nell'ambito del Quinto programma
quadro.
Per ulteriori informazioni consultare:
http://www.addictionjournal.org/
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tratto dal sito: Fumo-oggi.it
Partira’ il 18 settembre e terminera’ alla fine di novembre la campagna di
sensibilizzazione ‘Iosmettocosi’ - Tra una sigaretta e l’altra puo’ passare una
vita’, lanciata da Pfizer in concomitanza con la Giornata Mondiale del Cuore,
che si celebra il 30 settembre e l’arrivo sul sul mercato italiano di
vareniclina, il nuovo farmaco su prescrizione medica contro la dipendenza da
fumo. La campagna tocchera’ le principali citta’ italiane e prevede iniziative
di informazione e sensibilizzazione nelle piazze, nei centri fitness e
benessere, nelle stazioni della metropolitana e negli aeroporti delle principali
citta’ italiane. Alcune mini auto trasporteranno un gigantesco posacenere
facendo tappa in 19 citta’ - Milano, Torino, Genova, La Spezia, Parma, Brescia,
Verona, Vicenza, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Taranto, Cosenza,
Reggio Calabria, Catania e Palermo - per informare gli amanti delle ‘bionde’ sui
benefici del non fumare, con hostess che offriranno materiali informativi ai
passanti e cercheranno di convincerli a spegnere la loro ultima sigaretta nello
speciale posacenere delle mini-vetture. Nei centri fitness e benessere, hostess
e medici appositamente preparati sensibilizzeranno il pubblico sull’importanza
di smettere di fumare e sulle terapie disponibili. Infine, sugli schermi delle
stazioni della metropolitana di Roma e Milano e degli scali aeroportuali delle
citta’ coinvolte nella campagna verranno trasmessi mini spot informativi ed
educativi che avranno l’obiettivo di svelare miti e falsi miti relativi al fumo.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanita’ (Indagine Doxa - ISS 2006) in
Italia gli amanti delle ‘bionde’ sono 12,2 milioni pari al 24,3% della
popolazione, di cui 6,9 milioni uomini e 5,3 milioni donne. Nonostante negli
ultimi anni si sia registrato un graduale aumento dei fumatori nelle fasce piu’
giovani della popolazione, in particolare quella dai 15 e i 24 anni e
soprattutto nelle donne, nel complesso tra il 1957 e il 2006 c’e’ stata una
progressiva riduzione del numero di fumatori.
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tratto dal sito: Corriere.it
Arterie intasate e piedi da amputare: due video «pulp» sulle tv locali mostrano
le conseguenze della dipendenza da tabacco.
NEW YORK (Stati Uniti) - Fa discutere a New York la decisione del
dipartimento di salute e igiene mentale di lanciare una campagna choc contro la
diffusione del fumo basata su promo televisivi con immagini dure e crude sugli
effetti del consumo di sigarette. Non tanto per gli intenti dell'iniziativa,
visto che negli Usa le iniziative di contrasto alla dipendenza da tabacco sono
particolarmente frequenti e aggressive. Quando per l'eccessivo realismo con cui
si è deciso di documentare gli effetti nefasti della nicotina.
I DUE VIDEO - Sono due i video che dallo scorso 27
agosto compaiono a rotazione tra i commercials delle tv locali, delle tv via
cavo e perfino delle emittenti specializzate in trasmissioni sportive. Il primo,
intitolato «Carotid», illustra un intervento chirurgico per la rimozione dei
depositi grassi che si sono depositati nell'arteria carotidea. Si vedono i
chirurghi all'opera sul collo di una donna da cui viene estratta una
concentrazione di grasso, poi posizionata in bella vista su un vassoio da sala
operatoria. Il secondo, «Amputation», mostra invece un paziente su un tavolo
operatorio il cui piede è letteralmente aggredito dalla cancrena, che sta ormai
divorando le dita. I medici parlano apertamente dei problemi circolatori che
interessano l'arto e giungono alla loro inesorabile conclusione: bisogna
amputare.
CAMPAGNA EFFICACE - I due video sono diventati
oggetto di discussione sui blog e nei dibattiti. Ci si chiede fino a che punto
sia giusto spingersi nel realismo, pur di far giungere un messaggio choccante ma
che potrebbe rivelarsi salvavita. Della bontà dell'iniziativa è ad esempio
convinta Sarah Perl, commissario del dipartimento di salute e igiene mentale,
interpellata dal blog Cityroom del New York Times, secondo cui la
risposta è assolutamente sì. «Abbiamo registrato un incremento nelle chiamate
dopo la diffusione di questo genere di annunci duri» ha spiegato la Perl,
citando anche dei dati che parlano di un incremento del 400 per cento nel numero
di persone che hanno chiesto assistenza per avviare un programma di
disintossicazione da fumo. Un'indagine tra 2 mila adulti condotta tra agosto e
settembre dello scorso anno, dopo analoghe campagne, ha mostrato che 9 fumatori
su 10 avevano notato l'annuncio e che metà di loro aveva deciso di provare a
smettere dopo aver visto i videomessaggi.
