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Le News sulle DIPENDENZE                                                     aggiornate al 04 Giugno 2010

I testi delle  Dipendenze Varie NEWS

*Tutte le news hanno solo scopo informativo e non dipendono da L'Arca Teen Challenge.

30/04/2010- Lettini abbronzanti come una droga. Tanoressia, se la tintarella non basta mai
tratto dal sito: Canali.kataweb.it

E' una vera e propria malattia che colpisce un terzo dei giovani che ricorre all'abbronzatura artificiale. Una dipendenza come droga e alcol. Non solo, sembra che gli appassionati delle lampade siano anche più inclini a soffrire di ansia. Gli effetti della tanoressia in uno studio americano

Non è come sdraiarsi su un lettino in riva al mare, ma per alcuni ha lo stesso effetto. Gli appassionati di lampade abbronzanti sanno che quei 15-20 minuti possono diventare una passione a cui non si può rinunciare. Tanto che, secondo una ricerca pubblicata su Archives of Dermatology, un terzo dei giovani che si dedica al trattamento rischia di sviluppare una dipendenza, pari a quella che genera la droga e l’alcol. Non solo, sembra che gli appassionati di lettini abbronzanti siano anche più inclini a soffrire di ansia.

“Non è la prima volta che la ricerca scientifica analizza il rapporto tra lettini e dipendenza” spiega la professoressa Marcella Ribuffo, dirigente medico dermatologico dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma. “Tanto che oggi si parla di tanoressia, una vera e propria compulsione ad esporsi esageratamente ai raggi solari. Il comportamento è pari a quello che l’anoressico ha nei confronti del cibo. Questo infatti non si vede mai abbastanza magro, e allo stesso modo il tanoressico ritiene di non essere mai sufficientemente abbronzato, suggestione che può portare il soggetto ad una forma di dipendenza dall’abbronzatura”. Si stima che questa dipendenza, continua l’esperta, colpisca soprattutto i giovani che, insicuri del proprio aspetto, pensano di sentirsi più forti del proprio aspetto se superabbronzati.

Questa volta a indagare il rapporto tra abbronzatura indoor e dipendenza è un’equipe del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York che ha monitorato 421 studenti di college, 229 dei quali ricorrevano con regolarità ai lettini, con una media di due volte al mese. Tra questi, circa il 30-39% è risultato ‘dipendente’ dalla tintarella. In altre parole, non riusciva più a vedersi senza un po’ di colore addosso, e provava senso di colpa ogni volta che si sottoponeva a una seduta abbronzante, e avrebbe voluto ridurre l’uso. “I risultati – si legge nello studio – sono da prendere in considerazione anche per provare a ridurre il rischio di cancro della pelle. Bisognerebbe affrontare la dipendenza da ‘lampade’ come quella di droghe e altro, riducendo così i rischi che derivano dal rapporto tra l’abitudine all’abbronzatura e la dipendenza”.

Un obiettivo importante se si considera che i lettini solari fanno male proprio ai più giovani. Prima dei 35 anni infatti, stando a uno studio condotto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e pubblicata sull’International Journal of Cancer, l’esposizione alle lampade abbronzanti aumenta del 75% il rischio di sviluppare un melanoma, il tumore maligno della pelle. Basti pensare che solo in Italia la stima dei melanomi, e dei decessi ad essi attribuiti, si aggira attorno a 7.000 casi l’anno.

“Se l’esposizione è elevata, ad esempio a causa dell’eccessiva durata dei trattamenti, sulla pelle e sugli occhi non protetti si possono manifestare quali l’arrossamento della pelle (eritema) e l’infiammazione della cornea e della congiuntiva. Oggi osserviamo giovani che hanno la pelle di sessantenni – conclude la Ribuffo – perché accumulano ustioni in età giovane”. Ma il conto si paga sempre entro 10-15 anni.

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29/04/2010- Sms, passioni e pericoli. Per molti è una dipendenza. 
tratto dal sito: Repubblica.it

SIAMO dipendenti. E' successo un tasto per volta e in meno di vent'anni. Prendiamone atto e dividiamoci in gruppi. Chi usa il T9, chi preferisce il vecchio metodo di spingere i tasti a ripetizione fino a ottenere il senso compiuto della frase. Oggi, il fenomeno degli sms ci ha preso la mano e sta assumendo proporzioni preoccupanti. Secondo uno studio del Pew Research Center, effettuato in collaborazione con l'Università del Michigan, uno su tre ragazzi tra i 12 e i 17 anni invia circa 100 messaggi al giorno. I teenager americani sostengono di non conoscere più nessun loro coetano senza cellulare, quattro su cinque ammettono di dormire col telefonino accanto al letto, acceso. Numerose scuole, sia negli Stati Uniti che in Europa, vietano l'uso dei telefonini durante le ore di lezione ma il pranzo è "cell free", e gli studenti tornano liberi di ritrovare il campo. Le percentuali cambiano con l'età. Gli adulti si limitano a 10 messaggi al giorno ma le ragazzine dai 14 ai 17 ne riescono a mandare fino a 3mila al mese. Annie Levitz, 16 anni, intervistata, ha confessato di mandarne circa 4mila al mese. "Ho cominciato a perdere il senso tattile nelle dita e continuavano a cadermi piatti e altre cose in continuazione", ha spiegato. Ora ha la sindrome del tunnel carpale e deve essere operata.

"Messaggiare" dà dipendenza. Il "Global Messaging Survey" della Nokia (2002) è stato confermato da diversi altri studi, come quello dell'Università Cattolica di Leuven in Belgio (2004) e quello dell'Università del Queensland, in Australia. Oltre a mandare messaggi anche riceverli può diventare una droga: il bisogno di restare connessi 24 ore su 24 è chiamato "reachability", raggiungibilità. Secondo il professor Mike Stryer molti dei suoi stessi studenti sono "addicted" ai messaggi e ciò interferisce con la loro vita sociale e anche con lo studio.

Ma i messaggini stanno anche cambiando il modo di parlare. Nel suo libro Txtng: the Gr8 Db8, David Crystal sostiene stia avvenendo un'americanizzazione del linguaggio proprio a causa della diffusione dei messaggi. Le undici lingue principali si sono allienate usando termini come "lol" (lot of laugh, per la risata), "u" (you) o "gr8" (great) tutte abbreviazioni dall'inglese. Come 2day (today) o b4 (before). I genitori sono sempre più preoccupati che questa tendenza alieni i figli dal poter gestire una conversazione faccia a faccia con qualcuno. Dello stesso avviso è lo psicologo David Swanson secondo il quale le conseguenze si vedranno sulla lunga distanza. Oggi tre quarti dei minori hanno il celulare, l'88% di questi lo usa per mandare messaggi. Anche mentre guida. Solo il 4 per cento di loro sostiene di mandare messaggi a sfondo erotico.

La Riverdale Country School di New York ha fatto un esperimento. Ha organizzato due giorni senza messaggi virtuali, 48 ore senza Facebook, Twitter e senza sms. Alla fine del periodo stabilito, il consulente scolastico ha diffuso un foglio tra gli studenti su cui c'era scritto: "Quando avete avuto voglia di mandare un messaggio è stato perché avevate bisogno veramente di comunicare con qualcuno o semplicemente per caso?" Quasi tutti hanno risposto di averne avuto semplicemente bisogno. Prima il bisogno, poi la scelta del destinatario. Ma gli studenti più piccoli scrivono per lo più ai genitori. "Lo fanno mentre vanno in bagno, magari per farsi consolare dopo un compito andato male", ha spiegato uno dei professori. Aggiungendo che quello che sta accadendo alla nuovagenerazione è di avere un paracadute a disposizione. Cadono così i confini che separano genitori e figli, confine imposto dalle pareti scolastiche. I genitori sono raggiungibili, e sono un cerotto attaccato al telefono. "Viene meno la possibilità che a 13 anni ci si faccia le ossa, e si definisca il confine di una più sana e dovuta indipendenza", ha continuato il professore. Dopo l'esperimento molti studenti hanno però anche detto di essersi sentiti più rilassati. Di aver finito prima i compiti, di aver organizzato più cose da fare nel pomeriggio. E di aver provato soprattutto una sensazione 'nuova', la libertà.

Su Facebook è ovviamente arrivato un gruppo che si occupa di messaggi e assuefazione. Secondo un sondaggio riportato dal social network la tendenza sarebbe diversa e in pericolo sarebbero più gli adulti che i ragazzi. Queste le età dei soggetti a rischio: il 19% ha tra 18 e 24 anni, il 24% tra 25 e 34, il 22% tra 35 e 54, il 19% si piazza tra i 45 e i 54. L'età media di un 'texter' - chi manda i messaggi - a rischio è di 38 anni. Il 49% è maschio, il 51% femmina. E ancora. Sono spediti in media 18,5 miliardi di sms al mese da circa 68,7 milioni di persone. Solo il 10% dei messaggi sono spam, il 62% sono quelli scritti agli amici, il 55% a conoscenti, il 19% ai colleghi. I messsaggi vengono letti entro 15 minuti dalla ricezione, i tempi di risposta possono arrivare fino all'ora.

Non lo poteva prevedere un giovane ingegnere di 22 anni del Sema Group che nel 1992 utilizzò il proprio pc per mandare il messaggio "Merry Christmas" attraverso il network di Vodafone, al telefono del suo amico Richard Jarvis. Diciotto anni dopo gli sms sono il più potente medoto di comunicazione mondiale. L'Europa batte l'America con un 80% di utenti attivi contro un più modesto, ma in crescita, 60% americano. Il primato degli sms spetta però alle Filippine, con 400 milioni di messaggi al giorno e circa 142 miliardi all'anno. Vanno forti anche Cina e l'Australia. L'Europa si piazza subito dopo l'Asia, in Europa la Croazia è al primo posto dei messaggi inviati. Gli sms-dipendenti digitano sempre, ovunque. Il 77% mentre guida (nel 2008 a Chatsworth ci fu una collisione tra treni in cui morirono 25 persone. Si scoprì poi che l'addetto al controllo dei cambi di binari, aveva mandato 45 messaggi mentre lavorava), il 79% digita perfino quando è in bagno, il 37% è riuscito a mandarlo durante la laurea, il 18% durante il matrimonio, il 16% durante un funerale, l'11% durante il sesso. E' invece di un 24enne di Seattle il record mondiale da Guinness dei primati della digitazione più veloce. Franklin Page ha fatto il record scrivendo la frase: "The razor-toothed piranhas of the genera Serrasalmus and Pygocentrus are the most ferocious", in 35,54 secondi.

Gli assuefatti usano entrambe le mani per digitare un sms. Tra gli effetti indesiderati della dipendenza ci sono ansia, abbassamento dei voti scolastici e insonnia. E poi i crampi, problema che può essere arginato, e ultimamente lo è, con la tastiera virtuale di un iPhone. Tra le cose positive resta il contatto con gli altri. Lo psicologo inglese Mark Griffiths si occupa di "Internet addiction". Griffiths definisce le "technological addictions" come dipendenze "non-chimiche" che comprendono però il rapporto e le interazioni tra l'uomo e il mezzo, la macchina. Il comportamento dell'essere umano dipendente, da sostanze o macchine che sia, è comunque lo stesso. Il rischio comporta lunghi periodi di silenzio, cambiamenti inspiegabili dell'umore, crisi di astinenza, euforia solo sotto effetto, e ricadute. Benvenuti nell'epoca della comunicazione breve. Benvenuti nel mondo sintentico degli sms.

