Le
News sulle DIPENDENZE
aggiornate al 17 Gennaio 2008
I testi delle Gioco d'azzardo NEWS
*Tutte le news hanno solo scopo
informativo e non dipendono da L'Arca Teen
Challenge.
tratto
dal sito: Primadinoi.it
UN FENOMENO
SOTTOVALUTATO. Il mondo del divertimento digitale ha recentemente subìto un
numero incredibilmente alto di attacchi,da parte di stampa e associazioni dei
consumatori, per via della sua violenza e, nel caso dei VideoPoker delle sue
ripercussioni sulla vita dei giocatori.
Ma questi video giochi sono un fenomeno vecchio e risale alla fine degli anni
Settanta.
Con il tempo si sono evoluti ed hanno affinato sempre più il loro fascino
ammaliatore fino a diventare pericolosi per la loro influenza diretta sulla
sfera psicologica del giocatore e mutarne personalità e comportamenti.
I video poker oggi vengono considerati veri e propri giochi d’azzardo.
Elemento caratterizzante è l’isolamento del giocatore.
La verità però è che le scommesse e il gioco -anche quello d’azzardo- sono
diventati ormai un’attività economica a tutti gli effetti.
Nel settore sono presenti grandi gruppi multinazionali, concessionari, reti in
franchising che fatturano milioni di euro e ricadute importanti nella finanza,
si pensi solo agli impieghi in pubblicità.
Persino i vecchi Monopoli di Stato si sono trasformati in aziende private sia
pure partecipate con capitale pubblico. Non solo, molte di queste attività
hanno un intreccio strettissimo con il mondo dei pubblici esercizi e del
commercio in genere, e che il 60% dei 200.000 videopoker e slot machine sono
collocati nei pubblici esercizi.
Dal punto di vista tecnico i videopoker sono macchine molto complesse.
Il sistema è realizzato per prevedere una sequenza fissa di vincite.
Quando si gioca dopo un certo numero di giocate arriva la vincita: le vincite
basse sono frequenti, più rade quelle medie, eccezionali quelle alte.
Rimane sempre e comunque fissa la quota per il gestore.
Ogni giocata è programmata in modo da creare aspettativa sulla vincita.
Considerando che ogni partita dura dai 7 o 8 secondi abbiamo circa 400 partite
all'ora, per un costo, medio, di circa 120 euro.
Occorre tenere presente che dietro al software e l’hardware dei videopoker ci
sono studi di programmazione sofisticata: basti pensare che in Spagna gira tra
i programmatori e realizzatori di software per videopoker un manuale di circa
300 pagine con tutti i meccanismi necessari per realizzare un gioco e tutti i
trucchi.
Non dobbiamo considerarlo come un passatempo innocente ma un pericoloso gioco.
Secondo alcuni studi una delle regioni con maggior numero di giocatori è
proprio l’Abruzzo.
Vi è anche un centro per la cura del gioco d’azzardo patologico denominato
“Game over”, cioè “il gioco è finito”.
Il progetto è nato circa due anni fa all’interno del Gruppo di solidarietà di
Pescara (Ceis), che dal 1981 si occupadi tossicodipendenza sul territorio, in
collaborazione con i gruppi Siipac (Società italiana di intervento sulle
patologie compulsive) di Roma e Bolzano.
Alcune persone sono prigionieri del gioco d'azzardo, costretti sul lastrico da
una passione degenerata e di scommesse ci si può ammalare, in modo serio.
Questo allarme arriva dagli psicologi italiani, i quali, cifre alla mano,
tracciano uno scenario inquietante del fenomeno: «In Italia,circa l'80 per
cento delle persone scommette e più di 700.000 persone però sono già affette
dalla grave sindrome patologica del gioco d'azzardo, che è una malattia
ossessivo-compulsiva».
IL COLLEGAMENTO AL MODEM
I video-poker secondo le ultime normative dovrebbero essere collegati via modem
con il cervellone della Sogei (la Società Generale di Informatica che si occupa di
controlli sul pagamento delle imposte): una rete di controllo.
Così dovrebbe essere possibile verificare l’ammontare delle entrate e chiedere
il pagamento delle imposte.
La formula magica ha uno strano nome, Preu, che poi è l’acronimo di Prelievo
Erariale Unico.
Di fatto, la tassa sui videopoker assegna allo Stato il 13,5 del giro d’affari.
Ma non basta. Per evitare trucchi le norme prevedevano multe salate,
salatissime: 50 euro per ogni ora di mancata connessione alla rete Sogei.
Questa è la teoria. Ma
nella realtà i due terzi delle macchinette non sono collegate alla rete di controllo.
La legge dice che i videopoker non collegabili alla rete di controllo (o perché
l’hardware e il software non sono aggiornati per l’installazione di modem o
momentaneamente non funzionanti ),devono essere chiusi in un magazzino. È
logico pensare che gli apparecchi “scollegati” siano stati utilizzati altrove,
al di fuori di ogni verifica.
Lo verificano anche i numerosi sequestri della guardia di finanza sempre più
frequenti nella nostra regione.
Ebbene girovagando per internet su molti forum dove si tratta di questi
argomenti si trovano notizie circa la possibilità di creare delle reti
personali di server utilizzando dei sistemi di “shadow server” praticamente
invisibili sulla rete e collegare i videopoker a reti non gestite dallo Stato.
L’ignaro giocatore, impegnato a rincorrere una vincita che mai verrà, spende i
suoi soldi in un gioco fasullo e truffaldino.Per di più crea ingenti guadagni
in nero al gestore.
I SOFTWARE CHE NON FANNO VINCERE MAI
Sempre sulla Rete è
possibile reperire molteplici informazioni su come modificare con un apposito
software i video poker “regolari”.
Manina di Maradona: E’ un software che ferma, a comando, i contatori che
collegano la macchina ai terminali della Sogei, la Società generale di
informatica che riscuote la tassa del13,5 per cento (Preu)
Nastro pettinatore: Un altro software che riesce a “rallentare” il flusso di
dati, indicando una quantità di giocate e un tempo di collegamento inferiore.
Scheda sostituita: è un “baco del sistema” che permette di non conteggiare un
monte ore prestabilito.
IL BOOM DEI CASINO' ON LINE
E negli ultimi anni internet è diventato la nuova frontiera del gioco
d'azzardo.
Se il giro d'affari delle scommesse legali è da capogiro, tra i 25 e i 30
miliardi di euro all'anno , in Italia il gioco illecito, che coinvolge circa
mezzo milione di adulti, nel 2008 "fatturerà" altrettanto.
Dati che confermano quanto già accaduto nel 2007.
E' sufficiente fare un giro per il cyberspazio e scoprire che on line ci sono
tanti di quei casinò virtuali che ci sembrerà di stare realmente a Las Vegas.
In Italia si ha il più alto numero di giocatori dopo quello il mercato inglese.
I "vantaggi" del gioco on line sono essenzialmente due.
C’è la possibilità di collegarsi in qualsiasi orario da casa o dall'ufficio e
c’è l'opportunità di incassare le eventuali vincite sul conto della propria
carta di credito, alla larga dalla lente di ingrandimento del fisco.
Questo perché i casinò virtuali sono "residenti" in Paesi nei quali
il gioco d'azzardo è del tutto legale o subisce innocue limitazioni. I gestori
per prevenire grane chiedono ai giocatori di effettuare una
"registrazione" (che poi equivale a un contratto) per accedere ai
"tavoli verdi".
E se volessimo fare causa alla casa da gioco?
Certo che è possibile, salvo scoprire a quale condizione: «I diritti delle
parti saranno determinati, amministrati e regolati secondo le leggi …per
esempio del Costa Rica».