LE INIZIATIVE - Il dipartimento di salute pubblica
fa notare tuttavia come la campagna televisiva sia un'arma tra le tante a
propria disposizione per rafforzare le iniziative antifumo già avviate che
comprendono, tra l'altro, tasse più alte sull'acquisto delle sigarette, divieti
di fumo nei posti di lavoro e distribuzioni gratuite di sostitutivi della
nicotina per aiutare i tabagisti ad abbandonare il loro antico vizio. Nelle
settimane scorse è inoltre stato pubblicato uno studio che traccia l'identikit del fumatore newyorkese che riesce a
smettere (e di quello che non ce la fa), corredato da statistiche, numeri e
consigli per come provare fin da subito a fare a meno di sigari e
sigarette.
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tratto dal sito: Corriere.it
I figli
delle mamme che fumano durante l’allattamento dormono meno, e da grandi hanno
più probabilità di diventare fumatori
Ai bambini piccoli il sapore di tabacco nel latte piace,
ma la nicotina non fa bene alla loro salute. A: perché ne disturba il sonno. B:
perché li predispone al vizio della sigaretta, una volta cresciuti. Le mamme
che fumano durante l’allattamento sono avvertite. Di solito le donne fumatrici
smettono durante la gravidanza perché sanno che il fumo è dannoso per il feto e
aumenta il rischio di nascite sottopeso e di parti prematuri. Molte, però,
riprendono a fumare durante l’allattamento e dal momento che la nicotina non è
controindicata, pensano che gli eventuali danni per il bambino siano soltanto
quelli da fumo passivo e, semmai, si preoccupano di non accendere la sigaretta
in sua presenza. Ma i dati che arrivano da una nuova ricerca, condotta al
Monell Chemical Senses Center di Philadelphia e appena pubblicata dalla rivista
Pediatrics, dimostrano che la nicotina può alterare il sonno dei bambini e
insinuano il sospetto che possa avere anche conseguenze negative sullo sviluppo
comportamentale e sull’apprendimento.
PISOLINI – I ricercatori hanno valutato, in due diversi giorni, gli
schemi alimentari e i tempi di riposo di 15 bambini fra i due e i sette mesi
d’età per tre ore e mezza dopo il pasto. Le madri si astenevano dal fumo nelle
dodici ore precedenti l’esperimento; il primo giorno tutte le madri fumavano da
una a tre sigarette prima di allattare, mentre il secondo giorno non fumavano
proprio. Dopo il pasto i bambini venivano messi a dormire nel loro lettino con
un rilevatore di movimento fissato sull’anca. Ecco i risultati. La durata
totale del sonno diminuiva da una media di 84 minuti, quando le madri si astenevano
dal fumare, fino a una media di 53 minuti quando invece la madre aveva fumato,
con una riduzione del 37 per cento. La percentuale di riduzione risultava
proporzionale alla quantità di nicotina presente nel latte materno.
QUESTIONI DI GUSTO - Secondo il coordinatore della ricerca, la psicobiologa Julie
Mennella i figli di madri fumatrici sono più inclini a
diventare fumatori da adulti ed è probabile che anche l’esperienza precoce del
gusto del tabacco può contribuire ad aumentare l’appeal della sigaretta. A
questo punto, visto che la nicotina è uno stimolante farmacologico che può
interferire con lo sviluppo del cervello e può causare problemi di
apprendimento, sarà necessario studiare i suoi effetti a lungo termine nei
bambini allattati al seno da madri fumatrici. Ma se nemmeno questo altro,
ipotetico, rischio di danni riesce a dissuadere le madri dal fumo, ecco un
suggerimento per minimizzare i rischi da esposizione: cercate di fumare il più
possibile lontano dalla poppata. Il picco massimo di nicotina nel latte si
registra trenta minuti dopo aver fumato una o due sigarette, e la sostanza
viene completamente eliminata nel giro di tre ore.
Adriana
Bazzi
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tratto dal sito: It.notizie.yahoo.com
Quindici immagini per dire 'no' al fumo. Scelte tra una lista di quaranta
fotografie, le 15 istantanee faranno capolino su tutti i prodotti a base di
tabacco consumati da cittadini britannici a partire dalla fine del 2009.
