Le
News sulle DIPENDENZE
aggiornate al 25 Gennaio 2008
I
testi delle ALCOOL NEWS
*Tutte le news hanno solo scopo
informativo e non dipendono da L'Arca Teen
Challenge.
tratto dal sito: Kataweb.it
L'attrice Lindsey Lohan, 21 anni, dovrà lavorare per quattro ore al giorno in un
obitorio, così avrà modo di verificare di persona cosa significa morire o
mettere a repentaglio la vita di altri, come lei ha rischiato di fare guidando
in stato di ebbrezza e sotto gli effetti della cocaina.
A questa logica da 'legge del contrappasso' si ispira la ratio alla quale un
giudice di Los Angeles si è ispirato per punire l'attrice dopo che era stata
fermata dalla polizia per guida pericolosa ed le era stato riscontrato un alto
tasso di alcool nel sangue.
L'attrice - come ha riferito il suo legale - ha già trascorso due mesi
lavorando in una comunità, ma per rendere compiuta la sua riabilitazione dovrà
completarla prestando servizio per due giorni, per almeno quattro ore, in un
obitorio, in modo tale che si possa rendere conto di quali possono essere le
conseguenze di una guida in stato di ebbrezza.
Lo scorso anno Lindsey Lohan era stata arrestata due volte, sempre per lo
stesso motivo: guida pericolosa, alcool, coca. L'attrice era anche rimasta
detenuta in carcere per 84 minuti, per essere poi rilasciata su cauzione.
Successivamente era stata condannata ad un periodo di riabilitazione, che si
conclude appunto con queste otto ore a contatto con cadaveri veri.
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tratto dal sito: Tio.ch
La legge che vieta la somministrazione di alcolici dopo le
due di notte nei locali italiani ha spinto i milanesi a spostarsi in Ticino. La
denuncia della Silb: "I milanesi scappano dalla città per andare a ballare in
Svizzera, dove la vendita di alcol è consentita. Nel Canton Ticino le discoteche
hanno fatto il tutto esaurito, dopo sette anni che non succedeva".
LUGANO - "A Milano le prenotazioni in discoteca per Capodanno sono crollate
del 50% rispetto all´anno scorso, i prezzi d´ingresso sono scesi in media del
40%. E i milanesi scappano dalla città per andare a ballare in Svizzera, dove la
vendita di alcol è consentita. Nel Canton Ticino le discoteche hanno fatto il
tutto esaurito, dopo sette anni che non succedeva". È quanto denuncia il Silb,
l'Associazione Italiana Imprese di Intrattenimenti Danzanti e di Spettacolo, che
mal digerisce il decreto di legge che vieta la somministrazione di alcolici dopo
le due di notte per combattere il problema delle stragi sulle strade
italiane.
Una legge che l'Associazione italiana ha dichiarato inutile perchè "chi va a
ballare in discoteca arriva nei locali già su di giri". E ai gestori dei locali
notturni milanesi l'esodo dei nottambuli italiani verso il Ticino dove l'alcool
viene distribuito senza problemi durante tutta la notte, non piace proprio.
"Ho fatto un giro di telefonate tra i gestori milanesi di discoteche - ci
dice al telefono Rodolfo Citterio, presidente del Silb - e molti di loro mi
hanno confermato che i loro clienti habituè quest'anno hanno preferito andare a
Chiasso, Mendrisio o Lugano, dove hanno potuto fare uso di alcool senza alcun
problema e divertirsi".
All'Arena: più italiani che ticinesi
Per ora le discoteche ticinesi non riscontrano un affluenza di italiani
superiore alla norma. "La nostra clientela è quasi tutta italiana - ci dicono
dall'Arena di Mendrisio - ma secondo noi se un aumento c'è stato non è
imputabile alla legge sulla somministrazione di alcool dopo le due di notte. Il
nostro locale si trova in una ubicazione felice, all'uscita autostradale e
vicino all'Italia, per cui i clienti italiani se vengono da noi è sia perchè
siamo a due passi dal confine sia perchè i prezzi sono più bassi che nella
vicina penisola".
Tutto merito del cambio Euro favorevole
L'affluenza italiana si è fatta sentire soprattutto nei ristoranti
ticinesi, come ci ha confermato Alessandro Pesce di GastroTicino: "Non abbiamo
ancora i dati per quanto riguarda le discoteche e i locali notturni, ma per quel
che concerne i ristoranti abbiamo riscontrato una forte presenza di clienti
italiani sia durante i giorni di Natale che a Capodanno. Soprattutto nel
Mendrisiotto. Ma non credo che sia merito dell'alcool, quanto piuttosto del
cambio favorevole con l'Euro. Gli italiani si sono accorti che tutto sommato col
il cambio a loro favore, e con il fatto che da noi non si paga il coperto,
conviene venire a spendere nei ristoranti ticinesi".
Ma le possibilità che i milanesi arrivino in Ticino perchè nelle discoteche
ticinesi scorrono fiumi di alcool è una possibilità che non esclude Gabriele
Beltrami, segretario cantonale di GastroTicino: "È ancora presto per individuare
gli effetti della nuova legge italiana sul Ticino. Sono curioso di conoscere i
dati per i prossimi mesi. Se un aumento della clientela italiana ci sarà, non
sarà solo per l'alcool ma anche per i prezzi e la qualità dei nostri locali".
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tratto dal sito: Ministerosalute.it
Recenti statistiche ci mostrano un pericoloso incremento dell'abitudine al
bere per ubriacarsi, anche nel nostro paese e soprattutto tra i giovani.Basti
pensare che se nel 1999 la percentuale dei giovani italiani che si ubriacavano
almeno tre volte in un mese era del 3%, nel 2003 (ultimo anno di osservazione
disponibile) risultava del 7%, quindi più che raddoppiata, anche se sempre
inferiore a quella di molti Paesi europei.
Esiste una forte correlazione
tra abuso di alcol e salute. L'abuso di alcol resta infatti uno dei principali
fattori di rischio di malattia e morte. Ma, soprattutto tra i giovani, quando
l'abuso di alcol è associato alla guida diventa una vera e propria emergenza
nazionale, come si sta registrando sulle strade del nostro Paese. L'elevata e
crescente mortalità giovanile per incidente stradale si stima correlata ad
abuso di alcol per oltre il 40% dei casi e rappresenta la causa di più del 46%
del totale dei morti di età compresa tra 15 e 24 anni.
E' una realtà che richiede dunque la programmazione di adeguati
interventi per prevenire questi danni e per promuovere comportamenti e stili di
vita coerenti con il mantenimento di un buono stato di salute. In questo ambito
si inserisce la campagna del Ministero della Salute volta a dissuadere i giovani
dall'abuso di alcol, che si svilupperà in più fasi a partire dall'estate,
quando diventa ancora più stretto il legame abuso di alcol-incidente stradale,
spesso mortale.
In questa battaglia il Ministero ha chiesto aiuto a chi, per i giovani,
rappresenta un vero e forte richiamo e un esempio di vita attiva ma sana: alcuni
tra i rappresentanti più significativi del mondo del calcio.
STRUMENTI
Estate 2007 - SPOT radiofonici "Non
giocare con la vita, se guidi non bere"
E' stato realizzato uno
spot radiofonico, della durata di 30” che vede come testimonial i calciatori più
conosciuti ed apprezzati dal pubblico giovane: Totti, Cannavaro, Buffon, Gattuso
ed anche l'allenatore della nazionale campione del mondo Lippi. Sono state
individuate le principali emittenti radiofoniche commerciali a livello nazionale
(Radio Dimensione Suono, Radio Dj, M2O, Radio Italia Solo Musica Italiana, Radio
Kiss Kiss, RTL 102.5, Radio Cuore, ecc..) molto apprezzate e seguite dai ragazzi
(in onda dal 13 agosto fino a metà settembre)
- Il messaggio - Lo spot sottolinea l’importanza di non bere
se si guida e “gioca” con il ruolo dei calciatori nelle partite di pallone,
sottolineando che si può ubriacare l’avversario con una finta, un dribbling, ma
il calcio è un gioco mentre se si deve guidare non bisogna farsi ubriacare
dall’ebbrezza del momento perché un grande campione sa controllarsi SEMPRE.
"Non giocare con la vita, se guidi non bere".
- I testimonial - Il coinvolgimento di calciatori bravi,
rappresentativi e sensibili alle tematiche sociali è di fondamentale importanza.
Nell'attività di comunicazione è, infatti, riconosciuto che il messaggio viene
recepito e diviene efficace tanto più il testimonial è apprezzato e riconosciuto
come autorevole presso il suo pubblico.
Autunno 2007 - Campagna stampa
Si tratta di una ripresa della campagna estiva ""Non
giocare con la vita, se guidi non bere" con annunci su stampa quotidiana
sportiva e free press, nonchè su Internet, nel periodo dal 25 novembre al 7
dicembre. Protagonisti sempre i giocatori più amati.
Per approfondire consulta l'area tematica Guadagnare salute -
Stili di vita
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tratto dal sito: Medici-oggi.it
Il consumo degli Energy drink associati a bevande alcoliche provocherebbe
dipendenza dall’alcool. La scoperta, che potrebbe avere importanti risvolti
socio-culturali ed essere di supporto anche al ministero della Sanita’ per
sviluppare dinamiche adeguate a contrastare la dipendenza dall’alcool, e’ stata
messa a punto da un equipe di ricercatori del Policlinico universitario di
Messina, coordinati dal professore Gioacchino Calapai. Secondo i dati emersi
dall’indagine effettuata dagli studiosi del dipartimento di Farmacia, diretto da
Achille Caputi, ci sarebbe difatti, una correlazione tra l’assunzione di Energy
drink e l’aumento dell’uso di alcol soprattutto tra i giovani. Per arrivare a
questa conclusione, i ricercatori dell’Aou hanno intervistato, mediante
l’utilizzo di un questionario, un campione di giovani della Facolta’ di Medicina
dell’Universita’ di Messina. L’indagine e’ pubblicata su diverse riviste di
Medicina internazionali, tra le quali la prestigiosissima, ‘Alcholism Clinical
and Experimental Resarsch’. Gli Energy Drink sono un gruppo di bevande
caratterizzate da effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, poiche’ i
principali costituenti di tali bevande sono: caffeina, taurina, carboidrati,
glucuronolattone, inositolo, niacina, pantenolo e vitamine. Il loro utilizzo e’
divenuto negli ultimi anni sempre piu’ popolare tanto che, sulla base di alcuni
dati di mercato, i ricavati delle vendite di tali prodotti si attestano ormai
intorno ai 2 milioni di euro l’anno, con una maggiore prevalenza nel Nord. Lo
studio effettuato a Messina e’ stato condotta su 500 studenti. L’attenzione e’
stata posta in particolare sulle modalita’ d’uso di questo tipo di bevande (da
soli o in associazione a bevande alcoliche), sul numero di lattine ingerite
nell’ultimo mese, sulle principali motivazioni d’uso e sul numero di cocktail
contenenti Energy drink e alcol assunti nell’ultimo mese o in una sola serata. I
dati ricavati dall’indagine indicano che l’associazione di queste bevande e
l’alcol e’ molto popolare tra gli studenti. Il 56,9% di questi infatti, ha
dichiarato di fare uso di Energy drink, in particolare, associandoli ai
superalcolici. Nel complesso, 218 studenti (il 48,4% del totale) hanno
dichiarato di utilizzare Energy drink e alcol. In particolare, il 37,7% degli
utilizzatori li ha bevuti con alcol per piu’ di tre volte nell’ultimo mese.