Abbastanza lontano per scoraggiare ogni tentativo. In tutti i casi a vincere è
sempre il banco.
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tratto
dal sito: Giocoegiochi.com
Molti italiani hanno scelto le sale dei casinò
sloveni per festeggiare l'arrivo del nuovo anno. Secondo una stima
approssimativa, circa 100mila connazionali, provenienti da ogni parte d'Italia,
hanno infatti fatto saltare i tappi di champagne e spumante nelle case da gioco
della vicina Slovenia.
Giunti soprattutto da città come Padova, Vicenza,
Treviso, Venezia, oltre che da Udine e Trieste, i giocatori italiani hanno fatto
girare nelle roulette slovene qualche milione di euro. Del resto quello del
gioco d'azzardo è il più grande business della Slovenia, paese che
viene considerato una sorta di Las Vegas d'Europa, grazie ai suoi casinò, una
decina, e le sue 40 sale da gioco. E presto i casinò italiani potrebbero avere
un motivo in più per preoccuparsi del loro andamento, visto che a pochi
chilometri dall'ex confine, a Nova Gorica, la società Hit e il colosso
statunitense Harra's Entertainment stanno progettando di costruire la prima vera
città del gioco d'azzardo, proprio in pieno stile Las Vegas. Contrastata in un
primo istante dalle stesse autorità slovene, oltre che dal clero locale, l'idea
sembra aver ripreso quota grazie alle prospettive di sviluppo economico a cui
sarebbe legata: migliaia di posti lavoro e milioni di euro nelle casse dello
Stato a fine anno.
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tratto
dal sito: Nichelino.com
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha varato di recente un
Piano di azione sulle droghe che include, oltre a sostanze stupefacenti come la
cocaina e le droghe sintetiche, anche il doping e il gioco d'azzardo
patologico.
Perchè anche il gioco d'azzardo? Dal 1980 la pratica
irrinunciabile dell’antico “passatempo” è stata riconosciuta come patologia ed è
equiparata a una malattia.
Ogni anno in Piemonte due miliardi di euro
vengono spesi in tutte le forme di gioco d’azzardo, dalle lotterie al video
poker. Gli esperti ritengono che i giocatori abituali siano circa 40mila, ma i
numeri sono in crescita.
Ma chi finisce nel “giro”
del gioco? Si va dai giovani che perdono l’intera lista nozze al lotto fino ai
figli che obbligano i genitori a vendere la propria abitazione per coprire un
debito di 90 mila euro accumulato davanti al videopoker. Storie che rasentano l’assurdo.
Recentemente a Madonna di Campagna, periferia est
di Torino, una telefonata segnala un insolito andirivieni nei pressi di una
giostra per bambini; la polizia decide di ispezionare il piccolo container che
sta dietro alla cassa. All’interno trovano otto videopoker e altrettante mamme
intorno: mentre i loro figli fanno un giro sul cavalluccio, loro sono lì a
scommettere. E a perdere. Infatti, gli agenti si accorgono subito che le
macchinette in questione sono truccate oltre che illegali, cioè non collegate al
meccanismo di controllo del Monopolio di Stato. Al pomeriggio - scopriranno gli
agenti - quella piccola bisca clandestina ospitava padri e madri; al mattino
decine di studenti, attirati dalla puntata minima (un euro per un gettone),
ignari di avere probabilità di vincita uguali a zero e comunque sotto lo stretto
controllo del titolare della giostra.
Il monopolio pubblico dei giochi
d’azzardo è nato come leva per
contenerne l’espansione entro limiti socialmente tollerabili, ma negli ultimi
anni lo Stato sembra aver assunto sempre più un ruolo da protagonista. Gli
obiettivi che non riesce a raggiungere attraverso un sistema fiscale efficiente
e la lotta all’evasione li persegue attraverso le lotterie.
“Dalla fine degli anni ’90 le
Fondazioni antiusura – osserva Maurizio Fiasco,
sociologo che ha lavorato per la Consulta nazionale antiusura - hanno iniziato a constatare che sempre più
spesso le persone che si rivolgevano a loro si erano indebitate per il gioco.
Prima sostanzialmente la spesa degli italiani per il gioco era costante (8mila
miliardi di lire), un fenomeno piuttosto contenuto: c’erano un’estrazione
settimanale del lotto, la tradizionale lotteria di Capodanno, alcune lotterie
una tantum, l’appuntamento del totocalcio, la scommessa negli ippodromi e poco
altro. Nel periodo di recessione
economica ’92-’95 in l’Italia ha
cominciato a diversificarsi e ad incrementarsi l’offerta dei giochi pubblici.
Praticamente ad ogni Finanziaria s’introducevano uno o più giochi nuovi: le
scommesse sportive in luoghi dedicati, le sale Snai o similari, la terza giocata
del lotto, il superenalotto, il gratta e vinci e, nel ’98, il nuovo grande gioco
per le famiglie, il bingo. Poi sono arrivati il lotto con il telefono e con il prepagato, adesso c’è la scommessa via
sms e via digitale terrestre. Le ultima novità sono il lotto istantaneo, il gratta e vinci via
internet, il poker on line regolamentato dai monopoli di Stato”.
Aumentando le offerte di gioco
legale si sottrae spazio al gioco clandestino; il gioco contribuisce al bilancio
nazionale (la quota che va allo Stato si aggira al 20%), le entrate che si
ricavano vanno a finanziare degli interventi socio-culturale che altrimenti non
avrebbero coperture finanziarie.
Ma bastano queste “nobili”motivazioni a giustificare la “bisca di Stato”?
Il fenomeno del gioco d’azzardo patologico è poco
conosciuto per il fatto di avere un’apparenza innocua,
socialmente accettata e con tradizioni popolari. Ma problemi gravi
nascono quando il piacere del gioco diventa impulso incontrollabile,
patologico, che arriva a stravolgere i rapporti familiari, sociali,
finanziari: una vera e propria malattia, una grave forma di dipendenza
dalla quale “il giocatore” non riesce più a
uscire con le proprie forze.
La
crescente diffusione di questa patologia ha ormai assunto le
dimensioni di emergenza sociale. Anche a Nichelino l’Asl 8, e
nello specifico il Ser.T - Servizio Tossicodipendenze presso il
poliambulatorio di via S. Francesco d'Assisi, ha istituito un servizio
ambulatoriale innovativo specificatamente dedicato alle dipendenze da
gioco d'azzardo. Il servizio, oltre alla psicoterapia individuale,
prevede percorsi di coppia, consulenze mediche, consigli
orientativi di carattere legale e finanziario e non a caso si avvale
anche della collaborazione dell’ACAT (Associazione Club Alcolisti
in Trattamento) e della Comunità di Accoglienza per
Tossicodipendenti Nikodemo. Il primo obiettivo che l'ambulatorio
mira a raggiungere è quello dell’”astinenza da
gioco”, da non confondere con una possibile “guarigione
totale”. Il percorso offre anche l’opportunità di
sedute comuni di “auto-aiuto” tra i
“giocatori” in forma anonima, sulla falsariga dei Club
degli Alcolisti. Il servizio è gratuito e non occorre
l'impegnativa del medico curante. Per informazioni e per prendere
contatti si può telefonare allo 011.6806801 o allo
011.641560.