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21/04/2010- Internet seduce i ragazzi. Occhio alla web-dipendenza
tratto dal sito: Ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

Adolescenti e Internet: rapporto «morboso» o vera e propria dipendenza? Internet viene definito «la Rete delle reti» cioè un insieme di reti collegate tra loro a cui possono accedere migliaia di utenti per scambiare tra loro informazioni. La sua applicazione venne resa operativa alla fine degli anni Sessanta.

Dagli anni Ottanta Internet cominciò a diffondersi in tutto il mondo. Negli anni Novanta la popolarità della rete crebbe enormemente in seguito al lancio del “Word Wibe Web” (il “WWW” nell’indirizzo), un sistema per la condivisione di informazioni in ipertesto, nato nel 1990 grazie a Tim Berners Lie presso il Cern (Centro Europeo Per La Ricerca Nazionale).

Internet, per noi adolescenti, è uno dei tanti svaghi. Grazie a Internet sono nati e si sono sviluppati nuovi modi di comunicare. Si può, inoltre, giocare, documentarsi tramite alcuni siti (vedi Wikipedia), guardare film, ascoltare musica, comprare e vendere oggetti attraverso eBay. Si possono fare nuove amicizie, comunicare con tutto il mondo e scaricare files. I giovani utilizzano social network come Facebook, Messanger, Netlog, Skype,Yahoo e Youtube. Gli studenti ora utilizzano una biblioteca virtuale.

Siamo ragazzi della scuola media «Comparoni» di Bagnolo in Piano e vi vogliamo raccontare il nostro rapporto con Internet. «Io, Marianna, ho Internet da due anni. Lo uso per fare tutto: dalle ricerche scolastiche a chattare con gli amici. Quest’ultima è la cosa che amo di più. Uso Internet più o meno due ore e mezza al giorno. Mentre sono sul Web, guardo le scene di film e telefilm che voglio rivedere grazie a Youtube. I miei genitori mi controllano perché non vogliono che io vada su siti “strani” e che stia molto tempo davanti al computer».

«Ho internet da quattro anni», dice Tiziana «e ci passo molto tempo. La maggior parte a chattare. Ho quattro fratelli e spesso litighiamo per chi deve stare al computer».

«Mi chiamo Giuseppe e ho tredici anni. La maggior parte delle volte uso Internet per giocare e “messaggiare’’ con gli amici, grazie a siti come Facebook e Netlog. So controllarmi e non rischio di diventare un web-dipendente».

C’è anche qualcuno che odia Internet, come Giulio: «Credo che Messanger e Facebook siano inutili. A me viene da pensare: “Ma se una persona ha 5.000 amici su Facebook, come mai è qui davanti a un computer?”».

Da uno studio dell’Università di Palermo emerge, infine, che il 72% degli adolescenti preferisce Internet a genitori e insegnanti. Spesso chi diventa web-dipendente rischia di soffrire di crisi di astinenza. Biisogna stare attenti a non costruire un rapporto «morboso» col computer.

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14/04/2010- Allarme psicofarmaci
tratto dal sito: Nuovasocieta.it

Un'altra insufficienza a scuola, l'ennesima litigata con mamma e papà per procrastinare un po' di più il coprifuoco, i rimproveri di quel professore con cui proprio non si riesce ad andare d'accordo, il senso di inadeguatezza tipico di quell'età, la voglia di evadere nella libertà del sabato sera ed il passo è breve: si apre l'armadietto dei medicinali di casa e le preoccupazioni per un attimo smettono di tormentarci, si riesce finalmente a dormire sereni e lo "sballo" del fine settimana è assicurato, senza intaccare la paghetta.I dati raccolti a gennaio di quest'anno sono veramente allarmanti: il consumo di tabacco ha subito una sensibile battuta d'arreso, a favore dell'ascesa di un nuovo tipo di dipendenza: gli psicofarmaci.Il 10% dei ragazzi italiani ammette di fare uso di psicofarmaci ,soprattutto a base di benzodiazepine , cioè la classe di farmaci con proprietà sedative ipnotiche , ansiolitiche, anticonvulsive, anestetiche; l'8% dei consumatori dichiara di farne uso massimo una o due volte all'anno, il 4% una volta ogni trenta giorni e l'1% almeno venti volte in un solo mese.E' dal 1995 che non si registrava una percentuale così alta.L'effetto rilassante o eccitante, che provoca un immediato senso di benessere, a lungo andare viene però pagato a duro prezzo: si contano migliaia di storie di giovani ed adulti che sono diventati dipendenti, schiavi degli psicofarmaci.E' la storia emblematica di Marco (nome di fantasia), che nel '76 è studente e lavoratore: un mix di preoccupazioni, responsabilità e stress non indifferente, che lo fagocita sempre di più, fino all'esaurimento nervoso.E così viene per la prima volta ricoverato in una clinica ,ed i medici gli prescrivono i primi medicinali, per godersi il meritato riposo, ma l'incubo ha inizio: Marco ha alle spalle trentaquattro anni di dipendenza, almeno una decina di ricoveri, in diverse città, crisi d'astinenza distruttive, continui cambiamenti di terapie (molte delle quali condotte con l'uso di farmaci a lui controindicati).Poi la depressione, un vortice nero che l'ha inghiottito, e per uscirne, ancora psicofarmaci, l'impossibilità, per legge, di lavorare, ed i tentativi di liberarsi dalla dipendenza, che l'aveva persino indotto a sottrarre delle ricette mediche, per autoprescriversi un farmaco, alla cui somministrazione, i medici erano contrari.Oggi Marco non è ancora completamente guarito, gli è stata diagnosticata una depressione ancora più acuta di quella precedente, ma il suo desiderio è quello di affrancarsi da questa schiavitù, anche se il cammino è molto faticoso: le crisi d'astinenza, passaggio obbligato per libertà sono durissime (e in alcuni casi ancora più feroci di quelle provocate da altre droghe): convulsioni, amnesia, astenia, sonnolenza, tachicardia, tremori, sonnolenza, atassia , possibilità di soffocamento , improvvisi attacchi di calore e di freddo.Questa testimonianza ed i dati raccolti ci fanno capire che il problema è di grandi dimensioni e non sufficientemente monitorato; i danni alla salute fisica e mentale delle persone coinvolte, sono ingenti e clinicamente dimostrati.Ci si aspetta una maggiore sensibilità da parte dei media e degli organi competenti, per rendere consapevole chiunque dell'effetto prodotto dall'abuso o l'uso ingiustificato di tali farmaci e una maggiore attenzione nella somministrazione degli psicofarmaci, troppo spesso prescritti con leggerezza e non sufficiente ricerca delle vere cause del disagio, come dimostrano le numerosissime storie di pazienti, oggi psicofarmaci- dipendenti.
Dati raccolti da Terra Nuova: un movimento interessato all'alimentazione naturale, alla medicina non convenzionale, a uno stile di vita solidale, non competitivo e in armonia con la natura, che produce una rivista di controinformazione su medicine non convenzionali, energie rinnovabili, ambiente ed ecologia.
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30/03/2010- Il cibo spazzatura crea dipendenza e "droga" 1/3 dei bammbini italiani
tratto dal sito: Geenme.it

Il problema dell'obesità infantile e del cosiddetto cibo-spazzatura non è solo affare a stelle e strisce. La Coldiretti mette in guardia anche in Italia sulla crescita del consumo di alimenti grassi e bibite ricche di zucchero entrati prepotentemente nella dieta quotidiana del 41% dei bambini italiani, i quali, nel 23% dei casi non consumerebbero più frutta e verdura.

Il monito dell'associazione degli agricoltori italiana arriva a seguito dell'ennesima ricerca scientifica che dimostrerebbe come hamburger, merendine e patatine fritte creerebbero dipendenza alla stregua di droga e sigarette.

Già altri studi avevano messo in correlazione i cibi ricchi di grassi con il mancato senso di sazietà e la dipendenza che creerebbero nei soggetti che ne fanno eccessivo uso, ma la ricerca americana pubblicata su Nature Neuroscience e condotta osservando il comportamento dei ratti dagli scienziati dell'Istituto Scripps va oltre, mettendo in evidenza come con un'alimentazione scorretta si arrivino a creare vere e proprie crisi di astinenza nel momento in cui si tenta di "smettere" di mangiare i piatti più saporiti ,ma meno salutari.

Arriva dunque la prova di quello che molti genitori sperimentano quotidianamente quando tentando di eliminare dalle diete dei loro piccoli merendine, cioccolato, caramelle e patatine fritte. Ed è così che più di un bambino su tre tra i 6 e gli 11 anni è sovrappeso per le cattive abitudini alimentari e ben il 12,3% si può definire obeso. Questi, almeno i dati dell'ultima indagine "Okkio alla Salute" condotta in Italia dal Ministero della Salute e riportata dalla Coldiretti.

"Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari secondo i principi della dieta mediterranea hanno consentito agli italiani - afferma l'associazionei - di conquistare un record della longevità che in Italia è pari a 78,8 anni per gli uomini e a 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Ma ora il futuro è incerto e per questo la Coldiretti ha firmato un protocollo di intesa il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che prevede l'impegno a promuovere attraverso esperienze pilota, nel rispetto della propria autonomia e nell'ambito delle rispettive competenze, iniziative comuni per sensibilizzare i giovani a un corretto comportamento civico rispettoso dell'ambiente e delle tradizioni alimentari italiane".

In particolare sono previste nuove iniziative nell'ambito del progetto ""Educazione alla Campagna Amica" che anche nel nuovo anno scolastico coinvolgerà oltre 100.000 bambini delle scuole elementari e medie che potranno partecipare alle oltre 3.000 lezioni nelle fattorie didattiche, ma anche a laboratori del gusto organizzati ad hoc nelle aziende agricole o direttamente in classe con il supporto degli insegnanti per riscoprire il piacere del mangiare sano e nel rispetto della natura.


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27/03/2010- Dipendenza dal PC, la terapia del bosco
tratto dal sito: Corriere.it

BRUSSON (Aosta) — Questo è un paese per matti. Finalmente qualcuno che mette in pratica (a capirlo sono stati in tanti da Basaglia in giù) che la prima terapia per i matti è l’ambiente. Toglili dalle corsie con quei letti recintati da sbarre che sembrano prigioni, toglili da quei pigiami che sembrano carcerati, rimetti loro i loro vestiti e quello che avevano in tasca, ridagli il diritto di parola anche quando sparano (apparenti) scemenze; e magari funziona. Qui ci provano, stanno per provarci. Oggi sarà presentato nel paese di Brusson, in Val d’Aosta, il primo «Centro per la salute della mente» che comincia a lavorare sui pazienti, soprattutto i giovani, partendo dall’ambiente. Siamo a milleduecento metri, in mezzo ai boschi ricchi di luci e di colori. C’è una grande struttura fatta di legno e di vetro, morbida e trasparente, dove una volta venivano i bambini dei dipendenti Olivetti a passare le vacanze. Qualcuno voleva farci un albergo- residence-spa cinque stelle. A qualche matto è venuto in mente che forse era più utile farne un posto, morbido e luminoso, per ospitare e (tentare di) curare quei ragazzi con il cervello avvelenato dalla voglia di farsi del male. I nostri figli che hanno provato o hanno voglia di provare il suicidio, quelli che diventano violenti con gli altri senza un (apparente) perché, quelli che si consumano rifiutando il cibo o viceversa, quelli che la vita è lo schermo di un computer e dentro quello schermo c’è una «vita» virtuale che nasconde e sostituisce quella reale, quelli che il gioco d’azzardo ha sopraffatto il gioco della vita.