Analoghi risultati sono stati ottenuti circa l’assunzione di Energy drink con
alcol in una notte mentre le bevande alcoliche maggiormente associate agli
Energy drink sono state gin (40% v/v) e vodka (37,5% v/v). I rischi di questa
pericolosa associazione possono essere diversi, innanzitutto, i giovani, non
avvertendo i sintomi dell’intossicazione etilica tendono ad assumere piu’ o meno
consapevolmente elevati quantitativi di alcol.
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tratto dal sito: Musiclink.it
I ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh hanno
esaminato i testi di centinaia di canzoni pop e, dati alla mano, hanno scoperto
che una canzone su tre parla di consumo di alcol e/o droga. Un esempio?
“Facciamo festa, saltate tutti con me. Beviamo champagne e accendiamoci uno
spino.” È un estratto da "Disco Inferno" di 50 Cent che due anni fa scalò le
classifiche di Billboard. I risultati della ricerca sono stati presentati alla
convention annuale della American Public Health Association a
Washington.
Secondo il Professor Brian Primack i media influenzano i nostri
comportamenti: vedere un attore che si accende una sigaretta in un film spinge a
fumare. Che cosa accade agli adolescenti che ascoltano in media due ore e mezza
di musica al giorno? Dipende da che cosa trovano nelle canzoni. Il team del
professore ha quindi esaminato le 279 canzoni di maggior successo del 2005 e ha
scoperto che il 33% contiene riferimenti a alcol e droghe.
L’80% delle
canzoni rap fa riferimento ad abuso di sostanze, così come il 37% di quelle
country, il 20% di quelle R&B/hip-hop e il 14% di quelle rock. Una
percentuale che scende al 9 se invece si tratta di canzoni pop.
I
ricercatori hanno considerato solo i brani con chiari riferimenti alle sostanze
che vengono nominate esplicitamente: alcol, marijuana, cocaina, farmaci,
inalatori, allucinogeni e sostanze non meglio specificate, come ad esempio
“pasticche”.
Lo studio fa anche una casistica per genere musicale: il rap si
concentra sull’alcol, la marijuana e le “non meglio specificate”; il country
principalmente sull’alcol. I riferimenti alla sostanze sono associati a feste,
sesso, violenza o situazioni umoristiche. L’uso di alcol e droghe è motivato
dalla pressione, sesso o denaro. Solo quattro canzoni tra quelle prese in esame
contengono invece riferimenti contro l’abuso.
Il prossimo obiettivo della
ricerca sarà stabilire se c’è un rapporto effettivo tra i contenuti delle
canzoni e il comportamento dei fruitori.
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tratto dal sito: Firenze.repubblica.it
Cascine, 3 del mattino di sabato. Il piazzalone e i giardinetti che separano il
Meccanò dal Central Park rimbombano di musica latina. Proviene da due
automobili: intorno, ragazzi e ragazze sudamericani che accennano a passi di
danza e si passano lattine di birra; in un angolo dell´auto, una bottiglia di
vino, di quelle a poco prezzo. «Che ci andiamo a fare in discoteca se non si può
più bere?» dicono. E allora se ne stanno lì, con la musica ad alto volume, i
bacini che si muovono, l´alcol libero.
Via Verdi, stessa ora, ma
venerdì. Al Twice, discobar in Santa Croce, c´è un viavai di nottambuli in erba
che entrano ed escono. Dietro al bancone del bar i cartelli che avvertono la
clientela: niente bevande alcoliche dopo le 2. Divieto rispettato alla lettera.
Diego, 16 anni, e Gianluca, 17, pronunciano qualche colorita imprecazione in
vernacolo livornese, «e allora dè si va cor piano b». Il piano b? «Sì, vieni con
noi». Per uscire dal Twice non c´è neanche bisogno di una contromarca: la porta
è sempre aperta, se dentro non è strapieno. I due ragazzi non indossano escono
così come sono, di corsa verso piazza Salvemini. Uno scooter ammaccato. Diego
armeggia al bauletto, gli dà una botta, lo apre. «Ecco le scorte», dice. Uno di
quei vini da supermercato messi in vendita nel tetrapak, nelle confezioni stile
cartoni di latte. Cin cin.
La legge che obbliga le discoteche (ma non i
bar, i pub, i ristoranti) a interromperer la somministrazione di alcolici dopo
le 2 sta cambiando davvero qualcosa. Code ai bar poco prima che scatti l´ora x,
ragazzi che ordinano due o tre cocktail insieme prima che il big ben del
«neoproibizionismo», come lo hanno definito i gestori dei locali, dia il suo
implacabile stop. Ognuno interpreta la legge a modo suo, pur di ovviarla. C´è
chi sostiene che ai tavoli si può continuare a servire, tanto se arriva un
controllo la bottiglia è stappata. Chi ancora ne fa uso, ha regolato i
registratori di cassa in modo che il gin tonic risulti servito prima delle due.
E´, insomma, la corsa al trucco per aggirare la legge, ma i primi a sentirsi
beffati sono i promoter della notte: «Che senso ha questo divieto se, qua fuori,
ci sono i baracchini che vendono vino, sangria, birra» chiede Massimo Iacomelli
del Central Park. E il Twice, allora, circondato com´è da bar aperti fino a
tarda notte, dove si fa presto a buttare giù uno shot prima di tornare in pista?
La condanna è generale. Da parte dei
clienti, che comunque si arrangiano: «Da ragazzo mi portavo da bere in macchina
e, quando avevo voglia di un po´ di alcol, uscivo dalla discoteca con il mio bel
timbrino sulla mano che mi permetteva di tornare a ballare, buttavo giù una
bella sorsata di whisky e poi vai, di nuovo sotto le luci stroboscopiche. Alloro
lo facevo perché non avevo un becco d´un quattrino, oggi perché l´alcol è
proibito» dice Andrea, 37 anni, assicuratore, scatenatissimo sulla pista del
Meccanò. E da parte dei gestori. Simone, il direttore artistico dello storico
divertimentificio delle Cascine, lancia l´allarme: «Il gusto del proibito farà
tornare in voga quell´ecstasy che abbiamo combattuto a fatica».
Intanto
dopo le una in discoteca entrano in pochissimi. Zero coda davanti al Meccanò.
Idem al Central Park. Lo stesso al Tenax dove uno dei soci, Sandro Coragli,
qualche giorno fa ha requisito due bottiglie di rhum che un ragazzo stava per
introdurre nel locale, nascoste sotto il giubbotto. «I trenta quarantenni si
adegueranno a questa legge - dice - ma c´è una generazione di giovanissimi che
mostra un ostilità forte verso chi ha compiti di vigilanza: a cominciare dai
servizi d´ordine. Sono questi ragazzi quelli a preoccupare di
più».
La legge ha fatto ritornare in auge anche le bottiglie
mignon. Whisky, gin, rhum, liquori tascabili che trovi ormai solo nei frigobar
negli alberghi. Al Twice sono esposte sul bancone. L´Otel, la discotecona di via
Generale dalla Chiesa che ogni settimana richiama in media 7000 ragazzi
soprattutto dalla provincia e che è stata fra le prime ad adottare un alcol
tester a disposizione della cliente, le ha impugnate come vessillo contro un
provvedimento che, secondo il direttore, Aldo Settembrini, «colpisce noi gestori
dei locali quasi fossimo i responsabili del bere irresponsabile di una
minoranza. Questo provvedimento porterà soltanto a soluzioni che favoriranno
eccessi da parte dei clienti comunque intenzionati a bere». L´iniziativa è
spiegata in un cartoncino che viene consegnato all´ingresso (vedi box): al bar,
fino alle 2 sono in vendita bottiglie mignon di distillati base per i cocktail
più richiesti. Basta ritornare al bancone dopo la famigerata ora del coprifuoco,
presentandone il tappo, per ottenere gratis un soft drink con ghiaccio. Così
ognuno può preparare il proprio mix.
Le
associazioni di categoria sono sul piede di guerra. La più dura è
Assointrattenimento, che fa parte di Confindustria e che ha chiesto la
sospensione del protocollo d´intesa con il governo firmato ad aprile riguardo il
nuovo codice etico di autoregolamentazione. Come azioni di protesta, promettono
scioperi fiscali, campagne contro i politici. Pars construens: la proposta di un
emendamento alla legge che estenda lo stop agli alcolici anche a tutti i
pubblici esercizi, «altrimenti nessuno andrà più in discoteca» dice il
presidente Antonio Degortes. Senese, proprietario della Capannina di Castiglione
della Pescaia, accusa la legge di «demagogia: come sempre, in Italia, si è fatta
la scelta più semplice. Ma le cifre parlano chiaro: solo il 20 per cento dei
ragazzi che frequentano le discoteche assumono alcol esclusivamente nei club. Il
resto, beve nei bar, nei pub, nei ristoranti e prima di andare a ballare.
In Inghilterra fino a qualche anno fa l´alcol era vietato dopo
mezzanotte e mezza: il risultato è stato un aumento esponenziale degli stati di
ubriachezza, i ragazzi facevano a gara a chi beveva di più entro quel termine».
La soluzione? «Più pattuglie di polizia e carabinieri munite di etilometro,
fuori dalle discoteche. In Italia l´anno scorso sono stati effettuati 250 mila
controlli. In Francia, un milione». Le previsioni di Degortes sono funeste:
«Prolifereranno i party alcolici in casa, i rave clandestini fuori controllo, i
club privati, che possono continuare a somministrare cocktail a piacimento. In
Veneto, già il 30 per cento delle discoteche a effettuato la conversione».
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
L'eroina continua a "tirare", anche se e' in lieve calo rispetto al 2005; la
cocaina conferma il trend ascendente; calano i superalcoolici, battuti ancora
dal vino.
Questi, in sintesi, i dati sulle dipendenze resi noti dall'Azienda
Usl di Cesena, che ieri ha presentato una "mappa" per mettere in contatto i
soggetti con dipendenze da alcool, droghe e tabacco con i centri e i servizi che
si occupano del loro problema. Sono state 1122, nel 2006, le persone che si sono
rivolte al Sert di Cesena per problemi con queste sostanze, di cui 702 inseriti
in un percorso terapeutico. Un incremento del 16,5 rispetto al 2005. Per quanto
riguarda le tossicodipendenze, si conferma la differenza fra i "consumatori"
uomini (81,7%) e le donne (19,3%, che si alza al 25% nelle fasce piu' giovani),
e anche la netta preferenza per l'eroina, che pur registrando un lieve calo
rispetto a un anno fa resta la droga piu' abusata (per il 71,1% del totale). Ben
piu' della cocaina, il cui consumo pero' cresce, attestandosi al 14,1%. Stabile
l'uso della cannabis, cosi' come quello della birra per gli alcolisti (che per
il 57,9% del totale, pero', abusa soprattutto di vino).
Quanto al tabacco,
sono 24 i fumatori che nel 2006 si sono rivolti all'Ausl di Cesena per smettere
di fumare: 9 uomini e 13 donne fra i 40 e i 60 anni.
Ma l'obiettivo della
sanita' cesenate e' ora quello di aiutare tutti quelli che ne sono fuori ad
inserirsi nel circuito dell'assistenza. A questo serve la ""Mappa dei Servizi di
prevenzione e cura", stampata in 3.000 copie: strumento di orientamento che
indirizzera' i soggetti con problemi di abuso e dipendenza verso i diversi
servizi pubblici, del privato sociale e del volontariato che si occupano del
loro problema. Fra questi ci sono il Centro di ascolto e consulenza nuove
droghe, il centro "La Meridiana", il polo ospedaliero di alcologia clinica e
riabilitativa e le associazioni di volontariato (Alcolisti anonimi e Al-anon).