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tratto
dal sito: Canali.libero.it
I consumi familiari calano, la spesa
per il gioco d’azzardo invece vola: è quasi triplicata in sei anni, passando dai
14,3 miliardi di euro del 2000 ai 35,2 miliardi del 2006. A quanto
pare, in parallelo alla fatica delle famiglie per arrivare a fine mese, cresce
la voglia di giocare nella speranza del “colpo di fortuna” che ti sistema per la
vita. E a spendere e indebitarsi di più sono le fasce sociali più deboli. È uno
dei paradossi emersi dai dati che il Conagga presenterà sabato 15 a Reggio
Emilia.
Secondo le cifre (fonti: Rapporto Eurispes 2005, Relazione Aams –
Amministrazione autonoma Monopoli di Stato 2006 e dati del sociologo Maurizio
Fiasco, della Consulta nazionale anti-usura), l’Italia ha il primato
mondiale per la spesa pro capite destinata a giochi e scommesse: oltre 500 euro
a persona. Il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale: in
Abruzzo, Campania, Sicilia e Sardegna le famiglie investono in giochi il 6,5%
del proprio reddito.
Tutto questo fa del gioco d’azzardo la quinta “industria” nazionale
dopo Fiat, Telecom, Enel e Ifim. Ma lo stesso gioco è anche la prima
causa in Italia del ricorso a debiti e/o usura. Più il reddito è basso, infatti,
in genere più si investe nel gioco: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli
appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Si stima che i
giocatori “patologici” siano tra l’1 e il 3%, in Italia circa 700.000
persone.
Tutte le ricerche, sottolinea il Conagga, dimostrano che la “perdita
di controllo” e lo scivolamento nella patologia sono direttamente
proporzionali alla quantità di giochi a disposizione sul “mercato”. Un
dato preoccupante, perché “dal 1997 non c’è stato anno che il governo in Italia
non abbia introdotto nuove offerte di gioco d’azzardo pubblico”. Dal Lotto al
Superenalotto, dal Bingo alle slot machine, dalle scommesse Big Match a quelle
on line con carte prepagate: siamo così passati da tre sole occasioni di gioco
“autorizzato” alla settimana nei primi anni ’90 (quando c’erano solo Totocalcio,
Lotto e scommesse ippiche) a ben 15 diverse occasioni di gioco nel 2006. “Con il
decreto Bersani poi – dice il Conagga – la proposta di giochi è aumentata
ulteriormente. Viene costituita una rete strutturata di punti vendita, ed è
offerta la possibilità di installare nelle sale Bingo apparecchi di
intrattenimento per i giochi su base ippica: in concreto si tratta dell’offerta
di altri 16.300 nuovi punti in cui è possibile giocare d’azzardo”.
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tratto
dal sito: Ecodelchisone.it
NICHELINO - Ha 45 anni, è un uomo e spesso e volentieri abbandona il percorso
di aiuto che la maggior parte delle volte viene iniziato dai familiari.
Soprattutto mogli, ma anche genitori.
È questo il ritratto del giocatore d'azzardo. Caduto nella rete delle
scommesse e dei videopoker, è un drogato di gioco che contempla adrenalina ed è
in continua sfida con il destino. Vizio che però porta spesso alla bancarotta, a
crisi economiche che di riflesso coinvolgono i famigliari e che sono origine
anche di rotture di rapporti interpersonali.
L'Asl 8, e nello specifico il Sert di via S. Francesco d'Assisi, dal 2002 ha
istituito un servizio ambulatoriale innovativo dedicato alle dipendenze da gioco
d'azzardo. Un ambulatorio all'interno del Dipartimento patologia delle
dipendenze.
«Sono quasi sempre i famigliari di coloro che sono colpiti da questa
dipendenza a venire qui da noi - dice Giovanni Cappello, direttore - e a
chiedere come possono fare. Spesso la richiesta di aiuto arriva anche a livello
economico, ma lì noi non possiamo agire».
Dal 2002 l'Asl 8 ha aperto 40 cartelle per altrettanti casi che si sono
rivolti al servizio di ascolto e aiuto. Di questi ne sono stati seguiti
costantemente 14. A Nichelino sono 15 i casi, di cui sei tutt'ora in "terapia".
I debiti spesso non raggiungono somme ingenti, anche se tra le persone
attualmente in carico c'è un soggetto che ha perso al gioco 70mila euro e un
altro 20mila.
«La situazione familiare spesso subisce delle conseguenze. Il primo
passo, come avviene anche per altri servizi di aiuto che affrontiamo, è la
consapevolezza da parte di chi accetta il nostro aiuto di avere un problema di
dipendenza. La vergogna infatti è il primo avversario da battere. Qui abbiamo
tre operatori che lavorano in équipe attuando progetti di recupero individuali,
aiuto psicologico e soprattutto sostegno familiare. L'aiuto della famiglia è
essenziale» spiegano alcune operatrici del Sert.
Il servizio che offre l'ambulatorio comprende anche percorsi di coppia,
consulenze mediche e consigli orientativi di carattere legale e finanziario. Il
primo obiettivo che l'ambulatorio mira a raggiungere è un'astinenza da gioco, da
non confondere con una possibile "guarigione totale".
«Oggi i videopoker sono la causa più importante di questa patologia -
sottolineano dal Sert - anche perché sono strumenti di facile accesso.
Arrivare ad uno stop dal gioco per qualche tempo è già un primo successo. Poi si
sa, così come quando si parla di alcolisti, la tentazione è sempre in agguato.
Ecco allora che l'aiuto familiare e la forza di volontà del singolo a guarire
diventano fondamentali».
Il percorso di aiuto vede anche sedute comuni tra tutti i giocatori in forma
anonima. Ma le attività in questo settore di assistenza sono in pieno sviluppo
in tutta la regione, tanto da creare anche veri e propri coordinamenti tra
Asl.
«Il servizio è partito relativamente di recente e non si può parlare di
aumento di giocatori d'azzardo. I casi aumentano anche perché cominciano a
conoscerci» concludono dal Sert.
Il servizio è gratuito e non occorre l'impegnativa del medico curante. Per
informazioni si può contattare anche lo 011 680.6801 o 011 641.560, nei locali
della Comunità Nikodemo in via Pallavicino 61.
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tratto
dal sito:Giocoegiochi.com
Isolamento, aggressività, disinteresse, insonnia,
spesso anche inappetenza, fino alla depressione. Sono questi i sintomi
principali che gli adolescenti manifestano nel momento in cui cadono nel
vortice della patologia da gioco. Campanelli d'allarme di un malessere spesso
non immediatamente riconosciuto ma che agli occhi attenti di un genitore
appaiono come qualcosa di non adeguato alla serenità e alla spensieratezza che
un giovane dovrebbe avere.
"Il problema è che gli adolescenti di oggi
sono sempre più soli, in genere hanno entrambi i genitori che lavorano e nelle
famiglie italiane non c'è un sufficiente dialogo", spiega Cesare Guerreschi,
fondatore del Siipac, la Società Italiana di Intervento sulle Patologie
Compulsive, psicoterapeuta ed esperto del fenomeno 'adolescenti e gioco
d'azzardo'.
"E' il miraggio di un guadagno immediato e della vincita facile
a spingere i giovanissimi a giocare, trovando nell'emozione dell'azzardo la
compensazione di un vuoto che li affligge, dovuto alla noia e alla
demotivazione, ma anche, secondo i nostri monitoraggi, dai disagi familiari",
spiega Guerreschi. Bisogna comunque distinguere: "Il fatto che un giovane
giochi, non è necessariamente sintomo di una vizio o di una malattia. Ma il
limite è molto sottile, ed è praticamente impossibile che un adolescente prenda
coscienza spontaneamente di avere un problema. Per questo pratichiamo
costantemente, in collaborazione con le scuole, dei monitoraggi e dei test tra
gli studenti, per cercare di capire se ci sono dei casi di patologia. Il nostro
approccio è molto attento, subentriamo come esperti che ‘giocano' con loro,
cerchiamo un dialogo e un colloquio, e se individuiamo dei casi a rischio,
parliamo con gli insegnanti e con i genitori, stando sempre attenti alla
sensibilità dei ragazzi e alla loro privacy".