I matti sono due. Uno è Gianni Caprara, un imprenditore cinquantottenne che dopo aver fatto i soldi con le aziende «tradizionali » s’è messo a fare «il privato sociale» e ad occuparsi di giovani e anziani. Per ristrutturare la ex colonia Olivetti ha cacciato sei virgola cinque milioni di euro. «Ma non faccio beneficenza—dice —. Lavoreremo in convenzione con la Regione Val d’Aosta e altre strutture pubbliche. Pagheranno quello che stabilisce la legge. E ci basteranno quei soldi per continuare a garantire l’eccellenza anche in campo psichiatrico». L’altro matto è uno dei più importanti psichiatri italiani, Vittorino Andreoli. È lui il direttore scientifico del centro. «Per me è un’esperienza che vale il sogno di un vecchio psichiatra che ha diretto un manicomio. Uscire dalla "scienza infelice", come si diceva una volta». Andreoli ammette che la psichiatria non è (ancora) una vera scienza. Che non ci sono strumenti tecnologici per affrontare la malattia mentale. «L’ultimo strumento tecnologico che ricordo era la cassetta, con cui giravo anch’io, dentro la quale c’era una specie di compasso con cui si misuravano le dimensioni della scatola cranica e si valutavano altri criteri lombrosiani. Se mi fossi automisurato, con queste ossa frontali che ho, con queste sopracciglia esagerate, con questi capelli ingovernabili, mi sarei dovuto autoricoverare in uno di quei manicomi che sembravano fatti apposta per aggravare le condizioni del malato ».

Nella casa di Brusson, invece, funzionerà così: il paziente arriva, attraversando il bosco colorato, in un salone grande e luminoso che non ha confini con lo spazio esterno. Verrà intervistato. Si deciderà se ha bisogno di essere curato lì e in quale microcomunità inserirlo. Avrà una camera ampia e luminosa condivisa con un altro paziente. Avrà una scrivania e, se gli sarà utile e non di danno, avrà un computer. Avrà l’autonomia di un bagno dove non sentirà violata la sua privacy. Avrà un letto «professionale», ma le spallette che sanno di gabbia e di prigione, sono state sostituite da un pannello color pastello che lo fa sembrare quello di casa. Avrà un posto confortevole dove mangiare e avrà il cibo cucinato lì. I medici non vivranno in misteriose stanze oscure, ma dietro un vetro. Vivranno lì e non se ne andranno la sera a casa. Certo non ci sono le maniglie alle finestre dei piani alti. Ma nessuno ti chiuderà mai a chiave dietro una piccola griglia. Dove c’erano le sbarre ora c’è un grande vetro luminoso. Ad Andreoli piace ripetere: «Questo è un manicomio ribaltato».

Il Centro di Brusson sarà molto «laico»: nessuna disciplina terapeutica verrà imposta, ma si sceglierà quella considerata più opportuna: ci saranno psicoanalisti freudiani e junghiani, relazionali e cognitivo-comportamentisti.

Ma da queste parti s’aggira un terzo matto, il sindaco di Brusson, Giulio Grosjacques, 48 anni, eletto in una lista civica da quasi tutti gli 850 abitanti. Sarebbe stato certamente più facile per lui e per la sua popolarità convincere i concittadini- elettori ad accettare che nell’ex colonia Olivetti nascesse un bell’albergo anziché una bella casa per matti. Ma Grosjacques è figlio di un ex operaio Olivetti. «Sarà forse per questo — dice — che da quando, una decina d’anni fa, l’ex colonia è stata chiusa, ho sempre pensato che fosse giusto conservarle una vocazione sociale. E poi chi l’ha detto che il turismo sanitario non sia più utile al Paese del turismo tout-court?».

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26/03/2010- Obesità: allarme dipendenza cibo
tratto dal sito: Primapress.it

Secondo una ricerca condotta dalla dottoressa australiana Margaret Morris, presso l’Ateneo del New South Wales, le persone obese sono dipendenti dal cibo e, in particolare, non riescono a fare a meno di pietanze dall’alto contenuto calorico e dei dolci, considerati una vera e propria droga. Nel momento in cui questi soggetti appagano il loro appetito, percepiscono una sensazione di generale benessere, recepita dal cervello che, in occasioni di elevato stress, invia dei messaggi all’organismo, invitandolo ad assumere nuovamente quegli specifici cibi. Nei pazienti affetti da problematiche riguardanti il peso, sicuramente la genetica gioca un ruolo decisivo, ma altrettanto importante è il ruolo che assume il cervello. Esso è il direttore delle nostre emozioni e principale responsabile nell’invogliarci verso grassi e dolci. Secondo la ricercatrice Morris “sembra che avere a disposizione questi alimenti faccia sentire meglio. Probabilmente il cibo viene usato per alleviare lo stress, ma anche come ricompensa. Il che rivela perché le persone continuano a ingurgitarne”. I risultati per chi persegue tale regime alimentare non si fanno certo attendere: aumento vertiginoso del peso e produzione continua della voglia di assumere ancora cibo. Un circolo vizioso e una dipendenza pericolosa, che mette a repentaglio la salute e il benessere delle persone stesse. “È accertato – afferma la dottoressa – che avere a disposizione cibo desiderabile ci fa sentire meglio, e questo probabilmente è parte del problema alla radice del fenomeno dell’obesità”. Esiste una forte connessione fra gli ormoni prodotti nel grasso corporeo e ciò che avviene ai circuiti dell’appetito nel cervello, alla sensazione di fame e al desiderio di cibo”. È importante dunque intervenire e aiutare tali persone ad uscire da questa situazione di dipendenza dal cibo, accompagnandole in un percorso costituito da buone e soprattutto sane abitudini alimentari.

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20/03/2010- Londra: una clinica per adolescenti dipendenti dal PC
tratto dal sito: In-dies.info

Gli adolescenti inglesi che non riescono a staccarsi da internet, dai giochi del computer o dal telefono cellulare... potranno essere curati in una clinica privata di Londra, la Capio Nightingale Hospital, che ha lanciato il primo servizio dedicato alla dipendenza tecnologica.

La struttura ha pensato a questa nuova possibilità di cura dopo che alcuni genitori avevano assistito a delle violente reazioni dei figli, quando avevano chiesto loro di staccarsi dal computer o da altri dispositivi tecnologici. Alcuni genitori addirittura si erano rivolti alla polizia a causa dei comportamenti preoccupanti di questi ragazzi.

La clinica offre terapie ai bambini di 12 anni, ma anche agli adolescenti che hanno dai 15 ai17 anni di età. La cura incoraggerà gli schermodipendenti, definiti dai medici screenager, a interagire con le persone faccia a faccia, piuttosto che online.

A causa del troppo tempo passato davanti a uno schermo gli screenager riporterebbero difficoltà di concentrazione, inclinazione alla rabbia, isolamento e depressione.

"I servizi di salute mentale hanno la necessità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mondo che i giovani frequentano e capire quanto seriamente la loro vita possa essere compromessa dal tempo passato online senza regole o davanti a uno schermo o nei video giochi", ha detto il dottor Richard Graham, capo dell'istituto privato Capio Nightingale, aggiungendo di sperare che il servizio potrà "affrontare le cause che sono alla base di questa dipendenza".

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12/03/2010- Dipendenza da iPhone
tratto dal sito: Mag.sky.it

Potresti vivere senza il telefonino? O, meglio, senza l’ultimo gadget di grido: l’iPhone? L’Università di Stanford l’ha chiesto a 200 studenti proprietari del melafonino. Ne è emerso che la maggior parte non saprebbe farne più a meno.

La situazione è ancora più grave se si guarda alla velocità con cui l’iPhone è diventato parte integrante della vita dei giovani. Basti pensare che ben il 70 per cento degli intervistati lo possiede da meno di un anno. Dunque, una tendenza che viaggia alla velocità della luce.

Non si tratta più di un semplice apparecchio per telefonare e ricevere messaggi, oggi al cellulare della Apple vengono attribuite funzionalità fra le più varie: circa l’85 per cento lo usa come orologio, e per molti diventa la sveglia quotidiana.

Un attaccamento quasi morboso evidenziato dal fatto che il 75 per cento degli studenti va a dormire con l’iPhone. Niente di così strano per la generazione di nativi digitali. Ci si dovrebbe invece preoccupare se per sette ragazzi su dieci è più facile dimenticare a casa il portafoglio.

A far riflettere, e anche un po’ sorridere, è la consapevolezza dei ragazzi. Chiamati a classificare la loro “dipendenza” su una scala da 1 a 5, il 10 per cento ha riconosciuto la totale dipendenza, molti sono scesi di uno scalino, mentre solo sei su cento hanno sostenuto di non essere affatto dipendenti.
Di questi ultimi, quasi la metà teme che in futuro potrà ammalarsi di “iPhonite”.

Si tratta ormai di una vera e propria assuefazione: per il 15 per cento dei ragazzi l’iPhone si sta trasformando in un media che dà dipendenza; più poetica la definizione di quelli che invece che lo considerano “una porta sul mondo”, mentre quasi la metà del campione di riferimento ha dichiarato che perdere il proprio iPhone sarebbe “una tragedia”.
 
Tanya Luhrmann, professoressa di antropologia e curatrice dell’indagine, prova però ad abbassare i toni sull’iPhone-dipendenza: “Non credo che l’uso dell’iPhone sia malsano, semplicemente a loro piace molto”. E spiega al San Jose Mercury News che la cosa interessante è osservare come i ragazzi considerano il loro telefonino: “È  diventato una sorta di estensione della mente e un mezzo per avere una vita sociale”.

Il che è testimoniato dalla tendenza a vivere il rapporto con l’iPhone diversamente da qualsiasi altro oggetto. Sfiorando la comicità, alcuni ammettono di non lasciar toccare a nessun’altro il proprio melafonino, altri gli hanno dato un nome, altri ancora addirittura lo accarezzano, mentre qualcuno ha confessato di avere pensato almeno una volta: “Il mio iPod è geloso del mio iPhone”.

Eppure in certi casi la situazione sembra degenerare: il 7 per cento degli studenti sottoposti al sondaggio ha dichiarato di avere un partner o un compagno di stanza che si è sentito trascurato o abbandonato a causa del coinvolgimento che l’amico aveva nei confronti del telefonino; non a caso sta prendendo piede l’espressione “iPhone widow”, vedova dell’iPhone.
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02/03/2010- Notti insonni tra computer e sms, al Gemelli i nuovi hi tech-dipendenti
tratto dal sito: Roma.corriere.it

«Notti insonni passate davanti al computer, chattando senza sosta con ragazze incontrate sul web. Il giorno dopo al lavoro mi sentivo praticamente un fantasma, assente, tanto da non accorgermi delle avance reali, quasi insistenti, di una mia collega». Francesco è un ingegnere di 38 anni, bell’aspetto, non gli mancherebbe nulla per conquistare una ragazza. Ma c’è un problema, Francesco preferisce filtrare con la tastiera.
Poi c’è Manuela, quindici anni, sguardo basso e con i suoi genitori parole da strappargliele con la tenaglia. Le hanno fatto capire che stava esagerando con tutti quegli sms, cinque, sei ore di fila al giorno. Roba da guinnes dei primati lei, con le sue amiche, se non fosse per quell’utilizzo compulsivo del telefonino. Altro che record. E poi la volontà di Massimo, che sta per essere premiata: studente universitario di 26 anni, più forte ormai della sua prima confessione: «Si può dire a qualcuno che bevi troppo, soffri di crisi depressive o altro, ma come fai a raccontare a un estraneo che passi il tuo tempo davanti a un computer?».
Le storie di Manuela, Francesco e Massimo (nomi di fantasia: lo preferiscono, ndr) ricordano quelle di tanti altri, adolescenti o adulti, vittime dell’Internet Addiction Disorder: dipendenza patologica da internati con disturbi di comportamento ossessivo verso il web.