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
Quasi due terzi delle vittime di omicidi in Australia, e il 60% di quelli che
rimangono uccisi in una zuffa, sono sotto l'influenza di alcool o di altre
droghe al momento della morte. Lo rivela uno studio del Centro nazionale di
ricerche su droga e alcool dell'universita' del Nuovo Galles del sud, che ha
esaminato le autopsie di 485 vittime di omicidi in un arco di 10
anni.
Secondo l'autore dello studio, Prof. Shane Darke, chi e' in
stato di ubriachezza o ha assunto droghe ha un rischio assai piu' alto di essere
ucciso perche' reagisce in maniera differente a situazioni di pericolo. 'Le cose
che accadono quando si e' sotto l'effetto di alcool o di droghe di solito non
accadono quando si e' sobri. Le persone dicono cose che normalmente non
direbbero, o si offendono, o interpretano male qualcosa e scoppia una zuffa, e
qualcuno finisce morto', ha detto. 'La grande tragedia e' che le stesse persone
probabilmente sarebbero vive se in quelle circostanze fossero state
sobrie'.
Lo studio rivela che il 68% degli uomini vittime di omicidi, al
momento della morte avevano nel sangue una sostanza come alcool, cannabis,
eroina, cocaina o benzodiazepine: il 46% risultava positivo all'alcool, il 24%
alla cannabis e il 10% a stimolanti. 'Queste cifre sono stratosferiche rispetto
al resto della popolazione', ha detto Darke alla radio Abc. 'Solo il 9% circa
della popolazione beve quotidianamente e il 2% usa cannabis ogni giorno, ma in
queste statistiche le proporzioni sono enormi'.
Sempre secondo la ricerca,
coloro che muoiono in seguito a una rissa hanno una maggior probabilita' di
avere alcool o cannabis nell'organismo, mentre l'eroina e le metanfetamine, che
sono legate ad ambienti particolarmente violenti. sono prevalenti in chi muore
da ferite di arma da fuoco. Quasi la meta' delle vittime di violenza domestica
hanno alcool nel sangue, mentre per il 29% sono risultate positive a droghe
illecite, e in particolare il 27% alla cannabis. 'Di solito una coppia comincia
a bere in casa e litiga. Hanno accesso a coltelli in cucina e qualcuno ci lascia
la pelle', ha detto il prof. Darke.
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tratto dal sito: Buonenotizie.it
Nasce un dispositivo per prevenire lo stato di ebbrezza al
volante
Un incidente mortale su tre in Europa è
legato al consumo di alcool: con questa spiegazione di Ingrid Skosgmo, direttore
del Centro di sicurezza di una nota casa automobilistica, è nata l’idea di un
sistema che evita la presenta di persone ubriache alla guida. Il sistema,
chiamato Alcoguard, si basa sul concetto che, senza fare prima il test sulla
quantità di alcool presente nel corpo della persona che si appresta a guidare,
il motore dell’auto non si accende.
“Le nostre tre maggiori sfide per
creare un ambiente stradale più sicuro – ha continuato il direttore - sono
quelle contro l’eccessiva velocità, contro l’uso insufficiente della cintura di
sicurezza e contro la guida in stato di ebbrezza. Introducendo il sistema
Alcoguard intendiamo contribuire alla riduzione del numero di incidenti
provocati da veicoli guidati da persone in stato di ebbrezza”.
Il
dispositivo, senza fili e della grandezza di un telecomando, possiede una parte
nella quale l’aspirante conducente dovrà soffiare, e il risultato del test verrà
trasmesso al sistema di controllo elettronico dell’auto che disporrà per
l’accensione o meno della vettura a seconda che si superi o meno il tasso
previsto a seconda del paese in cui Alcoguard deve operare.
Il sistema,
già utilizzato da diverse forze di polizia in Europa, si ipotizza possa avere
come principali clienti le compagnie di taxi, le auto statali e comunali e le
vetture aziendali. Nonostante questo, l’usabilità di questo strumento potrebbe
estendere il mercato anche a potenziali clienti privati, perché, come afferma
David Nilsson, responsabile del progetto Alcoguard, “Abbiamo voluto creare la
soluzione più idonea e semplice possibile. La tecnologia dovrebbe richiedere al
conducente il minor sforzo possibile. Più è facile utilizzare il sistema, più
saranno le persone che ne faranno uso”.
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tratto dal sito: ltamtam.it
La norma è stata proposta in sede di Parlamento europeo insieme ad un generale
inasprimento delle pene per chi guida in stato di ebrezza.
Se passerà la proposta avanzata a livello europeo, i neopatentati
europei dovranno scordarsi l’alcool. L'Assemblea plenaria del Parlamento europeo
ha infatti chiesto, unitamente ad altre misure finalizzate a ridurre
l'incidentalità stradale (fra cui sanzioni più severe per chi guida
ubriaco), che il tasso alcolimetrico dei neopatentati sia pari
a zero.
Il Parlamento Ue sollecita, in primo luogo, l'attuazione di
misure volte a prevenire il consumo di alcool da parte di minori, donne
in gravidanza e guidatori e propone limiti severi al consumo di alcool per i
giovani e tasso zero per i neopatentati.
Tenuto conto del fatto che
ogni anno nell'Unione europea sono 17.000 le vittime di incidenti
causati dal consumo di alcool, il testo approvato chiede
controlli più restrittivi ed un inasprimento delle sanzioni,
come il prolungamento del ritiro della patente di guida.
Il Parlamento ha
invitato poi la Commissione europea a intraprendere, entro la fine
dell'anno, uno studio comparato sull'impatto e l'efficacia delle campagne di
informazione attuate dagli Stati membri per ridurre il consumo
pericoloso di alcool.
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
Si stima che in Europa ci siano 23 milioni di alcolisti e che ogni anno 200 mila
persone muoiano a causa dell'alcol.
Le dipendenze sono uno dei problemi
maggiori e piu' costosi delle societa' moderne, secondo la presidente della
Sessione Europea per la Ricerca sulle Dipendenze, Gabriele Fischer, che
ne ha parlato al Congresso dell'Associazione Europea per le Terapie delle
Dipendenze. Il congresso si svolge a Vienna fino al 12 settembre e vede la
partecipazione di specialisti da tutto il mondo. "Stime accurate partono dal
punto che in Europa una decima parte dei costi della salute oggi sia dovuto al
trattamento di varie dipendenze", ha detto la signora Fischer. I medici
ritengono che, mediante nuove analisi, sia dimostrabile come in ogni tipo di
dipendenza si registrino processi simili nel sistema nervoso centrale, non
importa se il paziente sia dipendente da alcol o videogiochi. "Se potremo
continuare a chiarire questi meccanismi neuronali, si potranno elaborare criteri
di trattamento simili", ha spiegato la dottoressa Fischer. Ha poi aggiunto che
per far si' che i drogati inizino un trattamento e' importante liberarli dallo
stigma sociale e fargli comprendere che la dipendenza non e' una debolezza o un
difetto di carattere, bensi' una malattia grave.
Secondo l'Associazione, nel
mondo sono 200 milioni le persone che consumano droghe illegali.
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tratto dal sito: Cellulare-magazine.it
Partirà il prossimo 10 agosto la campagna
di comunicazione sulla sicurezza stradale
La vita non è un optional. Presentata
ieri dal ministro Giovanna Melandri, insieme al ministro Giuliano Amato e al
presidente dell’Ania (Associazionedelle assicurazioni) Fabio Cerchiai, la
campagna ha lo scopo di promuovere presso i giovani tra i 18 e i 35
anni, la figura del guidatore designato. Quest’ultimo è colui che, in un
gruppo di amici, si assume la responsabilità della serata, evitando di bere alcool per poter guidare l’auto in sicurezza al
rientro.
Dal 10 agosto, all’inizio di ogni fine settimana, partiranno degli SMS che raggiungeranno i telefoni dei ragazzi
italiani ai quali saràricordato che chi guida
non beve, chi beve non guida. In una prima fase gli SMS, inviati con la
collaborazione di tutti i gestori di telefonia mobile italiani, raggiungeranno 3
milioni e mezzo di ragazzi. Lo
scopofinale è però quello di raggiungere tutti i giovani tra i 18 e i 35 anni, per un
totale di circa 10 milioni.
Per
incentivare i ragazzi a seguire i consigli della campagna, sono stati previsti diversi premi, assegnati a quanti avranno conservato
l'SMS e, sottoposti a controllo dalla polizia stradale, saranno trovati con un
tasso di alcol nel sangue pari a zero. Biglietti per assistere gratuitamente alle
partite della Nazionale di calcio, biglietti per le delle gare del Gran premio di proveFormula 1 all’autodromo di Monza, visite guidate presso quest’ultimo e
corsi di guidasicura saranno alcuni dei premi messi in
palio.
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tratto dal sito: Consorzioparsifal.it
Alcool e droga assunti sempre più
dai giovanissimi e quando diciamo giovanissimi intendiamo
ragazzini di poco più di 10 anni di età. E’ quanto emerge da uno sconcertante
rapporto realizzato da Modavi Onlus e patrocinato dal Ministero della
Solidarietà Sociale.
Il lavoro è stato condotto su un
campione di oltre 4.000 studenti in varie scuole medie
(inferiori e superiori) sul territorio nazionale. Nello specifico le province
toccate dal rapporto sono state: Torino, Biella, Milano, Siena, Perugia, Rieti,
Ascoli Piceno, Roma, Latina, Foggia.
L’altro fattore emergente dalla
ricerca e che rende ancor più preoccupante il dato precedente è che la maggior
parte dei ragazzi (74%) non conosce assolutamente i rischi
(fisici e psichici) che corre assumendo sostanze stupefacenti o bevendo
alcool.
“Il progetto - dichiara Raffaella
Sampietro del Modavi Onlus - è nato dall′esigenza di ricercare un metodo
informale per trasmettere ai giovani le informazioni relative ai danni provocati
dalle sostanze stupefacenti, e stimolare una riflessione sulle motivazioni
interiori che inducono a farne uso”.
I risultati della ricerca: il
32% dei giovani ha fumato almeno una volta cannabinoidi a
partire dagli 11 anni e di questi, il 16% ne fa uso giornaliero. Il 7% ha usato
altre sostanze stupefacenti a partire dai 10 anni. Il 46% continua a farne uso,
di questi il 15% giornalmente. Il 77% ha usato sostanze stupefacenti spinto
dalla curiosità, il 13% perché era ubriaco e agiva senza rendersene conto.
L′86,7% di ragazzi con un nucleo familiare composto da madre e padre, con o
senza fratelli dichiara di non usare sostanze stupefacenti.
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tratto dal sito: Farmacia.it
Promossa dallo Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) parte
la nuova campagna informativa per combattere i problemi legati all’uso e abuso
di alcool con l'obiettivo di contribuire concretamente alla prevenzione delle
stragi del sabato sera.
La campagna è rivolta ai ragazzi delle scuole
medie inferiori e si propone l’obiettivo di informarli sui pericoli legati
all’abuso di sostanze alcoliche, e allo stesso tempo si propone di
sviluppare un atteggiamento più attento e critico verso l’alcool.
“La
campagna permanente anti alcool ‘L’alcool distrugge il futuro’ - ha
affermato Mauro Martini, presidente Nazionale dello Snami - avrà nei medici del
sindacato il suo punto di riferimento. Invieremo nelle scuole medie inferiori i
nostri medici che spiegheranno agli adolescenti i pericoli dell’alcool derivati
da un uso improprio”.