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tratto dal sito: Espresso.repubblica.it
Alcool e azzardo, sempre più persone in cura al Sert
Le insidie di un tempo
oggi sono sotto casa o fra le mura domestiche con gli "skill games
A ciascuno il suo. Bingo, lotto e gratta e vinci per i
più anziani, soprattutto donne. Tavoli verdi per i più incalliti. Videopoker e
slot machines per i giovani. È la nuova "droga", esplosa anche a Genova, che in
questo momentovede più di un centinaio di pazienti in cura ai Sert della città.
Oltre quattrocento transitati dai servizi della Asl negli ultimi 5 anni. Sono i
numeri di quanti (loro o le loro famiglie) hanno trovato il coraggio e la forza
di chiedere aiuto, ma il sommerso è molto di più: «Tanti non se ne rendono
ancora conto», afferma Giorgio Schiappacasse, responsabile dell´Unità Operativa
del Levante.
Da Nervi a Voltri la febbre da "gambling" impazza,
irrefrenabile, diabolica attrazione, che trasporta il gioco in vizio patologico,
trascina il "giocodipendente" in un vortice di distruzione: perdita di denaro,
debiti con le banche, poi con gli usurai; inoltre lavoro abbandonato, famiglie
disintegrate. Tutti problemi associati, fino ai disturbi psichici. «Come succede
con le sostanze stupefacenti e l´alcol», osserva Renato Urciuoli, direttore
dell´Unità Operativa del Ponente.
L´ecstasy del terzo millennio ed i futuri
malati hanno spinto all´apertura del primo centro di ascolto a Quarto ed adesso
c´è anche un Gruppo di Giocatori Anonimi (sulle orme degli Alcolisti Anonimi),
una dozzina di persone (giocatori e famigliari) che hanno riconosciuto la
dipendenza e per risolverla si riuniscono, parlano, cercano una via d´uscita.
Aiutati da psicologi e psicoterapeuti del Servizio Recupero Tossicodipendenze.
Il Sert del Levante in questo momento cura 35 giocatori patologici,
altrettanti quello della Valbisagno, una cinquantina quello del Ponente. La
malattia del vizio, secondo una fonte Agicos (Agenzia Giornalistica Concorsi e
Scommesse), sarebbe in crescita vertiginosa, con percentuali che ogni anno si
decuplicano. «Quello che per i nostri vecchi era limitato al gioco delle carte
nei circoli - spiega Schiappacasse - adesso è esploso con Bingo, macchinette,
slot, superenalotto, scommesse sulle partite e sulle corse».
"Gambling" e
non solo. «Spesso la dipendenza è conseguenza di una combinazione tra gioco,
alcol, cocaina ed altro», precisa il responsabile del Sert del Levante. Il tipo
di azzardo varia con l´età: i più anziani si lasciano rovinare dal Bingo e dal
lotto; i giovani dai viedeopoker e dalle scommesse clandestine. Ragazzi che
mensilmente buttano via lo stipendio nelle macchinette. Tanto che la Asl di
Mestre ha istituito un servizio dedicato, "Informagioco". In Toscana, a
Montenori d´Arbia (Siena) è stata aperta la prima comunità terapeutica per
giocatori d´azzardo: il soggiorno previsto è di 21 giorni, tutto a spese della
Regione. «A Genova non abbiamo ancora un servizio specifico - ammette Renato
Urciuoli - ma dovremmo attrezzarci, perché il fenomeno è in forte espansione».
Le insidie di un tempo - casinò, ippodromi, sale gioco - adesso sono
sottocasa: il bar con le slot, il tabaccaio con gratta e vinci e totocalcio. Ma
anche tra le mura domestiche, gli skill games, i giochi d´abilità ed a
pagamento, al computer online. Il giro d´affari delle scommesse legali è tra i
20 e i 25 miliardi di euro all´anno. Il meccanismo psicologico di cui è vittima
il giocatore, che non sa fermarsi di fronte al rischio ed alle sue possibilità,
è simile a quello che spinge verso la droga e l´alcol.
Stessa attrazione,
medesimi disturbi: «La compulsione al gioco, anche se in questo caso si tratta
di dipendenza dal tavolo verde o dalla slot - dice Urciuoli - i malesseri del
rumore e di altra natura, fino all´invalidità permanente». Le cure? Vanno
dall´intervento farmacologico che agisce sugli aspetti più compulsivi, fino alla
psicoterapia che stando a quanto dicono gli esperti, funziona molto bene con le
sedute di gruppo.
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tratto
dal sito:Giocoegiochi.com
"Gli adolescenti difficilmente si rivolgono ai servizi di cura a causa di una
dipendenza da gioco d'azzardo. Ciò non di meno, ci sono due livelli d'allarme
che riguardano questa dipendenza.
Il primo è relativo a quei giovani
pazienti che ci vengono condotti dai genitori intorno ai 19-20 anni: ciò
significa che il loro comportamento di gioco è cominciato in giovanissima età,
che dopo qualche tempo è divenuto eccessivo, e che per questo ad un certo punto
è stato riconosciuto, ha preoccupato ed è stato fatto curare dalle famiglie.
L'altro fenomeno, assai più frequente, riguarda invece persone adulte che si
rivolgono alla nostra Associazione per farsi curare e che dichiarano di avere
iniziato a giocare sin dall'età adolescenziale.
Insomma, chi soffre di
questo tipo di dipendenza in tenera età, magari in maniera latente, rischia poi
di manifestarlo in modo più esplicito in età matura".
Daniela Capitanucci,
presidente dell'associazione And (Azzardo e Nuove Dipendenze) di Varese, spiega
l'esperienza riscontrata in merito al fenomeno della ludopatia dei baby
giocatori, così attuale dopo l'allarme lanciato dal Ministro dell'Interno Giuliano Amato.
Un fenomeno ancora difficile da esaminare, vista la difficoltà a far
emergere una realtà sommersa come la dipendenza dei giovani da gioco patologico,
così come è piuttosto complesso individuare i giochi cui i minori sarebbero più
attratti. "Secondo uno studio che abbiamo condotto nel 2005 e nel 2006 su un
migliaio di adolescenti iscritti alle scuole superiori, abbiamo riscontrato che
una delle ultime passioni dei giovani sono le scommesse sportive, indubbiamente
alimentate dalle campagne pubblicitarie che riconoscono nei giovani il loro
target di riferimento", continua la Capitanucci. "Ma in assenza di un'indagine
nazionale specifica non è possibile fare una classifica dei giochi più praticati
dai giovani. È una questione anche geografica e culturale. Uno studio condotto a
New York su 5mila studenti ha fatto emergere che il gioco più amato dai giovani
è ad esempio il gratta&vinci, facile da giocare e da acquistare. Da noi i
più giovani giocano molto anche alle slot machines dei bar, ma il gioco, quello
d'azzardo a soldi, può essere facilmente praticato anche solo tra amici in
"bische" improvvisate, con le carte e i dadi appunto. Proprio per questo sarebbe
necessaria una maggior attenzione sulla pratica del gioco da parte dei minori.
L'Italia purtroppo è un po' carente in tal senso, e non dobbiamo meravigliarci
quando emergono allarmi come quelli della baby prostituzione".