ANSIA ALLA TASTIERA - Una dipendenza che si manifesta attraverso ansia, depressione e una forte agitazione psicomotoria. Li abbiamo incrociati al Policlinico Gemelli, a Roma, dove, da qualche mese, è attivo un ambulatorio - funziona come un day-hospital: si entra, si viene visitati e poi si sceglie un protocollo d’intervento - in cui è possibile raccontare le proprie dipendenze.
Ogni settimana bussano alla porta di Federico Tonioni, psichiatra e responsabile del centro - finora l’unico in una struttura ospedaliera - almeno una decina di casi nuovi, tutti da scoprire. «Ma c’è poco da distinguere sui sintomi: sono gli stessi dei tossici in crisi di astinenza», ricorda molto professionalmente Tonioni, 41 anni e una piccola, grande speranza: «Contenere quel malessere apparentemente subdolo che in assenza di internet si trasforma in paura di perdere il controllo della situazione».

QUATTRO MESI DI ASSALTO - Dall’inizio di novembre, quando l’ambulatorio è stato inaugurato, c’è stato un vero e proprio assalto al Policlinico. Oggi però è possibile finalmente per Tonioni e i suoi assistenti - grazie anche alla preziosa collaborazione dell’associazione La Promessa - delineare due distinti livelli di intervento (colloquio iniziale, incontri successivi per individuare la psicopatologia sottostante e gruppi di riabilitazione) sui pazienti, divisi in due grossi sottogruppi.
«Ci sono gli adulti, dai 25 ai 40 anni, abbastanza consapevoli di aver instaurato un rapporto di dipendenza dal web, soprattutto per cyber-sexual addiction», nota lo psichiatra, «sesso virtuale, giochi di ruolo e pornografia sono le pagine più cliccate». E non mancano le sorprese.

OVERDOSE DI INFORMAZIONI - «L’information overload, l’eccessiva ricerca di informazione su internet può assumere sfumature paradossali», ricorda il responsabile del Day hospital psichiatrico, «è il caso di una persona che non riusciva più a viaggiare in macchina senza il suo navigatore satellitare, una sorta di protesi del cervello». In tutti questi casi, la consapevolezza di aver sviluppato un disagio, aiuta tantissimo nella scelta della terapia giusta.
Ma è per l’altro gruppo, quello dei ragazzi - un’età che va dai 13 ai 20 anni, il 90 per cento degli accessi all’ambulatorio - che occorre maggiore attenzione. «Anche perché in psichiatria, di diagnosi in età adolescenziale, periodo in continua evoluzione, non è proprio il caso di farne; vanno evidenziati al massimo quei tratti psicologici mediati da un abuso di internet», osservano gli esperti del day-hospital dove le telefonate allarmate da parte dei genitori («Forse avrebbero bisogno di aiuto anche loro») raccontano di figli indolenti e con poca voglia di comunicare.

TEMPI DI RECUPERO - «Occorre fare molta attenzione circa il rischio - frequente - di controllo eccessivo sui figli, che fa male sia a chi lo subisce sia a chi decide di esercitarlo», aggiunge Tonioni. I tempi di recupero? «Non esiste una durata d’intervento, sia per gli adulti che per gli adolescenti».
E conclude lo specialista: «Ci sono situazioni che si sbloccano molto presto e altre che nascondono una nevrosi psicotica tendente alla schizofrenia».
Gemelli, ambulatorio contro le dipendenze - L’ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30. Per accedere alla prima visita occorre prenotare telefonicamente, contattando i numeri 06.30154332

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01/03/2010- Dipendenza da facebook, come combatterla
tratto dal sito: Tempolibero.poufemme.it

Facebook è diventato uno strumento indispensabile per trovare vecchi amici, pianificare eventi, giocare e perfino inviare regali virtuali. Ma se si finisce a passare più tempo a iscriversi a nuovi gruppi e a coltivare campi di grano immensi, allora forse è arrivato il momento di fermarsi a pensare. Molti utenti vedono Facebook più come una dipendenza piuttosto che a uno strumento di comunicazione, e gli psicologi stanno iniziando a lavorarci sopra.
Pensi a Facebook anche quando non sei in linea? Usi Facebook per sfuggire ai problemi o ai compiti a casa? Stai connesso a Facebook più a lungo del previsto, perdendo la cognizione del tempo? Hai mai tenuto nascosto a qualcuno che utilizzi Facebook?
 
Se avete risposto affermativamente a una qualsiasi, potreste essere dei potenziali Facebook-dipendenti. Nessun problema: Rob Bedi, uno psicologo sociale, afferma che come da tutte le dipendenze, ci si può uscire. Basta usare un buon metodo ed essere determinati. A differenza di droghe e alcool, di cui si consiglia una totale astinenza per disintossicarsi, Bedi consiglia di non smettere di colpo. Basta limitare l’utilizzo.
Come? Munirsi di un registro per tenere traccia dell’utilizzo di Facebook.Se si rimane sorpresi non entrate in panico.
 
Innanzitutto si deve capire perché ci si è iscritti originariamente. E agire per punti: Tenere soltanto le applicazioni fondamentali; limitarsi ad aderire ad un numero limitato di gruppi; darsi un tempo limite per l’utilizzo giornaliero; compilare un calendario per tenere d’occhio i progressi; utilizza la posta elettronica e non limitarti ai messaggi di face book. Questi sono i passi fondamentali per “guarire” da Facebook. Come per smettere di fumare, ci vuole innanzitutto la voglia e la determinazione dell’individuo, altrimenti si finisce per ricascarci. E come per tutto basta metterci due dita di testa in più.

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03/02/2010- Troppo internet porta alla depressione
tratto dal sito: Corriere.it

L'utilizzo eccessivo di internet potrebbe causare depressione. Ma potrebbe essere anche il contrario: cioè chi è già più incline alla depressione è maggiormente spinto a passare molte ore sul web. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Psychopathology. Gli esperti dell'Università di Leeds hanno intervistato 1.319 persone tra 16 e 51 anni raccogliendo dati sul loro uso di internet e valutando la presenza e l'entità di sintomi depressivi; l'1,2% del campione è risultato affetto da dipendenza da web ed è emerso che l'essere connessi per un tempo eccessivo è associato a sintomi depressivi. È possibile che chi usa troppo internet al punto da sostituire le relazioni sociali reali con quelle virtuali sia più a rischio isolamento e depressione.

DEPRESSIONE - «La nostra ricerca indica che l'uso di internet è associato a depressione», spiega Catriona Morrison, che ha guidato lo studio, «ma ciò che non sappiamo è se c'è un meccanismo di causa-effetto, ovvero se internet causa la depressione o se invece chi è depresso tende a collegarsi di più al web. Quello che invece è chiaro», aggiunge Morrison, «è che per un piccolo sottogruppo di persone l'eccessivo utilizzo del web potrebbe essere una spia allarmante di una tendenza alla depressione».

GIOVANI - Nel corso della ricerca il gruppo di lavoro ha controllato giovanissimi, ragazzi ma anche adulti che usano la Rete per lavoro. Scoprendo che a rischiare di cadere nella trappola della dipendenza sono più spesso i più giovani: l'età media del gruppo degli «intossicati» è infatti di 21 anni. La ricerca «rinforza i timori già sollevati dagli esperti: farsi prendere troppo dai siti web fino a sostituire le normali funzioni sociali potrebbe essere collegato a problemi piscologici come, appunto, depressione e dipendenza», dice la ricercatrice. Inoltre se appena l'1,2% dei soggetti monitorati è risultato «drogato» del web, il problema comunque ha un'incidenza maggiore rispetto ad esempio al gioco d'azzardo patologico, che in Gran Bretagna è dello 0,6%.

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29/01/2010- Come una droga: così l'eccesso di cibo crea dipendenza
tratto dal sito: Newsfood.com

Mangiare troppo mette a rischio la capacità decisionale del cervello. L'eccesso di cibo attiva infatti meccanismi di dipendenza e ricerca ossessiva della soddisfazione molto simili a quelli osservati nei consumatori di stupefacenti.
Lo sostengono diversi studiosi americani, autori di ricerche cliniche sull'argomento.
Come quella del dottor Petrous Levounis, direttore direttore dell'Addiction Institute of New York presso il St. Luke's and Roosevelt Hospitals di Manhattan. Il team di Levounis ha osservato, tramite neuroimaging, il cervello di numerosi malati da dipendenza da cibo. Si è così notato come l'organo avesse messo in atto il classico sistema di ricompensa-piacere: quando veniva ingerito cibo, venivano prodotte grandi quantità dell'ormone dopamina, mentre i centri dell'inibizione vanno KO.
Come spiega il dottor Levounis, questa è una perversione del buon andamento. Di norma, la dopamina è un motivatore chimico, che spinge a ripetere le attività (cibo e sesso) fondamentali, sia per l'individuo che per la specie; inoltre, collega il sistema limbico, che si occupa delle emozioni, con l'ippocampo, che invece e' responsabile della memoria. Il problema è quando la voglia di ripetizione dell'attività piacevole diventa più forte della normalità. In questi casi si ha un'overdose di dopamina ed un malfunzionamento dei lobi frontali, detentori del controllo e della forza di volontà.
E' la situazione classica di chi è affetta da dipendenze: sesso, alcol stupefacenti ed anche cibo.
Spiega infatti Levounis: "Questa e' l'essenza della dipendenza da una sostanza o abitudine: una guerra tra i meccanismi del piacere, che risultano manomessi, e i lobi frontali, che non riescono a trattenere l'impulso a ripetere l'esperienza piacevole".
L'argomento è stato indagato anche dal dottor Gene-Jack Wang, del Brookhaven National Laboratory on Long Island, New York.
Anche le analisi del dottor Wang (effettuate tramite Pet-Tac) hanno confermato le scoperte della squadra di Levounis: il cervello dei dipendenti da cibo è sovraccarico di dopamina ed ha centri del controllo poco efficaci.
Contro tali problematiche, l'industria farmaceutica ha creato 2 tipi di prodotti gli agonisti della dopamina e gli antagonisti della dopamina.
I primi farmaci alimentano i recettori della dopamina: in questo modo si fa calare il desiderio "incriminato" ("E' il principio su cui si basano, per esempio, i cerotti alla nicotina").
Gli antagonisti della dopamina, invece, bloccano i recettori.
Va però notato come esista una terza classe di prodotti. Questi usano approccio parzialmente agonista, ovvero una molecola che blocca la maggior parte dei recettori della dopamina, ma in parte ancora li alimenta per calmare il desiderio.
Gli scienziati fanno notare come toccherà al medico curante decidere cosa usare; in ogni caso, all'azione dei medicinali va associata la psicoterapia.
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29/01/2010- Adolescenti a rischio
tratto dal sito: Sateliosnews.it

VARESE - Droga, alcol, gioco d’azzardo e bullismo. I dati contenuti nell’indagine realizzata nell’anno che si è appena concluso dal dipartimento delle Dipendenze dell’Asl di Varese, parlano chiaro. In primo piano c’è l’emergenza droga. Il 5,6% degli studenti della provincia di Varese ha assunto cocaina almeno una volta nella vita, il 3,4% ha utilizzato la “polvere bianca” nel corso dell’ultimo anno e l’1,8% nei 30 giorni antecedenti l’indagine. Ma c’è di più. Il 4% della popolazione studentesca maschile e il 2,9% della femminile ha consumato cocaina almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

A preoccupare anche il consumo di cannabis. Ne ha fatto uso, almeno una volta nella vita, il 33,14% degli studenti della provincia di Varese, quota che raggiunge il 24,8% se si considera il consumo annuale e il 13,9% quando si fa riferimento agli ultimi 30 giorni. L’eroina è stata utilizzata, almeno una volta, dall’1,9% degli studenti varesini, mentre l’1,2% ha riferito di averne fatto uso nel corso dell’ultimo anno.