La scelta di rivolgersi alle scuole non è casuale,
“abbiamo scelto il triennio delle medie inferiori perchè i ragazzi a quella età
sono più ricettivi degli studenti delle superiori, già più smaliziati in tema di
dipendenze. Quindi, riteniamo gli alunni delle medie inferiori un terreno più
fertile per fare prevenzione sull’alcool”, ha così sottolineato Martini.
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tratto dal sito: Ilmascalzione.it
SAN
BENEDETTO DEL TRONTO- Buon successo per la campagna di guida sicura promossa
ieri sera, sabato, dall’Unità di strada dell’Ambito Territoriale sociale 21 e
dal Caffè Florentia di via Toti (traversa di via Mare prima del sottopassaggio
ferroviario), che aveva per titolo “La notte del diavolo. Sai resistere alle
tentazioni?”.
Sono stati infatti oltre 20 i “guidatori designati”, ovvero quei ragazzi che
hanno accettato la proposta degli organizzatori e sono risultati sobri, in modo
da poter guidare un veicolo in buone condizioni di lucidità nel corso di una
serata con gli amici.
In generale, il “guidatore designato” sarà la persona che si impegna a non
assumere alcolici nel corso di un’intera serata. Nel corso della campagna “La
notte del diavolo”, coloro che si sono offerti per questo ruolo hanno usufruito
di sconti, divertenti gadget e bonus su drink “alcool free”. Inoltre, presso
l’Infopoint, gli operatori dell’Unità di strada, con la collaborazione della
Protezione Civile, hanno fornito materiale informativo e somministrato l’alcool
test ai giovani clienti del locale.
Questa era una delle prime iniziative che l’Unità di strada intende proporre
per promuovere la guida sicura e senza alcool, utilizzando l’informazione e la
comunicazione con i giovani in accordo con i gestori dei locali. Ogni anno,
infatti, l’Italia sconta un bilancio di oltre cinquemila vittime e circa
trecentomila feriti per incidenti stradali, specie nella fascia di età
giovanile. È quindi indispensabile organizzare iniziative per contribuire a
contrastare le cosiddette “stragi del sabato sera”, promuovendo tra i giovani
un modello di guida responsabile e incentivando l’identificazione del
“guidatore designato”.
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
Nel 2006 in Italia si sono registrati 517 decessi dovuti ad intossicazione acuta
da overdose.
Dopo il picco massimo toccato nel 1996 (con 1.556 deceduti), si
e' registrata una progressiva diminuzione dei decessi fino al 2003 (in cui si
sono contati 517 decessi) a cui ha fatto seguito una breve inversione di
tendenza nel biennio 2004-2005 (con un dato annuale attestato intorno alle 650
unita') ed una nuova riduzione nel 2006, di circa il 20%, rispetto all'anno
precedente. E' quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato
delle tossicodipendenze in Italia, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal
ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero.
La relazione
rileva poi che dal 2001, l'eta' al decesso e' progressivamente aumentata: se
all'inizio del periodo considerato circa il 36% dei decessi era costituito da
over 35enni, nel 2006 tale quota sfiora il 50%. Relativamente costanti, invece,
rimangono le morti per intossicazione acuta tra gli under 19enni che,
nell'intero periodo, costituiscono circa il 2-3% dei casi (20
casi/anno).
In base ai dati forniti dalla Direzione Centrale per i
Servizi Antidroga (DCSA) attraverso il Registro Speciale di Mortalita' del
Ministero dell'Interno, che rappresenta, seppur con alcuni limiti, la fonte piu'
aggiornata dei dati, la Relazione spiega che la mortalita' acuta per droga e' un
fenomeno prevalentemente maschile (si contano mediamente circa 10 decessi tra
gli uomini per ogni decesso tra le donne): la percentuale delle donne sul totale
dei decessi, dopo aver toccato il picco massimo del 12,2% nel 2003, e' passata
dal 7,8% nel biennio successivo, all'11,4% nel 2006.
La Relazione, pero',
punta anche a correlare queste dimensioni con quelle delle morti attribuibili a
sostanze legali come alcol e tabacco. Secondo le ultime stime dell'Istituto
Superiore di Sanita', ogni anno in Italia circa 24.000 decessi sono associati
all'alcol e riguardano piu' di 17.000 uomini e circa 7.000 donne. Si evidenzia
un tasso di mortalita' di 35 decessi su 100.000 abitanti per i maschi e di 8,4
decessi per le donne attribuibili all'alcol.
Le condizioni che presentano
la piu' elevata frequenza di mortalita' alcol-attribuibile sono la cirrosi
epatica e gli incidenti.
L'Istituto Superiore di Sanita' stima, inoltre, che
circa 80.000 decessi ogni anno sono attribuibili al fumo, pari a circa il14% di
tutte le morti. Piu' del 34% di tutte le cause di morte attribuibili al fumo di
sigaretta colpisce soggetti di 35-69 anni.
Inoltre, coloro che muoiono a
causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di vita. Sono numerose le
patologie associate al fumo di tabacco. La principale e' il carcinoma polmonare,
la patologia piu' temuta per chi fuma: provoca circa 30mila morti l'anno. Negli
uomini il fumo e' responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone e
nelle donne nel 55% dei casi.
Per quanto riguarda la classificazione delle
Regioni in base ai tassi di overdose e di consumatori problematici di sostanze
stupefacenti, sono il Lazio e la Liguria le aree che, rispetto alle altre,
presentano coerentemente valori particolarmente elevati di entrambi i tassi, a
cui seguono, con analoga coerenza, Campania e Marche. A fronte di un elevato
impatto della mortalita' per overdose, l'Umbria ha invece una posizione
intermedia relativamente alla prevalenza stimata di utilizzatori problematici di
sostanze, mentre in Toscana si rileva una situazione inversa.
Nel 48% dei
casi rilevati nel 2006 la causa di morte - che si ricorda non e' basata su
indagini tossicologiche ma su elementi circostanziali - non e' stata
riconducibile con ragionevole sicurezza ad alcuna sostanza precisa, mentre nel
41% e nel 9% dei decessi questa e' stata attribuita rispettivamente all'eroina
ed alla cocaina. Se l'eta' media al decesso e' pari a 35 anni per entrambe le
sostanze, nella meta' dei casi i soggetti deceduti per eroina non avevano piu'
di 35 anni, mentre quelli per cocaina non piu' di 32.
Dal 2001 la quota
di morti attribuite ad intossicazione da eroina rimane sostanzialmente costante,
mentre quella riconducibile alla cocaina e' passata, nello stesso lasso
temporale, da circa il 2% al 9%; cio' significa, riferendosi ai dati assoluti,
un incremento di circa 3 volte.
Nella meta' dei casi attribuiti all'effetto
di una specifica sostanza, il decesso e' avvenuto presso l'abitazione; nei
restanti casi, tra le overdose da eroina, il 16% e' avvenuto in strada, il 10%
in locali pubblici e solo il 5% in ospedale, mentre diversa distribuzione si
osserva nel caso dei decessi per cocaina, avvenuti nel 7% dei casi in strada,
nel 13% in locali pubblici e nel 20% in ospedale.
Se si confrontano i
dati delle Forze dell'Ordine con quelli del Gruppo Italiano Tossicologi Forensi,
relativi a sei citta' italiane per il 2005, che si basano su riscontri
analitico-tossicologici effettuati nei casi di decesso in cui sia stata disposta
perizia medioco legale da parte della magistratura, si evidenzia una quota del
38,5% di morti con meno di 30 anni, attribuiti alla cocaina, a fronte dell'11,8%
della quota dei corrispondenti soggetti rilevata dalla Dcsa per causa probabile.
Quindi, rileva la relazione i decessi per overdose da cocaina rilevati su
elementi circostanziali dal Registro della Dcsa sembrano sottostimare in modo
rilevante l'effettiva mortalita' legata all'abuso di tale sostanza.
Dai
dati emersi dallo studio longitudinale prospettico VEdeTTE, volto a valutare
l'efficacia degli interventi effettuati dai Ser.T.
italiani nel trattamento
della tossicodipendenza da eroina nella prevenzione della mortalita' per
overdose e nella ritenzione in trattamento, si evidenzia che nel periodo di
osservazione (in media 26 mesi), su una platea di 10.376 tossicodipendenti, si
sono verificati complessivamente 190 decessi (l'80,5% e' costituito da maschi ed
il 19,5% da femmine).
Il 36,8% dei decessi e' stato causato da overdose,
seguono l'Aids e le cause violente che rappresentano rispettivamente il 20% e il
15,8% delle cause di morte. Lo Studio VEdeTTE ha dimostrato il potente effetto
protettivo sul rischio mortalita' acuta esercitato dai trattamenti erogati dal
sistema dei Servizi; tra i tossicodipendenti da eroina usciti dal trattamento
(concluso o interrotto) il rischio di decesso acuto e' 11 volte superiore a
quello rilevato tra coloro che sono rimasti in trattamento.
Il rischio di
morte per overdose e' piu' elevato nei primi 30 giorni dall'uscita dal
trattamento, in seguito all'alta frequenza di ricadute nell'uso di eroina. Se il
rischio di morire e' pari all'1 per mille durante il trattamento, nel primo mese
dall'uscita questo sale a 23 per mille, valore che scende al 7 per mille dopo
piu' di 60 giorni dall'uscita. Qualora il trattamento sia di breve durata (per
esempio un breve trattamento di disintossicazione orientato all'astinenza o un
qualsiasi altro tipo di trattamento interrotto prematuramente), l'effetto
protettivo del trattamento viene vanificato dal notevole eccesso di morte nel
primo mese successivo alla sua fine.
Trattamenti di breve durata, rileva
quindi la relazione, potrebbero quindi essere paradossalmente piu' pericolosi
rispetto alla morte improvvisa da overdose dell'assenza di trattamento. La
chiave di volta della protezione dalla mortalita' acuta da overdose sembra
quindi essere rappresentata dalla ritenzione in trattamento.
Il fattore
predittivo piu' significativo della ritenzione in trattamento e' il tipo di
terapia, con una minor ritenzione per le terapie orientate all'astinenza, che
terminano nel 50% dei casi dopo circa 100 giorni, e per le quali il rischio di
abbandono e' piu' di tre volte piu' alto rispetto al mantenimento con metadone
ad elevati dosaggi. Il 50% degli utenti incidenti risulta ancora in trattamento
dopo circa 300 giorni, sia nel caso della comunita' terapeutica residenziale che
del mantenimento con metadone.
Per il mantenimento con metadone, la
ritenzione in trattamento e' influenzata dal dosaggio del farmaco: piu' alta e'
la dose media giornaliera, maggiore e' la ritenzione.
Indipendentemente
dal tipo di terapia, la ritenzione risulta maggiore nei trattamenti integrati;
l'assenza di un trattamento psicosociale associato, raddoppia il rischio di
lasciare il trattamento. In conclusione, lo studio VEdeTTE ha evidenziato
l'importanza della durata del trattamento nel prevenire la
morte.
Rispetto alla capacita' di mantenere in carico il paziente, i
trattamenti presentano invece ampie differenze. I trattamenti di mantenimento
con metadone (in particolare se con dosi superiori a 60 mg al giorno e integrati
da un supporto psicosociale o da una psicoterapia), rivelano la massima
capacita' di mantenere in trattamento. La comunita' terapeutica e' risultata
poco inferiore al mantenimento con metadone nella ritenzione, almeno per quanto
riguarda i nuovi utenti, mentre tutti gli altri trattamenti, hanno mostrato una
minore capacita' di ritenzione.