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dal sito:Giocoegiochi.com
Il Gioco d'Azzardo Patologico (Gap) è un disturbo
classificato dall'Associazione Psichiatrica Americana all'interno dei ‘Disturbi
del controllo degli impulsi' e che ha grande affinità con il gruppo dei Disturbi
Ossessivo- Compulsivi e sopratutto con i comportamenti d'abuso e le
dipendenze.
Il sistema classificativo Dsm (Manuale Statistico-Diagnostico)
propone la seguente definizione del Gap: "La caratteristica fondamentale del
Gioco d'Azzardo Patologico è un comportamento persistente, ricorrente, e
maladattivo di gioco d'azzardo che compromette le attività personali, familiari,
o lavorative. La diagnosi non viene fatta se il comportamento di gioco d'azzardo
è meglio attribuibile ad un Episodio Maniacale. Il soggetto può essere
totalmente assorbito dal gioco (rivive esperienze di gioco passate, programma la
prossima impresa di gioco, o pensa ai modi di procurarsi denaro con cui
giocare).
La maggior parte di soggetti affetti da gioco d'azzardo patologico
afferma di ricercare l'avventura (uno stato di eccitazione e di euforia) ancora
più dei soldi. Possono essere necessarie scommesse e puntate progressivamente
più ingenti, o rischi maggiori, per continuare a produrre il livello di
eccitazione desiderato.
I soggetti con Gioco d'Azzardo Patologico spesso
continuano a giocare nonostante i ripetuti sforzi per controllare, ridurre, o
interrompere il comportamento. Vi può essere irrequietezza o irritabilità quando
si tenta di ridurre o di interrompere il gioco d'azzardo. Il soggetto può
mentire ai familiari, al terapeuta, o ad altri per occultare l'entità del
proprio coinvolgimento nel gioco d'azzardo.
Quando le possibilità di
ottenere prestiti sono esaurite, il soggetto può ricorrere a comportamenti
antisociali per ottenere denaro (contraffazione, frode, furto, o appropriazione
indebita). Il soggetto può aver messo a repentaglio o aver perso una relazione
significativa, il lavoro,oppure opportunità scolastiche o lavorative a causa del
gioco. Il soggetto può anche cercare di svignarsela, scaricando sulla famiglia
o su altri una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d'azzardo.
I giocatori compulsivi (definiti patologici) sono perciò quegli individui
che si trovano cronicamente e progressivamente incapaci di resistere all'impulso
di giocare. Il loro comportamento compromette e distrugge le loro relazioni
personali, matrimoniali, familiari
e lavorative, con evidenti ripercussioni
anche a livello sociale".
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tratto
dal sito: Giocoegiochi.com
Sono 65mila i finlandesi affetti o a rischio dipendenza da gioco,
ovvero l'1,5 percento della popolazione totale. A rivelarlo un'indagine
commissionata dal Ministero degli affari sociali e della Salute. La metà dei
5mila soggetti intervistati ritiene che i problemi legati al gioco siano in
forte aumento e quasi i due terzi sostiene che tali problematiche siano dovute
all'eccessivo tempo trascorso a giocare. La percentuale dei giocatori
occasionali è salita all'87 percento contro il 73 percento dello
scorso anno. Il 41 percento della popolazione gioca almeno una volta a
settimana. Sono, come prevedibile, gli uomini a spendere di più e a dedicarsi
alle attività ludiche con maggior frequenza. Per l'1 percento degli
intervistati, il gioco eccessivo rappresenta un problema piuttosto serio. Negli
ultimi cinque anni le organizzazioni nazionali si sono dedicate attivamente
alla prevenzione della dipendenza dal gioco. La Veikkaus, ad esempio, pone una
serie di limiti sull'età dei giocatori, sui conti correnti (che possono essere
disattivati anche per un periodo di 90 giorni) e sulle puntate consentite.
L'organizzazione impedisce inoltre di usufruire dei propri giochi durante le
ore notturne.
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tratto
dal sito: Diregiovani.it
La dipendenza da gioco d'azzardo rappresenta una realtà drammatica e
apparentemente inspiegabile, ma fortemente presente nel nostro Paese. Dalle
ultime indagini condotte sul gioco in Italia, emerge che oltre l'80% della
popolazione vi dedica una qualche attenzione. La speranza di arricchirsi con il
gioco riguarda in particolare quasi la metà delle famiglie con redditi al di
sotto della media e più della metà dei disoccupati. L'incidenza del gioco d'azzardo patologico interessa all'incirca il 3% della
popolazione adulta. Il numero di "schiavi del gioco" si aggira tra i 700 mila e
gli 800 mila. Inoltre, dal momento che il problema non può essere ricondotto
esclusivamente al singolo giocatore ma va esteso quantomeno al nucleo
famigliare, ci troviamo di fronte a un pesante incremento della quantità di
persone direttamente e indirettamente coinvolte, tale da costituire nel nostro
Paese (e non soltanto), una vera e propria emergenza sociale.
Tra gioco
legale e illegale, è calcolata attualmente una spesa media di oltre 40 miliardi
annui di euro. Si tratta di cifre che dimostrano chiaramente come il gioco
d'azzardo sia uno dei pochi settori a non risentire delle crisi economiche ma,
anzi, se ne avvantaggi. Negli ultimi anni, l'aumento della spesa globale degli
italiani per i giochi pubblici è registrato attorno al 50% e risulta coinvolgere
tutti gli strati sociali.Si riscontra un maggiore ricorso al gioco da parte dei
ceti medio/bassi e, in particolare, nelle famiglie con doppio reddito sembra
emergere una certa propensione adestinare una parte degli introiti alla sorte.
Questa pericolosa illusione nella maggior parte dei casi conduce
all'indebitamento, fino alle conseguenze estreme dell'usura: attualmente si
trova coinvolto in problemi di gioco il 10% delle famiglie che si rivolgono alle
fondazioni anti-usura.
Di conseguenza, è necessario curare questa
dipendenza che coinvolge non solo il giocatore ma ricade nella maggior parte dei
casi, su tutto il nucleo familiare. Uno degli approcci più utilizzati,
nell'ambito di un iter riabilitativo 'multimodale' è la terapia di gruppo.
"Contare solo sulle risorse personali - sottolinea Rolando De Luca, psicologo e
psicoterapeuta, responsabile del Centro di terapia di Campoformido (Ud)- piuttosto che
affidarsi alla terapia, diventa per il giocatore un altro gioco d'azzardo che, a
partire dall'illusione di una risalita,porta poi inevitabilmente a ricadere
nell'abisso". L'astinenza totale dal gioco e il controllo economico sono
"fattori decisivi" nel determinare la buona riuscita della terapia, nonostante
di fatto siano difficilmente accettati di buon grado dal giocatore e anche dalla
sua famiglia. "È proprio per far fronte a questi momenti di crollo - prosegue De
Luca - che la famiglia ha bisogno di appoggiarsi costantemente al gruppo, nel
quale può rispecchiarsi e rivivere le proprie difficoltà osservandole, spesso
già in fase di superamento, nel vissuto di altre persone". L'intervento
terapeutico specifico sul problema della dipendenza da gioco d'azzardo risulta,
dunque, "decisamente complesso e necessita di un'efficiente e dettagliata
organizzazione- conclude De Luca - sia a livello dei singoli centri
specializzati, sia a livello nazionale".