 

Non è tutto. Il 5,2% degli studenti della provincia di Varese ha provato sostanze stimolanti (amfetamine e ecstasy) almeno una volta nella vita, l’1,6% le ha utilizzate nel corso dell’ultimo mese. Lo 0,3% ne fa uso frequentemente. Preoccupanti anche i dati sul consumo di alcol. Il 91,4% degli studenti ha assunto bevande alcoliche almeno una volta nella vita e l’84,9% nel corso dell’ultimo anno. Il consumo aumenta progressivamente al crescere dell’età dei soggetti: tra i maschi, dal 79% dei 15enni si passa al 93,7% dei 19enni, mentre tra le femmine si va dal 66,4% al 90,3%.

Allarmanti anche i dati sul gioco d’azzardo. Un adolescente su due punta soldi. O almeno lo ha fatto nel corso degli ultimi 12 mesi. La percentuale si riferisce ai maschi e tocca il 45%, salendo a 49,1% tra i quindicenni. Tutt’altra storia, invece, tra le ragazze che sembrano molto meno attratte dalle scommesse. Sempre secondo l’indagine, il 44% dei ragazzi ha ripetuto il comportamento dalle 3 alle 19 volte in un anno, mentre il 14% oltre 20 volte. Su una popolazione giovanile di circa 50mila soggetti tra i 15 e i 19 anni, circa il 10% corre un rischio moderato rispetto al “gioco problematico”.

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25/01/2010- Drogati di internet, la dipendenza esiste
tratto dal sito: Bitcity.it

Adnkronos Salute ha condotto un'indagine presso il Policlinico Gemelli di Roma per scoprire come funziona l'Internet Addiction Disorder, la sindrome da dipendenza da internet. Allo speciale ambulatorio romano inaugurato 3 mesi fa giungono moltissime richieste di aiuto, in numeri simili a quelli che si registrano per l'eroina o la cocaina. I più colpiti - rivela lo psichiatra responsabile del centro, Federico Tonioni – sono gli adulti sotto i 40 anni e gli adolescenti, che si chiudono in sé stessi proiettando la propria esistenza nei giochi di ruolo sul web.
Ma non sono solo i videogames a causare dipendenza. Nel caso degli adulti ci sono diverse motivazioni che spingono le persone all'ossessione: i social network, le chat, il sesso virtuale e il gioco d'azzardo sono altri aspetti scatenanti. Tonioni rivela che sono molti i "casi di chi si finge un altro e, sotto mentite spoglie, contatta la propria fidanzata su Internet, le propone la propria amicizia e nei spia le reazioni per vedere cosa fa". Una versione moderna del vecchio pedinamento della fidanzata. Spesso, però, il fatto peggiora e porta ad altri livelli la paranoia connessa al web.
Il gruppo di "malati" più numeroso, però, è quello degli adolescenti dai 13 ai 20 anni, spesso accompagnati al centro dai genitori preoccupati dagli scarsi risultati a scuola e dall'eccessiva solitudine dei figli. Sono i ragazzi dipendenti dai giochi di ruolo su internet, giovani che proiettano il loro essere in un mondo virtuale, sviluppando deficit emotivi e sociali nella realtà. Si tratta di individui "intelligenti e razionalmente più maturi di altri, tendenti all'isolamento e con evidenti alterazioni nell'ambito dell'emotività". "Caratteristiche tipiche dell'adolescenza, che - prosegue Tonioni - sembrano in questi casi più radicate, innescando una profonda angoscia tra i genitori che non riescono a entrare in contatto con loro". La patologia, figlia del nostro tempo, è stata individuata nel 1995 dallo psichiatra americano Ivan Goldberg e denominata IAD, ossia Internet Addiction Disorder. Le forme più acute della malattia portano a deterioramento fisico e psichico della persona interessata.
L'ultima declinazione della dipendenza è quella connessa ai social network, i siti "sociali" come Facebook e Twitter che, spesso, innescano comportamenti voyeuristici e, portati all'estremo, patologici. Metà dei 350 milioni di iscritti a Facebook, ad esempio, si connette quotidianamente al sito. La cyberdipendenza è una realtà, come testimoniano i 60 pazienti già curati dall'ambulatorio romano. E il numero delle richieste cresce di giorno in giorno.

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10/12/2009- Rapporto NazionaleInfanzia: rischio dipendenza da internet
tratto dal sito: Libero-news.it

La decima edizione del Rapporto Nazionale Infanzia del Telefono Azzurro e Eurispes ha descritto la “generazione tecnologica”: il 75% degli adolescenti, infatti, usa le chat e Facebook, e il 70% dei bambini cerca informazioni sul web. Il rapporto è stata presentato oggi presso l'auditorium della Nazione di Firenze, in occasione del ventennale Onu sui diritti dell'infanzia.
Telefono Azzurro e Eurispes avvertono che sia i bambini sia i ragazzi più grandi hanno grande familiarità con gli strumenti informatici e multimediali, e sono quindi particolarmente soggetti a forme di dipendenza o a rischi derivanti da fenomeni, come l'adescamento online o il cyber bullismo.
Fra le apparecchiature tecnologiche, la televisione è quella maggiormente utilizzata dai bambini: solo il 4% non la usa mai, mentre l'8,1% la vede per più di 4 ore al giorno
Per quanto riguarda Interne, il 75% degli adolescenti intervistati lo usa abitualmente, di questi, il 71% naviga in Rete da una a più di quattro ore al giorno.
Dal Rapporto Infanzia di Telefono Azzurro e Eurispes emerge però che l'uso della rete da parte di bambini e adolescenti «comporta rischi notevoli, di fronte ai quali è necessaria una opportuna azione di contrasto da parte delle forze dell'ordine, affiancata da un'attività di informazione e comunicazione nei confronti dei bambini e degli adolescenti, delle famiglie, della scuola». Il consiglio ai genitori sembra essere dunque quello di consentire ai bambini e agli adolescenti l’utilizzo delle nuove tecnologie, ma con attenzione e prudenza.

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04/12/2009- Adolescenti "internet-dipendenti" più propensi ad autolesionismo
tratto dal sito: It.reuters.com

I teenager dipendenti da Internet presentano una maggiore propensione verso comportamenti autolesivi, questo secondo uno studio frutto della collaborazione di ricercatori cinesi e australiani.
I ricercatori hanno analizzato il comportamento di 1.618 adolescenti della provincia cinese del Guangdong di età compresa tra 13 e 18 anni. Lo studio ha testato la dipendenza da Internet e contemporaneamente la tendenza a picchiarsi, strapparsi i capelli, pizzicarsi e bruciarsi.
La dipendenza da Internet, classificata come un problema di sanità mentale dalla metà degli anni 90, presenta manifestazioni sintomatiche simili a quelle di altre dipendenze.
Il test ha rilevato una moderata dipendenza da Internet nel 10% degli studenti e una dipendenza grave in meno dell'1%.
Lawrence Lam, professore dell'Univerity of Notre Dame Australia, sostiene che gli studenti considerati moderatamente dipendenti da Internet abbiano una probabilità 2,4 maggiore di farsi del male con da 1 a 5 eventi di autolesionismo negli ultimi sei mesi rispetto agli studenti senza alcuna dipendenza.
Lam e i suoi colleghi della Sun Yat-Sen University di Guangzhou sostengono che, considerando tutti gli studenti che presentavano una qualche dipendenza, la loro propensione ad atti autolesionistici frequenti (più di 6 al mese) era quasi 5 volte maggiore rispetto agli studenti senza alcuna dipendenza.
"Negli scorsi anni, con una maggiore facilità di accesso a Internet nella maggioranza dei paesi asiatici, la dipendenza da Internet ha iniziato a essere un problema crescente tra gli adolescenti", sostengono i ricercatori della ricerca pubblicata sulla rivista Injury Prevention.
"Molti studi hanno supportato l'idea di una correlazione tra dipendenza da Internet, manifestazioni psicotiche e depressione adolescenziale".
Essi sostengono che i dati suggeriscono una correlazione "forte e significativa" tra la dipendenza da Internet e il comportamento autolesionista anche dopo aver controllato l'effetto di altre variabili in precedenza associate al fenomeno dell'autolesionismo: depressione, insoddisfazione nelle mura domestiche, traumi (in letteratura, stressful life events).
La loro tesi è quindi che l'attaccamento a Internet sia una fattore indipendente di rischio di autolesionismo.
Gli esperti spiegano la dipendenza da Internet in una serie di modi tra cui sensazioni di depressione, nervosismo, instabilità quando non online, placate solo dal ritorno in rete.
Essi dicono che "tutti questi comportamenti possono essere riportati a fattori con una matrice comune, fattori che possono richiedere un'ulteriore analisi".

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26/11/2009- Nuove forme di dipendenza: internet, telelfonini e video poker.
tratto dal sito: Lungoparma.com

Gioco d'azzardo e internet, sono le nuove dipendenze che ogni giorno colpiscono migliaia di persone. "Attualmente al Sert abbiamo in cura una ventina di persone tra i 20 e i 40 anni". E' questa la fotografia parmigiana sulle dipendenze "alternative", un fenomeno in costante crescita che comprende molte "specialità" oltre al video poker: gratta e vinci, poker on-line, slot machine e scommesse di ogni genere. Se ne è parlato ieri nel corso di un convegno dal titolo: "Le dipendenze comportamentali, prevenzione e trattamento in un'ottica di intergazione socio-sanitaria" che si è svolto a palazzo Soragna. Dal 2004 il Sert ha formato un equipe specializzata per fronteggiare un problema in costante crescita e che diffonde sconforto e disperazione nelle famiglie. "A volte - spiega la psicologa del Set Maristella Miglioli - c'è una predisposizione personale a questo tipo di dipendenze. Oppure si tratta di fattori biologici e ambientali che comunque interagiscono con la predisposizione personale dell'individuo. Molte volte le radici profonde del problema sono da ricercarsi nell'infanzia".

E' in crescita anche la dipendenza da internet, soprattutto tra i più giovani; così come la dipendenza dal telefono cellulare. "Questo genera l'impoverimento della comunicazione. Il fenomeno va compreso e non represso" ha aggiunto Maria Zirilli, responsabile dell'area di neuropsichiatria infantile dell'Ausl di Parma.