'I preoccupanti dati relativi alla droga
diffusi dal ministro Ferrero dovrebbero indurre ad un atteggiamento ancora piu'
severo nei confronti dell'uso della droga. Gli atteggiamenti confusi di questo
governo e gli annunci di maggiore tolleranza nei confronti delle droghe stanno
condizionando negativamente il comportamento dei giovani'. Lo afferma il
deputato di Alleanza nazionale Maurizio Gasparri.
'La legge
Fini-Giovanardi va attuata con convinzione, non sabotata come fa l'attuale
governo. Un esecutivo peraltro lacerato e quindi non in grado di avanzare nuove
proposte a causa delle divisioni su una materia tanto delicata. Dobbiamo -
prosegue l'esponente di An - combattere ogni droga e difendere la vita,
sostenere il volontariato che opera per la prevenzione e il recupero, fare un
discorso chiaro ai giovani senza gli atteggiamenti inaccettabili dell'attuale
governo'.
"Molto probabilmente il dato sugli arresti menzionato nella
relazione del ministro Ferrero relativo al periodo di riferimento 2001-2006 non
e' veritiero". Cosi' Laura Bianconi, deputata di Forza Italia si chiede
come sia possibile che la relazione annuale al Parlamento sulle
tossicodipendenze presentata dal ministro della Solidarieta' sociale contenga i
dati relativi agli arresti ed alle denunce per la detenzione illegale di
sostanze stupefacenti avvenute nel periodo di maggio-ottobre 2006, in cui erano
in vigore le nuove tabelle predisposte dal ministro della salute, visto- precisa
la senatrice - che "sono in possesso di un documento del ministero della
Giustizia, della fine di gennaio del 2007, in cui si precisa testualmente che:
'il dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi non
e' in possesso di questi dati, poiche' oggetto di rilevazione da parte della
competente articolazione ministeriale'.
I dati forniti oggi dal responsabile
del dicastero sociale non sarebbero quindi veritieri perche' "non comprendono
sicuramente quelli che si riferiscono agli ultimi sei mesi del 2006, in cui,
ricordo, erano in vigore le nuove tabelle del ministero".
"Resta il fatto-
spiega Bianconi- che alla luce di quanto emerso in questa relazione non capisco
come il governo abbia potuto approvare provvedimenti volti a favorire l'utilizzo
delle droghe, quale il diseducativo aumento sul quantitativo detenibile di
cannabis per uso personale, per altro bocciato dal Tar". Come ho precisato al
ministro Ferrero durante un audizione, continua la parlamentare azzurra "non
possiamo permetterci che i nostri giovani, maggiori fruitori delledroghe, come
riportato anche nella relazione, ricevano messaggi fuorvianti e contraddittori
come quelli dati dal governo Prodi, le cui politiche sociali fanno acqua da
tutte le parti". Il messaggio che come Istituzioni siamo tenuti a dare e' uno e
uno soltanto, conclude Bianconi, "gli oppiacei e le droghe sono tutte sostanze
pericolose che se assunte, soprattutto in eta' giovanile, possono avere effetti
devastanti sulla salute con conseguenze gravissime, come confermato da una buona
parte del mondo scientifico".
"La relazione di Ferrero e' l'ennesima
testimonianza del fallimento della Fini-Giovanardi. Occorre accelerare i tempi
per rivedere le norme attuali", dice la responsabile Giustizia dei Verdi,
Paola Balducci, dopo che il ministro della Solidarieta', Ferrero, ha
presentato la relazione sulle tossicodipendenze. "Di fronte al crescere
dell'assunzione di droghe - aggiunge - ci auguriamo che il Consiglio dei
ministri al piu' presto discuta il ddl sulle droghe presentato da Ferrero. La
repressione non e' mai stata una ricetta efficace, vanno impostate politiche
nuove per garantire prevenzione e riduzione del danno. Il centrodestra -
conclude la deputata del Sole che Ride - vuole continuare a far finta di non
aver fallito sulla lotta alle droghe, e' questa la vera mistificazione, ma sono
le cifre a parlare chiaro".
L'eroina come il lambrusco? La relazione
annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia e'
mistificatoria. Questo e' in sostanza quanto pensa Carlo Giovanardi,
deputato Udc.
"Riteniamo mistificatorio e culturalmente sbagliato- sottolinea
Giovanardi- l'aver inserito per la prima volta nella "Relazione annuale al
parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia" il tabacco e l'alcool
che nel nostro ordinamento non sono considerate sostanze illecite: non e'
possibile mettere assieme eroina e lambrusco". Bene pero' per Giovanardi "la
diminuzione dei morti per overdose nel 2006 rispetto ai due anni precedenti: un
trend di consumi che dopo il boom del recente passato per certe sostanze e fasce
di eta' tende a stabilizzarsi, e soprattutto nessuna traccia delle catastrofiche
previsioni di decine di migliaia di giovani che con la legge Fini-Giovanardi
avrebbere dovuto finire in galera". E' in relazione a questi dati che per il
firmatario della precedente legge sulle droghe "il ministro Ferrero ha voluto
ammettere che il disegno di legge di modifica della normativa in vigore e'
ancora in alto mare- conclude- per insanabili contrasti nel centro-sinistra su
cosa fare".
"I dati espressi nella relazione annuale - dichiara Anna
Serafini dei Ds - sono preoccupanti e fotografano una situazione complessa
di cui due aspetti colpiscono chi come me si occupa di infanzia da anni: il calo
nella percezione di pericolosita' di certe sostanze, che denota la mancanza di
un'informazione reale e disincantata da parte dei ragazzi sugli effetti
percepiti nel breve e nel lungo periodo e l'aumento di uso delle sostanze
suddette nei casi di dispersione scolastica, tema quest'ultimo che ho avuto modo
di approfondire nell'incontro avvenuto il 4 Luglio a Roma con Matilda Raffa
Cuomo fondatrice dell'associazione internazionale "Mentoring USA" che basa i
suoi progetti di supporto infantile sul metodo "one-to-one". Il problema della
diffusione delle droghe tra gli adolescenti va affrontato in maniera
multilaterale - prosegue la senatrice - e l'informazione, soprattutto nei media
giovanili, assieme alle attivita' delle associazioni di volontariato sociale
sono gli elementi da affiancare ad un'azione politica reticolare e
consapevole".
L'Italia 'paga lo scotto di anni di permissivismo, del
credo, tutto ideologico, del 'vietato vietare''. Cosi' si e' espressa Maria
Rita Munizzi, presidente del Moige commentando la relazione sul consumo di
droghe che ha evidenziato una crescita del consumo di cannabinoidi e di
cocaina.
'Mentre con il fumo si fanno leggi restrittive e campagne di
prevenzione e tutti conoscono la pericolosita' del fumo - aggiunge la Munizzi -
per le droghe l'atteggiamento e' radicalmente diverso. In molti, troppi, credono
che ci sia un 'uso' ammissibile della droga e casi di 'abuso'; questa mentalita'
va sradicata'.
Per la presidente del Moige, i dati sul consumo di sostanze
stupefacenti devono 'darci la sveglia: e' necessario cambiare rotta, uscire
dalle posizioni ideologiche e applicare la tolleranza zero contro le droghe,
senza nessuna distinzione tra 'leggere' e 'pesanti' perche' la droga e' droga e
fa male sempre'.
La relazione presentata oggi sulle tossicodipendenze e'
'l'ennesima testimonianza del fallimento della Fini-Giovanardi'. Lo ha
dichiarato Paola Balducci, responsabile giustizia dei Verdi commentando i
dati emersi sul consumo delle droghe in Italia.
'Di fronte al crescere
dell'assunzione di droghe - aggiunge Balducci - ci auguriamo che il Consiglio
dei Ministri al piu' presto discuta il ddl sulle droghe. La repressione non e'
mai stata una ricetta efficace, vanno impostate politiche nuove per garantire
prevenzione e riduzione del danno. Il centro-destra - conclude la rappresentante
dei Verdi - vuole continuare a far finta di non aver fallito sulla lotta alle
droghe, e' questa la vera mistificazione, ma sono le cifre a parlare chiaro'.
"Dopo la relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze presentata dal
ministro Ferrero urge una discussione seria e scevra da ideologismi sul consumo
di sostanze stupefacenti in Italia". Così il senatore Mauro Bulgarelli di
"Insieme con l'Unione" sul rapporto relativo all'anno 2006 presentato dal
ministro della Solidarietà Sociale.
"I dati della relazione ci dicono almeno
tre cose - sottolinea il senatore verde - innanzitutto sono ormai milioni i
consumatori di derivati della cannabis che chiedono di non essere criminalizzati
dall'equiparazione delle sostanze e dalla penalizzazione del consumo; in secondo
luogo emerge che agli aumenti nel consumo di sostanze come la cocaina coincide
un peggioramento della qualità della stessa, con gravi rischi per la salute.
Infine - continua il senatore verde - risulta ormai lampante che la repressione
non funziona e andrebbe sostituita con una attenta politica di riduzione del
danno, rivolta anche nei confronti di chi abusa di alcol, causa di 24.000
decessi durante lo scorso anno".
"E' per questo - conclude Bulgarelli - che
mi auguro che il governo si faccia promotore di una proposta che recepisca il
parere degli operatori del settore e delle associazioni dei consumatori, per
mettere in atto delle politiche di prevenzione improntate sul dialogo e superare
gli effetti criminogeni della legge Fini-Giovanardi."
Rita Bernardini
e Giulio Manfredi, dei Radicali italiani, sostengono che i dati sulla
droga diffusi dal ministro Paolo Ferrero sono 'esaustivi e illuminanti, ma
inutili se non portano a riforma radicale'.
Per i radicali, 'importante e'
anche il richiamo del ministro Ferrero alla necessita' di predisporre un piano
organico di lotta alle droghe quadriennale, come previsto dall'Unione Europea e
come il precedente governo di centro-destra non ha fatto'. La 'condizione
pregiudiziale' , per i radicali, di questa riforma, resta 'l'abolizione della
legge Fini-Giovanardi'.
"I dati forniti oggi dal ministro Ferrero con la
relazione annuale sulle tossicodipendenze danno vita ad un quadro preoccupante
dovuto al consistente aumento registrato nel consumo di stupefacenti". Lo
afferma Silvana Mura, deputata di Italia dei Valori.
"Due appaiono in
particolare gli elementi che destano maggiore preoccupazione - aggiunge -:
l'abbassamento dei prezzi per l'acquisto di droghe, e il fatto che la grande
maggioranza dei giovani non consideri pericoloso l'utilizzo di sostanze
stupefacenti. Davanti a questi dati da una lato si evince il fallimento della
Fini-Giovanardi in particolare nel settore della prevenzione. Dall'altro si
conferma la necessita', nel dar vita ad una nuova legge complessiva sul
contrasto alla droga, di prevedere misure disincentivanti come le sanzioni
amministrative per chi ne fa uso o e' in possesso di tali sostanze. Tali misure
sono necessarie proprio per tutelare i piu' giovani, rendendo chiaro il
messaggio che la droga e' una sostanza illegale ed estremamente nociva, il cui
acquisto prefigura in ogni caso un reato".
"La straordinaria montagna di
menzogne su cui e' costruita la legge Fini-Giovanardi sulle droghe comincia a
franare". Lo afferma Daniele Farina, vicepresidente della commissione
Giustizia alla Camera.
"I dati forniti dal ministro Ferrero al Parlamento
nella relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze > spiega il
deputato di Rifondazione Comunista - confermano in pieno cio' che e' stato piu'
volte sostenuto: quella legge e' fallimentare. Vanno messe in campo quanto prima
strategie totalmente alternative che puntino alla prevenzione e al recupero.