La dipendenza da gioco però,
non deve essere considerata solamente un problema psicologico, perchè attorno
alla stessa ruotano diversi fattori tra cui anche quello sociologico. A questo
proposito Maurizio Fiasco sociologo e saggista, esperto di tematiche collegate
al gioco d'azzardo sostiene che "la questione della dipendenza da gioco è
terribilmente sottostimata. Quello che sconcerta è che in Italia non c'è minima
traccia di una definizione istituzionale della dipendenza patologica da gioco
d'azzardo, prevista invece nel Dsm IV, il manuale psichiatrico di diagnosi e cura. E questo
non è affatto casuale. Qualche attenzione a questa malattia c'è nei Sert di Roma
-dice-. Ma un servizio di trattamento lo offre solo la Regione
Toscana che nella primavera scorsa ha stanziato delle risorse e organizzato
appuntamenti settimanali per informare operatori e organizzatori su terapie e
aspetti relazionali dell'impatto di questa patologia sulle famiglie". Nel nostro
Ssn il gioco d'azzardo "non è indicato come patologia clinica - continua Fiasco
-, non è stato recepito né il Dsm, né l'orientamento dell'Organizzazione
mondiale della sanità. Il malato di gioco d'azzardo non esiste come paziente,
come profilo".
Alla base c'è, lascia intendere Fiasco, la volontà di
nascondere in qualche modo questa malattia perché il gioco, nel nostro Paese, è
un business molto redditizio, per lo Stato in primo luogo". "Chi offre gioco
d'azzardo non si limita, come accadeva sino ai primi anni '90, ad aprire il
botteghino in strada e ricevitorie per il totocalcio il venerdì e sabato, ma
promuove attivamente il consumo con una marketing aggressivo, non definito
secondo un codice etico ma utilizzando a piene mani conoscenze psicologiche e
cognitive per guadagnare sempre nuovi segmenti di mercato: giovani, vecchi,
donne, famiglie".
"Oggi nelle campagne per promuovere nuove forme di
gioco si impegna un budget di 20 milioni di euro all'anno. Lo Stato ha un ruolo
fondamentale: "Si è passati dal gioco degli anni '70 - spiega il sociologo -
dove era considerato un 'disvalore', da regolare per contenere con un giro
d'affari di 4 miliardi di euro, per arrivare ai 40 miliardi di euro di oggi ai
50 miliardi nel 2008". Gli italiani, oggi, spendono per il gioco d'azzardo la
stessa cifra che serve per acquistare autovetture. "In media, in ogni famiglia -
ricorda Fiasco - 2 mila euro all'anno se ne vanno per il gioco. Sono 30 milioni
gli italiani che spendono per giocare d'azzardo".
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tratto
dal sito: Arezzoweb.it
AREZZO - Il prossimo 8 settembre (sabato) riprenderanno gli incontri dei gruppi
terapeutici che la Asl di Arezzo organizza per i giocatori e le loro famiglie. I
due gruppi, condotti dalla psicologa, si riuniscono con frequenza quindicinale,
l'uno, il sabato mattina presso l'Ospedale S. Donato e, l'altro, il giovedì
pomeriggio presso la Sala Riunioni del Cedostar-SerT di Arezzo per rispondere
alle diverse esigenze dell'utenza. I trattamenti sono gratuiti ed è garantita la
riservatezza.
"I gruppi multifamiliari sono uno degli strumenti che
abbiamo messo in campo per rispondere al problema del gioco d'azzardo" - afferma
il dottor Paolo E. Dimauro, direttore del Sert. Il nostro modello organizzativo
si basa sull'integrazione di interventi e figure professionali (psicologo, ass.
sociale, educatore, medico) e l'attivazione di una efficace rete territoriale
che coinvolge più soggetti istituzionali (Azienda Usl, Comune, Provincia,
Caritas, Misericordia in qualità di Fondazione Antiusura, Confcommercio,
Confesercenti e Guardia di Finanza). Pensare di contrastare il gioco d'azzardo
ricorrendo esclusivamente ad interventi clinici - aggiunge Dimauro - vorrebbe
dire avere a che fare soltanto con l'area patologica, quando ormai il gioco ha
prodotto danni rilevanti. E' inveceimportante intercettare i giocatori in
quell'area intermedia, tra il gioco sociale e quello patologico, quando ancora
non ci sono i gravi problemi tipici della dipendenza ma è già presente un legame
problematico che porta il giocatore a spendere sempre più tempo e denaro e a
fare le prime esperienze di perdita di controllo del gioco".
Negli ultimi
decenni, il gioco d'azzardo è diventato un vero e proprio business,
caratterizzato da una proliferazione di offerte sempre più differenziate e
mirate a varie tipologie di consumatori. Poche, però, sono le azioni e gli
strumenti in grado di tutelare i giocatori dal rischio di sviluppare
problematiche correlate. Anzi, molto spesso ci troviamo di fronte a pubblicità
ingannevoli che passano il messaggio che il gioco legale sia anche sicuro, ma
purtroppo non è così. Conseguentemente, il gioco d'azzardo si configura sempre
più come un problema di salute pubblica che interessa non solo il singolo
individuo, ma anche la sua famiglia. A livello nazionale, si stima che siano
oltre centomila i giocatori "patologici" attivi, dall'1 al 3% della popolazione,
con una netta prevalenza dei maschi sulle femmine (rapporto 9:1). Considerando
le famiglie dei giocatori, sono oltre quattro milioni le persone interessate ad
un problema che poggia su un giro di affari annuo superiore ai 35 miliardi di
euro.
"Ed anche la realtà aretina, non si discosta dal quadro nazionale
- afferma la dottoressa Valentina Cocci, responsabile del Gruppo operativo che
si occupa del gioco d'azzardo e delle nuove dipendenze (GAND) - anche se qui il
gioco d'azzardo si pone ancora come una questione dal forte impatto moralistico
che porta ad interpretarlo come 'vizio' piuttosto che come 'malattia'. Ad
Arezzo, sino ad oggi, sono arrivate ai nostri ambulatori 62 richieste di aiuto.
Di questi contatti, 41 si sono trasformati in percorsi di cura per i giocatori e
i loro familiari".
Ma qual è il profilo del giocatore medio? " Fino a
poco tempo fa, precisa la dottoressa Cocci, l'utente medio dell'Ambulatorio era
maschio, coniugato, quarantenne, lavoratore dipendente e giocatore di
slotmachine, ma ci accorgiamo che sta cambiando. Nell'ultimo anno si è assistito
ad una duplice tendenza che dovrà essere confermata nei prossimi anni: un
incremento di donne con il problema delle slotmachine, gioco tradizionalmente
più maschile, e l'arrivo al Servizio di giovani uomini nella fascia di età 30-35
anni".
Chi è interessato ad avere informazioni sui corsi organizzati
dalla Ausl, può chiamare il numero 0575.255938 o 255943 (dal lunedì al sabato h
8-14), oppure visitare il sito www.cedostar.it/gand/gand.htm
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tratto
dal sito: Helpconsumatori.it
Ai Gratta & Vinci con l'Uomo Ragno il Dipartimento
Junior del Movimento di Difesa del Cittadino dice no. "L'immagine di Spiderman -
spiega Lucia Moreschi, Responsabile del Dipartimento - attira all'acquisto
giovani ed addirittura giovanissimi". E che non si tratti di allarmismo, lo
confermano le numerose segnalazioni giunte, da ogni parte d'Italia, agli
sportelli dell'Associazione: "La crescita esponenziale di adolescenti e
ragazzini che acquistano lotterie istantanee è sotto l'occhio di tutti, e -
continua la responsabile di MDC Junior - che basti poco per entrare nella
spirale del gioco d'azzardo non è un'ipotesi così lontana, visto la presenza di
scommesse e lotterie on line da novembre 2006, che permettono con un semplice
click, di giocare al Gratta e Vinci".