L'Inghilterra è infatti il primo Paese europeo che introdurrà le immagini
anti-fumo su tutti i contestati pacchetti.
Le aziende produttrici dovranno mettersi a lavoro già da ottobre del prossimo
anno per garantire che 'bionde', sigari e simili escano dalle fabbriche muniti
di immagini che allertino i consumatori sui danni provocati dal fumo. Tra le
istantanee, ce n'è una che ritrae la 'metamorfosi' subita dai polmoni di un
fumatore accanito. Nonché un'immagine che mostra denti 'malconci' a causa delle
amate e odiate bionde. E altre che documentano i danni causati dal fumo, come
malattie cardiovascolari, impotenza, cattiva qualità degli spermatozoi,
invecchiamento precoce della pelle.
Il segretario della Salute Alan Johnson si dice convinto che l'iniziativa
possa indurre molti fumatori ad abbandonare il vizio. "E' una spinta
supplementare - afferma - per motivarli a smettere". Domani il dipartimento di
Salute mostrerà le 15 immagini - scelte tra un gruppo di 40 - a cui è stata
assegnata l'ardua impresa. Al di là dei confini del Vecchio continente, altri
Paesi come il Canada e il Brasile hanno già adottato questa strategia.
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tratto dal sito: Today.reuters.it
PECHINO - La Cina, il più importante produttore e consumatore al
mondo di sigarette, vieterà tutte le pubblicità sulle sigarette a partire dal
2011. Lo hanno riferito i media cinesi oggi.
I cinesi sono i più accaniti fumatori con un bacino di utenza, in continua
crescita, di 300 milioni di persone, rendendo così il Paese un vera e propria
Mecca per le multinazionali del tabacco e dovendo far fronte ai problemi di
salute che ne derivano.
"La Cina deve considerare la vicenda delle pubblicità sul tabacco in modo
serio", ha scritto Beijing News citando Xu Guihua, vice responsabile
dell'Associazione cinese per il controllo del tabacco.
Attualmente in Cina non si può fumare sui mezzi pubblici ma è invece ancora
permesso in molti luoghi pubblici come i ristoranti, e non è raro vedere persone
che fumano anche negli ospedali.
Il Paese deve arginare il fenomeno, altrimenti rischia che 2,2 milioni di
cinesi muoiano ogni anno entro il 2020, secondo quanto ha detto a maggio
l'Organizzazione mondiale della sanità.
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tratto dal sito: Repubblica.it
Masticare un chewing-gum anti-tabacco per smettere di fumare potrebbe essere
molto piu' nocivo della sigaretta stessa. Secondo un nuovo studio pubblicato sul
Journal Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dai ricercatori
dell'Universita' del Minnesota Cancer Center, le persone che mangiano un
chewing-gum anti-tabacco per non fumare, sarebbero esposte a una concentrazione
maggiore di 'nitrosamina' (Nkk), sostanza altamente cancerogena contenuta nel
tabacco. Infatti, dalle analisi eseguite sugli animali e' emerso che Nkk provoca
il cancro ai polmoni, al fegato, al pancreas e alla mucosa nasale. Il tabacco
delle stesse sigarette non ha una quantita' di Nkk cosi' elevata come quella
presente nei prodotti sostitutivi, tra cui i chewing-gum anti-fumo. "I prodotti
senza tabacco sono stati pubblicizzati come una valida alternativa alla
sigaretta, ma potrebbero non essere cosi' sicuri", ha affermato Stephen S. Hecht
dell'Universita' del Minnesota. E ha aggiunto: "Cio' non vuol dire che le
sigarette siano meglio della gomma da masticare, poiche' comunque hanno molte
altre sostanze cancerogene in piu'".