Invece di gridare al falso e alla mistificazione e' opportuno che i Gasparri e i
Giovanardi di turno ne prendano atto e lavorino con noi per cambiare
radicalmente legislazione. E, una volta tanto - conclude Farina -, riflettano
sul disastro che hanno contribuito a produrre".
Il Coordinamento
Nazionale Comunita' di Accoglienza (CNCA) esprime il suo apprezzamento sulla
relazione relativa al consumo di droghe presentata oggi dal ministro Ferrero e
lancia un appello alle istituzioni affinche' investano sulla prevenzione con
interventi rivolti ai giovani.
'Il testo - afferma il responsabile
tossicodipendenze del CNCA, Riccardo De Facci - contiene una riflessione
che supera la visione tutta ideologica che aveva caratterizzato le relazioni
prodotte dal precedente esecutivo'.
Secondo il CNCA e' necessario 'porre
attenzione al legame tra economia e consumi illegali ed economia e consumi
legali; stabilizzare le unita' mobili giovani e gli interventi nei contesti
giovanili del divertimento; ripensare e investire su nuovi servizi di presa in
carico precoce, primo trattamento e supporto territoriale rivolti ai rilevanti,
nuovi consumi di cocaina'.
Per De Facci serve 'un'azione di prevenzione
sempre piu'anticipata, efficace e continuativa'. La relazione deve, secondo il
responsabile CNCA diventare ' il punto di riferimento per una nuova strategia
sulle droghe che eviti la via facile e inefficace della sola repressione, che
certamente alcuni vorranno strumentalmente riproporre anche dinanzi a questi
dati'.
''Metadone, eroina controllata, le stanze del buco, la cosiddetta
riduzione del danno sono passi successivi di un approccio deleterio,
diseducativo inefficace e vecchio, che, oltre a non portare ad alcun risultato
di cambiamento nella persona, la colloca in un ghetto di cronicita' e
emarginazione dal quale e' sempre piu' difficile uscire'. A dirlo e' Andrea
Muccioli, responsabile della comunita' di San Patrignano.
Muccioli
ribadisce che 'il consumo di sostanze non e' un diritto civile (se sono
'leggere'), o una malattia cronica e inesorabile con cui convivere (se sono
'pesanti'): e' invece il sintomo evidente di un disagio, di un percorso
educativo e di crescita interrotto o mai iniziato'.
Ma altrettanto
chiaramente puntualizza che 'nessuna droga libera dalla droga' che nella lotta
alle tossicodipendenze i farmaci devono avere un valore 'limitato e circoscritto
ai sintomi'. E se prevenzione significa 'puntare sull'educazione', l'unico
obiettivo della cura deve essere 'il pieno recupero e reinserimento sociale in
condizioni drug-free'.
Serve, per Muccioli, 'un'autorevole e indipendente
valutazione dei risultati ottenuti sia dai servizi pubblici sia da quelli
privati. Per capire quali percorsi funzionano'; per dare alle famiglie 'il
diritto di poter scegliere liberamente, tra comunita', Sert, centri diurni ecc.,
la risposta piu' adeguata ed efficace'.
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tratto dal sito: Online-nes.it
Per i giovani, l'alcol è la causa del 50% degli 8000 decessi ("attivi e
passivi") per incidenti stradali e della metà dei 170.000 ricoveri e delle
20.000 invalidità permanenti quale conseguenza evitabile di una guida in stato
di ebbrezza ¹ L'Unione Europea, tramite la sua direzione generale Sanco (salute
e consumatori) ha deciso di avviare indagini, studi e campagne mirate a
sensibilizzare l'opinione pubblica e in particolar modo i giovani sui rischi
legati all'uso/abuso dell'alcool. La Direzione generale (DG SANCO) della
Commissione Europea è del parere che azioni volontarie condotte e gestite
proprio da giovani possano fornire un valido contributo per dare suggerimenti
che partano proprio dai diretti interessati.
Già dall'Italia e precisamente dalla Riviera Romagnola è partita un'azione
pilota "liberi di bere: liberi di vivere" proponendo ai giovani che frequentano
bar e discoteche di accettare in alternativa bevande a base prevalente di frutta
e verdura "made in Italy". Anna Bartolini, rappresentante italiana nel ECCG
(Consiglio consultivo dei consumatori della UE) ha chiesto a Generazione Attiva,
associazione nazionale indipendente in difesa dei consumatori, di partecipare a
questa nuova azione per la salute, svolgendo un sondaggio/indagine per
sensibilizzare i giovani ai rischi legati all'uso/abuso dell'Alcool. In altre
parole vogliamo che i giovani in prima persona suggeriscano le possibili azioni
per arginare questo fenomeno.
Generazione Attiva e l'Unione Europea invitano pertanto il maggior numero
possibile di giovani a partecipare al breve sondaggio anonimo sul sito
www.generazioneattiva.it mirato a comprendere la gravità del fenomeno e le
principali cause ed in prospettiva le soluzioni da adottare per cercare di
emarginare il problema.
Un minuto del vostro tempo per cercare di salvare 4mila giovani vite
all'anno.
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tratto dal sito: Adnkronos.com
Al vaglio delle
autorità l'aspetto legale della vendita
Creata da un
laboratorio di alcuni studenti olandesi, la nuova bevanda gassata a bassa
gradazione alcolica è disponibile in bustine da 20 grammi dal costo di
circa 1,00-1,50. E puo' essere venduta a tutti
Mojito, tequila
sunrise, caipiroska, non sono più un tabù per i giovani olandesi. Cinque
studenti in prodotti alimentari hanno infatti inventato una polvere che,
mischiata all'acqua, si trasforma in bibita alcolica. Nel paese l’età dei giovani a cui è possibile vendere
alcolici e sigarette è di 16 anni, ma con questa polvere i problemi sono risolti.
“Poiché non si tratta di alcol in forma liquida sarà possibile vendere le
bustine anche ai ragazzi di età inferiore ai 16 anni”, ha dichiarato Martyn van
Nierop, uno dei responsabili del progetto. Quind la sostanza che tra l'altro è rinfrescante può essere
venduta a tutti. La questione nata da un'esperimento di laboratorio
passa quindi alle autorità olandesi che dovrannno risolvere l'aspetto legale.
La polvere battezzata "Booz to go", contiene il
3% d'alcool. I giovani hanno accolto questa invenzione con
molto entusiasmo perché è nuova e semplice da trasportare. "I piccoli
sacchetti sono facili da trasportare per esempio in viaggio, e dell'acqua la si
trova ovunque", commenta uno degli inventori, Martijn Rijken.
Disponibile in bustine da 20 grammi dal costo di
circa 1,00-1,50 euro, assomiglia vagamente alla nostra
cedrata, rimane solo da scoprire quale sia l'effettivo gusto.
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tratto dal sito: Mentelocale.it
La
rivista scientifica propone un nuovo criterio per la classificazione delle
sostanze stupefacenti. Il fumo e il bere vanno al primo posto.
Capita
alle volte che la scienza usi i suoi metodi analitici e sistematici per
dirimere questioni riguardanti la società o la politica, offrendo visioni e punti
di vista che molto spesso stravolgono vecchie concezioni o abbattono vecchi
preconcetti.
È quello che è successo sulla rivista Lancet, una delle più autorevoli
riviste scientifiche al mondo, dove è stato pubblicato uno studio in cui si
è sviluppato un nuovo criterio per la classificazione delle sostanze
stupefacenti. Sulla base di questo nuovo sistema di valutazione, infatti,
risulta che tra le prime dieci sostanze d'abuso più pericolose vi siano alcol
e tabacco; due sostanze mai annoverate prima come sostanze d'abuso,
acquistabili al supermarket o dal tabaccaio.
L'attenta
valutazione dei danni provocati dalle sostanze d'abuso e la loro relativa
classificazione è una questione che ha delle ricadute molto importanti sia in
ambito sociale che penale. Attualmente, nel Regno Unito le sanzioni penali
decise in ambito legislativo si basano su una metodica di classificazione che
risale al 1971, in
cui le droghe sono state suddivise nelle categorie A (maggiore pericolo), B
(medio pericolo) e C (basso pericolo), sulla base dei rischi e dei danni legati
all'utilizzo delle sostanze stupefacenti. Tuttavia, i presupposti di questa
classificazione non sono mai stati illustrati con chiarezza, e la loro
applicazione viene percepita come oscura, non trasparente e apparentemente
arbitraria.
Il nuovo sistema di classificazione proposto dagli scienziati britannici porta
a risultati molto differenti rispetto a quello attualmente in vigore, e si basa
sull'identificazione di nove principali fattori che sono noti essere alla base
dei danni provocati dai farmaci d'abuso: tre riguardanti i danni fisici
all'organismo, tre riguardanti il livello di dipendenza indotta
dalle droghe e tre inerenti ai problemi sociali e ai costi relativi
alle cure mediche.
Questi
nove parametri sono stati utilizzati per classificare venti farmaci d'abuso da
parte di due gruppi indipendenti di medici e scienziati esperti in dipendenze,
i quali, per ogni droga esaminata, dovevano dare un voto da uno a tre per ogni
parametro. Tra i farmaci d'abuso sono stati inclusi anche il tabacco e
l'alcool, due sostanze escluse dalla lista dei farmaci d'abuso. La media delle
valutazioni ottenute dai gruppi di esperti mostrano sorprendentemente che al
quinto posto della classifica (dopo l'eroina, la cocaina, i barbiturici e il
metadone), vi sia l'alcol, seguito dal tabacco al nono posto. Altre sorprese
sono la cannabis, la quale si trova solo all'undicesimo posto, e le
sostanze psichedeliche, le quali slittano verso il fondo della classifica.Gli
autori spiegano questo sorprendente risultato sostenendo che, nonostante
tabacco e alcol non mostrino effetti dannosi rilevanti a breve termine (a
differenza ad esempio dell'eroina o della cocaina), il 90% dei decessi causati
dall'uso di droghe è imputabile proprio a queste due sostanze. La spiegazione
di questo risultato è da rintracciare nella nostra cultura, in cui l'utilizzo
di queste due sostanze è ormai ampiamente accettato. Infatti, spiegano gli
autori: "L'esclusione di queste due droghe dalla lista delle sostanze
stupefacenti è del tutto arbitraria. Noi crediamo che questo nuovo sistema di
valutazione, basato su fatti ed evidenze scientifiche confermati da medici
esperti, costituisce un metodo chiaro e trasparente che tiene conto di diversi
aspetti del problema delle dipendenze. Per tali ragioni, riteniamo che una
valutazione di questo tipo dovrebbe essere considerata come nuovo approccio per
la classificazione delle sostanze stupefacenti", concludono gli autori.
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tratto dal sito: Regione.vda.it
In Valle d'Aosta il 20% della popolazione beve in modo problematico. Il dato è
emerso oggi, durante la conferenza stampa del Sert dell'Usl sui 'problemi
alcolcorrelati e servizi in Valle d'Aostà.
Inoltre, il 4-6% di tutti i
decessi in Valle d'Aosta sono dovuti a problematiche alcolcorrelate, mentre il
2,7% dei ricoveri (circa 500 all'anno) sono collegati ad una diagnosi di abuso
alcolico.
Ad illustrare i dati è stato Lindo Ferrari, direttore del
Sert. "Siamo l'unico Sert in Italia - ha spiegato - dove il numero di alcolisti
è uguale a quello dei drogati, e i primi sono in aumento. C'é inoltre da
specificare che si rivolge a noi ha già raggiunto una grave problematica".