Dopo la Campagna
Bere Moderato, lanciata ad aprile 2007, con l'intento di informare
gli adolescenti sui danni irreversibili causati dall'alcool, lancia un nuovo
avvertimento:"Se pensiamo che l'80% degli italiani scommette e che per più di
700.000 mila persone si parla di grave sindrome patologica del gioco d'azzardo,
una malattia ossessivo-compulsiva paragonabile alla cleptomania o alla
piromania, non ci sembra uno scherzo sottolineare, - ricorda Lucia Moreschi -
che già studi effettuati dall'Istituto di Neuroscienze di Firenze riportavano
che su un campione di 314 giovani, frequentatori di discoteche, ben il 14,3%
degli intervistati si dichiaravano giocatori patologici, potenziali o
dichiarati!"
"Ci sembra - conclude Moreschi - che sia schizofrenico il
comportamento delle istituzioni, da una parte si distribuiscono kit per
controllare che i nostri giovani non stiano facendo uso di stupefacenti e
dall'altro si vendono gratta e vinci chiaramente ammiccanti ai giovani e
giovanissimi consumatori! Chiediamo limiti agli accessi on-line e una normativa
che imponga la verifica dell'età degli acquirenti".
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tratto
dal sito: 3.varesenews.it
A Varese, il 56% di un campione di
457 ragazzi tra i 14 e i 20 anni intervistati ha affermato di aver giocato
d'azzardo nell'ultimo anno.
La rilevazione, effettuata nel marzo scorso in un istituto professionale del
territorio, ha indotto l'associazione AND, ad organizzare un corso aperto ad
educatori, volontari e formatori dal titolo "Il caso si può
influenzare? Errori cognitivi nel gioco d'azzardo patologico",
in collaborazione con "Il Cantiere della Solidarietà", la parrocchia San Vittore,
il GLT e RadiOrizzonti.
Si tratta di tre incontri
che si svolgeranno il 26 maggio alla mattina, durante la quale la dottoressa Smaniotto,
la dottoressa Romito
ed Edoardo Sozzi parleranno di "Gioco d'azzardo tra i giovani", l'8 giugno
nel pomeriggio in cui la dottoressa Capitanucci tratterà il tema dello
studio dei messaggi pubblicitari mentre la dottoressa Alippi
spiegherà la validazione statistica dello strumento, infine, il 23 giugno
quando le dottoresse Smaniotto e Crespi parleranno del video: "Il caso,
Lucky, non si può influenzare".
I dati raccolti a Varese
confermano i risultati ottenuti due anni fa in un'analoga inchiesta realizzata
in un istituto professionale di Busto, dove, su un campione di 579 studenti, quasi il
6% aveva avuto problemi con il gioco mentre un ulteriore 8%
aveva evidenziato comportamenti a rischio.
Percentualmente
i più esposti sono i ragazzi, che giocano per abitudine, per
rilassarsi o per dimostrare proprie abilità personali, tutti atteggiamenti
facilmente degenerabili in comportamenti patologici.
Ecco, quindi, l'idea di intensificare gli
sforzi educativi proprio nell'età adolescenziale e preadolescenziale.
Il corso, aperto ad un massimo
di 25
educatori o volontari, presenterà il video "Il caso,
Lucky, non si può influenzare" creato come strumento di
prevenzione dal centro d'eccellenza dell'Università di Laval, in Quebec sotto
la supervisione del professor Ladouceur (tra i maggiori esperti mondiali nel
settore) per essere impiegato, con successo, nelle scuole medie canadesi.
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tratto dal sito:
Raiutile.rai.it
Creare una rete di aiuto e
assistenza a livello territoriale destinata ai giocatori d'azzardo
patologici, ovvero a tutte le persone che a causa di questo vizio, che
in molti casi sfocia in una vera e propria dipendenza, si trovano a far
fronte a vari tipi di problemi: personali, sociali, finanziari, legali,
lavorativi ma anche psicologici e medici. Con questo obiettivo la
Regione Toscana ha organizzato un corso di formazione diretto a tutti i
soggetti del territorio coinvolti nella tematica del Gap, il Gioco
d'azzardo patologico (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori
professionali, personale degli enti locali e degli enti ausiliari,
forze dell'ordine, gruppi di auto-mutuo-aiuto). Il corso è
riservato a 210 partecipanti (70 per ogni Area Vasta). Dopo la giornata
introduttiva, il corso vero e proprio si articolerà in 4
giornate e mezzo (comprese in 2 moduli) che affronteranno tutti gli
aspetti del Gap. Il primo modulo, che affronterà la diagnosi
e il trattamento psicologico del giocatore oltre agli aspetti sociali,
giuridici ed economici della presa in carico, è in programma
il 17 e 18 aprile. Seguirà il secondo modulo, il 6, 7 e 8
giugno, dove si parlerà della clinica, della rete
territoriale e dell'integrazione.
Per
informazioni: www.regione.toscana.it
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tratto dal sito: lautomatico.it
Il gioco come divertimento, ma
anche come possibile e rischiosa dipendenza, se si considera che su
circa 60 milioni di italiani, 30 milioni sono giocatori a
vario titolo, e che nel 2005 i proventi dei giochi sono stati di 28
miliardi
di euro e hanno fruttato all'erario qualcosa come 6 miliardi di euro.
Per il 2006, i proventi dovrebbe crescere ulteriormente, e assestarsi
sui 32 miliardi di euro. Recenti statistiche affermano che circa il 2
percento della popolazione italiana (circa 600, 700mila persone)
è a rischio dipendenza da gioco. C'è chi stima
che i malati già ‘conclamati' siano 400mila, un
terzo donne, con età oscillante dai 15 agli 80 anni.
E
mai come quest'anno c'è stato un ‘fiorire' di
iniziative (corsi, convegni, cliniche e comunità
terapeutiche) per informare e curare la dipendenza da gioco.
L'ultima in ordine di tempo è quella
dell'associazione Orthos che a Monteroni d'Arbia, nelle colline senesi,
ha fondato una vera e propria comunità terapeutica per i
giocatori d'azzardo. Qui i pazienti sono sottoposti a cicli di terapia
che durano 21 giorni.
Scopo
dell'associazione è di studiare e fare ricerche applicate
nel campo della terapia dalla dipendenza, ma anche di promuovere una
cultura del gioco che ne valorizzi le potenzialità senza
sottovalutarne i rischi. Il primo dei cicli terapeutici è
già iniziato, i prossimi si svolgeranno a partire dal
prossimo mese e per tutto il 2007. L'iniziativa, sostenuta dalla
Regione Toscana (il costo del ciclo terapeutico è rimborsato
dall'ente, per i residenti, per chi viene da fuori regione è
pari invece a 2.400 euro), non è certo l'unica nel
territorio italiano. Nelle scorse settimane, l'Asl di Trapani ha
attivato presso il Sert di Marsala, in via sperimentale, uno sportello
per sostenere i soggetti affetti da gioco d'azzardo, iniziativa analoga
in Abruzzo, dove l'assessorato alle politiche sociali de L'Aquila e il
Sert hanno dato via a uno sportello di supporto alle famiglie, mentre
il centro Game Over di Pescara ha da poco reso noti i risultati di un
anno di attività. Dall'ottobre 2005 a oggi, ha curato 40
‘malati' di gioco: in
massima
parte uomini, dai 45 ai 55 anni.
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(commento tratto dalla
trasmissione radio "Liberi da" su CRC)
F.S.
Un problema,
questo della
dipendenza dal gioco d’azzardo che come vediamo sta
praticamente espandendosi
sempre di più e la nascita di nuove realtà per la
cura e il recupero di persone
con questo problema è la prima dimostrazione.