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09/11/2009- Le diete yo yo causano dipendenza come le droghe
tratto dal sito: Universy.it

"No grazie, sono a dieta!" Questa è la classica risposta che si è soliti pronunciare di fronte all'offerta di cibo ma quanti realmente sono in grado di osservare una ferrea dieta? Un recente studio condotto da due ricercatori italiani Valentina Sabino e Pietro Cottone, laureatisi in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all' Università di Palermo e da poco docenti alla Boston University,  ha dimostrato che le diete yo yo, quelle tira e molla, fatte di rinunce e abbuffate, danno dipendenza come le droghe e non aiutano affatto a dimagrire, ma potrebbero causare obesità e disturbi alimentari. Il lavoro, svolto su topolini, dimostra che queste diete così eseguite sviluppano nel cervello la stessa condizione provocata dalla tossicodipendenza. Quando una persona che segue una dieta, ad un certo punto, mangia "cibo proibito" finisce poi per mangiare troppo e dà vita a un comportamento simile a quello del drogato che entra in crisi di astinenza. Nel cervello dei topolini, cicli di astinenza e di grosse mangiate, generano gli stessi cambiamenti celebrali provocati dalle droghe. Durante lo studio i due ricercatori nutrivano i topi per 5 giorni a settimana con il cibo da stabulari, per 2 giorni, invece, con una dieta zuccherina al sapore di cioccolato. Dopo alcune settimane, i topi durante il periodo di astinenza da cioccolato, manifestavano sintomi simili a quelli dell'astinenza da droghe, caratterizzata da ansia e rifiuto dei cibi meno golosi. Inoltre mangiavano eccessivamente quando gli si ridava loro il cioccolato con una riduzione dello stress associato all'astinenza.  E allora? Occhio ai chiletti di troppo ma niente diete yo yo!
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30/10/2009- Il cibo spazzatura crea dipendenza al pari della droga
tratto dal sito: Lastampa.it

Più si mangia male, più si mangia… male. Sembra un brutto gioco di parole, ma a quanto pare è la realtà. Secondo un nuovo studio, infatti, il cibo spazzatura crea dipendenza al pari di una droga creando le condizioni per far sì che si tenda a ricercare sempre più proprio i cibi che ci fanno male.

I ricercatori dello Scripps Research Institute di Jupiter in Florida (Usa) hanno condotto uno studio su modelli animali in cui si evidenzia come il consumo di cibi in diete ad alto contenuto di grassi, sale e zucchero aumenti progressivamente il desiderio di consumarne continuativamente e, in alcuni casi, di più poiché la sensazione di appagamento che ne consegue viene ricercata ogni volta che si assumono questi alimenti.

Il dr. Paul Kenny e il dr. Paul Johnson hanno sottoposto dei topi suddivisi in tre gruppi a una serie di test. Gli appartenenti al primo gruppo hanno ricevuto del cibo "sano", quelli appartenenti al secondo gruppo hanno ricevuto del cibo spazzatura in quantità controllata, mentre al terzo gruppo è stata data la possibilità di alimentarsi con cibo spazzatura senza limiti.
Dalle evidenze apparse si è riscontrato che i topi appartenenti al terzo gruppo hanno iniziato dopo un po' ad abbuffarsi senza controllo.
Difatti, dopo soli cinque giorni di dieta con il cibo spazzatura, i topi hanno dimostrato una "profonda riduzione" della sensibilità dei centri del piacere nel cervello, suggerendo che gli animali si sono rapidamente assuefatti al cibo. Come risultato, fanno notare i ricercatori, i topi mangiavano più cibo per ottenere la stessa quantità di piacere. Proprio come i tossicodipendenti da eroina richiedono sempre maggiore droga per sentirsi bene, i topi avevano bisogno di più cibo spazzatura.
«La perdita di controllo è il segno distintivo della tossicodipendenza. Questa è la prova più completa ad oggi che suggerisce come l'obesità e la tossicodipendenza abbiano basi neurobiologiche comuni» ha commentato il dr. Kenny.
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13/10/2009- Internet: 8% italiani schiavi di cybersex e web
tratto dal sito: Adnkronos.com

Armati di mouse e pc, a caccia di sesso virtuale tra chat erotiche, blog, social network e altre 'piazze' virtuali della Rete. "L'8% degli italiani e' 'drogato' di Internet, e fra questi spiccano i dipendenti dal cybersex, il sesso virtuale", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Valentina Cosmi, sessuologa e psicologa dell'Istituto di sessuologia clinica di Roma, alla vigilia del seminario su 'Cybersex: forme attuali di dipendenza sessuale'. Un appuntamento in programma domani nella Capitale (presso l'Istituto in via Savoia 78, alle 17), in occasione del Mese del benessere psicologico organizzato a Roma e provincia dalla Sipap (Societa' psicologi area professionale). Un incontro aperto al pubblico, ma anche agli studenti di psicologia, "per fare il punto sulle caratteristiche di chi cade in questa forma di dipendenza". Per tutto il mese di ottobre gli psicologi della Capitale offriranno consulenze gratuite, e si terranno 75 convegni in tutti i municipi di Roma, durante i quali verranno affrontate varie forme di problemi o disagi, come stalking, disabilita', immigrazione, crisi economica, mobbing, problemi di coppia, rapporto genitori-figli, depressione, crisi di panico, disturbi alimentari. E, appunto, la mania per il cybersex. "Si tratta di un fenomeno che riguarda prevalentemente i maschi, eterosessuali, dai 33 ai 55 anni. Ma - aggiunge la Cosmi - stiamo ricevendo sempre piu' richieste di aiuto da parte dei giovani dai 18 ai 35 anni". Dall'identikit dei 'malati di cybersex' e del piu' generico popolo dei drogati di Internet, emerge anche che "nel 76% si tratta di uomini, sposati nel 60% dei casi e separati nel 13%, capaci di passare da 11 a 35 ore a settimana incollati al pc. Ci si connette spesso durante le ore lavorative - aggiunge la Cosmi - ma i file di interesse vengono scaricati di notte, a casa. Inoltre, per lui il 33% delle relazioni virtuali sfocia in incontri reali. Una percentuale molto inferiore a quella totalizzata dalle donne", precisa la sessuologa.
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11/10/2009- Facebook? Può diventare una droga. A Roma si cura l'amico-dipendenza
tratto dal sito: Ilmessaggero.it

Se la leggiamo in modo positivo la chiamiamo “friendship addiction” (“amico dipendenza”), se invece, la leggiamo con gli occhiali degli psichiatri la chiamiamo dipendenza e basta. Da Internet. Comunque sia, si tratta di una nuova patologia, quasi un’epidemia che ormai si diffonde di video in video tra i contatti dei social network. Con Facebook, per esempio. Il primo sintomo si insinua come una biscia tra i sassi. Sta lì, sotto il peso, mangia, cresce poi mette la testa fuori quando uno meno se l’aspetta.

Quando si manifesta un’insicurezza esagerata, quando non si è in grado di staccarsi dal sito. E l’astinenza flagella il cervello. E non si riesce neppure a lavorare con la mente lucida. Non si riesce neppure a fare il ladro come si deve. E’ accaduto qualche giorno fa ai Castelli Romani: un giovane di 26 anni ha pensato bene, durante un furto in appartamento, di utilizzare un computer aperto per connettersi con i suoi amici on line. Una debolezza che ha portato i carabinieri direttamente da lui.

La “amico dipendenza”, insomma, comincia ad avere i contorni come una vera malattia da diagnosticare e, possibilmente, curare. Diagnosi e terapia. Come fosse un disturbo dello stomaco o degli occhi. Come fosse, in realtà come è, un segno evidente di un danno alla psiche. Una dipendenza alla stregua della droga, del gioco d’azzardo, dell’acquisto compulsivo o delle abbuffate notturne. L’incapacità (perché impossibilitati a fermare la pulsione) a rinviare una serata di contatti con gli “amici” di Facebook rischia, insomma, di essere sovrapposta all’ineluttabilità, per un tossico, di un pomeriggio offuscato dalla polvere di coca. Il nuovo dipendente da casa al lavoro o da casa a scuola ha una precisa mappa mentale delle zone franche in cui si può rubare una rete non protetta e così, anche con il cellulare, continuare a ricordare al mondo che si esiste.

Nessuno stupore, dunque, se tra gli addetti ai lavori si comincia a parlare della necessità di far nascere centri dedicati solo alla dipendenza da Internet. All’università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma aprirà tra poche settimane. Un ambulatorio all’interno del Day hospital in Psichiatria con la collaborazione dell’associazione “La promessa”. I primi pazienti, già lo sanno i medici, saranno giovani e giovanissimi. Ma, con il tempo, anche gli adulti maledettamente stregati dai salotti on line busseranno a quella porta. Entro qualche settimana, le prime visite ad hoc.

«Stiamo parlando di un nuovo modo di drogarsi - spiega Federico Tonioni, lo psichiatra che coordinerà l’ambulatorio -. Si tratta di una tossicodipendenza in qualche modo attesa. Visiteremo i figli legittimi della multimedialità che ci ha sopraffatto negli ultimi anni. Che li ha sopraffatti e inghiottiti senza permettere loro di dosare i mezzi». La multimedialità che ha dato loro la possibilità di aprire mille contatti. Ma non gli strumenti per gestirli. «Molti contano tanti amici, ma in teoria - aggiunge Tonioni -. In una piazza virtuale dove tempo e spazio non hanno limiti. Lontani dalla terra, dall’aria che si respira, da quella stanza dove sta in computer. Una piazza che, se non confrontata con il reale, regala una straordinaria onnipotenza mentale, e illude di poter controllare ogni cosa. Si sa che sotto mentite spoglie puoi seguire qualcuno, puoi nasconderti, puoi inventarti una seconda vita».

Bello, tutto bello gioiso e divertente. Ma che accade quando, nei modi più diversi, ci si accorge che la relazione con il mondo passa solo attraverso quel canale? E quando, su Internet, si finge di essere una donna e invece si è un maschio? E quando un ragazzo, sotto mentite spoglie, entra contatto con la fidanzata per vedere se lei, con uno sconosciuto, ci sta o no? «Si inanellano fenomeni paranoidei - spiega ancora lo psichiatra -. Si incrociano, nei casi limite ovviamente, quelli che vogliono controllare, quelli che si sentono controllati, quelli che non riescono a non contare quanti nuovi amici si sono aggiunti nella giornata, quelli che si fanno di coca e poi passano la nottata a navigare da soli». Certo è, concordano esperti di tutto il mondo, che l’abuso di Internet, Facebook eccetera può diventare un «attivatore di paranoia».

Un rifugio sicuro per inguattare le insicurezze, per avere sempre ragione, per sentirsi in compagnia. Ma se si spegne il video tutto si spegne e l’astinenza da video si presenta esattamente come l’astinenza da gioco d’azzardo o da droga. Un malessere psicofisico che non lascia spazio alla riflessione, all’attesa, alla relazione umana. Alla serenità. La cura? Un colloquio, una visita, l’entrata in un gruppo di pazienti con lo stesso problema. Nei casi estremi anche i farmaci. Per contenere quel malessere che, per molti durante l’astinenza, si trasforma in ansia, sudorazione, paura di perdere il controllo.