Ferrari ha poi sottolineato "la crescita del consumo di alcolici tra i giovani,
persone a rischio che non vengono trattate dai servizi".
Per affrontare
il problema l'Usl negli ultimi anni ha promosso la riorganizzazione dei servizi
per le dipendenze patologiche, in collaborazione con le comunità terapeutiche e
le associazioni di auto muto aiuto (alcolisti anomici, Al-Anon, Cat, Rivivere).
Il servizio di alcologia del Sert (che può contare su 13 operatori) prende in
carico circa 250 pazienti all'anno. "L'obiettivo - ha aggiunto Ferrari - più
immediato é di sviluppare il servizio di dissasuefazione alcologica in day
hospital. "E' importante - ha concluso Giorgio Galli, dirigente Usl - attivare
delle azioni per modificare gli stili di vita e promuoverne di più salubri tra i
soggetti a rischio". (ANSA)
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tratto dal sito: Droghe.aduc.it
Secondo la responsabile della politica sulle droghe, Sabine Baetzings, il
Governo e' ben deciso a continuare nell'opera di sensibilizzazione riguardo ai
rischi dell'alcol. "Seve piu' attenzione verso i comportamenti problematici del
bere e anche un modello d'approccio responsabile rispetto all'alcol". In base ai
dati disponibili, in Germania 1,6 milioni di cittadini sono alcolisti e altri
1,7 milioni sono bevitori problematici. Occorre quindi cercare d'indurre i
giovani a un atteggiamento piu' prudente verso gli alcolici; premere sulla
funzione educativa degli adulti; diffondere il concetto di sobrieta'
mirata, vale a dire la rinuncia a consumare alcol in determinate situazioni
-al volante, in gravidanza, durante il lavoro, nell'adolescenza.
Dalle
indagini effettuate dall'organismo ad hoc, BZgA, negli ultimi anni il
consumo di alcolici e' diminuito in via generale tra i giovanissimi, in compenso
e' aumentato il consumo precoce e soprattutto rischioso, il cosiddetto "bere
fino al coma". Il numero di adolescenti ricoverati in ospedale per coma etilico
e' infatti raddoppiato in pochi anni. Per questo motivo, il ministero della
Sanita' ha istituito, in nove Laender, undici presidi modello denominati
HaLT (Hart am LimiT), dove i giovani che hanno sperimentato eccessi
alcolici possono trovare aiuto. E poiche' queste esperienze sono risultate
positive, il progetto verra' messo a disposizione degli altri Comuni
interessati.
Tra le droghe illegali, la cannabis continua ad essere la
sostanza piu' diffusa. Sono circa due milioni i giovani che ne fanno un uso
regolare, di cui 400.000 cosi' frequente da indurre le istituzioni governative a
parlare di "consumo eccessivo o dipendente", con rifererimento ai presidi per
tossicodipendenti. Un'evoluzione che e' ben presente nei servizi mobili di
supporto. I dati statistici sulle tossicodipendenze rilevano che, tra il 2001 e
il 2005, il numero di persone in cura aventi la cannabis come sostanza
prevalente, e' passato da 8.400 a 18.250 (piu' che raddoppiato). La BzgA ha
quindi elaborato un "programma d'uscita" per consumatori di cannabis, volto a
ridurne significativamente il consumo nell'arco di cinquanta giorni. Secondo il
rapporto sulle droghe, questo programma e' accettato favorevolmente dai giovani.
Ma continuano ad essere rari gli studi relativi a trattamenti utili per i
cannabisdipendenti. Dal punto di vista scientifico, quello che e' stato
accertato e' il legame tra l'uso precoce di cannabis e una successiva affinita'
per le droghe, l'insorgenza di psicosi, il rapido sviluppo di dipendenza dalla
cannabis, le conseguenze neurocognitive di lungo termine.
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tratto dal sito: Corriere.it
WASHINGTON - L'alcool danneggia piu' velocemente il cervello delle donne
rispetto a quello degli uomini. E' questo il risultato di uno studio condotto in
Russia e i cui risultati sono stati pubblicati negli Stati Uniti. Per misurare
gli effetti comparati dell'alcool nei due sessi, i ricercatori hanno sottoposto
102 alcolisti e 68 astemi a una batteria di test per misurare le loro funzioni
mentali. Paragonati a quelli degli uomini, i risultati delle donne alcoliste
sono stati peggiori nei test di memoria visiva, di ragionamento e di soluzione
di problemi. Una delle spiegazioni secondo i ricercatori e' che gli uomini hanno
piu' acqua nell'organismo e possono cosi' diluire e neutralizzare meglio gli
effetti dell'alcool.
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tratto dal sito: Tusciaweb.it
Dopo la grande adesione alla fiaccolata di
venerdì 13 e al concerto del 14 al Palamalè, continuano le iniziative della
campagna contro le stragi del sabato sera “Il coraggio è scegliere la vita”
promossa dall’assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Viterbo. Questa
volta scende in campo Ascom-Confcommercio di Viterbo in rappresentanza dei
locali da ballo, per l’iniziativa partita lo corso sabato e che si protrarrà per
tutti i fine settimana fino ad esaurimento scorte.
Nelle discoteche viterbesi Vitty Club, Clubbino, Festival e
R.E.I. 120 saranno distribuiti gli alcol-test donati dalla società viterbese
Francigena all'Ascom di Viterbo, che a sua volta si è incaricata di recapitarli
ai gestori di locali da ballo del capoluogo.Ogni discoteca individuerà, all'ingresso del locale, un ragazzo
o una ragazza che si assumerà il compito di rimanere sobrio per guidare la
macchina a fine serata per tutto il suo gruppo di amici. Questo giovane,
all'uscita del locale, farà l'alcol-test e se risulterà sobrio avrà in regalo un
ingresso gratuito per la volta successiva.“La grande adesione di tutti i cittadini ma soprattutto dei
giovani alle iniziative della campagna dall’assessorato contro le stragi del
sabato sera hanno testimoniato che il problema è sentito da tutti e che è
importante fare qualcosa di concreto per combatterlo – ha detto l’assessore
Mauro Rotelli.- La distribuzione dell’alcol test nelle discoteche è un’altra
importante iniziativa di prevenzione, per evitare che i ragazzi all’uscita dal
locale in stato di ebbrezza, si mettano alla guida dell’auto con le conseguenze
che purtroppo conosciamo fin troppo bene. Fare il test e risultare negativi è un
atto di responsabilità che premia i ragazzi con il bene più prezioso: la propria
vita”.“La nostra adesione alla campagna del Comune vuole sottolineare
la volontà dei gestori di discoteche di combattere questa piaga che coinvolge i
ragazzi – ha sottolineato Giacomo Barbieri di Ascom-Confcommercio – ribadendo il
concetto che il divertimento proposto nei propri locali è all’insegna della
salute, non dello sballo. Per questo la nostra associazione aderirà ad ogni
altra campagna, anche in ambito nazionale, per ribadire il no all’abuso di alcol
nella discoteche”.
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tratto dal sito: Ansa.it
ROMA - Sarà presentato nelle prossime settimane al Consiglio dei ministri un
disegno di legge che limita la pubblicità degli alcolici in televisione e sui
giornali per ragazzi e che prevede sulle confezioni etichette che avvertono sui
pericoli dell'abuso di alcool per la salute. Lo ha detto a Roma il ministro
della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero a margine della giornata sulla
prevenzione dell'abuso di alcool presso l'Istituto Superiore di Sanità.
Obbiettivo del ddl presentato dal ministero della Solidarietà Sociale, ha
proseguito Ferrero, "é vietare la pubblicità degli alcolici che fa riferimento
al legame tra uso di sostanze alcoliche e successo della persona". E' invece
consentito dare in tv informazioni sull'esistenza di un prodotto alcolico e
sulle sue caratteristiche. "L'idea - ha aggiunto il ministro è riportare la
pubblicità degli alcolici al puro elemento informativo". I limiti alla
pubblicità così come l'introduzione di etichette su bottiglie e lattine che
informino sui rischi dell'abuso riguarda tutte le bevande con una gradazione
superiore a 1,2. Vale a dire che il provvedimento riguarda tanto le bevande a
contenuto alcolico quanto la birra, il vino e i superalcolici. Il ddl non
riguarda invece le bevande ad alto contenuto di caffeina sulle quali, ha
precisato Ferrero, la competenza è del ministero della Salute. Obbiettivo dei
limiti alla pubblicità, ha detto ancora Ferrero, "é rompere il legame che esiste
nell'immaginario giovanile tra uso di sostanze e capacità di costruire relazione
significative e di successo nel gruppo sociale. Oggi si affida la possibilità di
una bella serata all'uso di sostanze, qualsiasi esse
siano".
ANCHE COLLE E SOLVENTI IN CAMPAGNA
PREVENZIONE
"Colle e solventi sono, come l'alcol, sostanze legali ma
pericolosissime, la lotta a queste nuove droghe fa parte dell'iniziativa di
prevenzione che abbiamo messo in campo con il ministero della Pubblica
Istruzione". Così il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha
commentato il rapporto del ministero dell'Interno, anticipato oggi dal Corriere
della Sera, secondo cui sono in aumento fra i giovani i consumatori di colle e
solventi. "Abbiamo qualche problema per lo sblocco delle risorse ma faremo una
campagna di informazione con l'utilizzo dei 'pari', cioé di giovani che spiegano
ad altri giovani. Insieme a colle, solventi e alcol, ci occuperemo anche di
gioco d'azzardo e doping, fenomeni sempre più preoccupanti".
UN
GIOVANE SU CINQUE SI UBRIACA IL SABATO SERA
Il 20% dei giovani si
ubriaca il fine settimana, più della metà dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni beve
il sabato sera. Questo il risultato principale della ricerca "il pilota
dell'Istituto Superiore di Sanità presentato oggi in occasione dell'"alcool
prevention day". "Sappiamo dai dati più recenti che circa 770 mila tra ragazzi e
ragazze al di sotto dei 16 anni consumano alcool nel nostro paese - spiega
Manuele Scafato, direttore dell'osservatorio nazionale alcool dell'Iss - e il
trend è in forte crescita nel corso degli ultimi anni. A preoccupare sono
soprattutto le adolescenti, più vulnerabili agli effetti negativi dell'alcool".
Dell'indagine é venuto fuori che è il sabato sera il momento dedicato dei
giovani all'alcool. In discoteca o pub, in questo giorno beve il 74% dei
ragazzi: uno e due bicchieri nel 35,7% dei casi; tre o cinque bicchieri nel
27,8%; oltre sei bicchieri il 19% delle volte. Scendendo nel dettaglio il sabato
beve l'83% dei giovani tra i 16 e i 18 anni, il 67% tra i 13 e i 15, il 67% tra
i 19 e i 24 e il 64% dai 25 anni in su. Ogni anno in Italia circa 25 mila
decessi sono associati all'alcool e riguardano più di 17 mila uomini e circa 7
mila donne. Circa il 10% di tutti i decessi registrati nel corso di un anno sono
da ritenersi dati dall'alcool.
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tratto dal sito:
Savonanotizie.it
Dati agghiaccianti arrivano dal rapporto dell’OMS presso l'Istituto Superiore di
Sanita' (Iss): l’alcool è ai primi posti tra le cause di decesso.
Le
statistiche sono state rese note durante la “Giornata sulla prevenzione
dell’alcool”.
La cirrosi epatica e gli incidenti stradali sono in forte
crescita: sono circa 25.000, infatti, le persone che nel 2006 hanno perso la
vita in Italia, mentre ben 115.000 in tutta l’Unione Europea.