Un ostacolo sono sicuramente le
cifre degli introiti che il gioco, qualsiasi esso sia in cui bisogna
spendere
dei soldi, porta in primis proprio allo stato; 6 miliardi di euro; una
proposta
potrebbe essere quella che una parte di questa cifra venga investita
proprio
nel problema della dipendenza da gioco d’azzardo per aiutare
coloro che ne sono
caduti dentro.
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tratto dal sito:
Denaro.it
Il ministro della Cultura
britannico Tessa Jowell ha lavorato per definire una serie di principi
guida per regolamentare il gioco d'azzardo via internet in 32 nazioni,
dopo uno studio da cui è emerso che le scommesse sul Web
sono raddoppiate negli ultimi cinque anni.
La
ricerca condotta da RSe Consulting ha riscontrato che circa 1 milione
di persone piazza regolarmente scommesse online in Gran Bretagna, un
terzo dei 3,3 milioni rilevati in tutto l'Europa. Il settore assorbe
scommesse per 3,5 miliardi di sterline (5,23 miliardi di euro) l'anno,
con una media di 1.000 sterline a scommessa.
I
dati hanno contribuito a sostenere la tesi della Gran Bretagna di
puntare su una regolamentazione del gioco online piuttosto che sulla
sua proibizione, come sta invece facendo il presidente Usa George W.
Bush. Jowell oggi è impegnato in trattative con i
rappresentanti delle altre nazioni per arrivare a concordare un codice
di condotta, cui il settore si dovrà attenere.
"C'è
un concreto bisogno di collaborazione a livello internazionale," ha
detto Jowell in una conferenza stampa ad Ascot, in Inghilterra, oggi.
"L'enorme rischio insito nel proibizionismo, come sperimentato negli
Usa negli anni Venti è che si spinge il settore alla
clandestinità."
Gran
Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia e Sud Africa hanno
partecipato all'incontro all'ippodromo Royal Ascot. I rappresentanti
degli Usa erano stati invitati, ma hanno deciso di non esser presenti.
Il 13 ottobre Bush ha ratificato la trasformazione in legge delle
misure che vietano alle società che gestiscono le carte di
credito di accettare pagamenti per le scommesse online.
"Far
sedere così tanti paesi attorno ad un tavolo è un
grande passo avanti," ha commentato John Shepherd, direttore
comunicazione di PartyGaming Plc. "Come azienda, come le altre aziende,
siamo pronti a condividere con altri la nostra 'best practice'."
Secondo una bozza dell'accordo, visionata da Bloomberg News la scorsa
settimana, le nazioni coinvolte probabilmente stabiliranno il principio
che "il gioco d'azzardo a distanza non dovrebbe essere motivo di
reato," e che esso "debba essere corretto nei confronti del consumatore
e che la tutela dei minori e delle persone più deboli debba
essere un obiettivo primario”.
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tratto dal sito: Ilgiornale.it
Lui gioca d’azzardo, la Chiesa
annulla le nozze
Il Tribunale ecclesiastico di Milano
riconosce che il matrimonio non era valido: l’uomo ha
nascosto alla fidanzata il vizio delle scommesse
Anche dopo molti anni di
matrimonio, se il marito prima delle nozze aveva nascosto alla moglie
di essere un giocatore d’azzardo, l’unione
può essere dichiarata nulla dalla Chiesa e la legge italiana
può riconoscere la decisione. È quanto emerge da
una sentenza promulgata del Tribunale ecclesiastico lombardo,
confermata in seconda istanza dal Tribunale ecclesiastico di Genova e
approdata ieri alla Corte d'Appello di Milano per il riconoscimento
civile.
La
storia è simile a quella di tante famiglie italiane che
conoscono la difficoltà di avere uno dei loro congiunti
morbosamente attaccato al gioco d’azzardo. I due coniugi,
oggi entrambi sulla quarantina, si erano sposati nel 1990. Tre anni
dopo era nato un figlio. Per undici anni, fino al 2001, la coppia non
aveva manifestato all’esterno particolari problemi
né i parenti si erano accorti di nulla. In realtà
la donna, che ha dichiarato di aver taciuto per pudore, ha scoperto ben
presto che il suo compagno era ossessionato dal gioco. «Prima
di sposarmi - si legge nella testimonianza della donna citata nella
sentenza - io non ebbi mai alcun sentore del fatto che il mio fidanzato
si comportasse irregolarmente... Né ci fu nulla che mi
dicesse qualcosa, neppure a livello di semplice allusione».
Solo due anni dopo le nozze, quando è già incinta
del figlio, la donna scopre che all’origine dei problemi
economici della coppia c’era il fatto «che mio
marito aveva dei debiti ingenti da coprire, in conseguenza dei quali
aveva continuamente bisogno di denaro. Anche prima c’erano
stati degli episodi, ma non li sapevo interpretare. Così,
finalmente, mi sono decisa ad andare a parlare con i miei suoceri,
quando ho scoperto che mio marito aveva omesso di pagare
l’assicurazione dell’auto. Da lì venne
fuori tutta la storia, perché mi dissero che già
da molto tempo erano costretti a coprire vari debiti del
figlio».
La
moglie scopre le sue carte e chiede conto al marito di questa
situazione: lui dice che si tratta di un vecchio debito, contratto
prima del matrimonio, che lo ha portato tra le braccia degli usurai. In
realtà l’uomo, che pure per un certo periodo dopo
il matrimonio aveva tentato di smettere di giocare, è
ricaduto nel vizio di puntare sulle corse dei cavalli. Chiede prestiti
che non restituisce, sottrae i soldi persino dal salvadanaio del
figlio, cerca in tutti in modi di procurarsi il denaro per soddisfare
la sua passione per l’azzardo, appena può si
precipita all’ippodromo di San Siro o nelle sale da gioco
dove si scommette sulle corse di cavalli. «Prima delle nozze
non le avevo mai detto nulla, perché mi rendevo conto che il
gioco d’azzardo non è
un’attività socialmente apprezzata e avevo la
consapevolezza che lei avrebbe avuto parecchio da ridire.
Ciò che per me contava nel gioco era l’adrenalina
che sentivo in corpo, la sfida al destino e a me stesso». La
situazione esplode all’inizio del 2001. I due si separano e
lei inizia la pratica per l’annullamento presso il Tribunale
ecclesiastico. Questi i motivi addotti dalla donna: un «grave
difetto di discrezione di giudizio e l’incapacità
di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio da parte
dell’uomo», un «dolo ordito»
nei confronti della moglie. I giudici ecclesiastici hanno riconosciuto
soltanto questa seconda motivazione, introdotta
nell’ordinamento con il codice di diritto canonico del 1983.
Il marito non è stato dunque ritenuto
«incapace» di assolvere ai suoi obblighi a causa di
un vizio patologico, ma ha comunque ingannato la futura moglie
tacendole questa sua sfrenata passione prima del matrimonio.
La
sentenza milanese, confermata dai giudici ecclesiastici di Genova,
è diventata definitiva e non c’è stata
la necessità di ricorrere alla Rota Romana, che funziona da
«Corte di Cassazione» in questi casi.
Com’è noto la Chiesa non
«annulla» un matrimonio (che se
c’è ed è valido non può
essere annullato da nessuno), bensì lo dichiara nullo
all’origine, cioè riconosce che non
c’è mai stato, in questo caso a motivo di un vizio
presente nel momento in cui veniva celebrato. Ieri la sentenza
è stata depositata dall'avvocato Giovanna Comolli alla Corte
d’Appello che ora riconoscerà il valore anche
civile della decisione ecclesiastica.
Andrea Tornielli
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