David Smallwood è uno dei principali psicologi inglesi esperti di dipendenze: «Alcune donne sono particolarmente a rischio anche da adulte. Sono quelle la cui autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri. E Facebook aumenta questa peculiarità emotiva obbligando gli utenti ad acquisire centinaia di amici». Il “reclutare” amici, dunque, può trasformarsi in una fissazione. Nei casi estremi si rischia di sentirsi giudicati sul numero di amici on line. E se spesso si viene respinti? «Pensiamo tutto questo che cosa scatena in personalità non ben strutturate - è ancora Tonioni a parlare - come quelle dei giovani. O pensiamo a persone che si tuffano in Internet per compensare altre situazioni. No, non si accorgono della dipendenza ma, quando parlano con noi del loro malessere o della dipendenza da droga esce fuori anche l’anomalo attaccamento ad Internet». L’impossibilità a fermarsi. A non controllare, giocare, navigare, mettersi in contatto, “frugare”, guardare e farsi guardare. Fino ad essere costretti a disintossicarsi. Con un clic. Magari creando un gruppo di dipendenti in astinenza proprio su Facebook?
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09/10/2009- La dipendenza da internet è pericolosa per i giovani
tratto dal sito: Pctuner.net

Un nuovo studio ha indicato che gli utenti in fase adolescenziale possono sviluppare dipendenza da internet e questa potrebbe sfociare nella sindrome ADHD e nella fobia verso le relazioni sociali.

ADHD è il termine con cui viene indicata la sindrome da deficit di attenzione ed iperattività, problema che potrebbe colpire il 10.8% dei giovani che utilizzano con assiduità Internet.
Anche negli adulti tale dipendenza porta a disturbi sociali, ma le conseguenze più disastrose si hanno quando i soggetti colpiti sono ancora in fase di crescita.

I ricercatori hanno effettuato uno studio su 2.293 ragazzi di Taiwan, il 10.8% dei quali ha sviluppato la dipendenza dal Web, per di più coloro che sviluppavano dipendenza, hanno poi iniziato a soffrire di ADHD, con un incremento della loro ostilità verso il prossimo.
Approfondendo i dati, si scopre che i ragazzi sono più inclini a sviluppare la dipendenza rispetto alle ragazze, queste ultime, però, hanno livelli più alti di depressione e maggiori paure delle relazioni sociali una volta sviluppata la dipendenza da Internet.

Fino ad oggi la dipendenza da Internet non è stata considerata ufficialmente un disordine mentale, ma potrebbe, nel 2012, comparire nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali, una volta che i ricercatori abbiano scoperto altre conseguenze negative e ne abbiano stilato i criteri per l’individuazione ufficiale del disturbo.

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28/09/2009- "Amo la libertà" un progetto per dire no alle dipendenze
tratto dal sito: Fanoinforma.it

“Amo la libertà” è il titolo di un progetto di integrazione fra le diverse forze del territorio per un intervento di prevenzione primaria dei comportamenti a rischio di dipendenza negli adolescenti e nei giovani messo in campo dal Servizio tossicodipendenze della Zona 3 di Fano-Fossombrone, la Zona Asur Marche, l’Ambito Sociale n.6 di Fano e l’assessorato ai Servizi Educativi del comune di Fano.

La finalità del progetto è quella di costituire un equipe multidisciplinare composta da diverse professionalità che, a vario titolo, sono in contatto con situazioni di adolescenza a rischio. Il progetto, finanziato dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Marche e approvato dall’Asur Marche, ha come contenuto prioritario la necessità di aggregare quante più forze istituzionali del territorio per far fronte, in termini di prevenzione primaria, ai temi della devianza giovanile.

Dal gruppo di lavoro emergerà una linea di intervento comune sul target giovanile. Gli incontri si terranno nella sede del Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche di Fano situato in via Roma 108 nelle seguenti date:

Giovedì 1 ottobre dalle ore 16.30 alle 18.30

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21/08/2009- Drogati da internet. In USA apre il primo centro contro la web-dipendenza
tratto dal sito: Giornalettismo.com

La dipendenza dalla tecnologia e, in particolare, dalla rete delle reti, è ormai molto più che un espediente giornalistico per riempire spazi in tempi di carenza di notizie. Il cosiddetto “IAD”, acronimo che sta per “Internet Addiction Disorder” (termine introdotto per la prima volta dal dottor Ivan Goldberg nel 1995), è infatti un disturbo da discontrollo degli impulsi riconosciuto dalla comunità scientifica e oggetto di ampia letteratura in campo psichiatrico, che non ha nulla da invidiare al gioco d’azzardo patologico, e che colpisce numerosi individui in tutto il mondo – ne siano essi consapevoli o meno.

Come riportato in questi giorni dalla testata statunitense The Business Insider, nella sua sezione dedicata a Silicon Valley, sta per aprire il primo centro in America dedicato alla battaglia a questo disturbo. Nella ridente località di Fall City, poco distante dalla piovosa Seattle (e dal quartier generale della Microsoft) nello Stato di Washington, si trova infatti il “reSTART” – termine che, utilizzato ampiamente nel linguaggio informatico e videoludico, significa infatti “ricominciare”. Un centro dotato di sei posti letto che, sul proprio sito web, elenca i vari sintomi della dipendenza da internet e dai videogame, come ad esempio crescenti periodi di tempo passati di fronte al computer e alle prese con attività della rete, nonché cambiamenti fisici quali perdita o acquisto di peso, dolori alla schiena, mal di testa, sindrome del tunnel carpale (ovvero tendinite del polso, qualcosa di simile alla celeberrima “Nintendinite” dovuta ai joypad Nintendo degli anni ‘80).

Il centro reSTART offre un programma di 45 giorni, al costo poco accessibile di 14.500 dollari, i quali peraltro non sono coperti dall’assicurazione sanitaria. Nonostante il prezzo elevato, secondo quanto raccontato dal canale NorthWest Cable News i risultati del trattamento sembrano essere concreti: il primo paziente del centro contro la dipendenza da internet, Ben Alexander, si è rivolto a reSTART poiché “drogato” del videogioco World of Warcraft (prodotto protagonista dell’esilarante episodio “Make Love, not Warcraft” di South Park e che, a detta di scienziati svedesi, dà assuefazione non meno della cocaina). Prima di essere rapito dal videogame, Ben era interessato alla biologia e agli animali. Presso il centro di Fall City, il ragazzo si prende cura di galline, polli, caprette e altre bestie presenti presso l’istituto di riabilitazione. Un costoso ritorno al contatto con la natura e con il mondo reale. Sempre che, ad attendere Ben a casa, non vi sia un pc acceso e pronto per l’uso.

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11/06/2009- Malati d'amore: le trappole della dipendenza affettiva
tratto dal sito: Psicologoinfamiglia.myblog.it

E’possibile dipendere da una persona come se questa fosse una droga? La risposta è si. Infatti, quando l'amore si trasforma in un ossessione che travolge e fa soffrire, non parliamo più di amore ma di “dipendenza affettiva”. La love addiction - come la chiamano gli anglosassoni – altro non è che una patologia del sentimento e del comportamento amoroso e, nel mondo contemporaneo, è sempre più diffusa.

E’ assolutamente normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell'innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza e fusione ma questo desiderio, con lo  stabilizzarsi del rapporto, tende a diminuire. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed si tende continuamente ed esasperatamente  a "fondersi nell'altro".

Volendo tracciare il profilo psicologico del dipendente affettivo potremmo dire che è una persona che non si sente libera di amare un altra persona per quella che è veramente e, nello stesso tempo, non è in grado di farsi amare per quella che è la sua vera natura; sostanzialmente il dipendente sta insieme all'altra persona per colmare le proprie paure, i propri bisogni. e non riesce a godere dei veri e propri aspetti positivi dei rapporti umani, obnubilato dalla possessività, dall'ansia di separazione e dalla paura per un possibile abbandono.

In questi soggetti si può sviluppare nel tempo un vero e proprio quadro psicopatologico contraddistinto da depressione, ansia generalizzata, disturbi del sonno, irritabilità, problemi alimentari, ossessioni e compulsioni.

Chi è afflitto da dipendenza Affettiva soffoca sul nascere ogni suo interesse, desiderio, amicizia, rapporto con altre persone e familiari, così come restringe al minimo gli impegni lavorativi fino a trascurare e a manomettere tutto ciò. Da un punto di vista comportamentale il dipendente infatti dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il benessere del partner e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione "sana".

In colui che è affetto da dipendenza relazionale il partner assume spesso il ruolo di un salvatore, di un “eroe”, che diviene  lo scopo unico dell’esistenza, e la cui assenza anche temporanea da al soggetto la sensazione di “non esistere” (DuPont, 1998).

Un rapporto che genera dipendenza è una condizione che intorpidisce mentalmente la persona e la rende incapace di esprimere i propri sentimenti minacciando gravemente la salute e il benessere psicologico.

La scarsa autostima è il punto di partenza della dipendenza affettiva e solitamente è il retaggio di difficoltà vissute nell’infanzia: esperienze di abbandono, violenze fisiche e psichiche, maltrattamenti e soprusi emotivi lasciano un segno doloroso nella mente del bambino che, una volta raggiunta l’età adulta, collocherà la propria autostima all’esterno, nelle relazioni. Ciò significa che avremo individui estremamente dipendenti dal giudizio e dalle valutazioni altrui al fine di stare bene con se stessi e che cercheranno disperatamente  qualcuno in grado di dar loro quel senso di autostima che manca. Tutte queste persone diventeranno dunque “ostaggi” nelle mani di chiunque dimostrerà loro approvazione o affetto.

Riepilogando i principali sintomi della dipendenza affettiva sono:

 - Paura di perdere l'amore,  dell'abbandono, della separazione

- Paura della solitudine e della distanza

- Paura di mostrarsi per quello che si è

- Paura di amare l'altro per quello che è

- Senso di colpa

- Senso d'inferiorità nei confronti del partner

- Gelosia e possessività

- Rabbia

Alla luce di questo quadro non stupisce che questo tipo di personalità dipendente scelga partner "problematici", portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d'azzardo, ecc...). Ciò sempre al fine di negare i propri bisogni, perchè l'altro ha bisogno di essere aiutato. Ma è un'aiuto "malato" in cui si diventa "codipendenti", anzi si rafforza la dipendenza dell'altro, perchè possa essere sempre "nostro"

Il dipendente affettivo vive dunque una vita fatta di tante complesse "trappole emotive" che lo conduce a sofferenza e infelicità. Nel momento in cui il disagio e la  sofferenza diventano troppo pesanti, tanto da compromettere seriamente la vita quotidiana, è bene rivolgersi ad uno psicologo che aiuterà l'individuo a prendere maggior consapevolezza della propria situazione e a guardare in faccia alle proprie fragilità e bisogni insoddisfatti al fine di riprendere in mano le redini della propria esistenza  e gettare le basi per la costruzione di una più sana e funzionale modalità d'amare. 