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tratto dal sito
: Corrieredicomo.it
Lo psichiatra Michele Sforza
analizza il fenomeno
«Giocare, quale che sia il tipo di gioco, è un’attività gratificante, utile,
ricarica l’individuo e lo aiuta». Il punto è sancire la distinzione tra piacere
e dipendenza. Parole chiare, quelle dello psichiatra lariano Michele Sforza
della clinica “Le Betulle”. «Che la gente giochi a un videogame, o ad altro, non
è un male - spiega - A meno che la cosa non diventi problematica». Bisogna
allora saper stabilire un giusto equilibrio. «Quando una persona gioca si
ricarica, ottiene un premio e, in qualche modo, vive meglio - sottolinea
l’esperto - Il punto è quando il gioco, da normale, diventa problematico: allora
è necessario che si intervenga prima che si trasformi in patologico. Se una
persona passa troppo tempo su pc e consolle - ma fossero macchinine sarebbe la
stessa cosa - rischia di disperdere energie e, talvolta, anche denaro». E le
conseguenze possono essere drammatiche. «L’eccesso può compromettere i rapporti
personali e professionali - evidenzia Sforza - Si pensi a chi rischia di
bruciare le proprie finanze, e quelle della famiglia, nei casinò online. O a chi
passa la notte attaccato a un videogame e poi, il giorno dopo, non riesce a
essere lucido sul lavoro. Senza dimenticare che c’è anche chi viene sorpreso a
giocare in ufficio». Sono le nuove dipendenze. Nuovi rischi dalle vecchie
conseguenze. «Come nelle droghe - aggiunge lo psichiatra - Se ne ha sempre più
necessità, non si può smettere». Prevenire, però, è possibile: i sintomi di una
crisi sono infatti sempre rintracciabili. «Prima di arrivare alla dipendenza,
una persona è spesso in grado di accorgersi da sola o aiutata da amici e
parenti. L’importante è saper mettere un freno. Se, poi, nonostante le prime
conseguenze negative, il tentativo di smettere fallisce, allora nascono i
problemi. Il rischio è di entrare in un circolo vizioso automatico che porta a
ripetere il proprio comportamento, nonostante non lo si desideri. Questa è la
base della patologia». Interessante poi è tentare di capire perché il
“metamondo” dei videogiochi sia così seducente e prenda sempre più spazio, anche
sul Lario. «Siamo sempre più a contatto con un vettore di stimoli visivi e
affettivi - dice Sforza - Si pensi ai giochi di ruolo, al legame con il proprio
avatar (l’alter ego virtuale, il personaggio creato dal giocatore, ndr) e al
coinvolgimento massiccio delle emozioni che ne consegue. Un successo o
insuccesso dell’avatar diventano successo e insuccesso della persona vera». «Pc
e consolle sono a portata di mano - conclude lo psichiatra - e il giocatore non
ha bisogno di altri. Uno sport quasi sempre richiede la presenza di altre
persone, il computer basta accenderlo. Né va dimenticato che l’attività del
corpo chiede sforzo fisico, il videogame no. È la gratificazione dal minor
costo».
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tratto dal sito
: Espresso.repubblica.it
PESCARA. La patologia più nota in campo clinico è conosciuta
con il nome di Iad (Internet addiction disorder). Si tratta di una vera e
propria forma di dipendenza che vede gli adolescenti tra i soggetti più a
rischio. Una ricerca condotta dallo staff del Centro di Psicologia Clinica di
Pescara diretto da Carlo Di Berardino, in collaborazione con la
cattedra di “Metodologia di Base in Psicoterapia” della facoltà di Psicologia di
Chieti, ha voluto dimostrare l’esistenza della carica patogena che può
determinare la dipendenza da Internet, ponendosi nello stesso tempo il problema
della ricerca dei rimedi atti a prevenire e curare questi particolari
disturbi.
«Lo Iad» spiega Di Berardino «è caratterizzato dal fatto che la
persona che ha sviluppato la dipendenza e rimane collegato per troppo tempo con
la Rete, presenta una perdita totale della cognizione del tempo. In sostanza non
riesce più a controllare il bisogno di collegarsi alla Rete, che diventa così il
contenitore di tutte le ansie e le frustrazioni del soggetto». La conseguenza
più grave è quella di «sostituire il mondo reale con quello artificiale». Un po’
quello che accade con l’uso degli stupefacenti, anche se nella ricerca si fanno
le debite distinzioni: «La dipendenza da Internet non comporta problemi “fisici”
gravi come quelli che si manifestano nelle tossicodipendenze o nell’alcolismo.
Piuttosto, sono le conseguenze psicologiche, familiari, economiche e lavorative
determinate da questa dipendenza a comportare conseguenze patologiche». Tra i
sintomi più evidenti «il progressivo allontanamento dalla realtà» che porta i
soggetti colpiti dalla dipendenza da Internet a «disincantarsi dai propri
impegni e a isolarsi, per dedicarsi completamente alle attività della Rete». Una
particolare “dissociazione” mentale individuata da Di Berardino in una
precedente ricerca, viene definita per Trance dissociativa da videoterminale.
«Si tratta», spiega lo specialista, «di uno stato involontario di trance
caratterizzato da un’alterazione temporanea marcata dello stato di coscienza,
oppure da perdita del senso abituale dell’identità personale». Dal campione
utilizzato emerge che il 17,7% dei soggetti monitorati è a rischio per una
eccessiva dipendenza dalla Rete. Ma la vera novità della ricerca viene dal
rapporto accertato tra “dissociazione” e “alessitimia”, una particolare
patologia che colpisce la sfera emotiva e che consiste nella incapacità di
riconoscere, scrivere ed esprimere emozioni.
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