L’allarme
peggiore riecheggia dal controllo effettuato sui giovani e giovanissimi ragazzi
nostrani: si abbassa l’età del consumo abituale, toccando la fascia dagli 11 ai
15 anni ed il 20% dei consumatori si ubriaca fino alla stremo il sabato
sera.
Per questo motivo, il Codacons ha chiesto che l’età minima consentita
per il consumo di bevande alcoliche venga innalzato ai 18 anni. Ma non è
soltanto l’alcol ha preoccupare.
Parallelamente, la droga è sempre più
richiesta e quindi ovviamente il suo consumo. Nel 2006 sono stati trovati dalle
Forze dell’Ordine stupefacenti nei posti più svariati: vasi di terracotta,
orologi da muro, cestini e vaschette porta sapone, piuttosto che cocaina
nascosta nel marmo ed eroina dentro i pc portatili. I morti per droga
diminuiscono leggermente nel 2006, forse perché le sostanze più richieste sono i
derivati della cannabis, “meno pericolosi” (se così si può dire!) di cocaina ed
eroina.
Una domanda sorge spontanea: Perché lo fanno? Da cosa vogliono
fuggire? Che valori e principi la società sta passando loro? Una volta era il
mito di Humphrey Bogart o di James Dean a far avvicinare i ragazzi al tabagismo…
E viene da chiedersi chi o che cosa li stia portando alla
Tossicodipendenza.
Perché è questo che stiamo vedendo: quindicenni GIA'
tossicodipendenti emuli di divi e VIP...che di certo non danno un buon
esempio.
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tratto dal sito:
Savonanotizie.it
Se io mi
faccio una "pista di coca", cosa diciamo? Il fatto sicuro è
che se uno beve uno o tre bicchiere e perché no? quattro
bicchieri al giorno, "tutto va bene", "tutto sotto controllo"; se la
persona comincia a dare qualche sintomo di "allegria", che magari col
tempo diventerà quotidiana; chi lo conosce dirà,
«si è vero, beve un po’ (ma allora beve
moderatamente!?!) ma sapete, per fortuna non si droga».
Quante volte abbiamo sentito questa frase "popolare" che nascondeva una
tragica impotenza davanti ad una cosa che bisogna chiamare dipendenza da
alcol. Nessuno ha cominciato una "carriera" di alcol-dipendente con 1,
2 o 3 litri di vino al giorno, ma proprio con un bicchiere.
Certo, «un bicchiere non ha mai
ucciso nessuno», ma chi beve sempre acqua o bibite non
alcoliche non svilupperà mai una dipendenza alcolica, uno
che beve uno o due bicchieri, invece potrà potenzialmente
svilupparla.
Andiamo a prevenire l'infarto per provocare
una cirrosi epatica! O come dire, curiamo il mal di stomaco eliminando
il pepe nero, con 1 chilo di peperoncino al giorno! Non si capisce
perché questa miracolosa sostanza non viene data sotto forma
di compressa, mentre invece si va a incoraggiare il consumo di vino!
Non si tratta di fare del moralismo. Si tratta di vedere la
realtà in faccia.
Secondo il Word Health Report dell'O.M.S.
l'alcol provoca direttamente o indirettamente il 10% di tutte le
malattie, il 10% dei tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, ma anche il
41% degli omicidi ed il 45% degli incidenti, il 9% delle
invalidità e delle malattie croniche. L'Istituto Superiore
di Sanità sul PIL nazionale del 2003 (1.324 miliardi di
euro) indica in circa 40 miliardi di euro annui tali costi. Per
l'Italia, la cifra di 40.000 morti per alcol
dovrebbe già far riflettere.
L'Italia ha un altro record a parte quello
del deficit, molto più pesante da un punto di vista umano e
sociale, è quello dell'iniziazione all'uso di alcol, che
avviene a 11 e 12 anni rispetto alla media europea e anche qui il
"profondo veneto" arriva per primo! E qui siamo molto attenti,
perché parliamo di essere umani che non hanno ancora
l'apparato digerente in grado di "filtrare" l'alcol,
perché il sistema enzimatico non è ancora
sviluppato completamente.
Nel corso del Vinitaly del 2005
Il Ministro Alemanno ha dichiarato niente di meno che il fumo passivo
faceva male, ma non l'alcol passivo. (Alla faccia di tutte le vittime
sulle strade, ci sono già in Italia 1.500 morti all'anno per
"alcol passivo" cioè pedoni, ciclisti e
automobilisti inconsapevoli ed innocenti, uccisi da guidatori che
avevano bevuto: va ricordato che sul totale delle cause accertate o
presunte d'incidente stradale, quelle per stato di ebbrezza erano
l'1,2% nel 2003, sono salite all' 1,5% nel 2004, lo stato di ebbrezza
rappresenta, nel 2004, il 72% del totale delle cause dovute allo stato
psicofisico del conducente, con 4.140 casi rilevati (contro 3.548 del
2003).
"Emerge un quadro desolante
dall’identikit dei teenager italiani nel X Rapporto Annuale
dell’Osservatorio adolescenti della Società
Italiana Pediatri (Sip) presentato ieri a Milano e condotto su 1.251
ragazzini dai 12 ai 14 anni. Il loro motto è
«vivere come i grandi».
Nel tentativo di imitare gli adulti scelgono
i modelli più sbagliati: fumano, bevono alcolici e fanno
sesso non protetto.Come tanti grilli parlanti riconoscono i
comportamenti a rischio poi però si trasformano in
altrettanti lucignoli e razzolano male: il 75% circa (79,9% dei maschi
e 69,5% delle femmine) infatti si mostra sprezzante del pericolo e solo
il 24% (30% delle femmine) assicura di non fare mai cose che considera
rischiose. Addirittura, il 13% (17% dei maschi) confessa di farle
spesso. «I nostri teenager fanno gli adulti senza
esserlo» denunciano gli esperti. «Autonomia e
indipendenza sono desideri normali a questa età»
ammettono, ma «il processo di adultizzazionè
cresce e ci allarma», spiega il past president Sip, Giorgio
Rondini.
In generale, dunque, i baby-italiani sanno
cosa può far male: fumare canne (87,1% degli intervistati),
ubriacarsi (86,8%), guidare senza patente (86,6%), rubare (86,2%) o
avere rapporti sessuali a rischio (84,9%). Eppure aumentano i ragazzi
che fumano sigarette (28,8% contro il 25,7% del 2005) e che bevono vino
(47,5% contro 46%), birra (53% contro 48,3%) o liquori (23,2% contro
22,5%). Crescono anche le testimonianze su amici che fumano spinelli
(44,3% contro 40,1%) o si ubriacano (37,4% contro 35,8%), e il 41% ha
persino compagni che rubano. Le minacce per la salute sono in agguato,
e così il 44% del campione è finito almeno una
volta al pronto soccorso". (Fonte Il Tempo 22 novembre 2006).
Quotidianamente sui nostri giornali, si
possono leggere articoli di vera "cronaca nera", ciò che
sembra sfuggire ai giornalisti, ai politici, che spesso volentieri,
tracciano spesso della giovinezza un quadro disperato e patologico,
è che essi, con il loro catastrofico, alimentano una
rappresentazione sociale negativa di questa fascia d'età che
si ritorce inevitabilmente contro i giovani stessi.
I giovani sono una categoria estremamente
eterogenea, ma non fuori della società. Ogni adulto dovrebbe
essere in grado di comprendere le necessità biologiche
dell'età dell"adolescenza" e rispettarla. Nella
realtà, spesso, il genitore non si comporta secondo logica
ed è incredibile notare con quanta facilità
l'adulto rimuova dalla propria memoria il periodo della propria
adolescenza.
Non resisto a citare il filosofo greco
Esiodo che (attenti!) più di 700 anni a-C diceva:
«Non nutro più alcuna speranza per il futuro del
nostro popolo se il futuro deve dipendere dalla gioventù
superficiale di oggi. Perché questa gioventù
è senza dubbio insopportabile, irriguardosa e saputa. Quando
ero giovane mi sono state insegnate le buone maniere e il rispetto per
i genitori. La gioventù di oggi vuole sempre dire la sua,
è sfacciata e maleducata».
Incredibile! I giovani, non sono altro che
il prodotto più rappresentativo del mondo adulto;
è il "distillato" finale di tutte le paure, le incoerenze, i
disagi, le tensioni, l'aggressività, la
superficialità, le debolezze di uomini e donne che li hanno
preceduti e che offrono loro costanti modelli di riferimento e gesta da
imitare. I giovani d'oggi, più di altre generazioni,
soffrono del disagio generalizzato dell'inserimento nei contesti di una
vita sempre più "banale" e crea nei giovani un sentimento di
smarrimento, di inquietudine e di malessere generalizzato che in
qualche modo devono essere compensati.
I nostri ragazzi sono pronti nel nostro
mondo del consumismo ad affrontare o superare "l'alta marea"?, siamo
ingrado, noi, di promuovere una "cultura" del tempo libero, intenso
come tempo della crescita, della stima di sé stessi? (io
sono, io mi relaziono, e soprattutto: io valgo). Chissà se
in mezzo a tutti gli impegni, gli adulti hanno ancora il tempo per
comunicare, per esprimere le proprie emozioni, per capire e farsi
capire, per ascoltare, per trovare semplicemente il tempo di dialogare?
La nostra società è talmente "grande e forte",
che sempre rende quello che è alla base della specie umana
(il lavoro e il linguaggio), una vera proprio alienazione sociale e un
mutismo.
Si! Mutismo! Mutismo nelle
famiglie, sul lavoro, fra ragazzi. Parliamo, ma come? "Basta pensare
all'Internet Addiction Disorder (Iad) o alla dipendenza da telefono
cellulare, due patologie evidentemente figlie dei nostri tempi
purtroppo sovente sottovalutate e non diagnosticate". (Cesare
Guerreschi. New addictions. le nuove dipendenze. Edizioni San Palo). La
società fa di noi dei... numeri. Non sarà un caso
tutte queste depressioni, tutte queste forme di dipendenza
da gioco, sempre in aumento, l'uso sempre in aumento di sciroppi e
pastiglie che ridanno la voglia non di vivere, ma semplicemente, di
"sopravvivere".
Per i non "specializzati" può
sembrare esista una netta differenza fra le dipendenze estreme (le
droghe e dunque l'alcol) e quella delle "nuove dipendenze" (internet,
lavoro, cellulare...), eppure la radice è sempre la stessa,
ed è sempre autodistruttiva: è il bisogno
primario, inarrestabile, indifferibile ed irrinunciabile di compiere
una determinata azione, che riduce l'essere umano ad essere uno schiavo
impotente delle proprie pulsioni, una patologia grave, che condiziona
la vita di milioni di persone e delle loro famiglie, in modo traumatico
e purtroppo spesso violento
Ovviamente, si capirà dalla mia
lettera che bisogna cambiare modo e stile di vita, vale per l'alcol
ovviamente, ma per tutto il resto della nostra vita. Quando si parla di
stile di vita, di modo di vivere, vuol dire partire da se.
Fossilizzarsi sulla pietà o sullo sdegno non aiuta a
crescere e ogni individuo oggi, ha il diritto e il dovere di vivere e
non sopravvivere.
Tutti questi problemi non possono essere
risolti nel breve tempo, ma devono stimolare ad una riflessione su di
noi e la società... noi e la vita. Per una vita e uno stile
di vita diverso, estraneo a qualsiasi "droga" di tipo culturale o...
psicoattivo!
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