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06/06/2009- La dipendenza da cellulare
tratto dal sito: Corriere.it

Caro Beppe, la dipendenza da cellulare fa parte di una nuova categoria, quella delle dipendenze senza sostanza: sono comportamenti e relazioni problematiche, che si mostrano in relazione con gli oggetti, le attività, gli stili di vita, tutti nuovi bisogni indotti dalla nostra società. L'uso del telefonino sta diventando sempre più eccessivo: è ormai il mezzo privilegiato per comunicare e avere contatti con il prossimo e dimostra anche una incapacità a mantenere momenti di assenza di comunicazione. Si registrano sempre più frequenti i casi di ansia, se il telefonino è scarico o non ha segnale. Quindi un disturbo che viene vissuto «fisicamente», sulla propria pelle. E questa dipendenza senza sostanza è molto pericolosa, perché meno riconoscibile, e meno consolidata nel quadro diagnostico. Ma il guaio è che rappresenta sempre di più la normalità. La sua dipendenza porta disturbo del controllo degli impulsi. Il telefonino impone una distanza fisica dall'altro, manca l'incontro faccia a faccia. Facendo mancare tutta una serie di importanti stimoli: visivi, olfattivi, tattili. Ormai con l'sms si litiga, si corteggia, lo si usa per tutto, creando un isolamento in cui vengono a mancare gli scambi relazionali. E in questa difficoltà non si cura la fantasia, non c'è crescita, perché ci si ritira dal mondo. E anche i genitori non vivono la fase del distacco: con il cellulare i figli sono sotto controllo, si può intervenire per chiedere dove sono, cosa fanno, placano le loro ansie con un semplice messaggio. L'uso del telefonino è in alcuni casi un antidepressivo o ansiolitico multimediale. Lo si usa per combattere il cattivo umore. Ma ormai ha invaso la nostra vita: si telefona mentre si mangia, si lavora, si guida. Così non ci si concentra né su ciò che si fa, né sulla telefonata, che rimane una comunicazione incompleta.

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01/06/2009- Nasce a Sanremo un osservatorio online sulle nuove dipendenze
tratto dal sito: Riviera24.it

Due psicologhe di Sanremo e un Consulente Informatico hanno dato vita all' Osservatorio sulle Nuove Dipendenze: dipendenza da Internet, Dipendenza affettiva, Stalking, Smart Drugs... questi sono solo alcuni degli argomenti trattati nel sito.

L’Osservatorio sulle Nuove Dipendenze nasce dall’idea di un gruppo di Psicologi, Sociologi, Esperti di Informatica e altro che si occupano in vario modo di problematiche legate alle nuove dipendenze (Internet addiction, pedo-pornografia, stalking, lavoro, gioco, ecc..) di CREARE UN PUNTO DI RIFERIMENTO TRASVERSALE con funzioni di coordinamento e programmazione su scala nazionale.
Scopo dell’Osservatorio è appunto quello di RACCOGLIERE E DIVULGARE INFORMAZIONI INERENTI LE NUOVE DIPENDENZE PATOLOGICHE ed i fenomeni ad esse correlati sia verso gli utenti che verso gli addetti ai lavori. I principali strumenti utilizzati sono: la rassegna stampa, la realizzazione di incontri, seminari e workshop, ma anche mailing list e forum. All’interno dell’Osservatorio è dedicata un’ampia pagina al fenomeno dello “STALKING” sia dal punto di vista giuridico-legale che di intervento (SOS Stalking e forum). L’Osservatorio si propone inoltre di promuovere ed attuare attività di studio e di ricerca in ambito clinico e sociale, valutare e supervisionare iniziative inerenti le nuove dipendenze.
I membri del Comitato di Esperti sono disponibili a RISPONDERE, in via pubblica o privata, ad ogni quesito, dubbio o suggestione in merito a problematiche legate alle nuove dipendenze. L’Osservatorio svolge anche un'importante funzione di coordinamento e raccolta di numerosi professionisti selezionati presenti su tutto il territorio NAZIONALE indicandone la sede di lavoro e favorendone l’individuazione e il primo contatto attraverso la google map. Collabora inoltre con altre Organizzazioni impegnate in finalità analoghe.

www.osservatorionuovedipendenze.org

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22/05/2009- Dipendenza da caffè
tratto dal sito: Ecplanet.com

Non mi sono mai posta il problema della dipendenza da caffeina. Fra l'altro il caffè per me non è “un piacere”: lo bevo e basta. A colazione trangugio una moka da sei con il marito - spesso fatta la sera prima perché di mattina non connetto e rischio di far danni in cucina – dove la tazza più abbondante (mista a latte) è sempre la mia. A metà mattina c'è il macchiato in ufficio... dopo pranzo vado ancora di moka, per contrastare l'abbiocco catatonico del dopo pasto... e se la sera “tiro tardi”, spesso, alle cinque del pomeriggio si replica.

Secondo voi sono troppi? A quanto dicono le statistiche potrei rischiare il trauma da dipendenza: irritabilità, agitazione, sonno disturbato - capirai, con la fibromialgia non ci faccio nemmeno più caso - vampate e palpitazioni cardiache. Senza contare poi il feroce mal di testa da astinenza.

Ma il caffè è davvero una droga? C'è chi dice sì, chi no. Ma nell'eventualità sono corsa ai ripari. Non amo le dipendenze, mi piace decidere in prima persona. Nel 2002 ho smesso di fumare. Così, di brutto. L'ho deciso la notte di Capodanno come proposito per l'anno nuovo. Veramente anche mio marito aveva fatto la promessa ma poi non l'ha mantenuta! Invece la sottoscritta è stata ligia al dovere. Da quel giorno nonostante fumassi “roba buona” - Davidoff, per intenderci, tabacco biondo aromatico. Si, insomma, bombe! - non ho più toccato una sigaretta.

E così, da una settimana ho calato la dose. La moka della colazione è diventata "acqua sporca" con latte e poi... solo uno strappo con l'espresso di metà mattina. Successo qualcosa? Il nulla. Niet! Nessun mal di testa, nessun effetto collaterale. Ne sono uscita illesa. Prossima tappa? Eliminarlo del tutto.

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12/05/2009- Espress-addiction quando il caffè crea dipendenza
tratto dal sito: Salute24.ilsole24ore.com

Mal di testa, affaticamento, irritabilità e calo dell`attenzione: è “sindrome di astinenza da caffeina”? Alla domanda di chi proprio non riesce a rinunciare a caffè e cappuccino risponde una ricerca americana dell`University of Vermont College of Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati su Psychopharmacology.

La ricerca - Gli scienziati si sono serviti di un test a doppio cieco condotto su due gruppi di pazienti: alcuni hanno assunto un placebo, altri la loro razione quotidiana di caffeina. I ricercatori hanno quindi analizzato la reazione dei partecipanti al test tenendo conto della risposta a tre differenti esami: l`attività cerebrale è stata misurata con l`elettroencefalogramma (Ecg), il flusso ematico nel cervello tramite gli ultrasuoni e gli effetti soggettivi grazie ad un questionario.

Senza caffeina: più "sangue al cervello" - Ebbene sì, l`astinenza da caffeina esiste: il mal di testa, il senso di sonnolenza e stanchezza, accusati da chi smette di prendere caffè ne sono un effetto fisiologico. Gli esami hanno rilevato infatti un aumento  della velocità di scorrimento del sangue al cervello e del ritmo theta nell`Ecg: la brusca interruzione del consumo di caffeina causa ipersensibilità alla adenosina che a sua volta è collegata alle cefalee e all`affaticamento.

Espresso mon amour: quando si chiama assuefazione - Non solo un test sull`astinenza, inoltre, ma anche una ricerca che permette di mettere a confronto la somministrazione cronica di caffeina e quella di un placebo. “A dispetto di quello che gli amanti del caffè vorrebbero credere – afferma Stacey Sigmon, che ha coordinato la ricerca – il nostro studio non ha individuato alcun effetto benefico, almeno per quanto riguarda i valori esaminati, nel quotidiano e regolare consumo di caffeina”.

Disintossicarsi dal caffè - Per chi esagera con espresso e caffeina e vuole “disintossicarsi”, niente paura: gli effetti collaterali della sindrome di astinenza – mal di testa, nervosismo, senso di spossatezza – spariscono nel giro di un paio di giorni e possono essere attenuati diminuendo le dosi gradualmente.
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17/04/2009- "Facebook: domani smetto" il libro di Alessandro Ferrari
tratto dal sito: Mentelocale.it

Non voglio fare solo un commento all'interessante articolo di Daniele Miggino apparso su mentelocale.it, ma anche una ulteriore riflessione sul fenomeno Facebook attraverso un libro che è stato presentato la settimana scorsa alla libreria del Porto Antico da Sergio Badino, soggettista e sceneggiatore genovese.
Il libro in questione è Facebook: domani smetto di Alessandro Ferrari (Castelvecchi, 2009, 149 pp., 10 Eu). L'autore è un giovane che lavora come sceneggiatore e fumettista per Disney e Pixar. Anche lui caduto nel vortice di Facebook. In questo libro analizza attraverso un gruppo di personaggi il social network per eccellenza.

Secondo Alessandro Ferrari, Facebook si può paragonare a una droga, e le parole del titolo sottendono a questa filosofia: domani smetto, come si usa dire per molte dipendenze. Sì, per l'autore di questo libro, Facebook crea senz'altro delle dipendenze e insieme allarga le percezioni, svela molti aspetti sconosciuti di noi: come le droghe anche Facebook ha due facce e sta a noi esserne consapevoli. 
È essenzialmente una vetrina che mette in mostra chi c'è, quindi non nasconde a differenza di altri mezzi, ma avvicina. Per questo Ferrari rivela che il bisogno di privacy è indotto: in verità la voglia di mostrarsi è più forte del bisogno di riservatezza. Forse c'è da difendersi dai venditori, ma per il resto? Non bisogna stupirsi: su Facebook la maggioranza delle persone mette tutto in vista: dati anagrafici, foto, desideri, manie, debolezze, gusti... una fiera del voyeurismo più sfrenato.

Io ho riscontrato come questo mezzo faccia venire una particolare febbre a chi si è avvicinato da poco tempo alla rete e scopre le sue potenzialità. In seconda battuta, poi, crea dipendenza specialmente a chi ha una scarsa vita sociale e relazionale: il monitor e la virtualità favoriscono i contatti anche ai più timidi. Ognuno potrebbe raccontare la sua esperienza in maniera diversa.
Anche i motivi per cui ci si iscrive a Facebook sono i più vari: sono per moda, per curiosità, perché ci sono gli amici, per gioco, per necessità, ecc. Io ad esempio mi sono iscritto dopo i consigli di un amico pubblicitario, che mi elencava le tante possibilità offerte per raggiungere gli amici e informarli delle mie varie attività culturali. Bene, mi sono detto. Proviamo. Inseriti i miei dati nel profilo, ecco il divertimento di fare le pagine utili per divulgare appuntamenti, pensieri e scritti; subito dopo comprendi che hai bisogno di creare anche un gruppo, ovvero una massa di contatti per far conoscere le iniziative, quello che fai... a quel punto si innesta quella sfilza di richieste di conferme d'amicizia e di richieste di adesioni a gruppi che non lasciano tregua. È il momento di rallentare, di dosare la presenza.

Forse è già il momento di smettere. Ma poi bisogna ricordare che sempre, come tutto, dipende da come si usano le cose. Allora? Facebook permette anche di comunicare con discrezione e tramite la ragnatela di amicizie si possono raggiungere le persone utili per le diverse situazioni. Io ad esempio sono riuscito a costruirmi, grazie a Facebook, una vacanza in Senegal grazie alla conoscenza di una dolce signora che gestisce un residence vicino a Dakar.
Io credo che in fondo niente ci succeda mai per caso, e allora con Facebook non facciamo altro che allargare le possibilità di accadimenti utili alla nostra crescita: il senso della nostra vita.
A proposito, mentre sto scrivendo gli iscritti a Facebook avranno sicuramente superato la soglia dei 250 milioni. Cosa aggiungere?